Nora Cocian.

Il fuoco dell'inganno.

Parte 1.

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Ciclo Mac Talbot Family 2.
2016 Nora Cocian.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Non c' ancora pace per la famiglia Mac Talbot. A un anno e mezzo di distanza dal mancato matrimonio di Chiara e Roscoe, cos' rimasto di loro? La vita li ha divisi irrimediabilmente. Mentre in Italia Chiara cerca di ricominciare a vivere, un personaggio misterioso a Blantyre ordisce un complotto per eliminare definitivamente i fratelli superstiti. Saranno una serie di sciagurati eventi tra Blantyre, Roma e Freetown, a influenzare ancora le vite di Damian e Gladys portandoli faccia a faccia con la morte. L'ingresso di nuovi protagonisti spezzer l'equilibrio precario di alcune relazioni e la natura contraddittoria di Brian sar proprio il primo banco di prova da superare.
Cosa rester degli amori intrecciati tra Blantyre e l'Italia? Riusciranno i Mac Talbot ad opporsi alle avversit del destino e andare contro coloro che vogliono ad ogn i costo distruggere la famiglia?
Il secondo capitolo della Mac Talbot saga si preannuncia denso di inquietanti colpi di scena che lasceranno il lettore con il fiato sospeso fino alla fine
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Le vere amicizie sono eterne. Marco Tullio Cicerone.
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1.
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"Mettimi gi, Roscoe!"
"Signora Mac Talbot, che dici? Lasciami fare. Sei o no italiana?" "Certo, ma questo non vuol dire che devi massacrarti la sera delle nozze, Signor Mac Talbot."
Roscoe, per tutta risposta, le scocc sulle labbra un bacio che di casto aveva ben poco, piccolo assaggio di ci che aveva in serbo per lei. Chiara rise divertita. Mai stuzzicare uno scozzese, per di pi dalla fama equivoca! Si sarebbe potuto incorrere in una reazione tanto scontata, quanto gradita.
"Vi conosco, siete molto tradizionalisti ed io sto appunto seguendo la tradizione." Torn alla carica, deciso a mantenere il punto.
"Capisco e ti ringrazio, ma non sono certo leggera..." Chiara si aggrapp alle ampie spalle del marito, proprio quando Roscoe la soppes agitandola tra le braccia come fosse un cuscino di piume. "No, consentimi di smentire: sei leggera, e adesso lasciami fare."
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Lo sguardo torvo che gli lanci ebbe come risposta il solito disarmante sorriso. A Chiara non rest altro che appoggiare la testa sul suo petto, dichiararsi vinta e lasciarsi trasportare oltre la porta della suite. Un fresco effluvio le arriv subito alle narici e lo riconobbe, era quello della frizzante combinazione di lime e menta. Non poteva sbagliarsi. La stanza era un trionfo di purezza e luminosit. Tutto, dalle pareti alle tende, dal copriletto alle lampade, dava l'idea di un prato in primavera, in un gioco di alternanza di colori in cui primeggiavano il verde acqua e il glicine. Respir a fondo, lasciandosi cullare dall'aroma inebriante che per nulla pot contro la fragranza virile e inconfondibile di legno e sandalo dell'acqua di colonia di suo marito. Lo avrebbe riconosciuto anche bendata. Dio quanto lo amava! Alla fine aveva anche smesso di chiedersi il perch di tanta fortuna. Si erano scelti, piaciuti e uniti.

Roscoe la depose a terra e la fece voltare davanti al grande specchio ovale all'angolo destro della stanza del Langham Hotel. La mole gigantesca alle sue spalle le riport alla mente quello che avevano vissuto nelle tre ore precedenti a Blantyre.
Alla fine erano riusciti a coronare il loro sogno con il matrimonio. Solo due mesi prima non avrebbe mai potuto immaginare come sarebbe cambiata la sua vita!
Neanche Nicola, l'amico cartomante di Piazza Navona, le avrebbe potuto predire una sorte migliore. Beh, forse perch non aveva mai avuto il coraggio di farsi leggere le carte. Il destino, tuttavia, era stato imprevedibile ma altrettanto meraviglioso. Aveva conosciuto un uomo splendido, incredibile, che la amava, e ancora non riusciva a credere che un simile miracolo fosse stato possibile. Chiara abbass lo sguardo sulla moquette, e il verde decoro floreale che spiccava sul morbido pavimento bianco le sembr familiare. Lo consider un altro colpo del destino e senza pensare accarezz la mano destra di suo marito. Pos il dito sull'anello di famiglia seguendone i contorni. Le volute dell'erica intagliata sull'oro potevano corrispondere a quelle del disegno a terra.

"Signora Mac Talbot, che succede?" La calda voce di Roscoe la riport al presente. Le bast alzare lo sguardo per vedere il riflesso del mare in burrasca

racchiuso nello sguardo dell'uomo che amava.

Un paio di occhi neri la sfidava da sopra un naso ben delineato, sotto cui una bocca sensuale la stava istigando a peccare. Non vedeva l'ora di assaggiarla.
L'espressione del viso era inequivocabile e chiara, cos come il messaggio che le stava inviando. Non gli avrebbe resistito ancora, lo sapeva, ed era consapevole di ci che le avrebbe riservato il futuro. Si appoggi al torace ampio del suo uomo, sospirando.

"Non riesco ancora a credere che domani a quest'ora saremo in America."

"La cosa ti spaventa? Qualche ripensamento?"

Chiara scosse la testa decisa. "Non sono certo matta. Pensavo soltanto a quanto sono fortunata. Ora siamo uniti, "finch morte non ci separi"."

"Ti posso assicurare che neanche la morte sar in grado di farlo." La risata di Roscoe la rassicur, ma il suo sguardo, al contrario, la sconvolse oltre il lecito e il brivido che la percorse le conferm quanto fossero sconci in quel momento i pensieri

di suo marito.

"In pi, non vedo l'ora di farti conoscere il mondo dei diamanti."

"Oh, credo gi di averne una vaga idea." Chiara si guard la mano sinistra sul cui anulare trionfavano, in un turbinio di scintillanti sprazzi di luce, l'anello di fidanzamento e la vera di diamanti ricevuta alla cerimonia. "Credo che se in questo momento ci fosse un black out, riuscirei a orientarmi e a trovare con facilit la scala
antincendio."

"Ed  solo il principio, amore mio. Ora per, lasciamo stare le pietre. Ho

qualcosa di pi prezioso di cui occuparmi." Roscoe si dedic pazientemente all'abito e con molta meticolosit prese a sbottonarle, uno per volta, i venticinque bottoncini di satin che chiudevano il vestito. Chiara lo vide armeggiare con gran destrezza ed esprimere un ghigno di soddisfazione a ogni asola liberata. Quando anche l'ultimo ostacolo fu rimosso, lui lasci scivolare il vestito, bloccandolo con le mani sui gomiti. Poi si pieg sul suo collo e accompagn la discesa della morbida stoffa con baci bollenti lungo tutta la schiena.

"Oh, Ros!" L'abito da sposa cadde in un fruscio leggero e lei si ritrov in candida greppie.

"Che visione celestiale!" Lo stupore sincero di suo marito la fece arrossire. Non riusciva a credere che fosse schietto, ma quando analizz ci che lo specchio stava riflettendo, rimase a bocca aperta. Il suo corpo, modellato dentro la guaina leggera ma efficace, era splendido e perfetto, e ogni forma veniva evidenziata nel modo giusto.
Sollev il sopracciglio e ammicc a se stessa. In effetti, non era poi cos male.
L'espressione avida dell'uomo alle sue spalle le diede, infine, la conferma.

Roscoe incroci il suo sguardo nello specchio. Chiara vide le sue mani accarezzarle i fianchi e risalire fino ai seni gonfi e sollevati ad arte dal corsetto.
Chiuse gli occhi quando lui le sfior i capezzoli gi turgidi, liberandoli dalla stretta del tessuto. Quanta delicatezza nel tocco! Chiara lott per rimanere a occhi aperti e gustarsi la visione.

"Lo vedi quanto sei bella e sexy? Guarda la perfezione di questi seni. Sai cosa provo in questo momento?" Aveva sentito bene, la voce di Roscoe era sofferente, roca e carica di emozione e il suo sguardo era addirittura luminoso. Non ebbe la forza di replicare a parole. Avrebbe rischiato di rovinare l'attimo con un pianto dirotto, certamente fuori luogo. Mosse leggermente la testa ma rimase incollata al riflesso nello specchio che prese vita dietro di s per stringerla in un forte abbraccio.

"Sono senza fiato, sudo come un adolescente e fremo, indeciso se prenderti come mi riesce meglio o amarti con calma, come  giusto che sia. S, ho voglia di far l'amore con te. Tu lo sai, sarebbe la prima volta per me, ma che diavolo, ho deciso: lo far con calma perch voglio venerarti, creatura dolce e fantastica. Solo cos potr capire che questo non  un sogno e che tu sei vera sotto il mio tocco."

"Voglio te, Ros. Non importa come" riusc ad articolare, e con non poca fatica lott per ricacciare le lacrime che gi stavano premendo dietro le palpebre chiuse.
Deglut e respir fino a fondersi con l'aroma del suo Highlander. Era quello che voleva, essere insieme una persona sola. Voleva sentirlo fisicamente dentro di s, cos come il suo profumo si era insinuato in tutti i suoi pori. Poi avvert l'aria fresca stuzzicarle la pelle, anche l'ultimo ostacolo era stato abbattuto e il corsetto cadde a terra sul vestito. Il freddo dur poco perch le braccia forti e calde del suo uomo la avvolsero e il suo respiro le solletic l'orecchio.

"Guardami, amore. Ho bisogno di te."

Batt le palpebre prima di sollevarle, incitata dalle parole e dal tocco gentile. Rimase incantata da ci che vide e da quello che prov.

L'angelo alle sue spalle la stava accendendo lentamente. I pensieri, le parole, i dubbi, tutto spar per lasciare il posto alla sensazione dolce e potente e a quel qualcosa si stava sciogliendo dentro di lei. Un liquido caldo le scese tra le cosce proprio quando le dita sapienti ed esperte di Roscoe le s'insinuarono fra le gambe.

"Oh, Chiara, sei cos bagnata..." I gemiti della donna accompagnarono i movimenti della mano, intensificandosi quando lui le sfior il clitoride gi gonfio.
Roscoe fu delicato e lento come non mai, in fondo quella era la loro prima notte da sposati e lui aveva tutta l'intenzione di godersela appieno.

Chiara volt la testa di lato ad incontrare le sue labbra. Il bacio che ottenne fu caldo e profondo e in quel contatto sicuro lei sent di poter affidare la sua vita e il suo corpo all'uomo che in quel momento la prese di nuovo in braccio, e senza staccarsi dalla sua bocca la port a letto. La adagi sulle fresche lenzuola di seta color ghiaccio e si spost. Era arrivato il momento di liberarsi del kilt e della giacca da cerimonia. Chiara si alz sui gomiti per guardarlo. Che spettacolo! Roscoe sciolse e sfil il papillon con eleganza, cos come la giacca, che cadde sulla poltrona di pelle bianca. Era arrivato alla camicia. Lo vide armeggiare con i polsini, con pochi tocchi eleganti li slacci e sempre sorridendole, pass ai bottoni sul davanti. Continu il rituale lentamente senza staccare gli occhi dai suoi. Chiara sent il calore allargarsi dal basso ventre e invaderla dappertutto, risalendo fino alle guance. Non se ne cur, ormai non aveva pi niente da perdere n di cui vergognarsi. Aveva sposato il suo Highlander e lo vedeva proprio davanti a lei intento a farle salire la pressione, mentre con mosse studiate da vero seduttore, liberava le spalle immense dal tessuto immacolato. Gli occhi si godettero la meraviglia del suo torace asciutto, dei fianchi snelli, dei muscoli ben definiti e scolpiti, dei tendini tesi e delle braccia forti, del duro corpo finalmente nudo. Socchiuse le palpebre e inspir. Il forte odore di maschio le fece capire che suo marito si stava avvicinando. Fu proprio cos, non si era sbagliata. Roscoe sal sul letto e la abbracci spingendola dolcemente sulla schiena.
"Stanotte sar tutta per noi." Poi, senza aggiungere altro, si abbass e la baci con tanta delicatezza, come mai prima. Il tempo rallent e Chiara assapor fino in fondo ci che stava vivendo. Le lingue si toccarono, calde, danzarono quasi, seguendo le note della musica pi dolce mai ascoltata, quella dettata dall'amore che li aveva legati per la vita. Fu dolce perdersi in lui e donarsi completamente. Quando Roscoe si ritrasse e la guard, si sent a casa, immersa nel palpitante amplesso del mare scuro del suo sguardo. Il sorriso dell'uomo la folgor e lei perse ogni contatto con la realt.

"Chiara, amore mio, sei bellissima." La voce resa roca dalla passione sciolse l'estremo appiglio, l'ultima difesa, e quando Roscoe pass a baciarle il collo, scendendo con lentezza fino ad accarezzare con la lingua il capezzolo sinistro, si sent perduta. Il tragitto sul corpo fu costellato da baci ardenti su ogni centimetro di pelle.
Chiara rabbrivid mugolando. Stava pregustando il seguito. Con le dita artigli il lenzuolo, certa che di l a poco avrebbe dovuto faticare per rimanere ancorata al letto.
Le mani esperte del suo Highlander corsero leggere sul ventre, circondarono l'ombelico e scesero oltre il monte di Venere per tuffarsi tra le sue cosce. Le accarezz le grandi labbra e stuzzic il clitoride. Chiara rispose inarcando la schiena, offrendosi alla sua bocca, scesa in aiuto della mano. Non che ne avesse bisogno, ma senza dubbio l'idea fu apprezzata. Sotto i colpi incessanti della lingua e gli affondi delle dita impertinenti, Chiara si ritrov proiettata in alto, oltre il soffitto, nel cielo aperto e oscuro della passione. Apr la bocca, ma non riusc a pronunciare neanche una sillaba, solo gemiti sempre pi forti. Sentiva il corpo bruciare, e se non fosse stata sicura che mai potesse succedere durante un amplesso, avrebbe scommesso che si sarebbe trasformata in una torcia umana nel giro di poco.
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Roscoe doveva aver captato il suo pensiero, tanto che aument la presa sulla parte sensibile tra le cosce e la stimol, succhiandola e leccandola, facendola impazzire. Chiara non ebbe pi la forza di resistere e si lasci trasportare alla deriva, in preda alla sensazione pi piacevole mai vissuta, e venne gridando il suo nome. Roscoe rallent a mano a mano che le ondate di piacere diminuivano, poi si alz abbagliandola con il suo sguardo torvo, reso ancora pi scuro dal desiderio.
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Lo vide alzarsi e avanzare sul letto, sopra di lei. Lo sent, arrogante, entrare nel suo spazio e bloccarla sotto il maestoso corpo, lucido di sudore. Le braccia, due colonne ai lati della sua testa, si piegarono e Roscoe la baci di nuovo. Il mondo torn a girare, ma tutto si blocc assieme al respiro quando avvert il contatto della punta del membro contro il suo sesso eccitato. "Ora lasciati andare, Signora Mac Talbot. Sigilliamo l'unione come si conviene."

L'uomo che torreggiava su di lei era altero come un guerriero assetato di vittorie, pronto a reclamare l'ultima conquista. L'espressione fiera e sicura del volto la calm senza per liberarla. Chiara lo sapeva, non avrebbe potuto n voluto ribellarsi al suo desiderio, cos si arrese totalmente.

"No, guardami, amore. Ho bisogno di te, ancora." La richiesta le infuse il coraggio necessario e lei sorrise. "Sono qui, tutta per te." Non che a Roscoe servisse il permesso, ma la rassicurazione gentile gli procur un nuovo fremito che dur solo il tempo di alzare le spalle e spostare in avanti i fianchi. Chiara rimase ipnotizzata dal bel sorriso di Roscoe che perse la dolcezza di un attimo prima, per diventare peccaminoso subito dopo. Le scivol dentro senza sforzo, riempiendola tutta. L'effetto fu tale da lasciarla senza fiato; gli occhi le s'inumidirono. Era tutto talmente bello da non poter resistere, ma non doveva piangere, non era quello il momento. Roscoe si mosse uscendo lentamente e allo stesso modo affond di nuovo, facendola sussultare. Si ferm ancora, dispettoso. La stava facendo morire. Allora lui ricominci, dettando i tempi. Chiara lo assecond, inarcandosi e ritraendosi a ogni slancio, accogliendolo nelle sue profondit. Gli apparteneva nel corpo che Roscoe stava dominando, e nel cuore che lei gli aveva affidato completamente. Le stava strappando anche l'anima in un dolce altalenarsi di sensazioni che rischiavano di ridurla in cenere. Chiuse il mondo fuori dalla stanza, dal loro letto, e si concentr il pi possibile per non perdere nemmeno una sfumatura di quello che le sue terminazioni nervose stavano percependo.
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Roscoe aument la forza, ma non la fer, tutt'altro. L'onda crebbe a dismisura, sovrastandola, annientandola ad ogni affondo, e quando lo sent irrigidirsi, la colp in pieno. Tutto aument in un vortice di favoloso piacere. I colori divennero pi intensi, come se la stanza avesse lasciato il posto a una radura lussureggiante. Intorno, il suono armonioso di animali notturni rompeva la quiete che fino ad allora aveva regnato tra le pareti. I colpi veloci e i gemiti crebbero portandola a un passo dall'esplosione. All'improvviso un boato sordo e lontano la scosse. Chiara apr gli occhi, stretta al suo Highlander, ancora in preda all'orgasmo, ancora... "Ros! Ros, aspetta... Lo senti? Che cos' stato? Roscoe, noooo!" Il buio, la fine!

Con un urlo agghiacciante Chiara si svegli e scatt a sedere sul letto. Per l'ennesima volta l'incubo si era insinuato nella mente, riportando alla luce tutto il dolore che, nonostante fosse trascorso un anno, non si era attenuato. Non le capitava spesso, tuttavia, quando succedeva, era terrificante e insostenibile. Ogni notte pregava di non sognare, almeno quando la resistenza falliva e le palpebre traditrici si abbassavano pesantemente, non reggendo pi davanti ad un buon libro o annoiate di fronte al solito sceneggiato strappalacrime.
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A fatica e con il cuore a mille si sporse sul comodino e accese la lampada. Il led della sveglia segnava le quattro e quaranta e il cuore scandiva martellante i secondi lampeggianti. Il diamante a marquise, come sempre, rifletteva la luce giallognola della lampadina a basso voltaggio. Da quando se l'era sfilato dall'anulare cinque mesi prima, giaceva abbandonato sul marmo rosato. Le occorreva il coraggio per riporlo altrove, per nasconderlo, come se allontanarlo potesse attenuare il dolore o magari impedire ai sogni di riempire le sue notti. Davvero credeva che un piccolo oggetto potesse essere la causa dei suoi incubi? Senza pensarci troppo, apr il cassetto e lo depose nella scatolina di pelle nera. Pi tardi lo avrebbe riposto in cassaforte.
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Prese il fazzoletto sotto il cuscino e si soffi il naso. Per quanto ancora, si chiese, doveva sopportare quell'angoscia? Perch non c'era pace per lei e il suo povero cuore irrimediabilmente distrutto? Era convinta di aver commesso qualche orrendo peccato, forse in un'altra vita. Non c'era altra spiegazione. Odiava sognare; rivedere il volto dolce e austero di Roscoe e sentire il suo corpo bruciare di passione, era per lei la sofferenza pi atroce dopo ci che era accaduto.

Scans il lenzuolo con violenza e si alz, inciampando sulle ciabatte sempre fuori posto. Aveva bisogno di un caff per non rischiare di addormentarsi di nuovo.
Giacomo, il medico del pronto soccorso del Fatebenefratelli, l'aveva avvisata di non esagerare con la caffeina: "Alla lunga ti assuefarai e le uniche cose che otterrai saranno problemi di tachicardia, occhiaie spaventose, pessimo umore e mal di testa micidiale." Il caro Giacomo, l'amico nei turni serali, il confessore negli attimi di stanchezza tra una medicazione e un intervento d'urgenza. Era l'unico cui si era rivolta dopo il ritorno da Blantyre e il mancato matrimonio, cui aveva confessato il panico dell'ultimo anno e gli scherzi continui di una mente bastarda che a distanza di mesi non voleva lasciarla dimenticare. Gli aveva chiesto una cura, ma il saggio medico si era rifiutato di prescriverle farmaci che alla lunga le avrebbero solo creato dipendenza: "Se si potesse guarire dal mal d'amore ed io riuscissi a trovare il rimedio adatto, farei soldi a palate." Fu la risposta cordiale del suo amico. "Con il
tempo tutto si sistemer, vedrai."

Era passato un anno eppure si ritrovava ancora a soffrire della sua felicit perduta e a vivere incubi tremendi. Doveva riconoscerlo, anche il cervello si prendeva gioco del suo povero cuore spezzato; ogni notte, costretta a dormire, inventava una storia diversa. Gli attori per erano sempre gli stessi. Maledetto!
L'unico modo per non cadere nella trappola e non darla vinta all'inconscio era accettare i turni di notte. Il breve sonno diurno, forse anche per la stanchezza, non le creava cos tanti problemi. La luce non evocava ricordi dolorosi. La notte, invece, con il suo lugubre manto, dopo aver spezzato le resistenze della mente, rendeva liberi i pensieri e le visioni che, sebbene dolci all'inizio, si rivelavano sempre crudeli e spietati. La conclusione era sempre la stessa: anche volendo, non sarebbe mai potuta tornare indietro.

Apr la serranda, si sentiva soffocare. Fuori la luce rossastra dell'aurora si divertiva a infastidire il buio della notte, rallegrandolo con simpatiche quanto indisponenti volute colorate che pian piano avrebbero lasciato il posto alla luce decisa di un altro caldo mattino. Via Gallia, a quell'ora tranquilla, da l a poco si sarebbe animata come sempre per un'altra giornata di lavoro. Fiss un punto oltre il vetro, il pioppo con i rami ancora pieni di foglie verdi, lamine lucide oscillanti sotto il soffio gentile della brezza settembrina. Voleva sentirla sulla pelle, cos apr la finestra e respir godendo dell'aria leggera, tipica di quell'ora. Pi tardi, lo sapeva, la temperatura si sarebbe alzata, facendole rimpiangere il momento. La mente si snebbi, furono cancellate le tracce del cupo ricordo notturno tanto che il corpo cominci a reagire. "Sei sveglio anche tu, Amleto?" Guard in basso, attirata dal soffice calore che sentiva vicino alla caviglia destra. S'inginocchi per accarezzare il bel gattone fulvo che subito si accovacci, avido, per poi stendersi a pancia in su, contento di ricevere la sua dose giornaliera di coccole. "Sei il solito sfrontato, ma guardati! Per te la vita  sempre bella." Il "ron ron" di risposta la rassicur, Amleto apprezzava il tempo che gli stava dedicando e glielo dimostrava con fusa e miagolii di ringraziamento. Quanta soddisfazione e gioia costituiva per lei quella palla di pelo che ormai da un anno, da quando cio aveva deciso di non tornare pi in Scozia, le aveva regalato suo cugino Matthew. Era stato un modo gentile e carino per rendere le sue giornate meno solitarie e tristi. Bast un cenno d'intesa e il micio zampett contento, precedendola verso la cucina. Fermatosi davanti alla ciotolina rossa, sollev il muso e le lanci uno sguardo eloquente prima di cominciare la sua danza propiziatoria tra le gambe nude della padrona. Ancora una volta Matt aveva avuto ragione, Amleto le faceva molta compagnia, deliziandola con quegli occhioni ambrati e rispondendole a suo modo ogniqualvolta si sentisse in obbligo di contraddirla. Alla fine Chiara si era convinta che in sua presenza non si sentiva pi idiota. Qualcuno era disposto ad ascoltare i suoi monologhi e a commentarli, puntualizzando con un sonoro "mao" quando era il momento di cambiare rotta.

Riemp la scodella con il pat di coniglio e verdure e si allontan, lasciando al felino la privacy necessaria per assaporare al meglio la sua colazione. Poco dopo riemp la moca e si sedette sulla sedia di paglia di sua madre, posta da sempre accanto alla finestra. Era ancora presto, anche se Attilio aveva appena aperto l'edicola e ritirato i pacchi dei quotidiani, e dal bar all'angolo con Via Saturnia saliva, avvolgente, il profumo dei cornetti appena sfornati. Come ogni mattina, quando era di turno in ospedale, Chiara era solita ritagliarsi un'oasi di pace in cui non c'era spazio per la tristezza. Peccato che il sogno le avesse tolto ogni possibilit di sentirsi allegra.

L'incubo della notte la riport indietro di un anno e mezzo, quando ancora ignara di ci che il destino aveva deciso, si apprestava a entrare nella cappella dei Mac Talbot. Era il giorno del suo matrimonio.

Sospir portandosi alla bocca la fumante tazzina di caff, e come le accadeva spesso, i ricordi apparvero integri, conservati dietro a un velo trasparente oltre il quale tutto era nitido: il cugino, i futuri cognati, i pochi invitati e lui, Roscoe, fermo sull'altare, bello e imponente che le sorrideva, accompagnando con lo sguardo il suo incedere solenne. Chiara non aveva pi lacrime, da mesi ormai i suoi occhi erano aridi, a differenza del cuore che non aveva ancora smesso di sanguinare. Il destino aveva in serbo la sorpresa inaspettata e il film del ricordo di quel freddo pomeriggio di marzo finiva sempre allo stesso modo, con Roscoe e Lorna che attraversavano la piccola cappella e sparivano oltre la porta che, chiudendosi alle loro spalle, decretava la fine del racconto e della sua vita.

Si alz di scatto lasciando cadere la tazzina incolpevole. Il rumore dei cocci e il miagolio sorpreso di Amleto non la scossero pi di tanto. Chiara rimase ferma a fissare il punto rosso sulla caviglia; la piccola goccia cremisi intimidita, si cristallizz, sotto il suo sguardo per un paio di secondi, prima di seguire il suo

naturale corso. Imbevuto un batuffolo di cotone di disinfettante, Chiara tampon la minuscola ferita e con un cerotto termin la veloce medicazione. Dopo aver raccolto i cocci in una paletta, li butt nella pattumiera. Perch non poteva fare altrettanto con quell'incubo maledetto? Come avrebbe potuto estirpare dalle viscere il dolore?
Mancava un'ora alle sei. Bast una rapida doccia, un paio di pantaloni di lino blu e la maglietta glicine, scollata sulla schiena. Una svogliata occhiata allo specchio fu pi che sufficiente a ricordarle che nonostante tutto era ancora viva. "Rendiamo produttiva questa giornata. Ciao, micio. Mi raccomando, tieni d'occhio il forte." Prese le chiavi della Musa dallo svuotatasche di ceramica indiana sul tavolinetto all'ingresso e scese di corsa le poche scale che la separavano dalla strada. Raggiunse l'auto e apr il cancello della vecchia palazzina d'epoca a due piani, eredit della madre. Non era tranquilla, qualcosa le stava frullando in testa, l'ansia che la attanagliava non avrebbe portato a niente di buono, ne era convinta. Tuttavia le esperienze della vita le avevano insegnato a reagire sempre, quindi, dopo un'energica scrollata di spalle, adagi la tracolla a terra davanti al sedile del passeggero e mise in moto. Svolt a sinistra, e Attilio era l con il quotidiano in mano. Rimase in fila il tempo necessario per prendere il giornale e lasciargli le monete. Poi imbocc la strada principale. Tutto come sempre, tutto maledettamente uguale.

2. Roma, settembre 2015.

La giornata di lavoro stava volgendo al termine. Chiara ringrazi il cielo di essere arrivata alla fine del turno senza aver cavato gli occhi a Loredana, l'ausiliaria.
Quella sciocca non perdeva occasione di impicciarsi degli affari altrui. Aveva modi gentili, era vero, ma appena abbrancava la preda, la ossessionava con una fila interminabile di domande fino a quando la malcapitata, presa da stanchezza, vuotava il sacco credendo di confidarsi con una nuova amica. Illusa! Bastava che Loredana voltasse l'angolo del pronto soccorso o entrasse in ascensore per partire all'attacco.
Una volta chiusa la porta della stanza delle infermiere dava inizio alla sua sapiente arte di "taglia e cuci" e quello che prima doveva rimanere un segreto, diventava ben presto di dominio pubblico. Tutto avveniva secondo un processo immutabile nel tempo e senza conseguenze. Come riuscisse a farla franca, rimaneva un mistero!

"Ragazzi, non ci credereste. Indovinate chi ho incontrato appena fuori la
reception?"

"Raul Bova, Sabrina Ferilli o Francesco Totti?" Paolo la prendeva sempre in giro, convinto che alla fine l'avrebbe capito, ma ogni volta il tentativo di farla tacere risultava fallimentare. Loredana andava avanti come un treno. "S, certo, ancora con queste storie! No, non sto scherzando. Vi ricordate Floriana Dori, quella che sei mesi fa era venuta per una visita ginecologica per via della gravidanza?"

"Come no, non mi dire che hai incontrato la signora della notte, la lucciola di
Trastevere!"

"Esatto!  qui per l'ecografia. Dice che tutto procede bene, bla, bla, bla..." Il fare cospiratorio di Loredana non fece presa su Giovanna, la quale continu imperterrita a riempire le caselle del cruciverba in attesa dell'arrivo del cambio. Le rispose svogliata: "E chi se ne frega, non ce lo metti? Dai, su, Lory! Pensa alle consegne invece di riempirci la testa di fesserie."

"Scommetto che t'interesser non appena ti avr rivelato chi  il padre." La frase sibillina galleggi nella stanza e uno strano silenzio si abbatt su di loro. La guardarono tutti. Ora s che erano incuriositi. "Beh, allora? Vuoi parlare o no?" Fu Silvana, appena entrata con una fumante tazza di caff tra le mani, a farsi sentire per prima. "Non ho tutta la giornata. Devo salire al secondo piano per il seminario del dottor Massenzio." Il sorriso sghembo della pettegola, insieme al cenno cospiratorio della testa, fece gelare tutti di nuovo. Sei paia di sopracciglia schizzarono in alto e due bocche si spalancarono emettendo un colorito commento. "Non ci credo!"

" cos, me l'ha confermato lei poco fa."

"No! Il dottorino appena trasferito da Padova si  fatto incastrare? Che ingenuo."

"Che furba! Ha fatto tredici, alla fine. Un pollo l'ha trovato." I commenti continuarono per alcuni minuti. Tutti si sentirono in diritto di dire la loro sulla stravagante coppia: una donna dai facili costumi e il dottorino, caduto nella rete della cacciatrice di dote. Se non fosse stato per la sua condizione d'animo alquanto contrariata, Chiara avrebbe senz'altro partecipato al sondaggio che il buon Paolo, al solito, aveva lanciato. Le domande erano semplici ma la pi votata riguard la durata

dell'unione. "Figurati, aspetteranno la nascita del figlio e poi lei se ne andr con un bel gruzzolo." Fu il commento caustico di Giovanna. Andarono avanti per un po', ma Chiara non si lasci coinvolgere e quando gli altri si accorsero del suo distacco, le chiesero il motivo. "Ecco, ci siamo", pens sospirando. Non aveva nessuna voglia di giocare, la giornata non era migliorata per niente con il passar delle ore, cos come il suo umore.

"Chiara, che hai?" cominci la pettegola.

"Niente.  solo che non mi interessa" tagli corto, rivolgendosi a nessuno in particolare. Il tono brusco non ferm la replica di Loredana che punt lo sguardo sulla preda come un cobra pronto a saltarle alla gola al momento opportuno. Chiara non aveva bisogno di spiattellare i propri problemi alla lingua pi perfida dell'ospedale o di trattare male i colleghi. Se Radio Lingua ci avesse provato con lei, le sarebbe bastato poco per azzittirla. Forse fu la luce sinistra nello sguardo o il fatto che i colleghi nel frattempo avevano scoperto il modo per leggerle nel pensiero, a scoraggiarli. Si guardarono bene dall'insistere e tornarono alle loro chiacchiere.
Chiara sospir di sollievo davanti alla tabella dei turni. La caposala aveva compreso le sue ragioni e le aveva assegnato le due notti seguenti. Era giunto il momento di andare via, farsi una bella doccia, mangiare lontano da l.

La luce rossa della camera numero cinque lampeggi e nella stanza si alz un coro di disapprovazione. Non si poteva certo dire che fosse una novit, anche perch nelle sei ore del turno di Chiara, la signora Mattioli aveva chiamato almeno una trentina di volte. Era cos ogni giorno, fino a quando, rapita dal solito sceneggiato a puntate del pomeriggio o distratta dai parenti nell'orario di visita, l'arzilla signora

allentava la presa sul campanello. Chiara consider l'ingresso in sala di Lucia, il cambio di Giovanna, un aiuto divino insperato e sgattaiol fuori dalla porta lasciandosi dietro le parole per le quali, ne era certa, i suoi colleghi l'avrebbero ringraziata: "Vado io, non preoccupatevi. Le porto le medicine e poi me ne torno a
casa. A stanotte..."

Apr la porta della stanza cinque. Povera signora Mattioli, non voleva proprio entrarle in testa che la guarigione dalla sua colecisti non dipendeva certo dalla frequenza delle visite delle infermiere o dalle sue continue richieste assurde. Non c'era verso di farle capire che nessuno di loro possedeva un tocco miracoloso.
Tuttavia per Chiara quella fu l'occasione per rilassarsi un po'. "Ecco qui il suo bicchiere. Prenda le medicine prima di dimenticarle." Le aggiust il lenzuolo ripiegandolo sulla copertina di cotone. Aspett che si spostasse in avanti con la schiena per sprimacciare i cuscini. Le tolse di mano il bicchiere e lo pos sul comodino. Si ferm a guardarla. La signora Mattioli aveva settantacinque anni ben portati, per la verit. Ad una prima occhiata la mancanza del reticolo di rughe intorno agli occhi poteva ingannare e il sorriso poi, era di quelli dolci, tipico di una donna tranquilla che neanche i malanni dovuti all'et aveva intaccato. In altri tempi avrebbe anche potuto considerare gradita la sua compagnia. Ne aveva per tutti: un consiglio sulla scelta del colore per i capelli per Dora (la domestica che le faceva visita nel pomeriggio) una parola d'incoraggiamento per Sandro (l'infermiere di ortopedia che ogni tanto saliva a salutarla), noto come lo sfigato del piano. Era simpatico a tutti tranne che al fato. Quando per si trattava di Chiara, la signora Mattioli sorrideva e la incoraggiava. "Piccola, sei uno splendore. Hai una carica dentro che potresti muovere il mondo." Quelle parole, che in altre circostanze sarebbero riuscite a darle la spinta

necessaria, quel giorno non le furono di alcun aiuto. Chiara si sforz di risponderle con un sorriso, come faceva sempre ma la smorfia che le usc fuori non convinse l'anziana signora. "Che ti succede, figliola?" No, non se l'era bevuta. Chiara sospir.
Aveva gi raggiunto la porta quando avvert il colpo leggero sulla coperta, un chiaro invito a tornare indietro, magari sedersi e parlare. Sua madre sarebbe stata fiera, la sua bambina aveva ascoltato bene i consigli e ora li metteva in pratica. Non doveva mai perdere la pazienza e l'educazione con le persone deboli. Certo, poteva decidere di cavarsela con una non risposta e andarsene, il turno era finito, d'altra parte.
Tuttavia si sedette vicino al letto. La signora le prese la mano tra le sue con fare materno. "Anche se ti sforzi di sorridere, non m'inganni. Ti osservo da giorni, eppure triste come oggi non sei stata mai." Un paio di occhi tondi e azzurri sondarono i suoi pi scuri e, sebbene la luce che emanavano sembrasse velata e non pi forte come un tempo, ebbero sufficiente forza per scandagliarle il cuore. Un tempo la signora Mattioli era stata insegnante, ora aveva raggiunto la pensione, e con essa anche i malanni. Nonostante tutto per, seppur con qualche acciacco, non aveva perso la dolcezza e la capacit di comprensione tipica degli insegnanti della sua epoca.

"Puoi anche non parlare, se non vuoi, ma ascolta quello che sto per dirti: tu hai un dono prezioso racchiuso nel tuo cuore, qualcosa di potente: sei capace di amare incondizionatamente. Ricorda che una persona come te pu raggiungere tutto ci che vuole, senza preclusioni. Devi solo avere pazienza. Conosci Sant'Agostino? Ecco, lui affermava che se riesci ad amare, hai tutto: "Sia in te la radice dell'amore, poich da questa radice non pu procedere se non il bene"." Le strinse la mano con una forza inaspettata e Chiara non disse altro. Comunque riusc a sorriderle stavolta. Promise che quella sera sarebbe passata da lei alla prima pausa per chiacchierare. Glielo

doveva, almeno perch era riuscita a distrarla.

Una volta al parcheggio, raggiunse la Musa, la sua auto, che le lampeggi salutandola. Almeno lei era sempre allegra, miracolo della tecnologia. Guard l'orario della sveglia digitale: poteva passare al discount prima di tornare a casa e riposarsi. Con pi tempo a disposizione avrebbe senz'altro preferito fare una passeggiata verso il centro, prendere un caff da Giolitti, incontrare Laura che l'aveva chiamata la sera prima. Invece, doveva tornare a casa, fare la spesa e prepararsi per il turno di notte.

Ingran la retromarcia proprio quando dall'autoradio, sintonizzata stabilmente su Radio Subasio, si diffusero le note di "Don't look back in anger" degli Oasis.
"Dannazione!" imprec scocciata. Non era proprio giornata, si affrett a cambiare stazione e lo fece senza premere il pedale del freno. L'impatto fu inevitabile: lo stridore dei freni graffi l'aria calda del primo pomeriggio come unghie su vetro. La Musa singhiozz in avanti con uno spintone tale che Chiara per poco non si strozz con la cintura. Il contraccolpo sarebbe stato doloroso se non avesse avuto la prontezza di piegarsi sul volante che ancora stringeva fra le mani. Evit cos il colpo di frusta, ma non lo spavento. Ci mise un po' a capire. Quando riapr gli occhi, tutto le girava intorno. Alz lo sguardo e dallo specchietto retrovisore adocchi un mostro bianco messo di traverso nel parcheggio. Deglut affannata ma riusc, seppur con difficolt, ad aprire la portiera e a scendere.

"Si  fatta male? Lasci che la aiuti." Chiara vide un paio di braccia avvolte in maniche di seta color crema cingerle la vita e sollevarla, tenendola in piedi al lato della vettura. Inquadr il soggetto e rimase senza parole. L'uomo, dotato di una voce

dal timbro elegante e senza cadenza dialettale definita, non aveva alcuna intenzione di scioglierla da quell'assurdo abbraccio. Inoltre, aveva addosso un profumo delizioso, uno di quelli costosi, senza dubbio, e il suo viso era spettacolare, da attore di fiction.
Gli fiss le labbra ben definite che lui strinse per un attimo, mordendole preoccupato per poi distenderle in un sorriso titubante. Aveva denti bianchissimi e un paio di fossette ai lati della bocca che lo rendevano ancora pi affascinante. Chiara sollev lo sguardo rimanendo sbalordita per tanta avvenenza. Se avesse pensato a un angelo biondo, si sarebbe ricordata di certo di lui. Un paio d'occhi azzurri la fiss a lungo, poi l'angelo parl di nuovo: "Signorina,  forse ferita?" Il suono roco della voce le risult troppo vicino. Passato il momento di shock, Chiara si divincol con forza.
Doveva sciogliersi dalla morsa asfissiante e allontanarsi dallo sconosciuto che, non si sapeva come, le era piombato addosso rovinandole definitivamente il pomeriggio.
Che altro ancora doveva accadere per far s che una giornata "no" mantenesse alto il
suo trend
fino alla fine? "Non  niente! Lasci stare." Non si preoccup di risultare acida, in fondo il presunto angelo le aveva rovinato l'auto e solo quella, per fortuna.
Doveva essergli sembrata ingrata, e per la verit non gliene import granch. Chiara chiedeva solo di tornare a casa ma evidentemente il destino non sembrava dello stesso parere.

"Mi scusi, ma stava barcollando. L'ho aiutata solo ad alzarsi. Non volevo..."

"Non voleva cosa?" La replica fu rabbiosa, tanto che l'angelo biondo aggrott la fronte e fece un passo indietro veloce.

"Stava cadendo. Di solito non vado in giro ad abbracciare le ragazze che non conosco." Anche il suo tono divenne pi deciso, ma non bast a calmare Chiara. Se il

playboy sperava di averla intimorita solo perch aveva smesso di ridere, davvero non la conosceva. Chiara attacc e lo fece senza mezze misure. Era passato il tempo della paura, non ci sarebbe pi stato nessuno ad aggredirla, non lo avrebbe pi permesso.

"Tu sei completamente pazzo se credi che basti fare il carino per sistemare il guaio che hai combinato. Come diavolo guidi? Non mi hai vista, forse?" La rabbia stava montando e fu davvero difficile contenerla quando, girando dietro la sua auto, vide il disastro: l dove un tempo c'era il baule e lo spazio per almeno due valige e un borsone, ora a mala pena c'era posto per il trasportino di Amleto. Chiara era arrivata al massimo, pronta a esplodere e a far valere le sue ragioni. Basta con i bulli ben vestiti! Se quel damerino in seta e pantaloni di lino credeva di imbrogliarla con sorrisetti e buone maniere, aveva fatto male i propri calcoli.

"Ti chiedo scusa, penser a tutto io. Sicura di stare bene? Non ci vuole niente per
un consulto. Conosco il medico qui..."

Era passato al "tu" confidenziale?

"Io qui ci lavoro, primo, e secondo, mi sento bene, grazie. Non ho bisogno di farmi visitare. Mi ritrovo solo la macchina distrutta e quel tuo mostro..."

" un'Audi R8 coup, mai incidentata." L'angelo stava sorridendo di nuovo, che bravo! Riusciva a trovare la situazione divertente. Stronzo! La stava prendendo in giro, per giunta. Magari quello era il suo modo di agganciare le donne. Peccato che Chiara non avesse proprio voglia di socializzare. "C' sempre una prima volta.
Peccato che il tuo gioiellino abbia solo un graffietto, mentre la mia macchina  diventata un catorcio. Lascia perdere. Che ne vuoi sapere tu? Hai l'aria di uno cui basta schioccare le dita per avere il resto del mondo ai suoi piedi. Peccato che non

funzioni cos con me. Li conosco i ricconi come te. Credete che tutto vi sia dovuto.
Beh, ti comunico una notizia: ci vuole ben altro per fare presa su di me. Quindi fammi il piacere, togliti dalla faccia quel risolino da Mr. Provolone, sposta "l'Audi mai incidentata" e prega il cielo di non incrociare pi il mio cammino. Non vorrei aggiungere un altro graffio." Chiara risal in auto, non voleva pi guardare il volto angelico che continuava a fissarla. L'uomo la stava studiando. Forse la sua reazione era stata eccessiva e credeva davvero che fosse pazza. Beh, pazienza, non doveva, n poteva essere un suo problema. Il riccone si abbass invadendo la sua parte dell'abitacolo con la faccia pi insolente che avesse mai visto. Come si permetteva?
Che voleva fare, riderle in faccia? Si spost di lato mettendo quanta pi distanza tra loro ma era tentata di chiudere la portiera e andarsene. "Tieni, qui ci sono il mio nome e il numero di telefono. Dato che non hai il tempo per le presentazioni, puoi almeno sapere come mi chiamo e che non mi tolgo dalle responsabilit. Chiamami, al
conto dal carrozziere penser io, sul serio."

Chiara vide il bigliettino vibrarle sotto il naso. Con uno sbuffo d'irritazione cerc di allontanare la mano dell'angelo che invece non si mosse. Sempre con quel maledetto sorriso/paresi fisso in volto, l'uomo insist, in una sorta di braccio di ferro.
Alla fine uno dei due avrebbe ceduto. "Al diavolo, prendi il bigliettino senza fare la bambina. Sto facendo tardi al mio appuntamento con il direttore dell'ospedale. Non
ho molto tempo da perdere."

Era troppo. "Credi che qualcuno ti trattenga? Vai, non ti curare di me. Che vuoi che sia un'auto distrutta in pi o in meno. Vai pure. Non ho bisogno del tuo denaro.
Hai gi fatto abbastanza."

Chiara ingran la marcia. Il motore sembrava rispondere bene alle sollecitazioni dell'acceleratore. Non poteva essere diversamente, il muso antipatico dell'Audimostro non l'aveva raggiunto. "Ti sposti da solo o devo trascinarti via? Vuoi che te lo ripeta in qualche lingua straniera?" Stava cominciando a tremare. Le mani avvolgevano convulsamente il volante e la voce fatic a trovare la ferma intonazione.
Chiara aveva lo sguardo sul contachilometri e la mano sinistra ferma sulla maniglia della portiera, pronta a chiuderla.

"Mi sposto, va bene. Per fammi la cortesia di prendere questo..." Maledetto bigliettino! Chiara glielo strapp dalle mani e lo butt nella borsa senza guardare.
Con tutta la forza sbatt lo sportello, tanto che l'angelo tir via con uno scatto fulmineo il braccio, prima che gli venisse staccato di netto. "Ehi!" Chiara non sent altro, fece manovra a scatti e usc dal parcheggio.

Una volta a casa, fu accolta dal miagolio nervoso e continuo del gatto. Sembrava in ansia, neanche avesse sospettato qualcosa. Gli animali! "Amleto, che c'? Hai fame? S, dammi il tempo di togliermi i sandali e sono tutta tua." Il micio le saltell intorno, come se volesse controllare che fosse tutto a posto. Chiara entr in bagno, si lav le mani e dallo specchio vide il gatto accovacciato sul bordo della vasca che la scrutava con i grandi occhi d'ambra. Non pot fare a meno di sorridere. "Andiamo, ti sei guadagnato il pat di tacchino." Insieme entrarono in cucina, lui con la voglia di tuffare il muso nella scodella, ricolma di qualche succulenta leccornia, lei con le buste della spesa. La bella tovaglia decorata con disegni di agrumi richiamava i colori estivi delle tendine della finestra; Chiara le teneva fermate con una calamita rossa che permetteva a una porzione di vetro di rimanere libera. Nonostante fosse

ancora pomeriggio, la luce del sole filtrava debole dalle fessure delle serrande abbassate, cos da rendere la stanza vivibile anche in piena calura. La casa, molto antica, era parte di una grande palazzina a due piani con la facciata rosa e una specie di torre merlata al centro. In cima, nascosto tra piante e fiori, c'era un terrazzino arredato con un dondolo, due poltroncine imbottite e un tavolino. Nelle serate estive, quando rimaneva a casa da sola o riceveva amici, quello era un angolo fresco e discreto dove mangiare, leggere e chiacchierare, lasciandosi cullare dalla fresca brezza di stagione, un angolo di paradiso ritagliato in un luogo non proprio appartato della metropoli. Non era per quella l'unica meraviglia della palazzina. Il portone di quercia, incastonato in una cornice formata da colonne dai capitelli di finto marmo, si apriva su un atrio abbellito con dipinti ad acquarello raffiguranti citt europee, un mobile antico e l'attaccapanni a muro, illuminato dai riflessi di un grande specchio a parete. Nell'angolo vicino alla scala giaceva una poltrona di quelle veneziane, con alti braccioli di legno e un cuscino di velluto rosso della stessa tonalit della guida che in inverno ricopriva i dieci scalini di marmo rosa, conducenti al primo piano. In estate veniva rimossa, cos da lasciare in bella vista la pietra originale della scala. Al primo piano era collocata la cucina, un'ampia stanza con due finestroni, uno dietro al doppio lavandino di acciaio, e l'altro davanti alla poltrona in vimini, e poi il salotto e lo studio del padre. Chiara l'aveva trasformato nel corso del tempo nella sua "stanza dei giochi", come le piaceva definirla con gli amici, e vi trascorreva molto tempo, quando rimaneva a casa. Le pareti, tinteggiate di rosa pesca, erano per met coperte da una grande libreria a vista, ricolma di volumi e cd di ogni genere. Vicino alla libreria si ergeva, in tutta la sua bellezza, uno schermo al plasma da trentadue pollici.
Al centro del pavimento di marmo rosa era posizionato un divano a tre posti rosso

scuro e, vicino la finestra ad arco, una scrivania di legno lucido, sul cui piano campeggiava il portatile, il posto di comando. Perdeva le ore a navigare in cerca di nuovi posti da visitare nel periodo di ferie. Non aveva preferenze, bastava che non si trattasse della Scozia. Per lei era un capitolo chiuso e, anche se le faceva male non vedere suo cugino come prima, ormai aveva preso la sua decisione. Troppi ricordi, troppo dolore! Aveva dato un taglio netto al passato e, nonostante ogni tanto l'inconscio la tradisse tormentando le notti, era decisa a non tornare sui propri passi.
Sentiva Matthew una volta ogni quindici giorni ed era contenta cos. Il cugino cercava di convincerla, ma lei rimaneva determinata e rifiutava sempre di andare a trovarlo.
Ogni telefonata terminava con la promessa di un incontro a Roma, ma dopo un anno non era mai successo ed ormai non ci credeva pi.

La stanza da bagno era completamente in muratura, un insieme di quadratini crema e salmone rivestivano le pareti. Merito di sua madre che l'aveva rimodernata qualche anno prima di morire.

Il piano superiore era considerato la zona notte, con due stanze da letto e due bagni, uno nella camera un tempo appartenuta ai genitori, e l'altro nella sua, e una terza, trasformata in cabina armadio, il sogno di una vita finalmente realizzato.

Chiara non aveva mai pensato di lasciare la casa in cui era nata, neanche dopo essere rimasta sola in seguito alla morte della madre. Nel corso degli anni, e grazie alle sedute di psicanalisi, aveva acquisito la sicurezza necessaria per non lasciarsi soffocare dai ricordi di una vita. Quelli almeno li affrontava con serenit. La signora Elvira, una volta a settimana, di solito il venerd, la aiutava a tenerla in ordine.

Amleto salt sul bordo del lavandino per osservarla, attento, mentre tagliava un

ananas a fettine. Era buffo, muoveva la testona pelosa seguendo i gesti, per non perdersi neanche una mossa. Le faceva tanta tenerezza. "Questo non  per te, mi dispiace." Chiara si sedette al tavolo a mangiare il frutto per rinfrescarsi la gola. Il gattone salt sulla sedia accanto e sbirci oltre il piano. Finita la merenda, Chiara and nella sua stanza, aveva ancora qualche pagina dell'ultimo romanzo della Kleypas da leggere e poi si sarebbe concessa un paio d'ore di sonno. Amleto salt sul divano, acciambellandosi vicino a lei. Aveva capito che era l'ora della siesta e che nulla avrebbe potuto rovinarla. Il ronfare compiaciuto rivelava quanto le fosse riconoscente per le carezze che stava ricevendo. Chiara continu a stuzzicarlo fino a quando entrambi caddero esausti in un sonnellino rinvigorente.

La sveglia del cellulare suon alle sette e trenta, come sempre, per consentirle cos il tempo necessario a preparare la cena prima di ritornare in ospedale. Amleto non ne volle sapere di spostarsi, immerso ancora in un sonno profondo. L'ammasso di pelo arancio stese le zampe stiracchiandosi, si gir di spalle e si riaccoccol, felice dello spazio guadagnato. Beato lui!

Una buona doccia era quello che le occorreva per tornare in forma ma il trillo del cellulare la costrinse a rientrare nello studio per rispondere. Era Laura, l'amica delle passeggiate al centro. "Chiara, come stai? Mi ha chiamato Loredana e mi ha
raccontato del tuo incidente."

Ecco, come volevasi dimostrare! Aveva rimosso completamente l'incontro burrascoso con l'angelo biondo, scassatore di auto di cilindrata media, ed era arrivata Radio Lingua a rovinare tutto. Non aveva perso occasione neanche stavolta di dire la sua, grazie ai guai degli altri. Dopo un lungo respiro, Chiara rispose riuscendo anche

a risultare gradevole.

"Non preoccuparti. Resisto a tutto, anche al belloccio di turno strafottente. Con me non ha attaccato. Spero solo che la Musa stasera mi porti al lavoro. Domani
chiamer il carrozziere."

"Meglio cos, dai. Comunque, se ti serve, non devi far altro che chiedere, lo sai." Laura era sempre disponibile. Nel corso degli anni non l'aveva mai lasciata sola, neanche nei periodi bui. Avrebbe sempre potuto contare su di lei. "Ti ringrazio, ma domani sono libera e mi occuper di tutto. Potremmo, invece, organizzare una pizza, che ne dici?".

"Contaci, ci sentiamo domani allora. Buon lavoro."

Era arrivato il momento della doccia. Subito dopo Chiara decise di indossare un pantalone di lino grezzo e una camiciola a mezza manica di cotone a fiori e i sandali cioccolato.

Durante la cena rispose a un paio di chiamate di colleghi preoccupati e in cerca di succulente notizie di prima mano sul tipo tutto in tiro che l'aveva tamponata. Chiara conged tutti con un'unica risposta: "Sto bene,  stata una cosa da nulla."

Il cellulare squill per l'ennesima volta. "Ma che diavolo, stasera..." Accett la

chiamata, pronta a ripetere la stessa solfa...

"Ciao Chiara."

Impallid. Sent il cuore pulsare dietro lo sterno, quasi volesse abbatterlo. Quella voce! Di colpo si ritrov dove aveva deciso di non tornare pi. Ma il timbro gentile e fermo del suo interlocutore non le dette modo di pensare. Le parole, in un perfetto

scozzese, la stavano trafiggendo la pelle come artigli. Perch non la lasciavano stare?
"Chiara, disturbo?"

"Damian..." Il nome le usc dalla bocca con il respiro, troppo a lungo trattenuto.
Non poteva essere che lui, e anche se la voce al telefono era quasi identica a quella del gemello, sapeva perfettamente che non poteva trattarsi di Roscoe, a meno di un miracolo. Aveva smesso di crederci da un anno ormai. Sentire Damian, comunque, la sconvolse pi del lecito. Da quando l'aveva conosciuto, aveva trovato in lui un amico forte. L'aveva sempre appoggiata fin dai primi scontri con il fratello, l'aveva consigliata poco prima del mancato matrimonio, e dopo si era rivelato quasi un fratello, specialmente quando...

"S, sono io. So di essere l'ultima persona che ti aspettavi di sentire. Ti chiedo scusa, ma non  cos strano che dopo tutto quello che abbiamo passato ti consideri ancora della famiglia." Doveva soffrire molto, lo avvertiva dalla voce, lo capiva dalle pause accentuate, dal tono titubante. Sembrava che si sentisse responsabile per quello che era successo e per aver osato disturbarla dopo tutti quei mesi.

Chiara appoggi il cellulare sul piano di lavoro accanto al lavabo della cucina e guard fuori. La luce del giorno stava lentamente lasciando il posto all'oscurit che ben presto, nel giro di qualche ora, avrebbe avvolto l'intera citt con il suo fresco manto. La sera e poi la notte, e come sempre, il suo incubo... chiuse gli occhi in attesa. Per quanto lei e Damian fossero stati vicini un tempo, Chiara non sapeva cosa dire. In cuor suo aveva sperato di non dover pi sentire i fratelli Mac Talbot, che poi era la ragione per cui aveva diradato la frequenza delle chiamate con il cugino. Non voleva imbattersi in Gladys. Ogni volta che Matthew la chiamava, sperava vivamente

che fosse solo; il fatto di dover salutare la sorella di Roscoe, la turbava moltissimo, e lei si ritrovava a combattere contro la disperazione che puntualmente la soffocava.
Sarebbe stato cos per sempre? Un anno non era ancora abbastanza?

"Chiara, lo so a cosa stai pensando. Soffro anch'io ogni giorno. Nessuno si
aspettava quello che..."

"Damian, ti prego. Lo so. Scusami! Mi fa male ricordare. Il dolore  troppo forte, pensavo di essere in grado di gestirlo, ma ho ancora bisogno di tempo." I ricordi arrivarono come un'onda che nessun argine riusc a bloccare.

"Che sta succedendo? Chi  quella donna?" La porta della cappella si era appena chiusa e la gioia di pochi attimi prima, era svanita senza un perch. Lei per doveva sapere. Sent le gambe tremare. Damian si avvicin sorreggendola e la fece sedere sulla poltroncina ricoperta di seta bianca. "Stai bene?" Gli rivolse lo sguardo sperduto. "Chi  quella donna? Perch parlava di un bambino?"

"Non ne ho idea. Sono sicuro che tutto si sistemer. Tra poco Roscoe rientrer da quella porta con una spiegazione valida. Non pu esserci niente di male, altrimenti non saremmo arrivati a questo punto, non credi?" Il sorriso colmo di fiducia di Damian la consol.

"Hai ragione, fra poco sapremo la verit e tutto torner come prima, non 
vero?"

"S, Chiara, aspettiamo qui. Il matrimonio  solo rimandato."

Il matrimonio non fu pi celebrato quel giorno. Roscoe torn, ma solo per spiegarle che la sua segretaria portava in grembo suo figlio, almeno cos affermava.

Aggiunse che era importante sapere la verit, e cos era partito con Lorna e Jack il giorno dopo. Era ritornato a New York.

Era vero, sarebbe diventato padre. Prima di salire sull'aereo, Roscoe le aveva promesso che sarebbe tornato. La amava e non l'avrebbe lasciata andare per nessun motivo. Chiara lo aveva salutato convinta che niente li avrebbe divisi. Roscoe era tornato e si erano promessi amore eterno. Poi il lavoro li aveva costretti a tornare a casa, entrambi. Si erano separati di nuovo con la promessa di rivedersi dopo sei mesi.
Si sarebbero sposati...

Le lacrime trovarono libero sfogo e non ci fu niente in grado di calmarla. Dopo mesi di finta e forzata freddezza, Chiara si lasci andare a singhiozzi silenziosi.

"Chiara, ti prego, non fare cos." Damian si affrett a scusarsi. Solo lui poteva sapere cosa stava provando.

Il rumore stridulo della serranda dell'edicola che si stava abbassando la scosse da quel pericoloso stato di turbamento. Come un naufrago, lott contro i flutti dei ricordi che si abbattevano senza piet sul suo corpo martoriato. Attilio la salv inconsciamente, risultando l'appiglio, il tronco galleggiante, per tornare in superficie e salvarsi. Respir a fondo, rinvigorita dall'interruzione rumorosa e and avanti: "Scusami. Non fa niente, ora passa. Sono felice di sentirti." Asciug gli occhi con un fazzolettino di carta che butt nel secchio della pattumiera, sotto il lavandino. Doveva reagire, ma come poteva rivederlo senza rimanere sconvolta, se era bastata una telefonata dopo un anno a turbarla? Damian le avrebbe ricordato Roscoe in ogni momento, persino il loro profumo era lo stesso. Inutile, comunque la guardasse, la situazione non sarebbe cambiata. Preg che cadesse la linea, non vedeva altra via

d'uscita se non quella di chiudere la chiamata. Si sarebbe definita codarda, persino data della maleducata per un paio di giorni, ma poi se ne sarebbe fatta una ragione.
Magari se ci fosse stata un'altra occasione, anche se in cuor suo sperava di evitarla, avrebbe trovato il coraggio di scusarsi ancora.

Sent il fratello di Roscoe sospirare anche a distanza. Damian riusciva sempre a stupirla. Come lo definiva Roscoe? Ah s, la roccia della famiglia, ed era vero, senza alcun dubbio.

"Ascolta, ti ho chiamato per dirti che tra un paio di giorni verr a Roma. Ho ritenuto giusto avvisarti. Mi piacerebbe rivederti e salutarti. Mi rendo conto, per, di aver peccato di superficialit. Matthew mi aveva avvisato ma non credevo che il solo
sentirmi ti turbasse tanto."

"No, aspetta! Sono un idiota, ma certo che ci vedremo. Non me lo perdonerei mai se ti evitassi. Dimmi,  un viaggio di lavoro o vieni con Brian... Scusa ancora, non so
neanche se..."

"Brian sta bene e noi continuiamo a frequentarci, ma non mi accompagner.
Vengo per una convention sulle nuove rotte del commercio nautico. Il tema  pi o meno questo. Sar l'occasione per allacciare accordi con nuovi partner."

"Come mai Roma e non una citt di mare con un porto internazionale?"

"La scelta  stata abbinata alla mostra sui "Naviganti e armatori della storia". Se ti fa piacere, potresti accompagnarmi a vederla, sempre che..."

"Certo, molto volentieri." Chiara aveva raggiunto lo studiolo e acceso il computer. "Ecco qui, si svolger alle scuderie del Quirinale.  vero, sar

interessante. Va bene, ci andremo insieme. Dovremo solo concordare il giorno in cui sar libera dal lavoro." Che strano, era da ben cinque minuti che non avvertiva pi cos stretta la morsa della catena intorno al cuore. "Quanto tempo rimarrai?"

"Sinceramente non lo so, forse dai tre ai quattro giorni. Non preoccuparti per, ti telefoner appena mi sar sistemato in albergo, cos quando ti sentirai in grado di
vedermi, me lo farai sapere."

Rispose di getto, senza riflettere: "Assolutamente no, verrai da me. Ho posto a sufficienza per ospitarti." Subito si morse il labbro. Che le era venuto in mente? Non poteva aver pronunciato quella frase! Invitare il fratello di Roscoe a casa e passare con lui la sera? Magari, con un po' di fortuna, e i turni, non avrebbe neanche avuto modo di incontrarlo, dopotutto. Chi voleva prendere in giro?

"Senti..." Si affrett a rettificare, forse c'era ancora tempo per ritrattare l'invito e mantenere a distanza il passato.

"Non preoccuparti, Chiara. Non  necessario. Mi fermer in albergo, ho gi prenotato." Damian aveva molte qualit e il saper leggere tra le righe era una di queste. Anche Amleto, nel frattempo salito sulla scrivania, la fissava interessato, ma qualcosa nella sua espressione le fece capire che non era d'accordo. Abbass la testa vinta e dispiaciuta. Doveva rimediare e subito. "Dam,  deciso, verrai a stare da me."

"Non devi farlo per forza."

"Insisto. Disdici pure la prenotazione, sarai mio ospite. In qualche modo, dobbiamo andare avanti. A che ora arriverai?" Concordarono tutti i dettagli. Non l'avrebbe mai detto, ma si sent sollevata. Alla fine della telefonata, Chiara guard il

gatto. Aveva approvato la scelta, anche se non glielo dimostr pi di tanto, troppo impegnato nella sua toelettatura. "Ho capito, forse va bene cos. In fondo devo andare avanti. A domani, bello." Con un sospiro, prese la borsa e usc da casa. Stava sorridendo.

3. Blantyre, Scozia.

"Quindi domani rivedrai Chiara, sei deciso. Cosa credi di trovare?" Gladys appoggi la schiena alla poltroncina di pelle nera, aveva gi allungato le gambe sotto la scrivania dell'ufficio. Dopo una giornata intensa passata ad analizzare il lavoro di un intero semestre, anche per lei era arrivato il momento di rilassarsi. Prima per doveva mettere in chiaro le cose con il fratello. Sapeva di chiedere troppo ma non poteva esimersi dall'esprimere il suo parere. Fin dalla mattina aveva notato una strana luce nello sguardo di Damian e l'espressione del volto, solitamente tranquilla, era piuttosto tesa. In principio l'aveva attribuita alla preoccupazione per l'inaugurazione imminente del nuovo padiglione. Tutti alle industrie Mac Talbot fremevano per il grande evento, e dopo un anno intero di lavori e sacrifici, erano arrivati alla viglia con fiducia. Avevano sostenuto spese non indifferenti, ma la previsione dell'incremento dei guadagni li aveva spinti a continuare. Sarebbero stati ingenti e avrebbero dato lustro all'industria. Era tutto calcolato e, se non fosse stato cos, di certo non avrebbero intrapreso quella strada. Il gioco valeva la candela: sarebbero arrivati i pezzi grossi della politica nazionale e internazionale.
L'ambasciatore della Spagna e il ministro degli affari esteri francese avrebbero annunciato quel giorno la chiusura di un contratto favoloso con le Industrie Mac Talbot per la fornitura di due modelli di nave da crociera extra lusso. In gioco c'erano

cifre di tutto rispetto, si parlava di migliaia di sterline che la Pullmantur e la Ponant erano disposte a sborsare pur di ottenere l'esclusiva. Inoltre era atteso l'amministratore delegato della Royal Caribbean International con il quale avevano sottoscritto un accordo per un nuovo progetto. I fratelli Mac Talbot gli avrebbero mostrato il prototipo di una nave, un sunto delle richieste ricevute eseguite secondo i loro parametri consueti. I lavori stavano proseguendo senza sosta da mesi e i preparativi andavano avanti come da copione. Ognuno svolgeva il proprio compito alla perfezione, attento a non tralasciare neanche il pi piccolo particolare. La decisione di ingrandire il cantiere era stata presa un anno prima, a seguito dell'improvvisa scomparsa di Roscoe. Dopo un periodo di smarrimento, Damian e Gladys avevano reagito impegnandosi nel lavoro. Insieme erano andati avanti, pi uniti che mai. Nonno Owen e persino Arthur sarebbero stati orgogliosi di costatare come i loro consigli e gli insegnamenti di una vita venissero seguiti alla perfezione in nome della famiglia, o almeno di quello che ne rimaneva.

Gladys guard distrattamente il cellulare posato sul piano della scrivania accanto al plico dei documenti analizzati.

"Calmati, sorellina. Siamo arrivati quasi alla fine del lavoro. Tutto andr come deve. Cosa c' che ti preoccupa?" Damian aveva notato il suo nervosismo, ma conoscendola, era pronto ad ogni reazione. Se non fosse stato cos, avrebbe avuto motivo per riflettere. "Sono dieci minuti che tormenti quel benedetto telefono. Aspetti
notizie da Matt?"

"A dire il vero, no." Distolse l'attenzione dal cellulare facendola migrare su una ciocca di capelli sulla spalla che inizi a tormentare. "Non farci caso. Da un po' di

tempo ho il terrore che suoni e ci sia un'altra brutta notizia in arrivo." Gladys sospir esausta, ormai non faceva altro. Tutto sembrava andare storto, anche se in realt il periodo era da annoverare tra i migliori in assoluto. Almeno per quanto riguardava il lavoro. " solo che non capisco perch hai scelto questo momento per il viaggio.
Oltretutto abbiamo un CdA importantissimo che ci aspetta subito dopo
l'inaugurazione."

Damian si avvicin al mobile bar, prese la bottiglia di bourbon con indolenza.
Gladys lo osserv rimetterla al suo posto senza riempire il bicchiere. Il fatto che, nonostante lo stress, non avesse toccato neanche un goccio in tutto il pomeriggio, non era da lui e, per quanto si sforzasse di essere normale, i movimenti e la postura del corpo, non riuscivano a convincerla.

"Abbiamo molti impegni che non possono essere tralasciati, ce li dividiamo, tutto qua." Inutile, Damian non aveva intenzione di cedere, ma lei non voleva lasciar correre. Tir un respiro profondo. "Questo lo capisco, ma perch allora hai voluto a tutti i costi prendere il mio posto? Sono stata invitata al convegno in qualit di presidente. Tu dovevi rimanere qui. Era cos che doveva andare. La tua presenza  fondamentale e lo sai, e invece decidi di andare a Roma.  per Chiara, non  vero?
Perch vuoi vederla?"

Damian le pass accanto fermandosi davanti alla vetrata alle sue spalle. Le nuvole stavano offuscando quel poco di luce che rimaneva del giorno ormai al tramonto. Da com'erano scure, neanche la luna avrebbe avuto la forza di superarle e rischiarare la serata. Cerc di raddrizzare le spalle e infil le mani nelle tasche dei pantaloni di lana pettinata grigio ferro, sospirando. "Perch tu non l'avresti fatto, lo

so."

"Puoi biasimarmi?" Damian scosse la testa. Gladys continu: "Pensi che non senta la sua mancanza?" La donna riprese in mano il cellulare. "Lei per ha preso la decisione di stare lontana e noi dobbiamo rispettarla."

"Non  pi tornata,  vero. Matt che dice?"

Gladys prese a torturare un bottone della sua camicetta e dopo qualche secondo se lo ritrov in mano. Con violenza lo scagli a terra prima di allontanarsi dalla scrivania. "Si sentono poco e quando succede vedo Matthew sforzarsi per mantenere la calma. So che vorrebbe fare molto di pi per la cugina, ma  come se Chiara non glielo permettesse. Ha cancellato Roscoe e noi tutti dalla sua mente. Non ne parla mai e la cosa mi fa incazzare." Alla fine era riuscita a dirlo. Lo sguardo che il fratello le indirizz non plac il suo risentimento. Continu a muoversi e a camminare in tondo, anche il ticchettio dei tacchi risuonava nervoso. "Capisco che questo sia il suo modo di reagire, lo comprendo, cosa credi? Anche per noi  stato un brutto colpo, Roscoe era nostro fratello e dopo tanto tempo eravamo riusciti a ristabilire e a rinsaldare il rapporto. Purtroppo ora non sar pi possibile. E non abbiamo avuto neanche un
corpo su cui piangere."

"Lo so e non mi rassegno. Sembrava che tutto si fosse sistemato; Roscoe e Lorna erano arrivati ad un accordo sul bambino e Chiara si stava preparando di nuovo alle nozze. Nel giro di qualche mese abbiamo perso prima il nipotino e poi lui." Il silenzio cal come un velo lugubre su di loro. Gladys, alla fine, pur con le lacrime agli occhi,
alz la testa, altera come sempre. "Dam, basta."

"Anche tu non riesci ancora a parlarne, quindi non biasimarla." Come sempre suo

fratello aveva ragione. Era inutile prendersela. Gladys torn alla scrivania, prese in mano il telefono e conged la segretaria. Spost la penna di fianco all'agenda chiusa.
"Allora parliamo del tuo viaggio. Ripeto che non  questo il momento giusto per partire. Sei l'amministratore delegato, dovresti allestire tu l'inaugurazione."

Damian curv le spalle, rassegnato. "Basterai tu, andr bene comunque. Ti ho chiesto di lasciarmi andare al tuo posto perch in realt ho bisogno di vedere Chiara, di constatare di persona le sue condizioni. Sento di doverlo fare, altrimenti non me lo perdonerei. Ti prego di capire, e per favore, non parliamone pi." Gladys vide il fratello indossare la giacca, pronto a uscire. Le si avvicin per un bacio sulla guancia.
La cosa era stressante anche per lui, non c'erano pi dubbi. In condizioni normali non l'avrebbe mai fatto. "Ho la valigia da chiudere e un compleanno al quale andare a deprimermi questa sera. Vieni con me? Connie  anche amica tua."

Gladys gli agit l'indice sotto il naso, mentre un ghigno malizioso le illuminava il viso truccato come sempre in modo impeccabile. "Passo. Sono troppo stanca, non ho proprio la forza di sopportare l'ego smisurato della signorina "Guardatemi, sono o no uno schianto?". Se fosse un uomo, sarebbe un perfetto stronzo..."

"Invece il suo faccino angelico da bambolina di ceramica le d il diritto di comportarsi come vuole. Povero Guy! Deve essere proprio innamorato per non accorgersi di come riesca a manipolarlo per bene." Alla porta si ferm con la mano
sulla maniglia. "Andrai da Matt?"

Gladys lo imit e dopo aver indossato il cappotto color caff, lo raggiunse. Per quella sera avevano terminato. "No, caro. Ho bisogno di rilassarmi davanti a un buon libro chiusa in camera mia, senza distrazioni. Ogni tanto capita questa fortuna, non mi

sembra vero." Entrarono in ascensore sorridendo, come non accadeva da qualche tempo. Al parcheggio si divisero come sempre. "Salutami Brian e porgi i miei auguri alla piccola iena dai capelli rossi." Gladys agit la mano un attimo prima di chiudere lo sportello della Mercedes.

"Che vipera che sei! So che stai scherzando. Connie  fatta cos, per fortuna non  un mio problema." Quando anche Damian mise in moto l'Aston Martin, nel parcheggio rimasero soltanto l'eco delle risate e lo strascico finale delle battute.
Nonostante quello che avevano passato, i fratelli Mac Talbot dovevano andare avanti.
...
.
...
Seduto sul divano, Damian accavall le gambe. Vista l'aria che tirava in casa e il disordine che regnava nella stanza da letto di Brian, non ci volle molto a concludere che non si sarebbero mossi tanto presto, cos si mise comodo e distese le braccia lungo la spalliera. Il ritardo non lo irrit, al contrario. Non aveva nessuna intenzione di partecipare a una festa di compleanno, in pi la cara Connie e il suo cavalier servente non potevano certo definirsi campioni di simpatia. Avrebbe voluto trascorrere la serata in pace davanti a un paio di bottiglie di bourbon prima di tornare al castello. Aveva un aereo da prendere il giorno seguente e una serie di problemi da risolvere, primo fra tutti, Chiara. Sua sorella non aveva tutti i torti, non sarebbe stato facile rivederla dopo un anno di assoluto silenzio. All'inizio il viaggio a Roma gli era sembrato la giusta occasione per riallacciare i rapporti con la sua quasi cognata, ma con il passare del tempo e l'avvicinarsi dell'incontro, non era pi tanto sicuro. In ogni caso aveva ancora tempo per distrarsi. Di tutto il resto se ne sarebbe occupato il giorno dopo.

"Che succede, Dam?" Brian era fermo davanti al divano, con le mani sui fianchi e lo stava fissando preoccupato con un paio di occhi gelidi. La ruga tra le sopracciglia, pi pronunciata che mai, era un indizio da non trascurare.

"Sto aspettando te, perch?" Sgran gli occhi quando si accorse che il suo amico non indossava ancora la camicia. L'ampio torace glabro e tonico lo convinse a occuparsi di lui e a relegare in un angolo della mente il viaggio del giorno dopo.
Brian era bello e statuario e lo stava fissando come faceva di solito quando non riusciva a centrare il problema. Aveva bisogno di risposte. Damian per non era disposto a fornirgliele, n a sostenere un'altra discussione. Per quella giornata, una era pi che sufficiente, giacch anche Brian, come Gladys, non aveva approvato la sua decisione.

"Non  il momento di parlarne. Abbiamo una festa, ricordi? E tu dovresti finire di vestirti. Siamo gi in ritardo." Brian non si mosse lasciando a Damian la consapevolezza di aver sbagliato l'approccio. Se voleva davvero convincere l'amico, doveva cercare un argomento migliore. "Coraggio, prima ci sbrighiamo, prima torniamo. Non sono in vena di feste stasera, lo faccio solo per Al." Vide Brian sollevare il sopracciglio. "Non facciamolo aspettare allora."

Il suo tono sarcastico lo mise al tappeto. Che cazzo, ci mancava una scenata di gelosia! Doveva correre ai ripari e farlo in fretta. "Non avrei niente da ridire se a fine serata organizzassimo un party privato." Brian alz la testa, forse l'aveva convinto, ma il sollievo svan in un attimo non appena si accorse del guizzo luminoso nei suoi occhi. Allora si preoccup e attese la rappresaglia che non tard ad arrivare. Poco dopo, infatti, lo vide chiudersi in bagno per uscirne perfettamente vestito. "Andiamo."

Fu il laconico commento, poi pi nulla. In silenzio uscirono in strada e raggiunsero la BMW.
...
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...
Ci vollero quindici minuti per arrivare a destinazione. Il locale, il Cathouse, sulla Union Street, distava parecchio ed era molto pi vicino a Glasgow che a Blantyre.
Valeva comunque la pena percorrere qualche chilometro in pi: rappresentava uno dei pi grandi night della zona, fornito di un parcheggio ampio abbastanza da allestire concerti nel periodo estivo. Nel resto dell'anno, invece, tutta l'attivit si svolgeva all'interno, nella grande sala con le pareti a specchio, il pavimento nero e i divanetti bianchi, arredamento per il quale il Cathouse era rinomato, e non solo. Il pezzo forte era costituito dalle cameriere in shorts neri e succinti corpetti rossi. Le leggiadre ragazze avevano il compito di allietare la permanenza degli avventori, oltre che con le ordinazioni, anche regalando qui e l ampi sorrisi e permettendo di sbirciare nelle generose scollature. Il loro ancheggiare marcato rappresentava la garanzia del successo. In tutti i fine settimana si registrava il pienone, sia che si trattasse di assistere a spettacoli di lap, o di spogliarello, sia quando si era interessati a trascorrere qualche ora in discoteca, come quella sera. La pista da ballo era affollata, e dall'alto della sua postazione, al centro della stanza, il dj dava sfoggio della propria bravura impegnandosi a creare con i successi discografici mondiali una colonna sonora all'ultimo grido. Erano secoli che Damian non metteva piede in un posto cos, l'ultima volta risaliva al periodo del college, quando con Roscoe e Brian formava il trio delle meraviglie e il sogno proibito di ogni ragazza. Pensare al fratello lo turb a tal punto da desiderare di uscire e tornarsene a casa, ma il sorriso accattivante e

sincero di Al, seduto a un divano poco distante, lo convinse a restare.

"Ehi, ce l'avete fatta!" disse con entusiasmo. Con un colpetto sul cuscino al suo fianco, fu chiaro a tutti il suo desiderio: voleva che Damian gli si sedesse accanto.
L'invito non pass inosservato a Brian che lo salut a mezza bocca. "Ciao, dove sono
gli altri?"

"Ballano. Si erano stancati di aspettare qui fermi. Ah, eccoli che arrivano." Al alz il braccio in direzione della coppia: la sorella Connie accompagnata dal suo compagno, Guy. La donna quel giorno compiva trentacinque anni, ma a vederla poteva essere benissimo scambiata per una ragazza molto pi giovane. Era alta, con un corpo ben fatto, un seno sodo e formoso e dei fianchi da urlo. Il viso poi era semplicemente angelico con quegli occhi azzurro chiaro, un nasino dritto e due labbra ben delineate.
Il segno distintivo del suo fascino per era rappresentato dai capelli: una lunga cascata di fluenti onde rosso Tiziano che le arrivavano alle spalle. Era davvero bella, con una pelle di porcellana, un sorriso accattivante e un abitino di seta verde acqua che le scendeva morbido sui fianchi. Ondeggiava ad ogni passo, incurante dell'effetto esercitato sugli uomini. Al suo passaggio, infatti, molte teste si voltarono, ma lei non se ne cur pi di tanto. Alle sue spalle c'era Guy, il compagno di una vita. Stavano insieme da diversi anni e andava bene cos, anche se a guardarli, era evidente quanto fosse diversa da lui. Guy era un tranquillo uomo sui quaranta, alto, di una bellezza media, troppo comune per una donna come lei.

"Damian, Brian, che piacere! Vi stavamo aspettando. Non  bello qui?" cinguett Connie dopo essersi letteralmente gettata in braccio agli ultimi arrivati. Li conosceva da sempre e quello era il suo modo di salutarli ogni volta che ne aveva l'occasione.

Se Gladys l'avesse vista, avrebbe dichiarato ci che ripeteva sempre: "Ci prova con tutti. Ama sentire le mani degli uomini che la sfiorano. Se non lo sapessi, non riuscirei a credere alla parentela con Al. Tanto tranquillo lui, quanto puttana lei. Che strana la
vita!"

"Auguri, bella." Damian ebbe il tempo di darle un bacio sulle guance e di alzarsi.
"Ciao Guy, come va?" Fu sufficiente una pacca sulle spalle prima di tornare a sedersi. Connie trov posto tra il suo compagno e Brian con il quale interagito per quasi tutta la sera. Ben presto il tavolo si riemp di bottiglie e di prelibatezze cucinate alla perfezione e ordinate per l'occasione dalla festeggiata in persona.

"Squisito questo roll al sugo di cinghiale, non vi pare?" squitt allegra.
Sembrava una bambina un po' cresciuta. Dopo il Crowdie
arriv alla torta, la famosa
Dundee Cake.

"Certo non  come quella che faceva tua madre, Al, ma  altrettanto buona.
Quanto tempo  passato!" Damian cominciava a rilassarsi, dopo tutto ne aveva bisogno.

"Allora sei deciso a partire domani. Conti di stare via molto?" Si inform Al mentre riempiva i bicchieri di whisky.

"Solo tre o quattro giorni. Dipende dall'esito della convention. In questi casi, con un po' di fortuna, si possono anche concludere affari vantaggiosi. Interverranno i presidenti delle maggiori industrie del settore, tutti a caccia di novit." Damian era raggiante. Dopotutto sapeva di avere un asso nella manica e di poterlo posare sul tavolo al momento opportuno. Sia lui che la sorella erano convinti che dopo Roma, la Mac Talbot Industries avrebbe accresciuto ancor di pi la propria fama. L'esito

positivo degli ultimi accordi aveva fatto il giro del mondo e suscitato il giusto interesse. Le idee innovative della MTI avrebbero fatto la differenza. Inoltre la presenza dell'amministratore delegato in Italia avrebbe significato un incremento di richieste di collaborazioni future con altri partner. "Il contratto vantaggioso appena firmato con la societ americana  una garanzia. Se abbiamo convinto loro, non ci
saranno problemi con gli altri."

"Ho letto, infatti. Siete stati bravi a inserirvi nella gara. Mi sembra che abbiate ottenuto il favore della Caribbean senza neanche dover abbassare di molto il prezzo.
Lo dicevo io che sei un drago negli affari." Fu il commento sincero di Al, il suo amico di sempre, il suo primo amore.

"Il merito va anche a Gladys. Con lei abbiamo stilato un programma dettagliato di tutte le nostre offerte. Gli americani non hanno potuto non tener conto della qualit del materiale e soprattutto dell'originalit del progetto. Hanno firmato il contratto
senza lamentarsi della nostra proposta economica."

"Quelli non badano a spese e voi vantate una tradizione che non pu essere sottovalutata. Lo sanno tutti. Complimenti! Che ne dici di rivederci dopo il tuo ritorno e festeggiare il successo?" Guy, da bravo finanziere, aveva investito una parte del proprio denaro in borsa, puntando sulle azioni della MTI. Non aveva mai perso, anzi, nell'ultimo anno aveva triplicato il suo capitale. Non nutriva dubbi quindi sulla bravura dell'amico. Alz il bicchiere per un brindisi cui Damian e Al parteciparono.

"A patto che l'incontro avvenga al "The Castle". Almeno giocheremo in casa.
Giusto, Brian?" Damian dovette ripetere per due volte la frase prima di avere la sua completa attenzione.

"Certo, certo." Anche lui alz il bicchiere. Damian capt la tensione del sorriso e il modo in cui si stava grattando il pizzetto, gli conferm il suo disagio. Lo aveva visto bere per tutta la serata e parlare con Connie pi degli altri. L'aveva accompagnata sulla pista per qualche ballo, ma la cosa non l'aveva certo turbato. Si fidava di Brian, anche se conosceva bene il suo pensiero e capiva, meglio di chiunque altro, quanto si stesse sforzando di apparire normale, visto il modo in cui Al aveva monopolizzato il suo interesse. Una volta a casa, avrebbe trovato il modo di calmarlo.

"Attento alle italiane. Dicono che siano delle magnifiche amanti." Disse Connie ridendo. Allung il braccio sulle spalle di Brian, avvicinandosi di pi. Sarebbe bastato un altro piccolo movimento per finirgli in braccio. Da come si stava agitando, non era difficile capire che lo avrebbe fatto di sicuro. Brian si alz allontanandosi e Damian lo segu con gli occhi, compiaciuto. Era difficile resistere a una donna come Connie, specialmente dopo aver ingerito tanto alcool. "Questo  il mio ragazzo!" pens orgoglioso.
...
.
...
Il Cathouse era fornito di vere e proprie stanze da bagno, con un'ampia anticamera che divideva la zona femminile da quella maschile, piena di ogni comfort: dai divani ampi e morbidi, agli specchi grandi e illuminati dalle lampade a muro, agli armadietti pieni di salviette morbide e profumate, e candele. Poi, in basso tra le porte dei bagni, c'era un discreto distributore di preservativi. Brian asciug le mani e aggiust la cintura imprecando. Com'era potuto accadere che si sentisse scombussolato in quel modo? Come aveva potuto permettere a quella famelica donna di palpargli indisturbata la coscia? Era stato un errore accettare l'invito, doveva

prevederlo. Che diavolo! Erano bastati pochi shot per perdere la testa? Per fortuna aveva pensato di alzarsi prima che avvenisse il disastro. Ci mancava solo uno scandalo! No, doveva rimediare. Guard l'orologio, si era fatto tardi, nessuno avrebbe avuto da ridire se fosse uscito trascinandosi dietro Damian. La scusa del viaggio era sufficiente per andarsene. Ormai aveva deciso. Si sciacqu di nuovo la faccia per svegliarsi del tutto, una cosa era certa: non voleva incorrere nel ritiro della patente e la denuncia per guida pericolosa. Che bella serata! Perso nei suoi pensieri, apr la porta e usc. Non si accorse delle braccia fresche che a sorpresa gli circondarono il collo e non ebbe neanche il tempo di mettere a fuoco le labbra che gli si avventarono contro. Colto alla sprovvista, rimase sulle sue, ingessato e pronto a reagire staccandosi di dosso la piovra, ma qualcosa cambi all'improvviso.
L'imbarazzo iniziale ben presto fu spazzato via dal contatto con il corpo femminile.
Non tanto le labbra, quanto il seno prominente schiacciato sul suo petto e i fianchi che si muovevano contro di lui, risvegliarono in Brian il predatore di un tempo. L'alcol ingerito e il profumo della donna nelle narici, lo fecero capitolare, cos rispose al bacio. I suoi gemiti, quando le lingue si toccarono, accesero la sua libidine e il contatto tra loro fu perfetto. Troppo, tanto che Brian con molto sforzo si allontan da quella bocca gustosa, rendendosi subito conto dello sbaglio.

"Connie! Che diavolo ti  preso? Sei impazzita?" Dovette impiegare pi del dovuto per slacciarsi dalla morsa delle braccia della donna, per nulla preoccupata delle conseguenze. Avrebbe dovuto capirlo: per tutta la sera non aveva fatto altro che flirtare con lui, lo aveva persino imboccato con la scusa di fargli assaggiare un po' del suo gelato, diverso da quello che lui aveva ordinato. Solo in quel momento, con la mente sgombra dal grosso dei fumi dell'alcol, si rese conto della pericolosit di quel

giochetto.

Sbattuto contro la parete dell'antibagno, nella parte pi scura della stanza, Connie lo braccava sfoderando l'unica arma capace di farlo reagire. E ci stava riuscendo.

"Per tutta la sera ho sperato di rimanere sola con te. Non fare quella faccia, lo sento sai, che ti piace." Pos la mano sulla patta gonfia. Sorrise maliarda e si rituff sulle sue labbra per strappargli un altro bacio mozzafiato. Brian imprec tra s e la respinse energicamente. Non disse una parola, solo si allontan da lei in fretta.
L'episodio lo aveva sconvolto pi del dovuto, non sarebbe dovuto avvenire.

Al tavolo trov Damian pronto ad andare. Ringrazi il cielo. Il viaggio di ritorno fu pi silenzioso dell'andata e Damian alla fine si astenne dal continuare il suo monologo. Non c'era verso di fargli pronunciare pi di un paio di monosillabi alla volta. Brian apprezz, gli serviva del tempo per ritrovare la calma. Aveva il corpo ancora sotto sopra e la mente in subbuglio, per non parlare del senso di colpa che lo stava consumando: forse avrebbe dovuto raccontare l'episodio una volta arrivati a casa, ma un pensiero lo fece recedere dall'idea. Non era la reazione improbabile del compagno a turbarlo. Se lo conosceva bene, una volta ascoltato il resoconto, Damian sarebbe scoppiato a ridere e avrebbe finito con il prenderlo in giro per giorni. No, non era certo la gelosia del suo compagno a trattenerlo, bens la certezza che se ne avesse parlato, lui stesso lo avrebbe considerato un fatto importante, cosa che invece non era. In pi, non era ancora pronto ad analizzare le sensazioni provate. Era bastato un corpo femminile per farlo scattare quasi sull'attenti, e tutto questo dopo un anno di sesso gay. Allora in fin dei conti non aveva perso il suo istinto. C'era poco da stare

allegri, da quando si era messo con Damian, aveva sempre temuto una ricaduta. Era arrivato il momento di rimediare e di rimettere le cose sul giusto binario, in fretta.

Entr in casa e prima che Damian potesse dire qualcosa, lo spinse sul divano baciandolo con voracit e tenendolo stretto per i capelli. Non ci fu nulla di tenero nel contatto, solo voglia di possederlo e affermare il suo ruolo. Si spogliarono in fretta, guardandosi negli occhi, e lui vide Damian, il suo amante, il suo amore. Non c'erano pi equivoci. Con una mano sulla spalla lo fece inginocchiare e con l'altra gli ficc l'uccello duro in bocca. Allarg meglio le gambe per rimanere stabile e cominci a muovere i fianchi. L'altro lo divor, succhiandolo e mordendolo con ardore. Chiuse gli occhi irrigidendo la schiena, era al limite. Il viso arrossato di Connie gli si stagli davanti. Il cazzo ebbe un fremito. Brian spalanc gli occhi e guard verso il basso: Damian continuava a lavorarselo al meglio.

"Ti voglio, ora." Lo spinse a terra e gli allarg le gambe, strofin la punta bagnata del suo membro per inumidirgli l'ano e spinse. Entr completamente fino in fondo e insieme gridarono. Si pieg in avanti cominciando a muoversi e lo baci, gli morse il collo e gli succhi il capezzolo con forza. Non ci fu nulla di tenero in quell'amplesso, solo colpi profondi e un orgasmo potente che li travolse, lasciandoli senza fiato.

"Se questo  il tuo modo di chiedere scusa, l'ho apprezzato." Damian fu il primo ad alzarsi.

"Cosa?" gli chiese Brian seguendolo. Il tentativo di dimostrarsi tranquillo, fall appena si trov di fronte gli occhi verdi indagatori. Il volto di Damian, bello come sempre, gli apparve duro, ma forse aveva solo la coscienza sporca. Raccolse i boxer

e li indoss. Errore madornale! Senso di colpa uno, Brian zero.

"Ma dai, sto scherzando! Le continue attenzioni della rossa devono averti turbato a tal punto da scatenare anche un certo senso del pudore." Damian gli indic le mutande.

"Ma che stai dicendo? Cosa c'entrano i miei boxer ora?" ribatt con poca convinzione, tanto che not l'espressione interrogativa dell'amico e non gli piacque per niente. "Sono stanco e non ho voglia di passare il resto della notte disquisendo se devo o no indossare la biancheria intima." Vide Damian annuire con la sua solita calma. Amava quell'uomo e provava per lui profonda stima. Non l'aveva visto perdere le staffe neanche nei periodi critici dell'anno appena trascorso, non meritava di essere ferito e non c'era nessuna donna, per quanto avvenente, capace di stargli al passo. Damian era unico e lui, invece, uno stronzo. Sospir imprecando e torn al divano. Stavolta si sedette e guard l'amico, ancora nudo e bello oltre ogni dire.

"Sono solo stanco e ho bevuto molto stasera, come tutti, del resto. Comunque s, la cara Connie ci stava provando. Povero Guy!" Damian alz le braccia intrecciandole sopra la testa nella solita posa che indicava una cosa sola: stava giudicando le sue parole e sebbene non avesse uno straccio di stoffa addosso, risultava sempre composto ed elegante. Alla fine gli dette ragione. "Conosce
perfettamente Connie e credo le vada bene cos."

Brian si sent sollevato ma quando Damian si spost, gli occhi scuri del cobra, il suo tatuaggio, fecero capolino dal lato del cuore, severi come sempre, pronti a giudicarlo. La morsa alla base dello stomaco si fece d'acciaio. Che idiota! Era arrivato il momento di scacciare dalla testa assurde paranoie e di concentrarsi su

quello che contava di pi: Damian.

Quanto ti fermerai in Italia?" Cambiare discorso gli sembr una mossa azzeccata e utile a entrambi. Brian non vedeva l'ora di togliersi dalla mente l'increscioso episodio, avrebbe analizzato in un secondo momento il significato della reazione fuori controllo del suo corpo. Non c'era bisogno di assillare Damian.

"Spero di non metterci tutta la settimana. Molto dipender da come andranno le
cose l... con Chiara."

"Cosa speri di trovare? Nonostante tutto, credo sar felice di riabbracciarti, sa quello che hai fatto per lei." Lo sguardo che gli rivolse l'amico fu carico di dolcezza come solo un uomo innamorato e fiero sa regalare. Tutte le donne del mondo nulla potevano contro la bellezza del volto di Damian in quel momento. Sent il tocco fermo della mano dietro la nuca e subito dopo si ritrov coinvolto in un bacio deciso e penetrante che lo lasci senza fiato, il segno della sua gratitudine. "Almeno tu sei dalla mia parte e non mi additi come uno sciocco nostalgico e sentimentale" sussurr Damian sulle sue labbra. Brian accarezz il tatuaggio sul cuore e risal, seguendone i contorni, fin dietro alla spalla. Il lungo serpente sembr gradire le sue attenzioni, e lui sent guizzare i muscoli sotto le dita con un brivido che gli attravers il corpo. "Tua sorella ha sofferto molto e avrebbe voluto aiutare Chiara, ma lei non gliel'ha permesso, ha preferito tagliare i ponti con tutti noi, ma non ci ha certo dimenticati.
Gladys alla fine se ne far una ragione."

" quello che penso anch'io. Sai che vado a stare da lei? Non ho rifiutato il suo invito perch mi sembra un'ottima opportunit. Avremo tempo per spiegarci. Sei l'unico a saperlo per ora. Se l'incontro servir a qualcosa, allora lo dir anche a

Gladys al mio ritorno." Il corpo di Damian vibr sotto il tocco delle sue mani e allent la presa dietro alla nuca. Brian gli afferr il pene eretto e uno sbuffo roco di piacere proruppe dalle labbra pi sexy che avesse mai visto.

"Sono sicuro che andr tutto bene." Approfittando della possibilit di potersi muovere, avvicin la bocca al glande turgido. Il respiro caldo sulla pelle lo fece fremere. "Altrimenti potrai sempre trasferirti in albergo, giusto?" Non ci fu risposta, solo un tacito invito a continuare, e Brian non se lo fece certo ripetere. Scese lento lungo l'asta e risal per lubrificarla a dovere. Il movimento divent ben presto pi veloce e infuocato e quando Damian arcu la schiena spingendo in avanti i fianchi, lui lo penetr con due dita. Con la testa ben ferma tra le mani dell'altro, Brian prese il ritmo giusto. Il grido smorzato precedette lo schizzo caldo che gli arriv in gola, e dopo poco tutto fin.

"Fai buon viaggio, Dam e salutami Chiara."

4. Blantyre.

Erano le sette di sera ma al distretto nessuno aveva intenzione di tornare a casa.
L'attivit continuava frenetica; il trillo dei telefoni e il calpestio delle scarpe sul linoleum facevano presumere che quella sarebbe stata una lunga notte. Dopo un anno e mezzo dalla condanna, ancora non si avevano notizie di Sean Logan, l'ex senatore reo di aver complottato contro la famiglia Mac Talbot e di aver commissionato l'omicidio di Arthur e Christen. Al momento della cattura era riuscito ad anticipare le mosse della polizia sparendo nel nulla. Matthew Gleason e la sua squadra avevano allargato le ricerche in tutta la penisola britannica, senza tralasciare l'Irlanda e le isole pi vicine, ma non c'era stato niente da fare: Logan sembrava essersi davvero dissolto nel nulla.

"Mitch!" Il tono risuon minaccioso. Un attimo dopo il solerte collaboratore apparve sulla porta. "Dove sono i dossier che ti avevo chiesto?"

"Eccoli, se mi dai il tempo di procurarteli..." Mitch pos i fascicoli sulla scrivania e scocc uno sguardo torvo al capo. In tutti gli anni della sua carriera, non ricordava se ci fosse stata un'altra occasione in cui la tensione avesse raggiunto picchi tanto elevati di elettricit in ufficio. Bisognava tornare indietro forse al periodo del confitto nelle Falkland, ma si trattava pur sempre di una guerra, il che la diceva lunga sulla situazione attuale. A pensarci bene, l'ufficio del detective Gleason aveva

proprio l'aria di una trincea, con cartelle e fogli sparsi sul piano di massello della scrivania e sulle sedie, come munizioni pronte all'uso. La porta era costantemente aperta, agenti e impiegati erano simili a missili impazziti, sparati in tutte le direzioni, in cerca di altro materiale. Erano state impiegate forze non indifferenti, sacrificati ferie e riposi per ritrovare il latitante pi pericoloso, senza per riuscirci. "Da quante ore sei qui? Non mi verrai a chiedere un altro caff, vero? Sei gi elettrico di tuo."

Matthew alz lo sguardo stupito. Gli serv un momento per intercettare gli strani suoni provenienti dalla bocca del detective in seconda. "Che?" Ma il suo contatto con la realt dur pochissimo, giusto il tempo di agguantare l'ultimo bicchiere di plastica riempito di caff, svuotarlo e gettarlo nel cestino senza piet, dopo averlo accartocciato tra le dita. Neanche in quell'occasione Matthew era riuscito a fare centro. "Non dire cazzate, non ne abbiamo il tempo. Piuttosto, novit?"

Mitch scosse la testa. "Merda!  mai possibile che un uomo come Logan riesca a prenderci per il culo con tanta facilit? Ci sar pure un posto al mondo dove quello stronzo si sar nascosto. Troviamolo." Matthew si gratt la testa; la corta capigliatura, che negli ultimi due anni aveva assunto un colore decisamente argenteo, non sub molti danni.

Sean Logan era un uomo potente e sicuramente aveva potuto contare sull'aiuto di qualcuno che gli doveva un favore. Cos era riuscito a eclissarsi. Dopo la confessione dell'ex marito di Gladys al momento dell'arresto, la sua vita era cambiata. Le intenzioni del senatore erano ben chiare: voleva distruggere i Mac Talbot per farla pagare ad Arthur e a Owen per averlo messo da parte. Era entrato ai cantieri affiancando l'allora giovane Arthur e insieme erano riusciti a ingrandire la societ,

tanto che dopo pochi anni la Mac Talbot Industries era diventata l'azienda europea leader nel settore navale. Dieci anni prima della morte di Arthur aveva esteso le sue mire al mercato mondiale, finendo per portare l'impresa a livelli competitivi impensabili. Le cose per erano cambiate con l'ingresso dei giovani della famiglia, i quali, grazie all'appoggio del nonno, ben presto lo avevano soppiantato offuscandone il lavoro e prendendosi i meriti degli ultimi successi. Alla morte di Owen, la situazione si era complicata a tal punto che Logan era stato costretto a cedere il passo a Damian e Gladys. Essere relegato al ruolo di consigliere non gli bastava. Il senatore aspirava a ben altro e per arrivarci aveva pensato anche di circuire la giovane figlia del suo ex socio, ma senza successo. Alla fine non gli era rimasto altro che tramare per la distruzione di quelli che ora considerava ostacoli alla sua smisurata mania di grandezza. La polizia, dopo l'omicidio dei coniugi Mac Talbot, aveva scoperto il suo gioco e un mandato di cattura era stato emesso a suo nome. Peccato che dopo due anni non si fosse ancora riusciti ad arrestarlo.

"Se non lo troviamo entro domani, allargheremo le ricerche all'estero. Qualcuno lo sta aiutando, dobbiamo setacciare tutti i contatti, i parenti, gli amici, qui e oltre i
confini del Regno Unito."

"Ho gi chiamato e predisposto tutto, Matt. Lo troveremo."

"Perfetto. Allora ripartiamo da zero..."

"Matt,  tutto sotto controllo. Calma o non arriverai alla prossima settimana. Non
 ora che vada a casa?"

"Mi fai da padre ora, Mitch? Ti assicuro che non ce n' bisogno. Mi calmer soltanto quando avremo assicurato quel fottuto assassino alla giustizia. Continua a

chiamare le polizie internazionali e..." Il cellulare vibr attirando gli sguardi di tutti i presenti. Il nome apparso sul display lo fece sospirare. Matt rimase a fissare il telefono, indeciso sul da farsi. Di altro avviso era Mitch. "Noi usciamo."

"No, mi sbrigher in un attimo." Il display si accese e il bellissimo primo piano di Gladys apparve sorridente. Matt mise distrattamente la chiamata in viva voce: "Ciao, ho dimenticato qualcosa, dovevamo vederci?" Lasci per un attimo le scartoffie sospirando a occhi chiusi.

"No, anche perch avevo progettato di rilassarmi e andare a letto presto. Domani ho una giornata a dir poco spaventosa. Sai che arriveranno i legali di Roscoe dagli Stati Uniti? Volevo parlartene. Passi da me a cena? Ti assicuro che il dessert ti
piacer,  di pizzo rosso. Che ne dici, sbirro?"

Il detective sub un vero e proprio attacco di panico. La salivazione si azzer in un lampo e il cuore cominci a palpitare. Gli occhi schizzarono fuori dalle orbite e la mano scatt come un cobra sul cellulare rendendolo muto. Se lo avvicin all'orecchio, ma fece l'errore di alzare lo sguardo. Ci che vide lo spavent ancora di pi. Il collega e gli agenti si stavano prendendo gioco di lui con fischi, e gesti inequivocabili. Il colpo di tosse non li intimor, al contrario, dal silenzio trattenuto a stento si pass in un battito di ciglia allo schiamazzo assoluto. Mitch, che aveva resistito mordendosi le labbra, cominci a ridere, seguito ben presto dagli altri. A nulla valse la luce ferina nello sguardo del capo. Era evidente che ormai avesse perso il comando della situazione e i suoi collaboratori si erano trasformati in un branco di irriverenti figli di puttana. Ecco, con poco era diventato lo zimbello del distretto. Con un ampio gesto del braccio li cacci tutti dalla stanza e, una volta rimasto solo, cerc

di recuperare la conversazione. "Gladys, sono qui."

"Allora perch non rispondi?"

Matt si lasci andare a un lungo sospiro. Si strofin la faccia pi volte prima di

farsi ripetere la domanda. "Ti ho chiesto se ti  piaciuta la sorpresa?"

Deglut e rispose sorpreso di riuscire ancora a parlare, in silenzio ringrazi la sua buona stella. "Certo, e penso che lo abbiano gradito tutti al distretto."

La voce di Gladys schizz di un'ottava, tanto che lui dovette allontanare l'apparecchio. Non avrebbe dovuto peccare di leggerezza, ma mai avrebbe immaginato che quella telefonata si trasformasse in un'erotic call. Che strana la vita!
Ci volle un po' perch Matthew riuscisse a farsi ascoltare senza che la sua frase fosse interrotta in continuazione.

"Gladys ascoltami,  tutto sotto controllo." Il tentativo di calmarla fu debole e controproducente, a nulla valse prometterle che nessuno si sarebbe permesso di fare apprezzamenti su ci che aveva ascoltato. Gladys chiuse la telefonata con uno sbuffo esasperato tanto sonoro da essere captato anche da Mitch.

"Adesso tu te ne vai a casa, fai pace con quella donna meravigliosa dalle gambe mozzafiato... -alz la mano per bloccare la replica piccata del detective. Aveva intuito la reazione dall'espressione furente della faccia e dal colorito acceso della pelle del collo. S, lo conosceva bene. -... e fai in modo di rilassarti come ha prospettato lei. Tutto il distretto fa il tifo per te."

"Che cazzo dici, Mitch, sei impazzito?" Matthew ringhi al limite della sopportazione, ma l'altro lo convinse ad alzarsi dalla sedia e, spingendolo all'uscita,

gli fece capire che non avrebbe tollerato di vedere la sua brutta faccia per quella giornata. "Sono di turno stanotte, quindi se ci saranno novit, ti chiamer, non
dubitare. Ehi Matt..."

Gleason si volt dopo aver aperto la porta. "Che c'?"

"Rendici fiero stanotte, figliolo!"

"Vaffanculo, Mitch." Fu accompagnato da un coro di risate e sghignazzi degni di una bettola in periferia. Che stronzi!
...
.
...
La cena era stata eccellente come al solito quando si trovava al castello. Matt conosceva bene l'abilit della cuoca e ammirava soprattutto la variet delle portate; non c'era giorno che non provasse qualcosa di nuovo, e ogni volta ne ammirava la semplicit e il gusto. Di sicuro, gli ingredienti usati erano di prima scelta, poteva scommetterci. Le pietanze, anche quando si trattava di piatti poco elaborati, avevano un gusto e una freschezza da leccarsi i baffi. Il detective approfittava degli inviti al castello per dare al suo stomaco una salutare pausa da quelle schifezze che di solito ingurgitava. Non che non fosse in grado di cucinare, anzi, fra lui e Gladys quello che poteva considerarsi capace di distinguere una padella da un tegamino era proprio lui, ma non sempre aveva il tempo di cimentarsi con i fornelli. La flessibilit degli orari di lavoro non gli consentiva sempre di vivere in modo "umano" come soleva ripetergli Chiara, e alla fine erano pi le volte in cui si riduceva a ordinare dal cinese

o alla rosticceria di fronte al distretto. Sapeva che il suo benedetto fegato prima o poi

l'avrebbe abbandonato. Per la sua salute e per la voglia di passare una serata con Gladys, non rispondeva mai di no alle cene al castello. Ultimamente i due non si vedevano spesso. Gladys, anche se all'apparenza sembrava la stessa bellissima donna di sempre, capace e spietata negli affari e sensuale e calda tra le lenzuola, aveva deciso di riprendersi i suoi spazi che definiva importanti per andare avanti. Matthew, seppur contro voglia, aveva deciso di concederglieli, intuendo il vero motivo ed era tornato cos alla sua vecchia vita. Non passava giorno che non si sentissero almeno una decina di volte al telefono o tramite video chiamata. Trascorrevano anche ore a raccontarsi la giornata di lavoro, tra le altre cose. Da qualche settimana, per, Gladys aveva cominciato di nuovo a invitarlo e insieme trascorrevano la notte, come ai vecchi tempi. Matthew, da bravo detective, aveva subito individuato la ragione del cambiamento. La notizia del viaggio in Italia di Damian l'aveva come trascinata fuori dal suo torpore, e sapere quanto suo fratello tenesse a rivedere Chiara, l'aveva anche sconvolta. Insieme e pi di una volta avevano analizzato la cosa, ma il risultato era sempre lo stesso: Gladys non accettava che la sua ex quasi cognata avesse tagliato i ponti con tutti loro, cugino compreso. Per lei, il dolore avrebbe dovuto avvicinarli, non concepiva altre reazioni. La famiglia veniva prima di ogni altra cosa. Da vera Mac Talbot, anche Gladys ci teneva e quello era uno dei momenti in cui l'unione dei suoi componenti faceva la differenza.

"Rudolph ha comprato una nuova bottiglia di bourbon addirittura certificata, pensa. Ha detto che avresti apprezzato." Gladys era splendida, indossava un vestito corallo che le abbracciava i fianchi con infinita delicatezza. Appariva elegante e raffinata come sempre, con i capelli sciolti sulle spalle, come piaceva a lui. Che donna! Non c'era giorno in cui non si chiedesse se fosse alla sua altezza. Insieme

facevano una bella coppia, era vero, ma vicino a Gladys il detective Gleason si sentiva sempre un gradino inferiore. Che stupidaggine! Lei lo amava, su questo non aveva dubbi, e non c'era argomento al mondo di cui non potessero discutere e sul quale confrontarsi. Eppure, ogni volta che si trovava al suo cospetto, non vedeva altro che la sua regalit nelle movenze e la raffinatezza del comportamento che in qualche modo lo mettevano, in soggezione. A letto, per, tutto spariva ed era proprio tra le lenzuola che la lady di ghiaccio diventava fuoco e passione, la sua femmina ideale, non c'era dubbio.

"Matt, smettila di pensarmi nuda e in ginocchio. Non provare a negare, so che  cos." Il tono altero, anche se con una punta di sarcasmo, non ammetteva discussioni.

"Che dici?" Matt prov lo stesso a discolparsi, fallendo miseramente. Chi voleva convincere? Il sorriso beffardo della donna lo inchiod al divano. "Devo farmi portare uno specchio, cos capirai di cosa sto parlando? La tua espressione e quel sorriso ebete, tipico degli uomini arrapati, la dice lunga sulla sconcezza dei tuoi pensieri. Quindi ti prego, evita di negare. Ci sar tempo anche per quello."

Quella donna era il diavolo tentatore in persona. Quando ci si metteva sapeva toccare i punti giusti per rendere vano ogni tentativo di farsi passare per un galantuomo. Matthew dovette cambiare posizione, quel bastardo tra le gambe era gi appeso all'amo e sognava di tuffarsi nel morbido e caldo mare tra le sue gambe, e tanti saluti alla calma. Meglio annegare il desiderio nel bicchiere di buon bourbon: "Mmm, ma non mi dire! Questo  d'importazione. Mi ci gioco un mese di stipendio, se non  cos." Un'altra sorsata fu sufficiente a confermare il suo pensiero. "S, non  inglese. Questo figlio di puttana viene dritto dal Kentucky, non posso sbagliarmi, 

inconfondibile."

Gladys torn al mobile bar a prendere la bottiglia. La volt e gli mostr l'etichetta. Matt alz le braccia come davanti a un goal del Glasgow, ottenuto all'ultimo minuto della partita contro il Dundee. "Te l'avevo detto. Il migliore, e sai perch? Per via dell'acqua di quella zona che  molto calcarea. La stessa che rende forti le ossa dei cavalli. Questa prelibatezza deve essere assaporata a pieno, gustata e centellinata in bocca. Cazzo,  la cosa migliore che abbia mai assaggiato negli ultimi
tempi. Bravo Rudolph!"

Gladys torn al divano con un bicchiere in mano. La spiegazione accorata del suo compagno l'aveva convinta ad assaggiare il nettare tanto prelibato. "Ora s che ti vedo rilassato. Quasi quasi non hai bisogno di me. Ed io che credevo di essere
l'unica..."

"Piccola, non mi serve dell'alcol per scaldarmi quando sono vicino a te. Basta
guardarti."

"Non l'avrei mai detto, ma sto invidiando il bicchiere. Lo stai accarezzando con tanta dolcezza e guardo il pollice come si diverte a disegnare cerchi sul cristallo. Se fosse di un altro materiale, lo avresti gi piegato al tuo volere." La scintilla era scoccata, lo aveva in pugno. Gladys era peggio di una strega e quando cominciava a tessere la tela della seduzione, non c'era maschio al mondo capace di resistergli.
Avrebbe ammazzato chiunque fosse stato attratto da lei in quel modo, ovvio, ma gli piaceva pensare di non essere il solo a farsi abbindolare senza ritegno. Andava bene perdere la testa, ma almeno era importante non sembrare idiota.

Si avvicin alla sua Circe
sfoderando tutto lo charme capace di sopraffarla: "Il

mio pollice gradirebbe disegnare cerchi in un punto preciso fra le tue cosce. Quello s che si scioglierebbe al tatto e noi ci divertiremmo. Facciamo una prova?" Per tutta risposta Gladys si alz, lo guard dritto negli occhi e pieg l'indice invitandolo a seguirla. Matt non aspettava altro. Una volta in camera, la vide fermarsi al centro della stanza, gli diede la schiena e con una lentezza esasperante, la osserv armeggiare con la lampo.

"Hai bisogno d'aiuto? Non devi far altro che chiederlo." A Gleason sarebbe piaciuto bruciare le tappe, ma vedere la sua donna cos sicura di s e intraprendente, lo calm. Lo spettacolino cui stava per assistere valeva di gran lunga qualche minuto in pi di attesa. Per godersi meglio la vista, si era seduto sul letto con la schiena appoggiata ai quattro cuscini di seta che riempivano la testiera. Gladys aveva slacciato il vestito e lentamente, con grazia e maestria, scopr prima una e poi l'altra spalla. Quando l'abito si afflosci a terra, il suo corpo perfetto era rimasto nascosto sotto la sottoveste rossa. Lentamente dondol i fianchi mentre con le mani tirava su l'indumento. Matthew segu ogni passo, amava quando la sua donna si spogliava della corazza da ferreo dirigente per mostrarsi, proprio come stava accadendo in quel preciso istante. La sottoveste cadde a terra e lei si slacci il reggiseno di pizzo rosso.
Gli lanci uno sguardo di sfida da sopra la spalla che aggiunto al sorriso sensuale, lo mise KO. Gladys si volt con tutta la grazia che la distingueva e lasci cadere l'indumento. Matthew sussult, o forse il suo cuore perse un battito, insomma qualcosa successe perch alla vista dei suoi seni perfetti, si ritrov con i piedi a terra, pronto a scattare.

"Non cos in fretta, sbirro." La voce sussurrata della sua donna era tutta un

programma. La vide avanzare verso il letto e fermarsi davanti a lui. Sarebbe bastato allungare le braccia e quel corpo da urlo sarebbe stato suo. Sapeva gi come piegarla al suo volere e immaginava i mille modi in cui avrebbe usato la sua bocca che ora le stava sorridendo beffarda. Gladys si volt di nuovo e...

"Oh, cazzo! Dillo che mi vuoi morto, donna."

Lei si pieg davvero in avanti, lasciandogli ammirare il fondoschiena che continuava a dondolare. Le gocce di sudore si moltiplicarono sulla fronte del detective; fu una vera impresa resistere, la tentazione era troppo forte. Deglut rumorosamente slacciandosi i primi bottoni della camicia, come se fosse l'unico modo per far passare aria nei polmoni. Era ancora seduto sul letto quando intravvide una mano delicata spuntare tra quelle lunghe gambe e un dito spostare il leggero lembo di seta rossa prima di immergersi nel posto pi delizioso. Matt stava boccheggiando, quella donna aveva deciso di liberarsi di lui nel modo pi crudele possibile. "Gladys, per amor di Dio..." La preghiera non funzion; la donna lo guard e come un boia crudele, colp e non ebbe piet. Gemette e si lecc le labbra. Fu troppo. Gleason scatt a molla, agguant le natiche impertinenti, le strapp lo slip e liber il cazzo dolorante e pronto. Il ghigno soddisfatto della donna, ennesimo affronto alla sua sanit mentale, lo indusse a comportarsi come un uomo delle caverne. Le schiaffeggi le natiche e quando lei sobbalz gridando, le scivol dentro spingendo fino a fondersi in un tutt'uno. L'urlo di liberazione di entrambi sanc l'inizio del focoso amplesso. Il movimento dei fianchi divenne ben presto un accordo affiatato: lui affondava e lei lo accoglieva gemendo e incoraggiandolo. Un trillo insistente si un al suono dei mugolii tipici dell'orgasmo, senza per riuscire a confondersi con essi. Ben

presto risult evidente cosa stonasse in quella sintonia di piacere e estasi. "Il telefono del distretto, cazzo, proprio ora." Imprec Matthew che con una mano aveva gi recuperato il cellulare dalla giacca posata sul letto. "Gleason! Che succede?" Gli occhi vagarono per la stanza mentre ascoltava la notizia. Alla fine, guard Gladys, che nel frattempo aveva indossato una vestaglia color cielo. Era chiaro a entrambi che il momento felice era ormai relegato a un ricordo. La dura realt si era fatta avanti prepotentemente e il lavoro non dava certo a Matt tempo per crogiolarsi tra le braccia amorose della sua donna. "Vengo subito." Si alz dal letto e una volta recuperata la giacca, si rivest in tutta fretta.

" successo qualcosa d'importante?" Gladys, appoggiata allo stipite della porta del bagno, aspettava la risposta con ansia. Non poteva non tener conto di quel senso di agitazione alla bocca dello stomaco. Il suo sesto senso la stava mettendo in guardia.
"Matt!"

Gleason sospir. Avrebbe voluto evitare di farla agitare, tuttavia, era consapevole di non poterla tenere all'oscuro, nascondendole la notizia a lungo. Non trovando un modo migliore della verit, la raggiunse e la tenne stretta per le braccia guardandola fisso negli occhi. Lei s'irrigid. "Sembra ci sia una pista per rintracciare Logan. Vado in centrale a vedere di che si tratta." Gladys impallid. "Ascolta, se fosse cos, potremmo arrestarlo. Voglio quanto te che quel bastardo marcisca in
galera."

"Quell'uomo mi spaventa.  riuscito a farla franca per tanto tempo. Cosa ti hanno
detto?"

"Soltanto che hanno trovato una traccia all'estero. Non so di pi." Uscirono

insieme dalla stanza e, davanti al portone del castello, al momento del saluto, Gladys sospir preoccupata. "Promettimi che mi chiamerai appena possibile."

Sugellarono il saluto con un bacio e Matthew, a bordo della sua Mini Morris, torn verso la citt. Sarebbe stata una lunga notte.

5. Italia, Roma.

Chiara usc dalla doccia mentre il cellulare non aveva nessuna intenzione di smettere di suonare. Dopo aver ignorato per ben due volte la nona di Beethoven, capitol. Non c'era altro da fare, doveva rispondere. A malincuore chiuse il rubinetto e tanti saluti ai benefici della miracolosa crema alle erbe dell'isola di Bora Bora. La sinfonia numero nove aveva solo un significato: problemi. Poteva trattarsi solo di un'emergenza in ospedale. Cavolo, era il suo giorno di riposo, nessuno doveva stare tanto male da costringerla a indossare la divisa al posto del suo completino a pois bianco e giallo. Con canotta e shorts era pronta per bighellonare per casa almeno fino a pomeriggio inoltrato. Il caldo, ancora opprimente, non consentiva certo di avventurarsi in strada prima dell'ora vespertina. Il rischio sarebbe stato sciogliersi sull'asfalto. Magari, sarebbe potuta uscire in auto e godersi il viaggio fuori porta, rinfrancata dalla frescura dell'impianto di areazione. Pensare alla sua macchina la rattrist; dopo l'incidente di due giorni prima, l'aveva portata dal carrozziere di fiducia. Non poteva certo aspettare e rischiare di far arrugginire la carrozzeria. Il

buon Carletto, il padrone dell'officina, aveva girato intorno alla Musa per tre volte, a braccia conserte, annuendo di tanto in tanto. Alla fine, con la sua aria da chirurgo di chiara fama, le si era avvicinato per renderla partecipe del responso. "Figliola, qui ce v un bel po' de lavoro: ma 'ndo sei annata a sbatte? A occhio e croce me la dovresti lasci per almeno un mesetto. Sta tranquilla, per, torner come nuova."

"Un mese? Va bene, basta che me la riporti com'era. Ci tengo troppo alla mia Camilla." Una coltellata avrebbe fatto meno male. Erano rimasti d'accordo che dopo uno studio accurato, Carletto l'avrebbe chiamata per comunicarle notizia del preventivo. Non si aspettava certo un lavoro troppo lungo.

"Seimilatrecento euro? Se mi avessi chiesto dieci sacche di sangue, sarebbe stato
meno doloroso. Carlo, ma che diamine?"

"Tes, lo capisco. Che non lo so che vor d na spesa del genere? Il problema  che Camilla ha il baule da ricostru e soprattutto la lamiera da rimette a novo. Qui nun se tratta de du botte e via. Se deve cambi tutto er pezzo. Quando verrai, te far vede." Come se fosse stata in grado di capire. La parte posteriore della Musa era conciata male, l'aveva visto s, ma tutti quei soldi! "Credimi, solo perch sei tu, altrimenti il lavoro costerebbe molto di pi. Te sto a tratt come na fija."

Chiara rimase muta ad ascoltare tutta la spiegazione tecnica che il meccanico, con molta competenza e in romanesco puro, le stava propinando. Il discorso sulla vernice metallizzata e il vano porta ruota e quello del taglio del paraurti, aveva lo stesso effetto della teoria della quantistica applicata , per evitare di fare la figura dell'ingrata e di liquidare il discorso senza dare le opportune soddisfazioni all'interlocutore sapiente, pens bene di lasciargli finire la sua lezione di meccanica.

Il cervello di Chiara torn all'inizio della telefonata. Seimilatrecento euro erano una bella cifra! Cominci a camminare in tondo in stanza da letto, a testa bassa e con il cellulare incollato all'orecchio. Amleto la tallonava, ma al terzo giro, soddisfatto, ritenne che per lui fosse sufficiente, quindi si sedette al centro del cerchio immaginario sul pavimento, con gli occhioni fissi sulla sua padrona.

"Va bene, ho capito. Non c' bisogno che aggiungi altro. Basta che fai un bel lavoro e che mi prometti di riconsegnarmi l'auto il prima possibile. Odio prendere i mezzi con questo caldo." Chiara promise che gli avrebbe lasciato Camilla in officina il giorno dopo. Sconsolata, si sedette sul letto, permettendo al gatto di raggiungerla.
"Che cavolo faccio, ora?" Gratt la testa del micione che, per tutta risposta, si accoccol sulle sue gambe, pronto ad ascoltare le lamentele. "Non  poi tanto per tutto il lavoro che deve essere fatto, vero? Cavolo, quello che mi rode  la spesa non prevista, proprio adesso che avevo pensato di andare in vacanza. Maledizione! Se solo ci ripenso, mi viene voglia di..." Amleto scatt sulle zampe, aveva gi percepito la tensione. Chiara si alz, all'improvviso si era ricordata di qualcosa. Rovesci la borsa e il contenuto si sparse come una macchia colorata sul copriletto di cotone rosa cipria. Allarg tutto ci che si era sparpagliato sul letto e trov il rettangolino di carta, proprio quello che stava cercando. Prese in mano il bigliettino da visita, lo rigir pi volte. Non poteva crederci! Era proprio di filigrana avion con quadrifogli bianchi in rilievo a fare da cornice. Perfettamente al centro, in eleganti caratteri blu
cobalto, era scritto il nome:

Ing. Saverio Mantelli

Amministratore delegato della Mantelli & Co. Global Industries

Roba da ricchi boriosi, non c'era alcun dubbio. "Chi usa bigliettini cos eccentrici?" Amleto alz la testa e guard Chiara prima di acciambellarsi comodamente e chiudere gli occhi. Era troppo anche per lui. "Va bene, in fondo lo ha detto lui che avrebbe pensato alle spese. Ora lo chiamo..." Ricominci a muoversi per la stanza pensando a quale fosse la cosa giusta da fare. Le ritorn in mente l'elegante uomo, l'angelo biondo con il sorriso sicuro e calmo: odioso! Si lasci andare a un grido esasperato, accartocci il bigliettino con disprezzo, ma al momento di gettarlo via, il braccio si ferm a mezz'aria. Inutile prendersela con Mr. "Penso a tutto io", ormai il danno era stato fatto e ad un prezzo bello alto. Distese con le dita il piccolo pezzo di carta, prese un bel respiro e digit il numero sul cellulare.

Il riccone rispose al terzo squillo, la sua voce calda la lasci senza parole.
Chiara allontan il cellulare dall'orecchio, era intenzionata a mettere subito fine alla farsa, ma che avrebbe potuto dire? "Sai, sono quella cui hai distrutto l'auto, ora sgancia perch  colpa tua se per un mese andr a piedi"? No, scosse la testa decisa pi che mai a finirla, ma lo sent chiacchierare, e chiedere chi ci fosse dall'altra parte del filo, e rideva anche. Si stava divertendo il belloccio! A quel punto cap di non poter semplicemente attaccare, non era certo una ragazzina. Che assurdit! Guard Amleto il quale la convinse con un'occhiataccia a trovare una soluzione. Lo stava forse disturbando? Un bel respiro, e finalmente parl.

"Pronto, Signor Mantelli, sono Chiara Frantoni: due giorni fa mi ha tamponato all'ingresso dell'ospedale, ricorda?" Non sentendo nulla, Chiara pens che tutte le cose dette quel giorno non fossero altro che moine stupide per impressionare una donna in difficolt. Il solito maschilista stronzo! La cosa la fece inviperire talmente

tanto che, senza dare a sua maest il tempo di replicare, affond il colpo, incurante delle conseguenze. " stato lei a darmi il suo bigliettino da visita e a dirmi che avrebbe pensato alle spese di riparazione della mia auto. Ora, a meno che lei non abbia escogitato un modo a dir poco originale per abbordare le ragazze, direi che non pu avermi dimenticato. Ha distrutto in sostanza il retro della mia macchina, e anche se per lei non fa nessuna differenza, per me non  cos." Chiara fu azzittita da un rumore sordo. Spalanc gli occhi e, concentrandosi, riconobbe lo schiocco delle dita.
Gonfi il petto, pronta a esplodere, ma come si permetteva quel damerino? Per chi l'aveva presa? Con un pugno stretto vicino al fianco e il telefono chiuso nell'altro, si stava preparando a rispondergli per le rime, quando fu azzittita.

"Scusami, Signorina Frantoni. Se mi lasciassi parlare, potrei dirti che mi ricordo perfettamente di te e della mia offerta di pagare i danni alla tua auto, e che adoro la
tua voce. Al telefono  dolcissima."

"Cosa?"

"Un'altra cosa: non ci davamo del tu, Chiara? Chiamami pure Saverio."

Non stava succedendo davvero, quel bell'imbusto si stava certamente prendendo gioco di lei, ne era certa. La sua voce dolcissima? No, non poteva lasciarlo agire senza ribattere.

"Stammi a sentire, anche se con questa chiamata ho accettato la tua offerta, come l'hai definita tu, io non ti conosco e non ti permetto di trattarmi come se fossi tua sorella minore..." Di nuovo fu interrotta, ma stavolta fu una risata dolce quella chearriv dall'altro capo del filo, rabbrividendo.

"Spero proprio di no. Vorrei un rapporto diverso con te e se ti ho offeso, ti prego, accetta le mie scuse." Il tono della voce non le sembr rivelare nulla di menzognero, forse avrebbe fatto bene a concedergli il beneficio del dubbio. Espirando si ferm al centro della stanza, chiuse gli occhi e lasci che il pugno si allentasse e le dita si distendessero. "Va bene, ricominciamo. Se mi dai il tuo indirizzo email, far in modo che il carrozziere ti mandi la ricevuta. Conto di portare l'auto nel pomeriggio o al pi tardi, domani. D'accordo?" Chiara poteva essere fiera di se stessa, era riuscita a inanellare una serie di parole senza spazientirsi e a pensare ai mille modi in cui uccidere quell'arrogante damerino.

"Oppure, mi dici dove porti l'auto e ci vediamo l. Mi piacerebbe essere presente, vorrei rendermi conto dell'esatta entit dei danni che ti ho procurato." Il momento di calma forzata evapor come l'acqua nel bricco del t sul fornello acceso e l'impudenza del tipo tutto perfettino la colp in pieno, gelida come un getto d'acqua improvviso. Reag per non affogare: "Senti, se credi che ti voglia fregare, allora sei
davvero un malfidente. Io non..."

"Chiara, ascoltami, non  questo ci che intendevo." Saverio la interruppe prima che il discorso degenerasse. Chiara si ferm a riflettere ma, per come la vedeva, non c'era alcun motivo per doverlo incontrare di nuovo. "Scusa, non volevo aggredirti
ancora. Allora, perch vuoi venire dal meccanico?"

"Facciamo cos, tu mi dai l'indirizzo e ci vediamo l domani mattina, cos te lo spiegher di persona: va bene?" La pacatezza con cui pronunci la domanda la incurios, spingendola ad accettare. Dopo avergli dato l'indirizzo, si salutarono in maniera molto pi civile di quando avevano iniziato la telefonata.
...
.
...
Il giorno di riposo era da sempre dedicato alla cura della persona: ginnastica, sortita da Ester (la sua amica parrucchiera), il caff da Rolando (l'amico barista), e passeggiata sull'Appia in cerca di qualcosa di carino, ancora in saldo, da acquistare: cos, tanto per passare il tempo. Niente di specifico, voleva solo un oggetto o un vestito che la colpisse al punto da toglierle dalla testa il tarlo che la stava uccidendo e dal cuore la morsa che da qualche ora lo stava stritolando. L'arrivo di Damian quella sera la preoccupava oltre il lecito. Non sapeva come avrebbe reagito nel rivederlo dopo un lungo anno di silenzio, n quali discorsi affrontare. Come se non lo sapesse!
Ed  appunto per quel motivo che si era allontanata dall'unica famiglia che considerava come sua. I fratelli Mac Talbot l'avevano accolta e coccolata, trattandola come una di loro, e le faceva male costatare quanto le mancassero, cos come suo cugino. Il peso da sopportare era davvero troppo e la decisione di allontanarsi da tutti era la scusa perfetta dietro cui nascondersi per prendersi il tempo di ricucire i pezzi della sua anima per ricominciare a vivere. Aveva seppellito il recente passato sotto una spessa coltre di rabbia e impotenza, in un piccolo e sperduto anfratto del cuore, sicura di non doverlo pi affrontare, ma l'arrivo improvviso di Damian rischiava di far saltare la copertura. Le ultime ore erano state le pi dure da trascorrere; dopo la telefonata con Saverio, Chiara era uscita da casa come se l'intero edificio fosse avvolto dalle fiamme, ma si era resa conto che il tentativo di evitare l'angoscia era destinato a fallire. L'aereo di Damian sarebbe atterrato a Fiumicino intorno alle diciannove e, guardando l'orologio, vide che erano passate da una buona mezz'ora.
Neanche respirando a fondo riusc ad allentare la tensione che pian piano le saliva dallo stomaco per costruirle una rete d'acciaio intorno alla gola. Si ferm sul

marciapiede in preda al panico. Doveva trovare una valvola di sfogo e la individu entrando in un negozio di scarpe. Da qualche tempo aveva adocchiato un delizioso paio di sandali con cinturino alla caviglia e tacco comodo, di pelle lucida rossa. Visto il prezzo originario, solo in saldo avrebbero potuto trovare un posto nella scarpiera di casa. Quando usc, Chiara aveva aggiunto a quello anche altre due paia di scarpe, e se non fosse stata gi ora di chiusura, avrebbe rischiato di alleggerire pesantemente il suo conto in banca. Non sarebbe stato saggio ritrovarsi al verde solo per non affrontare la realt. C'era un passato da fronteggiare.
...
.
...
Quando il campanello suon, Amleto scatt in piedi, lasciando la calda impronta sul cuscino vicino alla finestra della cucina. L'idea di non rispondere accarezz per un piccolissimo attimo la mente di Chiara, ma il buon senso vinse. La sensazione di paura la abbracci come uno scialle di seta in quella notte di fine estate. Che
assurdit! Chiara si avvicin al citofono: "S?"
"Sono io, sono arrivato." Chiuse gli occhi, ormai non poteva pi tirarsi indietro e schiacci il tasto. Il portone si apr e dal primo piano sent i passi dell'ospite riecheggiare nell'atrio. Scese le scale con il sorriso sulle labbra, ma quando il viso stupendo del cognato le sorrise di rimando, tutto il coraggio spar, lasciandola senza pi difese. Il cuore salt un battito e il fiato le si mozz in gola, "Roscoe..." sussurr rimanendo sconcertata. La mano sulla bocca non riusc a evitare il suono soffocato di un singulto. Fermo nel cono d'ombra dell'ingresso, c'era un fantasma, il suo Highlander. La visione per lasci il posto ben presto alla realt, e quando Damian fece un passo verso di lei, la luce della lampada rese splendente il colore dorato dei

suoi capelli.

"Chiara, come stai?" Ad occhi chiusi anche il timbro della voce l'avrebbe ingannata. Il cuore sarebbe scoppiato se non avesse aperto bocca. Deglut e rispose con un filo di voce: "Damian..." La tensione li stava consumando entrambi, continuavano a guardarsi con la voglia di recuperare il tempo andato, ma nessuno dei due si mosse. "Ti trovo bene anche se sei dimagrita. Sono contento di vederti."

Chiara apr la bocca ma non usc alcun suono. Damian si accigli. "Se ti d fastidio che io rimanga, posso andare in albergo..."

"No, va tutto bene.  solo... non ti vedo da un bel po', sei... tu non sei cambiato
per niente."

Chiara fece un passo in avanti e anche Damian avanz con il suo corpo massiccio fino a quando non si fusero in un abbraccio. Era strano sentire quel corpo un po' estraneo e un po' familiare stretto a s: era come tornare in una casa in cui si era abitato tanto e tanto tempo prima. Sensazioni e ricordi sopiti sembrarono risvegliarsi, ma fu solo per un istante. Amleto corse in soccorso della padrona; il suo sesto senso in allarme, lo aveva costretto a scendere al piano terra e a intrufolarsi tra le sue gambe. Chiara alla fine si scost. "Vieni, andiamo di sopra. Sarai stanco, hai fame,
o..."

"Sto bene, grazie, ma mi piacerebbe sistemare in qualche modo l'abito che ho in
valigia. Sai, dovrebbe essere impeccabile domani."

"Certo, scusami. Andiamo, ti mostro la tua stanza." Come su un set cinematografico, il ciak arriv improvviso e la scena successiva prese vita. Al

secondo piano Chiara apr la stanza che un tempo era appartenuta ai suoi genitori, una grande camera quadrata con le pareti di un giallino tenue che di giorno, quando le tende erano aperte, diventava pi intenso. Un armadio ampio riempiva la parete a destra del letto matrimoniale, perfettamente preparato, e di fronte trionfava un grande com antico con specchiera, uno dei pochi pezzi ereditati e riportati a nuovo. A sinistra del letto un balconcino lasciava filtrare, attraverso le persiane accostate, l'aria fresca della sera e il riflesso della luce dei lampioni dalla strada.

Damian pos la valigia sulla cassapanca di mogano ai piedi del letto e si occup di riportare all'aria il suo prezioso completo di lino, grigio ferro. Lo appese con cura nella parte libera dell'armadio e si volt. La sua attenzione era stata catturata, appena entrato, da una serie di fotografie poste in sequenza sul piano di marmo fum del com. Ne prese in mano una in particolare, affascinato dalla dolcezza del sorriso della bambina dalle trecce scure, sicura e felice tra le braccia dei genitori che la sorreggevano orgogliosi.

"Avevo quattro anni, i miei mi portarono al parco degli Scipioni, qui vicino." Chiara non aggiunse altro e quando fu investita dallo sguardo luminoso di Damian, accenn un timido sorriso. Gli indic il bagno prima di congedarsi. Chiusa la porta, respir a fondo cercando di calmare il cuore impazzito. Scese di corsa in cucina e anneg la tensione in un bicchiere d'acqua fresca.
...
.
...
"Non so tu, ma io ho fame. Ti porto fuori a cena. Perdonami ma dovrai pensare tu alla scelta del ristorante. Io mi occuper del resto." La voce di Damian la fece trasalire. "Scusa, non mi hai sentito arrivare?" Chiara annu in silenzio, era dura

averlo per casa.

Damian aveva espresso il desiderio di fare una passeggiata in centro, quindi con un taxi arrivarono al ristorante "Ai Spaghettari" a Trastevere. Il locale era gremito, sebbene fosse luned, e il loro tavolo, al centro della seconda sala, non garantiva abbastanza privacy. Forse, date le circostanze, era meglio cos. Dopo averlo convinto ad assaggiare qualcosa di tipico, ordinarono un piatto di spaghetti con il sugo di coda alla vaccinara e ingannarono l'attesa con un antipasto della casa. Chiara cominciava a rilassarsi, forse la scelta di un posto pubblico per la cena non si era rivelata un'idea malvagia. Trovarsi in mezzo alla gente le stava facendo abbassare il muro intorno al cuore, tanto che si ritrov a sorridere quando si accorse che il suo ospite stava diventando oggetto di ammirazione da parte delle donne che affollavano il locale, nessuna esclusa. "Stai facendo furore. Ti guardano tutti."

"Non  me che ammirano, ma la donna che mi siede di fronte. Sei bellissima." Damian era un galantuomo e anche bugiardo, conosceva bene l'arte dell'adulazione, sebbene non se ne servisse come la maggior parte degli uomini. Comunque aveva raggiunto lo scopo di farla arrossire. "Smettila, Dam, non sai quello che dici."

"No? Allora perch quei quattro l, al tavolo dietro la colonna, non fanno altro che fissarti da quando siamo entrati? Credi che sprechino tempo con me?" Chiara butt una fugace occhiata in direzione della colonna e fu colpita dalla strana reazione che effettivamente aveva suscitato. "Colpa del tuo vestito. Il colore ti dona" insist Damian e sollev il bicchiere per sorseggiare con entusiasmo il vino dei castelli. La serata prosegu tranquilla nonostante i discorsi. Non si poteva certo far finta che non fosse successo nulla e comportarsi come due vecchi amici. "Come sta Gladys? Mi

manca moltissimo, come tutti voi."

"La conosci, riesce a cadere sempre in piedi e a nascondere i suoi sentimenti. In questo siete simili. Sai che se fosse venuta lei al posto mio, non ti avrebbe chiamata?
 fatta cos, ce l'ha con te, ma le passer."

Chiara si ritrov davanti due occhi verdi pronti a sondarle l'animo, se solo lo avesse permesso. "Sono contenta che stia bene;  una donna forte. Portale i miei saluti." Abbass lo sguardo senza aggiungere altro. Sperava soltanto che venisse esaudita la sua preghiera di non continuare quel discorso. Immaginava dove potessero andare a parare le parole, temeva quel momento e sperava di non doverlo affrontare.
Non era ancora pronta. Tir un sospiro di sollievo quando sent Damian parlare dei numerosi impegni al cantiere. Quell'uomo le piaceva sempre di pi.

"Dovr rientrare a Blantyre prima della fine della settimana, ma spero tanto di tornare, significherebbe che ho speso bene il mio tempo qui e che avr in ballo
trattative e contratti da non sottovalutare."

Dopo cena si avventurarono in centro. Le strade erano affollate di turisti allegri e barcollanti. I bar straripavano di ragazzi che trangugiavano bottiglie di birra godendosi la notte settembrina d'inizio settimana. Tagliarono per Via dei Giubbonari, solitamente affollata di giorno e piena di colori nelle vetrine dei negozi, e arrivarono in Campo dei Fiori. "Sei mai stato a Roma prima?" chiese Chiara incuriosita.

"Molto tempo fa, sono venuto con i miei. Ricordo che davanti alla statua di Giordano Bruno mio padre si ferm, qui, proprio in quest'angolo, abbracci la mamma e ci raccont la storia sulla morte dell'eretico, arricchendola di pensieri e giudizi personali, da bravo scozzese cattolico. Se non ricordo male, andando da

questa parte, possiamo raggiungere Piazza Navona, giusto?" Aument il passo precedendola nel vicolo. Chiara lo segu annuendo. Ci vollero pochi minuti per arrivare nella splendida piazza. "Vieni, ti presento un mio amico." All'inizio della prima traversa, si fermarono davanti al banchetto di un cartomante intento a mettere in ordine i due mazzi di carte. Una giovane coppia si era appena allontanata e sembrava soddisfatta. I due fidanzati continuavano a ripetere "Good, very good" con il pollice alzato, prima di entrare nella caffetteria poco distante.

"Chiara, che piacere!" Il mago della piazza si alz dal seggiolino di tela a righe, riservandole un abbraccio caloroso.

"Nicola, ti avevo promesso che sarei passata, e mi trovavo in zona. Come te la passi?" Chiara lo conosceva da tre anni, gliel'aveva presentato Laura, in una delle loro scorribande notturne e da allora ogni scusa era buona per ritrovarsi e chiacchierare delle ultime tendenze astrologiche e bere un caff insieme. Nicola era una fonte di saggezza, conosceva storie incredibili di ogni paese, ed era interessante starlo ad ascoltare. Nonostante si fidasse della sua onest, non aveva mai ceduto alla tentazione di farsi leggere le carte. A nulla erano serviti gli incoraggiamenti dell'amica che la tacciava sempre di essere una fifona. La sua era solo una convinzione: perch scomodare le stelle per conoscere in anticipo qualcosa che non si sarebbe potuto cambiare?

"Ci hai ripensato? Siediti. Sono sicuro che anche il tuo uomo ti consiglier di farlo, dico bene?" Guard Damian che di rimando rispose a mezza bocca, avendo afferrato poco il significato delle parole pronunciate velocemente. Quando gli fu presentato e spiegato che parlava scozzese e precisato che erano solo amici, Nicola

non si perse d'animo e ripet tutto in perfetto inglese. Stavolta Damian scoppi a ridere. "Coraggio Chiara, non mi dirai che hai paura di semplici carte? Va bene, mi siedo prima io e faccio da cavia, per dopo toccher a te. Non puoi tirarti indietro." Damian si accomod, rispose alle fatidiche domande utili per instaurare un contatto minimo e tagli il primo mazzo che gli fu proposto. Con maestria e mano veloce, Nicola cal tre figure e si ferm a studiarle. "Sei un uomo di successo, non c' dubbio. Da te dipende la sorte di molta gente." Altre tre figure occuparono il posto delle precedenti, rimosse dal tavolinetto e poste a parte, capovolte. "Uhm, gli amanti!
Aspetto interessante della tua personalit. Sei un tipo generoso, ma fai attenzione, non dare tutto per scontato. Una scelta sbagliata pu portare a risultati opposti tra loro.
Quella degli amanti capovolti, infatti,  una carta che invita le persone a fare una profonda riflessione per capire bene quale strada intraprendere e quali decisioni portare avanti con coraggio. Attento per alle tentazioni: messa cos come appare, indica scelte difficili da prendere e sacrifici da vivere. Come accade di consueto, fare una scelta comporta sempre la possibilit di sbagliare e pu portarti qualche difficolt. Fai attenzione a quello che  pi importante per te. E poi, ecco qui l'imperatore che indica la vita che  per l'appunto una ruota che gira: a volte si pu avere fortuna come, al contrario, si pu essere colpiti da un po' di sfortuna. Comunque sia, abbiamo sempre a che fare con cose che non possiamo controllare o evitare; ma vedo che in questo caso avrai fortuna, e tanta anche."

"Grazie, basta cos, per me  sufficiente. Adesso tocca a te." Damian si alz divertito e invit Chiara, alquanto riluttante, a occupare il suo posto. Non era convinta che fosse la cosa giusta, sedersi per sapere quale futuro le stelle avevano in serbo per lei, tuttavia si accomod e tagli il mazzo. Nicola storse la bocca e cominci. La

prima serie di carte era formata da figure che le suscitarono tranquillit anche perch, sbirciando il viso abbronzato dell'amico, lo vide sorridere. Meno male, pens tra s.
Man mano che il mazzo diminuiva, l'espressione dell'uomo cambiava, e il sorriso di un attimo prima, divenne teso. Quando alla fine la guard, Chiara irrigid la schiena e la preoccupazione le disegn sulla fronte una ruga leggera ma ben visibile. Trattenne il fiato in attesa del terribile responso, supplicandolo in silenzio di concludere in fretta la tortura. Era ormai al limite della sopportazione e pronta a tirarsi indietro, quando l'altro apr la bocca. Chiara sent il seggiolino bruciare sotto la stoffa del vestito, e non era certo dovuto alla temperatura. "Vedi questa carta? Si chiama l'appeso e simboleggia un sacrificio. Se vuoi raggiungere il tuo obiettivo, devi soffrire, come gi stai facendo ora. Non lasciare che la pena ti annienti, combattila per emergere, ma attenta. Ecco la Luna, l'inganno. La luce lunare nasconde le insidie e i pericoli di un terreno accidentato, non sar semplice orientarsi con successo e non cadere in errore. Presta attenzione a tutto ci che ti circonda, solo cos non sarai
schiacciata dagli eventi."

"Che faccio, mi chiudo in casa? Lascia stare, tempo sprecato." Chiara fece per alzarsi ma il braccio del cartomante la ferm deciso. "Aspetta, c' l'ultima carta.
Guarda,  quella delle stelle. Non tutto  perduto." La convinse. "Questa carta ha un influsso benefico sulle quelle circostanti e sulle situazioni a cui queste si riferiscono.
Le stelle non indicano necessariamente il successo materiale in una specifica azione, ti dice piuttosto che troverai la gioia, il buon umore, che sarai appagata e felice. Tutto  predisposto per il meglio per la tua felicit. Come vedi, non ti ho detto nulla di diverso della nostra vita. Dobbiamo lottare per raggiungere quello che ci render
felice."

Chiara si alz in fretta, aveva voglia di allontanarsi da l, anche se farlo dopo tante chiacchiere non le avrebbe permesso di cancellare dalla mente tutto ci che era stato detto. Ci mancavano le carte! Si salutarono con baci e abbracci, e anche se Nicola aveva chiesto un'offerta minima, come da tradizione, Damian lasci una banconota da cinquanta euro senza chiedere il resto.

"Alla fine  tutto come vogliamo che sia. Non credo alle carte, ma rispetto il lavoro del tuo amico. Si vede che ci mette passione. Ehi Chiara, tutto bene?"

"Si certo, sto bene." Gli sorrise sforzandosi di sembrare il pi naturale possibile, ma era evidente che l'incontro con i tarocchi l'avesse contrariata. Era sempre la stessa storia: quando non dava ascolto al suo istinto, alla fine erano i rimpianti a sommergerla. "Non pensiamoci pi. Che vuoi fare ora?" Damian le strinse la mano con dolcezza e il calore che si sprigion tra loro, la tranquillizz d'incanto.
"Torniamo a casa. Domani cominceranno i lavori, avrei bisogno di riposare.
Continueremo la sera il tour tra le bellezze della citt." Il sorriso che le rivolse la lasci senza fiato, e la mente le fece un altro brutto scherzo: "Roscoe!".

Sbatt le palpebre un paio di volte. No, non era lui.

6. Roma.

Chiara scese in strada molto presto: se non fosse stato per il contrattempo della macchina, si sarebbe goduta la frescura mattutina da casa. Il sole avrebbe lasciato

ancora pochi momenti di respiro prima di salire alto nel cielo e governare un'altra calda giornata. Il cinguettio sugli alberi, tipico del periodo, ne era il preludio; a breve anche le cicale si sarebbero unite al concerto nel parco. Lungo lo stradone delle Mura Latine, solitamente pieno di auto in sosta, Chiara not molti posti vuoti. Il via vai dei lavoratori era gi iniziato. Alle otto in punto arriv davanti alla carrozzeria di Carletto, ingran la seconda e percorse la rampa su per il garage affollato da auto di tutti i tipi e da scooter in attesa di una revisione. Chiara rallent e Mario, il ragazzo dell'officina, le and incontro salutandola con un sorriso.
"Buongiorno Signorina,  puntuale."

A giudicare dal grasso sulle mani e le macchie d'olio sulla tuta blu, cap che per lui la giornata era iniziata gi da molto. Le indic dove doveva parcheggiare e Chiara, raggiunto il posto, scese dall'auto. L'odore aspro di vernice e quello di olio lubrificante riempivano l'intero loft, e la voce inconfondibile del meccanico risuonava forte dal lato del gabbiotto di comando. Ma era difficile sovrastare i ruggiti dei motori in piena attivit. Chiara super la catasta di copertoni e pezzi di ricambio e, una volta girato l'angolo, rallent il passo poich si accorse che Carletto non era solo. C'era un'altra persona con lui, un uomo, a giudicare dalla voce. Prima di farsi avanti, decise di aspettare che i due finissero di parlare.

"La machina ha subito 'na bella botta, nun c' niente da di'. Per riportarla a com'era prima, questo  er lavoro che devo da fa' e c'ha un costo, quello che ho gi riferito alla signorina... ah, eccote, buongiorno Chiara. Il signor Mantelli dice che
s'accolla lui la spesa e che tu sei d'accordo."

Non ci poteva credere: Saverio, Mr. Sapientone, era venuto come aveva

promesso e, dall'alto della sua arroganza, la stava guardando come se quello non fosse soltanto il loro secondo incontro. Impunito!

Lui le sorrise avvicinandosi per porgerle la mano. "Buongiorno Chiara, tutto
bene?"

"Certo, s, grazie. E tu non hai perso tempo." La risposta fu acida tanto quanto cordiale era stato il saluto di Saverio, il quale sembr comunque incassare bene la battuta. Il suo sorriso non perse la solita sicurezza e, doveva ammetterlo, non ne aveva mai visti di cos luminosi. Era affascinante anche in jeans. Quelli che indossava
costavano sicuramente di pi di tutta la mise
di Chiara. La camicia di lino color
nocciola sembrava adagiarsi alla perfezione sul torace tonico, come se fosse stata creata su misura; ma poi c'era poco da stupirsi, un tipo cos non poteva che avere il meglio dalla vita. Le maniche ripiegate lasciavano libere le braccia abbronzate e forti. Avrebbe dovuto immaginarlo, uno come lui poteva benissimo servirsi di uno stuolo di massaggiatori professionisti e di una palestra privata. Chiara non pens di scusarsi, in fondo era grazie a Saverio se per un mese avrebbe fatto a meno dell'auto.
Da quando l'aveva comprata, tre anni prima, questa era la prima volta in cui si trovava costretta a rivolgersi ad un meccanico.

"Ecco Camilla, ti prego, trattamela bene e per favore cerca di fare del tuo meglio per accelerare i tempi di consegna." Lasci le chiavi sul piano zeppo di ferri che fungeva da tavolinetto, e si allontan. Non aveva nient'altro da fare, sapeva che Saverio avrebbe pensato alle questioni economiche, quindi si affrett ad allungare la distanza tra lei e il bel palestrato. Ma arrivata alla rampa che portava all'uscita del garage, si sent chiamare. Si volt e lo vide avvicinarsi a passo svelto.

"Chiara, se mi concedi tre minuti, ti posso accompagnare al lavoro o dove vuoi tu. Te lo devo." Sentirlo parlare ebbe un effetto calmante su di lei, di colpo scord ci che stava per rispondergli. Avrebbe potuto mandarlo al diavolo e nessuno avrebbe avuto niente da obiettare; invece rimase imbambolata, abbagliata da uno sguardo che le sembr sinceramente dispiaciuto. Fin con l'annuire e fu invitata a salire sulla sua Audi.

"Non ce n' bisogno, voglio dire, sono a pochi passi da casa e una passeggiata non mi spaventa, ma ti ringrazio, non mi aspettavo..."

"Che mi preoccupassi per te? Capisco che dopo il modo in cui ci siamo conosciuti tu abbia delle perplessit, per, da dove vengo io, se si  in torto ci si deve affrettare a scusarsi, ed  proprio quello che sto facendo." Chiara non pot far altro che annuire, ma solo il fatto di essere d'accordo con quell'uomo le stava creando non pochi problemi. Di sicuro cominciava ad avere dubbi di fronte alla sua gentilezza.
Sarebbe stato stupido continuare a mantenere il punto. Nessuno lo obbligava, questo doveva ammetterlo. Non le rimase che ringraziarlo ancora una volta. Fermi al semaforo, Chiara si accorse dello sguardo che Saverio le stava rivolgendo, ma non le dette fastidio, al contrario prov un misto tra dispiacere e preoccupazione che la confuse al punto che pens di scusarsi. Non fu facile trovare le parole adatte e, anche se non aveva certo intenzione di dimenticare l'accaduto, quando parl lo fece con un tono pi accomodante.

"Sei gentile e io invece insopportabile."

Saverio stavolta non spost gli occhi dalla strada. Sollev un lato della bocca in un sorriso che in altre circostanze avrebbe lasciato il segno, cos come la fossetta

sulla guancia. Adorabile! Non rispose subito, quasi aspettasse il seguito. Chiara stava gi cambiando idea. Quell'uomo sapeva come rendersi antipatico, non c'era dubbio.
Ma quando alla fine, la invest con lo sguardo dorato, anche le ultime perplessit furono spazzate via. Non vedendo pi nulla di negativo a cui aggrapparsi, Chiara prese un profondo respiro e continu.

"Lo so, mi sono lasciata prendere la mano, ma ti assicuro che di solito non vado in giro ad aggredire le persone, almeno quelle che non mi distruggono l'auto..."

"Mi dispiace, non  mia abitudine farlo, te lo posso assicurare" si affrett a precisare, e a Chiara non rest altro che alzare le mani in segno di resa.

"D'accordo, ho capito. Non rendermi le cose difficili. Voglio solo dire che forse non sei cos male come credevo." Stavolta Saverio fece una smorfia divertita. Pi Chiara lo guardava, pi notava la sua avvenenza. L'angelo biondo era un gran bel figo.
Si stup del pensiero nell'istante in cui le si materializz nella mente, e il buon umore svan quasi subito. Cominci ad agitarsi e per non fare la figura dell'isterica, approfitt della sosta per scendere. Saverio sembr leggerle dentro perch la lasci andare, ma prima le propose di pranzare insieme. "Grazie, ma non credo sia possibile. Sono di turno in ospedale, ho giusto il tempo di prepararmi e andare. Mi spiace." Stavolta Chiara aveva usato la carta della gentilezza per togliersi dall'impiccio, poteva andarne fiera. Non bast comunque. Saverio si rivel un osso duro e quando, tornato alla carica, le propose di vedersi a cena, le scocc uno sguardo penetrante che non ammetteva un "no" come risposta. Gli rivolse un raggiante sorriso, come chi sapeva di avere gi la vittoria in pugno. Era sicura di poter declinare l'invito. Gi pregustava di abbattere una volta per tutte la sua arroganza.

"Saverio, mi piacerebbe, davvero, ma ho un ospite a casa e quindi..." Il cellulare squill e la foto dell'ospite in questione apparve sul display. Chiara rispose:
"Damian, s. Ciao..."

"Ciao, volevo solo avvisarti che stasera dovr fermarmi un po' di pi, c' una cena di lavoro al termine della sessione pomeridiana. Devo presenziare per forza." La baldanza di poco prima scomparve, cos come il suo sorriso. La scusa che considerava inattaccabile, si era di fatto disciolta come neve al sole. Anche le stelle le erano contrarie! "Capisco, non preoccuparti. Sei qui per lavoro, quindi stai
tranquillo."

"Non voglio crearti problemi, torner a casa presto. A dopo." Chiara cap di essere in trappola; non aveva pi scuse per evitare l'invito di Saverio e, sebbene trascorrere la serata con un perfetto sconosciuto non l'attirasse molto, era di gran lunga pi accettabile che rimuginare sui suoi problemi, in attesa di parlarne con Damian. Che aveva da perdere? Avrebbe saputo gestire la cosa: "Il mio impegno  stato cancellato, quindi accetto: vada per la cena."

"Ottimo, ti passo a prendere alle nove."
...
.
...
Ferma sotto il getto della doccia, Chiara si domandava perch avesse accettato di uscire con uno di cui non sapeva assolutamente niente, a parte che guidava un bolide bianco, dannatamente confortevole. Cosa aveva in testa? La risposta le rimbalz nel cervello alla stessa velocit della domanda: era l'unico modo per toglierselo di torno; dopo una semplice chiacchierata, magari sui rispettivi impieghi o sulle mete di vacanza, avrebbero senza dubbio compreso di non avere molto in comune e si

sarebbero lasciati con un improbabile accordo su un futuro incontro che per, sapeva bene, non ci sarebbe mai pi stato. Poco male, ce la poteva fare, si disse lasciandosi coccolare dalla morbidezza dell'accappatoio. Entr in camera dieci minuti dopo, il tempo necessario per asciugarsi per bene i capelli. Era diventata brava e veloce con la spazzola e il suo caschetto castano era in piega perfetta. Amleto, seminascosto dalla tenda, volse il suo grosso testone fulvo verso l'armadio. Chiara poteva contare su una vasta scelta di abiti, alcuni dei quali non erano mai stati ancora indossati.
L'occhio cadde su un completo pantaloni grigio argento di cotone; subito se lo accost al corpo, davanti allo specchio, ma ci che vide le fece fare una smorfia. Decise allora per l'ampia gonna color prugna con la camicetta verde smeraldo, ma neanche quella combinazione la convinse. Il trend negativo continu, tanto che ormai le erano rimaste ben poche possibilit. Opt per l'abito nero di cotone a giromanica, con il giacchino bianco e grigio e un paio di sandali abbinati. Si volt prima da un lato e poi dall'altro: era quasi convinta. L'immagine che il grosso specchio le stava rimandando non era niente male. Analizz ogni piccolo particolare, dall'acconciatura dei capelli al taglio perfetto della giacca, dal girocollo di perle di fiume che aveva voluto provare, alla lunghezza del vestito che le sfiorava il ginocchio. "Perfetto! Magari,
per, se mettessi la cintura..."

"Sei bellissima!" Chiara rimase senza parole, impietrita davanti allo specchio.
Lui era l, alle sue spalle, pi bello che mai, con la camicia bianca sbottonata sul collo e i pantaloni grigi, seduto sulla poltrona vicino al letto. Le stava sorridendo.

"Roscoe!" Sospir debolmente senza riuscire a muoversi.

"Chiara! Sei bellissima. Sii felice."

Si volt di scatto sentendosi avvampare, ma Roscoe non c'era pi. Il groppo che aveva in gola le imped quasi di respirare. Boccheggiando a tentoni si avvicin alla poltrona. Doveva capire. Era vuota, nell'angolo in penombra. Appoggi le mani l dove un attimo prima sedeva il suo Highlander, ma il calore che avvert sotto le dita era quello della temperatura atmosferica ancora alta. Come era possibile che la mente le avesse giocato un cos brutto scherzo? Si guard intorno in cerca di una risposta che non arriv, e disperata, in preda al panico, concluse che stava impazzendo.
Eppure lo aveva visto! Corse all'armadio e apr l'anta centrale dove erano conservati i vestiti, pochi per la verit, quelli che Roscoe aveva spedito un anno prima in Italia.

"Se andiamo, almeno avr dei cambi. Non ti piace l'idea di avere in casa qualcosa di mio?" Le aveva detto l'ultima volta, prima di partire per la Sierra Leone.
Come invasata, spost i completi e le camice, incurante che si sparpagliassero a terra.
Qualcosa dentro di lei scatt quando arriv al suo abito da sposa, dietro il quale c'era il kilt di Roscoe. Rivide, come in un film, l'intera giornata al castello e la preparazione per le nozze interrotte e mai pi riprese. Sent di nuovo, vivo e palpabile, il calore del braccio del cugino con il quale era entrata nella cappella, gli sguardi dei pochi presenti e il sorriso rassicurante di quello che sarebbe dovuto diventare suo marito. Poi il rumore della porta che si apriva, i tacchi sul pavimento e la voce della donna che gridava in uno strano idioma e si accarezzava il ventre arrotondato: "Non puoi sposarti, questo bambino  tuo." Le prime lacrime si fecero strada oltre le ciglia quando la mano tocc il tartan del gonnellino, sent crescere dentro le emozioni che, come un'onda violenta, la sommersero. Tent di resistere, ma l'ultimo sforzo di ricacciarle indietro naufrag e tutta la rabbia e il dolore esplosero, lasciandola senza fiato. Chiara sganci a forza il kilt dalla gruccia e lo gett a terra

urlando: "Perch? Dimmelo! Mi avevi detto che saresti tornato. Avevi promesso che non ci saremmo pi lasciati, che sarebbe stata solo questione di pochi giorni e ci saremmo sposati. Invece la miniera  esplosa! No, no, no, no! Perch?" Cadde in ginocchio tra i singhiozzi, e il ricordo delle parole della telefonata di Jack le rimbombarono dolorose nella mente. Guard il cellulare muto e tutto torn a galla:

"Roscoe, come ..."

"Chiara, sono Jack." Il tono troppo serio della voce del socio del suo uomo le aveva procurato un brivido. Per tutta la mattina aveva convissuto con uno strano presentimento che l'aveva resa elettrica. Non era riuscita a capire il motivo del proprio stato d'animo, tanto che alla fine ci aveva rinunciato. Che strano, appena Jack parl, si accorse che quella sensazione non l'aveva ancora abbandonata.

"Jack, avete finito il lavoro? Siete all'aeroporto?"

"Chiara..." Perch ci stava mettendo tanto a finire la frase? Non era normale che fosse stato lui e non Roscoe a chiamarla.

"Dov' Roscoe?" Il silenzio dall'altro capo del filo fu un macigno che si abbass inesorabile sul suo petto. I polmoni faticarono a recuperare aria e anche se la testa le stava mandando impulsi precisi, il cuore continuava a nutrire la

speranza di ricevere la risposta scontata. "Jack, per l'amor di Dio, che succede?"

"C' stata un'esplosione alla miniera..."

"Che vuoi dire?" La temperatura circostante si abbass in un istante e il

sangue smise di circolare nelle vene. No, non poteva essere vero...
"Roscoe stava risalendo quando  avvenuto il crollo. Non si  salvato nessuno.

Chiara, lui  morto." Il colpo la prese al cuore e la deflagrazione lo sbriciol come sabbia. Non riusc ad ascoltare altro, scivol lungo la parete fino a terra con gli occhi fissi oltre la finestra. Non vide nulla, il buio aveva preso possesso della citt e del suo animo.

Fu l'ultima cosa che ricord, prima di urlare a squarciagola.
...
.
...
"La cena  stata di tuo gradimento?" Saverio stese il tovagliolo sulle ginocchia senza per toglierle gli occhi di dosso. La cantante aveva fatto da poco il suo ingresso in sala e, dopo essersi accomodata vicino al piano come di consueto, aveva salutato i presenti. Un sorriso elegante gli illumin il viso: la conosceva. Chiara ne ebbe conferma quando si accorse che anche la cantante stava sorridendo guardando nella loro direzione e durante la pausa si avvicin al tavolo. "Saverio, finalmente ti si
rivede. Come stai?"

Saverio scans la sedia e si alz per abbracciarla. "Sono tornato in citt da pochi giorni, anche se ho in programma un nuovo viaggio a breve. Ma ogni volta che posso, vengo a trovarti. Mi piace ascoltarti." La cantante, seppur alta quanto lui, era piuttosto esile, e Chiara temette di venire stritolata nell'abbraccio. Scampato il pericolo, lei gli rivolse un sorriso perfetto che mise in mostra una dentatura invidiabile. Andarono avanti con i convenevoli per un paio di minuti, e quando le fu presentata, Chiara finalmente conobbe il suo nome: Angela. Le disse anche che si esibiva all'Harris Bar nei giorni pari, la sera, mentre nella vita svolgeva la sua attivit di impiegata presso un noto studio legale romano. "Spero di rivedervi presto, comunque la prossima canzone  dedicata a voi." Angela guadagn la postazione, prese il microfono e chiuse

gli occhi. Le note dolci del piano iniziarono l'ouverture
del brano di Mina che lei
inton con voce perfetta.

"Vieni spesso qui, ti conoscono tutti." Chiara pos il flte, incuriosita dalla fama del suo ospite.

" uno dei locali che preferisco in citt. Il men  raffinato, il padrone  un caro amico, l'intrattenimento  assicurato, l'arredamento  di classe e la compagnia  meravigliosa." Le dita ben curate e lunghe accarezzarono il collo della bottiglia dello champagne e il suo bicchiere fu riempito di nuovo. Il sorriso accattivante divenne ancora pi sfacciato. Saverio stava flirtando, spudorato, e non aveva certo intenzione di nasconderlo.

"Sei gentile, grazie, ma devo stare in guardia. Se ti lascio fare, mi ritrover ben presto ubriaca. Non posso pi bere, per favore." Cerc di spostare il calice ma l'uomo arriv prima. Chiara stava cominciando a rilassarsi, gradiva le attenzioni del suo accompagnatore e un paio di volte si era soffermata ad ammirarne l'avvenenza.
Era davvero un bell'uomo, elegante e gentile, sempre sorridente. Per tutta la sera le aveva parlato della sua famiglia, spendendo parole di stima per la madre, una ricca signora della borghesia romana che lo aveva cresciuto da sola insegnandogli i valori veri della vita. Il padre era andato via quando lui era ancora troppo piccolo per ricordarsene, ma era sicuro di averne ereditato la spietatezza e la freddezza negli affari.

"So che  stato un imprenditore scaltro. Il suo impero finanziario gli ha permesso di provvedere alle varie famiglie sparse per il mondo. Mamma sapeva di non essere l'amore della sua vita, bens una delle tante, ma la cosa non le dava fastidio. Non si

sono mai sposati, ma questo non ha impedito a mio padre di prendersi cura di noi." Saverio doveva avere un buon carattere perch non sembrava amareggiato, anzi.
Chiara scorse un bagliore d'orgoglio nello sguardo: trovava del buono in tutte le cose e il fatto che giustificasse il padre, lo rendeva ancora pi interessante ai suoi occhi.
Stava cominciando a ricredersi.

Il cameriere pos sul tavolo due coppe di cristallo rosa colme di fragole con crema chantilly e si affrett ad aggiungere che il dessert era stato un gentile cadeau del cuoco, un altro dei suoi tanti amici nel locale. "Non posso crederci, sei praticamente a casa." Chiara gust meravigliata quella prelibatezza. La serata era perfetta.

"Dimmi di te e della tua famiglia. I tuoi genitori saranno orgogliosi della loro bella figliola." Fu la volta di Saverio.

"Purtroppo non ci sono pi, ma per quanto possa ricordare, mi sono stati vicino.
Li ho amati molto." Vide Saverio rammaricarsi e fare di tutto per riparare alla gaffe.
Chiara lo tranquillizz, in fondo non poteva saperlo, quindi non c'era niente di cui scusarsi. "Ero giovane quando ho perso mia madre, non preoccuparti, ho imparato a
stare da sola gi da un po'."

"Nessun fidanzato o spasimante? Lo so, la mia  una domanda sciocca: se cos
non fosse, non saresti uscita con me stasera."

La mente vol al suo Highlander, ma per la prima volta il viso arrogante e bellissimo che le appariva in sogno di tanto in tanto, causandole incubi, apparve offuscato. Incredula si rese conto di non distinguere pi il mare in tempesta racchiuso nello sguardo scuro di Roscoe o la dolcezza del suo sorriso. Era come se il luogo

sacro in cui risiedeva il ricordo, a poco a poco si allontanasse dalla mente e i contorni diventassero sempre meno nitidi. Forse lo sfogo di qualche ora prima in camera da letto l'aveva aiutata a liberarsi del fantasma e del dolore per la perdita improvvisa e mai accettata. Era finalmente riuscita a metabolizzare la sua morte e la cosa sembrava funzionare.

"Sono libera. Come ti ho gi detto, ho imparato a stare da sola da un po'." Che strano, confessarlo non le sembr poi cos male. Quando alz lo sguardo si accorse di aver attirato su di s l'occhiata preoccupata di Saverio.

"So ascoltare e non giudico mai. Ti prego di credermi quando dico che mi sento attratto da te, Chiara, per questo mi preoccupo. Ho notato la tristezza nel tuo sguardo fin dalla prima volta che ci siamo scontrati, tanto per essere chiari, e da allora mi sono riproposto di adoperarmi per farti stare meglio. Se hai sofferto, mi dispiace.
Lascia che mi prenda cura di te."

Quando le strinse la mano, Chiara sobbalz dalla sedia, ma non la tir indietro.
Che cosa stava succedendo? Perch aveva necessit di quel contatto? Non ebbe il tempo di trovare la risposta perch Saverio la costrinse ad alzarsi per seguirlo al centro della sala. "Vuoi ballare qui?" chiese quasi inorridita. Sotto gli occhi curiosi dei tanti che affollavano il locale, seduti ai tavoli, riccamente preparati, Chiara non pot far altro che lasciarsi guidare in un lento che le note di "Careless Whisper" e i gorgheggi puliti di Angela stavano rendendo unico.

"Coraggio, non dirmi che non hai mai ballato prima. Stento a crederci." Saverio l'avvolse tra le braccia. Chiara trattenne il fiato, rigida e spaesata. Un manichino sarebbe stato pi caloroso. "Qui  normale ballare e anche se non sei seguito dagli

altri, tutti apprezzano, soprattutto la cantante. Per lei  segno di gratificazione. Vuol dire che ami la scelta della canzone e adori la sua performance. Lasciati andare, Chiara. Stanotte ci siamo solo noi due, vuoi?" le sussurr all'orecchio e ancora una volta la sua vicinanza le scaten una reazione strana e inaspettata. Le mani calde le incendiarono la pelle anche attraverso il sottile cotone del vestito.

Trattenne il fiato per un momento, ma gli occhi del suo accompagnatore la convinsero ad accettare l'invito. Con naturalezza gli avvolse le braccia intorno al collo lasciandosi guidare.

"Posso farti una domanda?" gli chiese e nell'alzare la testa, inspir l'effluvio aspro e speziato della sua colonia costosa.

"Tu puoi chiedermi tutto quello che vuoi, a questo punto."

La sicurezza ostentata con tanta tranquillit non la indispose. "Come mai ti sei voluto sobbarcare le spese di riparazione della mia auto? Il tamponamento  avvenuto solo per colpa mia, per la mia distrazione. Bastava compilare i moduli e l'assicurazione avrebbe pensato a tutto. Ti sei preoccupato per l'aumento del premio?
Non capisco, davvero."

Saverio rise a bassa voce. "Assolutamente. In un'altra occasione avrei rispettato le regole, e per la verit, ero pronto a farlo, ma poi ti ho vista e sentita, pi che altro.
Sei stata cos diretta che mi hai spiazzato." La contrazione impercettibile vicino

all'occhio sinistro, cattur l'attenzione di Chiara, pi che mai desiderosa di sapere.

"Ti ho aggredito, lo so, ma questo che vuol dire?"

"La tua aria risoluta e il tuo aspetto mi hanno conquistato." Si abbass per

sussurrarle all'orecchio: "Adoro le infermiere con grinta." Un brivido la sconvolse e nello stesso istante in cui Chiara alz la testa per rispondergli per le rime, lui le strizz l'occhio e subito dopo la lasci per applaudire la cantante alla fine del pezzo.
Insieme tornarono al tavolo.

"Mi stai prendendo in giro?" Seduti uno di fronte all'altro, si sporsero entrambi in avanti.

"Non credo proprio. Non avrei mai speso i miei soldi."

Qualcosa nello suo sguardo la convinse. "Va bene, ma non hai risposto alla
domanda."

"Non molli eh, Signorina Frantoni?" Saverio si stava divertendo. Richiam l'attenzione del cameriere. "Prima di andare avanti con l'interrogatorio, posso offrirti un drink di fine serata?" Come poteva rifiutare? Chiara scelse un Cosmopolitan
e lui
ordin una vodka liscia. Rimasti di nuovo soli, Saverio spost la sedia cos da venirle pi vicino. "D'accordo, sono un romanticone d'altri tempi. Non c' una ragione ma ti chiedo di accettare lo stesso." Il cameriere pos i bicchieri sul tavolo e loro ne approfittarono per un brindisi. "Al nostro incontro scontro e chiudiamo il
discorso, ti va?"

Chiara accett ancora una volta.
...
.
...
Un'ora pi tardi Saverio apr lo sportello e l'aiut a scendere dall'auto. Chiara, davanti al cancello di casa, si volt per salutarlo, voleva farlo in fretta ma Saverio non era dello stesso avviso. "Spero che tu sia stata bene." La blocc stringendola con

la sua mole contro la colonna.

"Cer... certo.  stato tutto perfetto. Ti ringrazio."

Si avvicin ancora fino a sfiorarle le labbra con le sue. Chiara deglut ma non riusc a tenere a bada la voglia che inaspettatamente le stava crescendo dentro. Non si mosse e, proprio quando avvert il calore della sua bocca sulla pelle, un taxi accost sulla strada. Illuminati dai fari, entrambi fecero un passo indietro, dividendosi. Il momento magico era passato. Chiara sospir risollevata, Damian non poteva essere pi tempestivo.

"Ciao, non sono in ritardo allora. Meglio cos, mi sarebbe dispiaciuto svegliarti." La salut con circospezione. Fu chiaro cosa stesse pensando, l'espressione tesa del volto era inconfondibile.

Non che gli dovesse delle spiegazioni, ma pens ugualmente di fornirgliele.
"Damian, ti presento un mio amico, Saverio Mantelli." I due si strinsero la mano e malgrado i sorrisi e le formalit di rito, cap che era arrivato il momento di concludere la serata.

Amleto fu felice di rivederli e dopo essere sceso al piano terra, si accost alla gamba di Damian, avido di coccole.

"Gli sei mancato pi tu che io. Gatto ingrato." Chiara entr ridendo in cucina, butt sulla poltrona la borsa e offr un bicchiere d'acqua fresca al suo ospite che nel frattempo si era seduto al tavolo.

"Gli ho dato un extra stamattina prima di uscire. Lo ha gradito." Spieg dopo aver posato il bicchiere vuoto sul piano.

"Come  andato il convegno?" Chiara gli si sedette accanto.

"Direi piuttosto bene, tanto che c' la possibilit che io debba tornare presto."

"Quando vuoi. La mia casa  sempre qui, lo sai." Che strano, si aspettava di rimpiangere ci che aveva appena detto, ma non sent nulla di doloroso e la cosa le piacque. Chiacchierarono ancora per una mezz'ora, poi si augurarono la buona notte.
L'indomani sarebbe stato pesante per entrambi. Sdraiata sul letto, Chiara si godette gli ultimi istanti di una serata strana e divertente. La brezza notturna le accarezz la pelle fresca di doccia e lei si addorment serena, lasciandosi cullare.

Le notti, da quel momento in poi, non le avrebbero pi fatto paura.

7. Blantyre.

La porta dell'ufficio si chiuse dietro le sue spalle con un tonfo minaccioso. Lo sguardo di Mitch scatt in alto, non gli ci volle molto ad inquadrare l'umore del

collega.

"Matt, forse abbiamo individuato quel figlio di puttana."

Gleason butt la giacca a terra e prese in mano il ciclostilato dalla scrivania.
"Che cos'? Lo scontrino di un negozio, anzi no, sono due. Lo stronzo se la spassa in Italia?" Era davvero furioso.

"Deve credersi al sicuro, visto che non si preoccupa di lasciare tracce in giro.
Non me lo figuro cos idiota da pensare che non lo stiamo pi cercando. C' una taglia internazionale sulla sua testa di cazzo, credi che lui non lo sappia?"

Mitch gli pass un altro foglio che Matthew analizz. "Se non lo sa, allora  pi stupido di quanto voglia farci credere. Questo  il numero della carta di credito, la
sua. Avete controllato?"

Mitch annu deciso. "Ho gi telefonato alla polizia locale. Vista l'ora, mi hanno risposto che se ne occuperanno domani mattina, all'apertura dei negozi. Ma nel frattempo mi hanno dato la certezza che si sarebbero mossi subito allertando gli agenti

di Milano e dintorni."

"E..." Matt gli rivolse un'occhiataccia significativa, una di quelle che in fase di interrogatorio avevano il potere di inchiodare il delinquente alla sedia con la consapevolezza che solo con una dichiarazione convincente avrebbe potuto cambiare posizione.

Mitch conosceva bene i metodi che usava e, sebbene lo avesse affiancato in molte occasioni, sapeva che arrivati a questo punto non era il caso di tergiversare. "Stanno setacciando la zona da ieri sera. Tutte le questure sono state allertate, stai tranquillo.
Al momento non ho altro in mano. Non ci resta che aspettare, comunque ora sappiamo
che Logan  in Italia."

"Allertati gli aeroporti?"

"S! Cos come le stazioni ferroviarie, quelle degli autobus e i porti."

"Manda alle dogane la foto segnaletica del senatore..."

"Gi fatto, Matt. Conosco il mio lavoro."

Gleason annu abbassando lo sguardo sul foglio. Il numero della carta di credito era gi stato sottolineato in rosso pi volte, cos come il nome dei due esercizi commerciali in cui era stata usata: un noto negozio di abbigliamento e uno di articoli sportivi, entrambi a Milano. "Mitch, domani fatti dire tutto. Non tralasciare neanche il pi piccolo particolare. Loro non conoscono Logan, noi s. Sappiamo che non  uno sciocco. Se  uscito allo scoperto dopo un anno e mezzo, ci sar un motivo preciso, e
io voglio conoscerlo al pi presto. Intesi?"

"Ricevuto, capo."

La porta si richiuse. Rimasto solo in stanza prese il telefono, era in ansia per Gladys. Dallo sguardo che gli aveva rivolto quando si erano lasciati, aveva capito quanto fosse angosciata. Doveva riferirle le novit. Erano queste le circostanze in cui odiava il suo lavoro, il ruolo di ambasciatore non gli calzava addosso neanche un po'.
Avrebbe preferito nascondere la verit e non far soffrire la sua donna. Ricordava bene come aveva reagito alla confessione di Affleck. Gli ci vollero settimane per rivedere Gladys di nuovo forte e sicura di s. Nell'ultimo anno e mezzo avevano condiviso molto insieme e, se la conosceva bene, poteva giurare che il suo comportamento nascondeva un'angoscia profonda. La sicurezza di Gladys vacillava ogniqualvolta, guardandolo negli occhi, si rendeva conto che non c'erano novit su Sean Logan.
Nessuno gli toglieva dalla mente che era anche per quel motivo che i loro incontri si erano diradati nel tempo. Si amavano, e lui era convinto dell'autenticit del loro sentimento. Non che Gladys lo ritenesse un incapace, questo no, ma stando lontani, era molto pi facile per lei sopportare la realt. Meno domande, nessuna delusione.

Gleason compose il numero. Anche se era tardi, sapeva che l'avrebbe trovata ancora sveglia. Gladys, infatti, rispose al secondo squillo. "Matt..."

Il detective si pass la mano sulla faccia un paio di volte. Il tono della voce della donna era tutto un programma. Doveva calmarla. Che bella situazione! "Abbiamo una
traccia, anzi, anche molto pi di questo."

"State per prenderlo?" Il tono teso della donna lo fece imprecare sotto voce.

"Non ancora, ma sappiamo che  in Italia al momento." Il sospiro dall'altro lato non gli sfugg: saperlo lontano da Blantyre era una sicurezza, ma catturarlo avrebbe significato la fine di un incubo. La mise al corrente delle scoperte fatte e alla fine si

scus, non sarebbe tornato da lei quella notte.

La risposta di Gladys non lo stup: "Ne ero certa. Fai il tuo lavoro, detective, ma se hai novit fammi sapere. Ci vediamo presto." Nessun saluto, solo un click freddo e impersonale.

Matt recep il messaggio, si attacc all'interfono e dett direttive alla sua squadra. Non aveva nessuna voglia di perdere tempo, n di farsi trovare impreparato e, se proprio era costretto ad aspettare l'indomani, lo avrebbe fatto predisponendo tutte le mosse e i pezzi al posto giusto sulla sua scacchiera. Aveva giurato di risolvere il caso Mac Talbot ad ogni costo ed era arrivato il momento di muoversi e studiare un piano infallibile. Sean Logan era un uomo con molti agganci e pericoloso, lo aveva capito, ma sarebbe capitolato cos come il re, impotente, di fronte allo scacco matto.
...
.
...
Il "The Castle" era affollato come ogni sera e, nonostante l'ora tarda, i clienti non avevano voglia di tornare a casa. Brian faceva la spola tra il bancone e il retro, dando il cambio senza problemi a Ernest e Joe, i due lavoranti. Con Damian lontano, poteva dedicarsi completamente al locale e passarvi anche la notte, se fosse stato necessario.
Per fortuna, vigeva una legge, e l'orario di chiusura doveva essere rispettato, anche se, a quanto pareva, a nessuno sembrava importare.
"Ehi Brian, Loyd ha perso la scommessa sul derby. Il cretino ha puntato sul Dandee. Gliel'avevo detto che non ci sarebbe stata storia oggi, ma ha voluto fare di testa sua ed ora ci paga il terzo giro di birra. E siamo solo all'inizio." Jim Wright era il pi fortunato della cricca, vinceva sempre lui. "Coraggio, Brian, se continua cos, tra un'ora sarai tanto ricco da poterti permettere una vacanza in Alaska." L'eco delle

risate riemp lo spazio del locale davanti al mega schermo. La partita di calcio era finita da pochi minuti e Jim aveva tutto il diritto di riscuotere e di prendere in giro lo sconfitto.

"Birra per tutti, allora. Fate largo, arrivano i boccali pieni." Brian pos sulla tavolata i due vassoi. "Quando capirai che con quell'allenatore, non andrete da nessuna parte?" si rivolse al malcapitato di turno. Si un alle risate degli altri e, prima di tornare al bancone, gli assest una generosa pacca sulle spalle. "Amico, gli schemi sono importanti, non basta contare sui fuoriclasse in squadra. Voi non avete n gli uni, n gli altri, e cos non si va da nessuna parte." Altre risate e imprecazioni accompagnarono il suo ritorno al bancone. Peccato, avrebbe voluto sedersi con loro a discutere ancora un po', ma quella sera non c'era Daisy ad aiutarlo e a sostituirlo come sempre. Si erano sentiti al telefono nel pomeriggio, gli aveva detto di essere malata e che le serviva qualche giorno per rimettersi. Cos Brian doveva accontentarsi di scambiare solo qualche battuta con gli amici e tornare a preparare le
ordinazioni che i suoi due boys
continuavano a ricevere. Grazie al cielo!

"Sai perch vengo qui spesso?"

La voce femminile lo fece voltare. "Connie, ciao. Perch questo  il locale pi bello della citt?" Le sorrise aggirando il bancone per andarle vicino e salutarla per bene.

La ragazza si catapult tra le sue braccia e gli assest due baci sulle guance.
"Sicuro, ma soprattutto perch c' il proprietario pi sexy della citt."

Brian scoppi a ridere e con un braccio intorno alle sue spalle, l'accompagn al bancone. Le spost lo sgabello e aspett che si sedesse. "Anche galantuomo: che si

pu chiedere di pi alla vita?" Lo prese in giro bonariamente guadagnando la posizione. Accavall le lunghe gambe libere sotto la minigonna di jeans.

Brian non pot non notare il movimento, cos come la generosa scollatura della camicetta che lasciava intravvedere la linea tra i due seni gonfi. Erano tenuti su da un push-up di pizzo nero. "Non lo so..." Brian alz in fretta lo sguardo sugli occhi da cerbiatto della donna. "...Ordina e sarai servita. Che vorresti?" Fin di pulire il banco e apr il frigorifero sotto la postazione. Aveva bisogno di altro ghiaccio.

"Speravo che me lo chiedessi" sospir la donna sporgendosi ancora un po' in
avanti. "Mi piacerebbe fare l'amore con te."

Brian scoppi a ridere. Conoscendola, avrebbe dovuto aspettarselo. Connie era solita fare battute del genere, le piaceva mettere in imbarazzo gli amici e poi ridere di loro. Ripeteva sempre che le donne avevano il potere di rincoglionire il maschio e non perdeva occasione per farlo notare. Guy la lasciava fare, lo divertiva e la giustificava:, "Mi piace il suo lato spregiudicato, d pepe al nostro rapporto." Amava ripetere, al contrario di Al, che aveva bisogno di pi tempo per accettare le battute della sorella. Sapeva come metterlo in imbarazzo e le piaceva anche. Alla fine, per, se la ridevano sempre tutti.

"Spero per te che non sia un bisogno urgente. Come vedi, non ho molto tempo." Brian stava ultimando un cocktail e le strizz l'occhio mettendole davanti il sottobicchiere. "Accontentati di un drink. Lo offre la casa."

"Allora per me un "Kiss the dark". Lo considerer un preliminare." Gli soffi sulla faccia muovendo le spalle quel tanto che bastava perch la scollatura fornisse una vista pi generosa del reggiseno.

Brian si mise all'opera non prima di essersi reso conto della qualit dell'intimo.
Come avrebbe potuto evitarlo? Ce l'aveva davanti agli occhi, e non solo quello, dannazione! Dopo aver miscelato lo cherry, il gin e il vermouth dry, riemp un calice basso e lo decor aggiungendo due ciliegine al maraschino e una fetta d'arancia. "Per te, dolcezza. Vacci piano, pu dare alla testa. Poi chi ti regge?"

Connie port il bicchiere alle labbra ancora piegate in un sorriso che era tutto un programma. Socchiuse la bocca e, con lo sguardo fisso su Brian, tir fuori la punta della lingua e la immerse, senza toccare il bicchiere, nel liquido rosso. Con studiata maestria, dette due lappate prima di leccarsi le labbra e chiudere la bocca. "Mmm, adoro le tue mani. Creano cose fantastiche. Immagino cosa farebbero sulla mia pelle..." Stavolta fu lei a strizzargli l'occhio.

Brian rise di cuore e, pur lusingato, non mostr il fianco all'attacco. Era la prima volta che i due si vedevano dopo la serata in discoteca e, in tutta onest, Brian aveva rimosso rapidamente il ricordo. Nonostante la bellezza prorompente di Connie e i suoi sfacciati attacchi, era sicuro di s. Amava Damian e il suo corpo, e questo era un dato di fatto; Connie poteva stuzzicarlo finch voleva, ma sapevano tutti e due che si trattava solo di uno scherzo. Nella realt erano entrambi impegnati. "Chiss!"

"Capo, al tavolo cinque chiedono hamburger e patatine per quattro." Ernest, il ragazzo tutto fare, si appoggi al bancone interrompendo quello strano idillio. Brian torn al lavoro, ma non pot rimanere nel retro a lungo. La sua presenza era richiesta anche in sala. "Cazzo, tra tutte le sere, proprio in questa la citt intera decide di venire al pub? Ora che sono solo?" Brian continu ad imprecare e a muoversi alla velocit della luce. Se c'era una cosa che caratterizzava il "The Castle", era senza

dubbio la precisione e la puntualit del servizio. Non importava come, ma da quando il locale aveva preso il via, il motto era soltanto uno: mai scontentare il cliente, e se questo voleva dire farsi in quattro e correre da una parte e l'altra senza un attimo di respiro, bene, era cos che doveva andare. Si sarebbero riposati tutti a fine serata, l'importante era arrivarci. Alla terza sollecitazione, Brian url esasperato, ma quando si volt con il piatto pronto, per poco non lo lasci cadere. Connie gli si par davanti nel retro cucina.

"Capo, che ne dici se ti do una mano? Da quel che vedo, ne hai bisogno, eccome." Ferma con le mani sui fianchi e la testa inclinata da un lato, gli stava sbarrando la strada. Brian aveva davvero bisogno di aiuto.

"Ok, prendi il grembiule dietro la porta e datti da fare. Affianca Joe. Scrivi le ordinazioni e riferiscimele. Magari in tre sar pi semplice." Il sorriso della donna, un misto di gratitudine e divertimento, lo accec per un istante, il tempo necessario di capire cosa stesse realmente accadendo, e poi la catena di montaggio del pub prese il via.

Il buonumore sal alle stelle in poco tempo con le battute sagaci di Connie sul tipo con la mano morta del tavolo all'angolo e quello con il riporto che le rivolgeva languide occhiate. L'atmosfera divent subito allegra e anche Joe e Ernest si unirono ben presto a lei e da quel momento tutto miglior. Brian non si fermava un attimo ma sembrava che il lavoro scivolasse via pi velocemente. Alla fine, l'idea di accettare l'offerta di Connie, si era rivelata vincente.

"Dio, non sai come mi sto divertendo!" squitt appena rientrata per lasciare i piatti sporchi nel lavandino. "Ho bisogno di tre rosse al tavolo sette. Mi sono

offerta..." sottoline la frase agitando la folta chioma "...ma preferiscono qualcosa di meno sudato per il momento. Mi hanno dato qualche chance per dopo."

I cori di approvazione e le risate ben presto riempirono il locale e l'allegria coinvolse tutti i presenti, persino Lloyd aveva cambiato umore nonostante la sconfitta e il quinto giro di birre da pagare. Connie gli si era seduta sulle gambe e gli aveva sussurrato qualcosa di misterioso all'orecchio. Poi aveva mosso le spalle e buttato indietro la testa ridendo insieme a lui. L'aria era subito cambiata e ora tutti la reclamavano. "Ehi, se continui cos, me lo farai arrapare a tal punto che verr nei pantaloni e sar davvero uno spettacolo imbarazzante." Brian la mise in guardia mentre continuava a preparare drink e a ridere a crepapelle.

"Non preoccuparti, sto facendo un favore a sua moglie. Gli ho solo detto che se ride e beve di pi, soddisfer al meglio la sua donna appena torner a casa. Non preoccuparti, capo... Uhm,  bello chiamarti cos. Mi fa eccitare!" Connie si sporse in avanti sul bancone, gli dette un bacio veloce sulla bocca, prese il vassoio e ritorn tra i tavoli, senza dargli la possibilit di replicare.

Erano le due di notte quando il locale finalmente cominci a svuotarsi. Gli ultimi clienti lasciarono il pub dopo un'altra mezz'ora. I due ragazzi finirono di mettere a posto la sala mentre Brian e Connie lavavano e asciugavano gli ultimi piatti, quelli che non avevano trovato posto nella lavastoviglie. "Sei stanca? Hai lavorato
parecchio stasera, ti ringrazio."

"Oh, mi sono divertita da morire. A proposito, prima non ho potuto fare a meno di sentire che stavi parlando al telefono con Damian. Come sta?"

"Abbastanza bene. Dovrebbe tornare in Scozia tra un paio di giorni."

"Viaggio di lavoro?" s'inform Connie asciugandosi le mani con uno strofinaccio che abbandon sul ripiano accanto alla friggitrice.

"S, si trova a Roma per un congresso."

"Sei molto amico di Damian, vero? Che mi dici di lui?"

"Perch questa domanda? Ti sei presa una cotta per il bel biondo dagli occhi verdi?" Brian sottoline la battuta con una risata.

La ragazza lo guard stupita. "Se fosse? Ti darebbe fastidio? In fondo  uno degli uomini pi belli in citt, ma non l'ho mai visto accompagnato. Sai se sta con
qualcuno?"

"Pu darsi." Fu la risposta laconica. Brian nel frattempo si era tolto il grembiule e aveva cominciato a spegnere le luci. Non voleva rivelare troppo del suo compagno, soprattutto della loro relazione e sicuramente non a lei. Quando le pass davanti, la mano di Connie lo blocc. La guard: era seria.

"Scherzi a parte, non ho parlato molto con lui e con Gladys dopo la morte di Roscoe. Non posso immaginare come si sentano. Se perdessi Al, ne rimarrei
sconvolta. Come stanno?"

Brian si irrigid di colpo. "Sai che nell'ultimo periodo si erano riavvicinati. Non c' molto da dire, vanno avanti, non potrebbero fare altrimenti." Non aggiunse altro, n si scus per come le aveva risposto. Meglio tornare a lavoro. Sollev le sedie a due a due sui tavoli, ma si era accorto di avere esagerato. Sentiva lo sguardo indagatore della donna perforargli la schiena. Doveva rimediare. "Guy invece? Mi ha meravigliato che non sia piombato qui stasera, per riprenderti. Da quello che so, non

ti lascia poi tanto spazio." Non ci volle molto perch l'aria tornasse serena tra loro.
Andava bene tutto, l'importante era non parlare dei fratelli Mac Talbot. Non ne capiva bene il motivo, ma da qualche tempo avvertiva l'esigenza di proteggere i suoi amici.

La voce allegra di Connie gli conferm di esserci riuscito. "Oh, lo spazio me lo prendo da sola, eccome. So gestire il mio orsetto. Solo che oggi anche lui  fuori citt per lavoro. Torna domani e mi trover a casa ad aspettarlo a braccia aperte."

Finirono insieme di mettere in ordine i calici e i boccali sui rispettivi scaffali.
"Che ragazzo fortunato!" Comment ridendo Brian.

"Puoi dirlo forte, capo." Sospir Connie e con una mano gli accarezz il petto prima di allontanarsi con la scopa.

"Ora che vorresti fare?" Fece per sbarrarle la strada. " tardi, perch non torni a
casa? Qui ci penso io."

"Lascia perdere, devo guadagnarmi la serata fino in fondo, altrimenti che razza di cameriera sarei? Ti aiuto, riscuoto e poi vado, promesso." Inutile discutere con una donna cocciuta, e Connie lo era per davvero. Quando si metteva una cosa in testa, non c'era verso di farla recedere. A Brian non rimase altro che accettare il suo aiuto, tacere, salutare i due ragazzi che nel frattempo avevano finito di pulire i bagni, e tornare nel retro a lavare il pavimento.

"Potrebbe essere un'idea, quella di farmi lavorare qui, almeno nelle serate come
quella di oggi. Pensaci, va bene?"

Brian raddrizz la schiena e si volt verso di lei. Forse era la stanchezza, oppure la serata strana, fatto sta che rimase abbagliato dal viso seducente della donna e dal

suo sguardo languido. Non pot far altro che accettare l'offerta. "Affare fatto, almeno
fino a quando non torner Daisy."

Connie url contenta e, per rendere il momento ufficiale, riemp due bicchieri di Bourbon. "Brindiamo all'accordo. Alla nostra, capo!" Con un saltello sal sul bancone e aspett che Brian si avvicinasse. Aveva domato la rossa massa di capelli tirandoli su. Li aveva fermati grazie ad una matita.

Brian lo not. "Senti caldo? Non ti sei risparmiata un attimo devo dire, ma abbiamo finito." Pos lo spazzolone davanti al lavandino. Si rinfresc e si sent subito meglio. Dopo essersi asciugato con uno strofinaccio, si ritrov, di nuovo, scandagliato da due fari azzurro chiaro molto interessati. Connie non si era persa neanche un passaggio. La vide leccarsi le labbra. "S, fa caldo adesso... " Lo stava mangiando con gli occhi.

"Si  fatto tardi, sar meglio che tu vada" ripet Brian esasperato. Quel gioco stava diventando pericoloso.

"Sto aspettando il mio compenso, capo... per gli straordinari, sai..." Connie non aveva intenzione di lasciarsi scappare l'occasione di stuzzicarlo ancora un po'. Scese dal bancone, aveva una strana luce negli occhi. Brian la vide avvicinarsi al lavandino e prendere la spugna, non ci volle molto a capire le sue intenzioni, e quando la vide gettarsi l'acqua addosso, ne ebbe la certezza: stava cercando di sedurlo. Sfacciata!
Con movimenti lenti, partendo dal collo, si massaggi sulla camicetta e arrivata all'altezza del petto, freg la spugna per bene, fino a far aderire il cotone bagnato al reggiseno. Gett la testa indietro e sospir, beata, per la frescura. Brian osserv tutta la scena e, senza accorgersene, le si avvicin. Connie aveva le labbra socchiuse e con

lo sguardo lo stava sfidando, ne era certo.

"Forse sar meglio andare..." la incit poco convinto.

"Allora sar meglio sbrigarsi..." La donna gli prese la mano, passandogli la spugna. "Scommetto che se ci provi tu, faremo prima. Non vuoi aiutarmi?" Brian rimase imbambolato quando si accorse che sotto la sua guida, le stava toccando i capezzoli. Li sentiva duri da sotto il tessuto, e invitanti. Chiuse gli occhi e imprec, fece per togliere la mano, ma persino l'ultima briciola di autocontrollo svan quando lei si sbotton la camicetta. Gli si stava offrendo su un vassoio d'argento! Brian tent di reagire, ma non riusc a spegnere il fuoco che lentamente lo stava consumando.
Connie gli blocc i polsi. "Il mio compenso, capo..." gli sussurr soffiandogli sulle labbra.

"Non sai cosa stai facendo." Brian si stup della sua voce roca. Diavolo, non era certo di legno, il suo corpo stava reagendo e non era una cosa buona.

"Oh credimi, lo so bene" gli rispose agitando i fianchi strofinandosi sulla sua
erezione. "So quello che voglio."

"Smettila ora!" Brian fece un passo indietro e, non sapendo bene come, riusc a scansarla. Il tempo del gioco era finito. La guard, ma ci che vide lo allarm. Connie lasci cadere a terra la camicia e il reggiseno, ormai zuppi. Avanz con un sorriso sornione sulle labbra. Niente di buono, pens Brian che per rimase fermo dov'era.
Quella donna era diabolica, bella e desiderabile, lo sapeva, lo vedeva, e cazzo, la voleva. Il segnale del corpo era inequivocabile, aveva il pene gonfio, ma la testa ancora presente. Connie lo raggiunse, implacabile. La vide mettersi in bocca l'indice, leccarlo e poi spingerglielo tra le labbra. Quel gesto lo incendi, e quando si sent

sfiorare la patta, capitol del tutto. Le strinse i glutei modellati con le mani, sollevandola quel tanto da insinuarsi tra le sue cosce. Lei mugol soddisfatta. Brian la baci, con tanta foga da soffocarla. Non gliene freg un cazzo, l'aveva stuzzicato al punto che ogni fibra del suo corpo stava urlando per imporre la propria legge.

I corpi si unirono alla perfezione, la donna gli si strinse con le gambe attorno ai fianchi e rispose al bacio con un gemito che lo mand in orbita. La gonna di jeans sal lasciandola libera di muoversi; c'erano solo una cerniera e un piccolo lembo di seta a dividere i loro sessi, non per molto, comunque. Con una mano, infatti, la donna raggiunse la patta e l'apr. Il grido di meraviglia le si smorz in gola nel momento in cui Brian le strapp il tanga e le infil un dito dentro. Fu lui a gemere stavolta; era passato tanto tempo dall'ultima volta che aveva sentito una donna cos da vicino. Ogni pensiero logico scomparve. L'istinto ebbe il sopravvento, doveva averla. La sorresse, schiacciandola con il corpo contro la parete, si abbass i boxer e avvicin la punta del membro alla fessura tra le cosce, gi lubrificata. Fu facile scivolarle dentro, centimetro per centimetro. Una scossa pass tra i loro corpi che presero a muoversi concitati. Brian abbass la testa, aveva voglia di assaggiare i suoi capezzoli. Li prese tra i denti, uno alla volta, e fu il delirio. Lei grid. Dio, che meraviglia! Li succhi forte, ne aveva bisogno. In risposta, i muscoli della vagina si contrassero e il suo uccello sub una serie di strette capaci di annientarlo. Erano vicini! Il desiderio li stava consumando, Brian entrava e usciva da quel corpo stupendo e caldo e lei lo accoglieva chiedendogli di pi. L'orgasmo fu improvviso, Connie url vibrando come una corda pizzicata a dovere e nel farlo si avvinghi alle spalle. Brian avvert la punta delle unghie attraverso il tessuto della maglia e inarc la schiena. Affond rigido e venne.

"Sapevo che non mi avresti deluso." Connie lo guard raccogliere la camicia.

Brian l'aiut a vestirsi. "Non avremmo dovuto."

"Lo so, ma  stato bello. Tranquillo, sar il nostro piccolo segreto."

Il loro piccolo segreto? Era stata solo una grande sciagura, un'immensa sciagura dalle dimensioni epiche.

"Adesso vado; si  fatto davvero tardi." Connie sembrava aver recuperato del tutto l'autocontrollo mentre Brian si sentiva dentro una centrifuga. "A domani, capo." Gli stamp un bacio veloce sulle labbra e usc dal locale soddisfatta.

Brian and nel retro, aveva bisogno di roba forte. Era arrivato il momento di mettere mano alla riserva di bourbon che teneva custodita lontano da occhi e mani indiscrete. Aveva deciso che quelle bottiglie sarebbero servite solo in casi particolari, e questo poteva essere definito cos. Riemp il bicchiere e si volt.
Rimase di sasso. La porta del magazzino, che fungeva da ufficio, era aperta. Vide il divanetto e ricord esattamente come era avvenuta la prima volta con Damian. Si sent un perfetto coglione. Chiuse gli occhi e imprec, aveva addosso l'odore di Connie e la consapevolezza di aver tradito il suo compagno nel peggiore dei modi. Rinunci a nascondere la preziosa bottiglia, non vedeva l'ora di uscire dal locale e respirare aria pulita. Che stronzo che era stato. Stronzo, stronzo, stronzo! Voleva solo tornare a casa.
Era sicuro, per, che neanche la doccia avrebbe lavato via il suo senso di colpa. Non sarebbe bastata.

8. Blantyre.

Damian si ferm, prima di essere travolto da Meredith. La donna usciva dalla sala riunioni, al quarto piano del palazzo dei cantieri Mac Talbot. Indietreggiando, continuava ad annuire con decisione agli ordini che Gladys le impartiva con voce perentoria. "Voglio l'evento pubblicizzato su tutte le maggiori testate nazionali. Fatti valere con quei lavativi dei direttori. Molti dei loro giornali esistono grazie ai nostri
contributi. Portami la risposta stasera."

Damian alz le braccia e blocc la ragazza, la quale, spaventata, url. "Ehi, calma. Sono io." Lasci che si voltasse prima di liberarla dal suo abbraccio. La donna arross, come l'estremit di un sigaro appena acceso. Non riuscendo a trovare le parole, fu Damian a salutare per primo: "Tranquilla, ora vai alla tua scrivania e mettiti al lavoro." La vide correre via, trafelata. La strada era libera.

Che non fosse una mattina come le altre, Damian lo aveva capito una volta varcata la soglia del cantiere. Gi alla reception, segretarie, operai, e capi sezione, entravano e uscivano dagli ascensori come formiche dal formicaio, con plichi di cartelle a riempire le mani. Ognuno riferiva al proprio gruppo di lavoro le direttive appena ricevute. I cellulari e i telefoni sembravano impazziti. Se il taxi dall'aeroporto non lo avesse lasciato proprio davanti alla Mac Talbot Industries, Damian avrebbe potuto benissimo affermare che quello fosse un centro commerciale alla vigilia di Natale.

Non mancava molto all'inaugurazione del nuovo padiglione del cantiere; ancora pochi giorni e il nome di famiglia sarebbe rimbalzato all'attenzione del mondo intero.

L'attivit frenetica della vigilia era senz'altro giustificata per il significato che l'evento avrebbe assunto; l'allargamento dell'azienda avrebbe fruttato nuovi posti di lavoro e l'economia locale ne avrebbe giovato. Era chiaro a tutti che per arrivare a un risultato ottimale, non si poteva tralasciare neanche il pi piccolo particolare.

"Damian, finalmente. Siediti pure. Dammi un secondo per mandare via tutti e ti far un riassunto della riunione, tra poco." Gladys, impeccabile al suo posto, non si perse in convenevoli e torn al lavoro. Damian era sicuro che con lei al comando, nessuno avesse avvertito la propria assenza. "Inutile ricordarvi che avremo i fari puntati addosso; anche il minimo errore sar notato e ingigantito, e non  certo quello che vogliamo adesso. Abbiamo attirato fin troppa attenzione, ma ora che finalmente siamo usciti dal periodo nero, niente deve andare storto. Sophie, hai stampato la
scaletta come ti avevo chiesto?"

"Certo, eccola." La segretaria solerte, appena entrata in stanza, si affrett a distribuire le cartelline a tutti i presenti. Con un sorriso abbagliante salut il ritorno del capo. Almeno lei era contenta!

"Come potete vedere, abbiamo riportato passo per passo tutte le tappe del giorno dal momento dell'accoglienza. All'ingresso i nostri ospiti troveranno hostess che li accoglieranno accompagnandoli al nuovo padiglione. Sar io a tagliare il nastro alle dieci e solo dopo sar possibile entrare e occupare posto all'interno della struttura, secondo l'ordine qui sopra riportato. La cerimonia vera e propria avr inizio alle dieci e quarantacinque con il discorso inaugurale dell'amministratore delegato.  tutto chiaro? Ci sono domande?" Damian annu tranquillo, non c'era niente da obiettare.
"Subito dopo, sar la volta del mio discorso. Presenter gli ospiti e poi, sempre

seguendo la scaletta, ognuno dei presenti sul palco, interverr. Mi raccomando, al primo break, siate puntuali e attenti." Si rivolse alle sue ragazze fidate le quali, come soldati, rimarcarono con un deciso "Sissignora", ogni frase. Gladys paragon i giornalisti a squali affamati, e non solo di notizie. Era noto quanto questi fossero spesso interessati pi al buffet che all'evento in s. "Mi chiedo se le agenzie non paghino abbastanza i reporter:  sconvolgente il loro appetito. Non capisco mai se sia pi azzeccato parlare con loro di strategie di marketing o di gamberi e arrosto di vitella" termin il presidente, scatenando le risate dei pochi presenti rimasti e allentando cos la tensione.

Quando tutti uscirono, Gladys si affrett a chiudere la porta della sala lasciandosi andare a un lungo sospiro. Dopo aver abbandonato la giacca sulla poltroncina, and ad abbracciare il fratello. Era felice di vederlo, gli era mancato. "Non ci voleva proprio il ritardo del volo, ma per fortuna sei arrivato in tempo per l'incontro con gli avvocati. Da sola non l'avrei mai potuto affrontare."

"Scusami, ma non  dipeso da me. Prendo qualcosa da bere." Nell'angolo vicino alla porta era stato allestito, come sempre durante le riunioni importanti, un piccolo buffet con pasticcini e teiera. Il vassoio d'argento spiccava sulla tovaglia bianca impreziosita con il ricamo della sigla dell'azienda, sopra un inserto in tartan con i colori della famiglia. Non mancavano le bottiglie di liquore. Gladys anticip il fratello e prepar lei stessa due bicchieri di bourbon "Blanton". "Vieni a sederti e raccontami tutto." Picchiett le dita sulla poltrona vicino alla sua invitandolo a raggiungerla. "Allora com' andata? Al telefono mi hai anticipato qualcosa su un possibile contratto, ma sei stato vago. Che cosa nascondi, fratello?"

Damian sorseggi il cremoso whiskey, gustandoselo fino in fondo. Era stanco del viaggio ma soddisfatto della settimana passata in Italia. "Delizioso! Ah, ora s che si ragiona!  bello tornare a casa." Alz il bicchiere e tocc quello che la sorella aveva posato sul tavolo. "Rilassati, Gladys, ho delle novit interessanti." Dalla valigetta ventiquattrore estrasse una cartellina trasparente che pass alla sorella. Era un abbozzo di contratto per un accordo con un'importante compagnia navale araba. "Ho parlato con il presidente della United Arab Shipping Company e ho scoperto che, oltre ad amare in modo particolare la pasta alla carbonara, ha una grande stima per il nostro lavoro." Damian spieg di aver ricevuto una proposta importante per la costruzione di container atti ad ampliare la flotta araba. In cambio, le industrie Mac Talbot avrebbero avuto la possibilit di ingrandire il mercato con una compartecipazione degli utili di operazioni finanziarie in Medio Oriente. Gladys si congratul. L'idea era perfetta e vantaggiosa, non mancava che esporla al prossimo consiglio.

"Non vuoi sapere come sta Chiara?" Damian cambi tono. La sorella aveva appena finito di dettare a Sophie per telefono il promemoria da aggiungere all'ordine del giorno del CdA.

"I tuoi messaggi sono stati esaustivi" rispose senza alzare lo sguardo. Aveva di nuovo preso le distanze e a Damian non rimase altro che alzare la voce.

"Gladys!"

Stavolta lei lo guard. "Lo so come si sente. Soffro anch'io."

"Allora perch non mi chiedi sue notizie? Perch non la chiami tu. Le farebbe

piacere."

"Oh, per l'amor del cielo, Dam. Che cosa dovrei dirle, "come stai"?  stupido,
non ti sembra? Mi spiace ma preferisco aspettare."

Damian ci pens su per qualche istante; sua sorella non aveva tutti i torti, ma la situazione doveva cambiare. "Comunque Chiara non ci ha tagliato fuori dalla sua vita" aggiunse per tranquillizzarla. "Vuole solo del tempo."

Il viso della sorella non trad alcuna emozione, ma lui la conosceva bene, sapeva che dietro la maschera di ghiaccio, si agitava una tempesta di sentimenti che non era facile tenere a bada. Se solo si fosse lasciata andare, ne sarebbe uscita distrutta.
Gladys ispir a lungo ed espir con molta lentezza, si avvicin alla grande vetrata e guard il cielo. Il sole brillava alto. Si volt e torn a sedersi. Port il bicchiere alla bocca, la mano stava tremando. Damian aspett paziente. Dopo aver tormentato per qualche secondo una ciocca, la donna annu. "Hai ragione, ci vuole tempo per tutti noi, ma almeno oggi, per quest'incontro, avrebbe potuto fare un'eccezione e tornare con te. Il testamento interesser anche lei, suppongo. Non ti pare?"

"Mi ha sottoscritto la delega. Ha avuto problemi con il lavoro, non poteva chiedere un permesso. Sembra che questo sia un periodo pesante in ospedale." Si affrett a giustificarla Damian "E poi Chiara non ha un lavoro autonomo."

Il tono secco convinse Gladys e sembr calmarla. "Capisco, va bene" rispose con un filo di voce. Damian le strinse la mano. "Non avete parlato voi due? Intendo tu e Chiara. Si  aperta con te?" Dopotutto, Gladys le voleva bene.

"Non pi di tanto. Non ne abbiamo avuto neanche il tempo, per la verit." La delusione dipinta sul volto della sorella lo intener. Sperava in qualcosa di pi, come lui, d'altronde. "La cosa importante per me, era verificare che stesse bene. Ora sono

tranquillo, inoltre, non  sola."

La testa della sorella scatt verso l'alto come una molla. "Ah!" Disse storcendo la bocca. Si morse il labbro.

"Non fare quella faccia,  una bella donna,  logico che abbia qualcuno che le
ronza intorno."

"Lo hai conosciuto?" Era di nuovo tornata sul piede di guerra.

Damian non ne poteva pi di questo tira e molla, e invece di ingaggiare una sterile discussione, enfatizz il suo disappunto con un sospiro profondo. Era stanco.

"S, un certo..." Il trillo dell'interfono lo interruppe e la voce squillante della segretaria annunci che gli avvocati erano arrivati. "Sono qui, li faccio accomodare?"

Non ci fu tempo di aggiungere altro. Gladys chiese un minuto prima di lasciarli entrare e si guard intorno. La stanza era in perfetto ordine, tutto il contrario della sua anima, pens Damian e, quando la vide incupirsi e i tratti del suo viso tendersi, cap che aveva indossato di nuovo la maschera di circostanza. Nonostante la facilit con cui riusciva a spegnere i sentimenti e a nasconderli per bene, in fondo al cuore, il suo dolore era palpabile perch era identico a quello che stava provando lui. Gladys gli

rivolse uno sguardo perplesso, aveva bisogno del suo aiuto.
Le pos una mano sulla spalla. "Non c' nulla di cui preoccuparsi. Coraggio,
chiudiamo questa storia."
...
.
...
La lettura del testamento di Roscoe si rivel l'ora pi lunga e devastante mai trascorsa. La seduta con gli avvocati di famiglia, il legale di Jack e il rappresentante

di Lorna si era appena conclusa quando Sophie si occup di scortare gli avvocati all'ascensore: la porta della sala si richiuse, come il coperchio di una bara, ponendo la parola fine alla vicenda. Era bastata un'ora per rendere reale quello che Gladys e Damian avevano cercato di tenere celato nel cuore per un anno intero. Anche se non era mai stato ritrovato il corpo di Rosoce, si era proceduto per morte presunta. " strano, fino a poco fa, pur sapendolo, potevamo restare aggrappati alla speranza, stupida peraltro, che stessimo vivendo un sogno, un brutto incubo dal quale sapevamo e speravamo ci saremmo svegliati." Gladys parl per prima, ferma davanti alla vetrata. Una grossa nuvola bianca aveva nel frattempo offuscato il sole, e la luce che attraversava la vetrata era fredda come le sue mani e incerta come la sua mente. Con voce atona continu, sapendo che di l a poco avrebbe faticato anche a respirare. "Sai
come mi sento, Dam?"

"S" rispose cupo il fratello alle sue spalle. Chiuse gli occhi, ma resistette.
Sentiva bruciare le lacrime dietro le palpebre.

Deglut e continu dopo averle ricacciate indietro con tutta la forza che le era rimasta. " morto davvero. Lo abbiamo seppellito poco fa, non riesco ancora a crederci." Le braccia del fratello la avvolsero nella stretta di cui avevano bisogno entrambi. "Dovremo dare un comunicato, aggiornare il CdA, dovremo..."

"Gladys guardami!" La donna sbatt le palpebre ritrovandosi di fronte il viso teso di Damian, ma non lo vide. Continu ad agitarsi e lui la strinse di pi al petto.
"Penseremo a tutto dopo. Ora vieni a sederti." Gladys lo segu in silenzio. Mille pensieri le ronzavano in testa. Prese in mano la copia della lettera che Roscoe aveva scritto per loro e ricominci a leggerla. Era pi forte di lei, ne aveva bisogno.

Gladys, Damian, avrei potuto benissimo esprimervi a voce quello che ora state leggendo, ma non sarebbe stato lo stesso. Che strano, seduto nel mio ufficio qui a Manhattan, al sicuro dietro la scrivania, mi sento tranquillo e al tempo stesso forte e capace di potervi parlare con il cuore in mano. So che lo state pensando, ma vi assicuro che sono lucido e nel pieno delle mie facolt mentali e psichiche, credo si dica cos.  solo che nel mio ufficio non sento l'influenza del fantasma di Arthur.
Qui non sono mai arrivati il suo giudizio, lo sguardo duro, il disprezzo che mi ha segnato a fuoco. Mi sento libero, lontano da tutto ci che gli appartiene, perch qui io sono il padrone. E intanto me ne sto seduto a pensare a come iniziare questa lettera. Di sicuro se la riceverete, vorr dire che non ci sar pi. "La vita d, la vita prende", il nonno me lo ripeteva sempre; all'epoca non ci ho mai dato peso, ma mai parole potevano essere pi sagge... ho perso lui e ho ritrovato voi, fratelli cari.
Lasciatemi dire quello che devo.

A te, Gladys, chiedo scusa per averti abbandonato quando avevi pi bisogno di me, anche se Damian, il cavaliere con qualche macchia ma senza paura, ha vegliato su di te per entrambi. Dam, chiedo scusa anche a te: ho lasciato che quel bastardo di nostro padre ti annientasse con i suoi pregiudizi, ma sono contento che non sia riuscito a piegarti. E alla fine hai dimostrato di essere pi uomo tu di quanto lui si affannasse di essere in tutta la sua vita. Mi siete mancati, a distanza di anni posso affermarlo con sicurezza. In fondo al cuore speravo che vi avrei rivisto, e chiunque sia quel Dio che regola le nostre esistenze, deve avermi ascoltato. Dovr ringraziarlo di persona, se mai mi permetter di farlo, perch sapete, ho troppo da scontare. Che importa dopotutto, se poi avr davanti a me l'eternit? Per il momento per, ho ancora qualcosa da condividere con voi. Gladys, ti nomino

Presidente della Mac Talbot Diamonds Corporation NYC. Penserai tu a fonderla con la MTI. Jack rimarr come amministratore delegato e collaborer con voi alla pari. Insieme al mio socio sarete imbattibili, squali pericolosi; io stesso ci penserei bene prima di mettermi contro di voi. Ti lascio anche l'attico sulla quinta Avenue, so che ti far comodo, pi la somma di denaro e diamanti che gli avvocati ti avranno gi riferito.

Damian, fratellino, a te lascio tutta la mia parte d'eredit in Scozia: casa, terreni, soldi, e le azioni della societ di famiglia. So che saprai come gestirli.
Inoltre, assegno sia a te che a Gladys un terzo delle azioni che avevo destinato a mio figlio. Chiss, con un po' di fortuna potrei conoscerlo lass, da qualche parte.
Se quando leggerete questa mia, non avr avuto un figlio da Chiara, vorrei che tenessi tu, Damian, l'anello di famiglia: te lo meriti forse pi di me. Sapete una cosa? Non ho timore di scrivere ci che sento in questo momento, spero solo che nessuno di voi lo legger mai. Vorrebbe dire che mi dovrete sopportare ancora. C' una cosa: quando pensavo a casa, tutte le volte che mi lasciavo prendere dalla nostalgia, erano le vostre facce che mi venivano in mente, solo voi due e nessun altro. Siete la mia famiglia. Siate felici, soprattutto ora che avete trovato la persona giusta. So che vuol dire; Chiara mi ha riportato alla vita. Gladys, accanto a Matt mi hai ricordato la persona che eri un tempo, e tu Dam, hai fatto la scelta giusta. Quella testa calda di Brian ha bisogno di un freno che solo tu puoi garantirgli.

Vi chiedo un ultimo favore, vegliate su Chiara. Per me  la cosa pi preziosa che potesse capitarmi, e non voglio che sia sola in questo terribile momento. Non

oso immaginare come reagir, ma le cose non capitano mai per caso. Statele accanto! Non dimenticatelo e perdonatemi se potete.

 arrivato il momento di salutarvi, ma ho ancora una cosa importante da dirvi, tenetela a mente, la scriver solo una volta, anche perch sar l'ultima... Vi ho sempre amato.

Roscoe Owen Mac Talbot Manhattan 23 aprile 2013

Gladys scoppi in un pianto silenzioso e composto, Damian se ne accorse dal tremolio delle spalle. Non la ferm, era arrivato il tempo di dare libero sfogo alle lacrime. Gli anni di duro contegno crollarono come un castello di carte. Abbandon la testa tra le mani e rimase cos in silenzio per alcuni minuti, a occhi chiusi. Raddrizz la schiena, si deterse gli occhi e sospir: "Dovrai tornare a Roma. Chiara deve avere la sua copia del testamento e la lettera che Roscoe le ha lasciato." Prese il bicchiere dalle mani di Damian e bevve. "Quando hai intenzione di andare?"

"La firma di Chiara deve essere depositata al pi presto, lo hai sentito anche tu.
Non posso aspettare. Partir il prima possibile." Gladys lo guard in tralice, ma non parl, non ce ne fu bisogno. Damian capt il rimprovero: come poteva lasciarla sola ad affrontare gli impegni dell'azienda? Non ebbe il tempo di rassicurarla che la vide schizzare in piedi di nuovo sicura di s. Di colpo la porta delle emozioni si richiuse con un fracasso che si riverber nella stanza. "Mi occuper di tutto, non preoccuparti,
e tu... s, salutami Chiara."

Damian la vide uscire con la regalit di una sovrana e chiudersi la porta alle

spalle. Gladys era fatta cos, pi soffriva, pi teneva tutti a distanza. Rimasto solo, guard il cielo ormai grigio e imprec: "Che tu sia maledetto, Arthur Mac Talbot!" Il suono del cellulare lo blocc, trattenne il fiato e ringrazi il cielo. Ormai non c'era pi niente da fare. Rispose, era Jack. "Credo che a quest'ora avrete gi parlato con gli avvocati." La voce gli pervenne lontana e disturbata.

"Sono andati via poco fa, infatti. Hanno detto che sei in Africa, come mai? Ci sono forse novit? So che  stupido e molto improbabile dopo tutto questo tempo..." domand Damian, ma appena le parole lasciarono la bocca, si pent di averlo fatto: quali novit poteva aspettarsi dopo un anno?

"Se mi stai chiedendo delle indagini, sono qui appunto per sapere a cosa sono approdate. La giustizia  lunga in questi casi, ma le autorit asseriscono che l'incidente sia stato doloso. Gli avvocati di Manhattan, dopo un anno, vogliono
vederci chiaro e non hanno ancora chiuso il caso."

La tenue fiammella della speranza si riaccese nel cuore di Damian il quale, pur riconoscendo l'improbabilit della cosa, non aveva ancora sentito il distacco chiaro e
netto, dal gemello. "Che sperano di trovare?"

"Non lo so, ma sembra questa la normale procedura da seguire, almeno a detta del mio avvocato. Tuo fratello ha lasciato un'ingente fortuna, e anche se ormai non c' pi nulla da trovare, i legali hanno convinto il governo della Sierra Leone a proseguire le ricerche. Cos la polizia locale ha scoperto che il crollo della miniera non  stato un incidente." Damian allent il nodo alla cravatta, come se all'improvviso avesse l'esigenza di respirare meglio. Sembrava strano che non ci avesse pensato prima. Era evidente che lo stress cominciava a vincere anche su di lui. "Come sta

Lorna?"

"Bene, ora riesce a camminare. Ce la far, e a breve potr tornare anche a lavoro, al mio fianco." La segretaria personale del fratello si era avvicinata a Jack con il benestare di Roscoe, i due formavano una bella coppia e Lorna aveva trovato un accordo con Roscoe per il figlio. Sembrava tutto a posto ma il destino non era dello stesso avviso. Damian ricordava ancora il giorno in cui Roscoe, con una telefonata straziante, aveva informato i fratelli che Lorna aveva subito un brutto incidente frontale. I vigili del fuoco avevano impiegato ore per liberarla dalle lamiere contorte. Era in fin di vita quando fu ricoverata al Lenox Hill Hospital. I medici, con una serie di operazioni, ridussero le varie fratture riportate in tutto il corpo, e quella al bacino, la pi brutta, caus la morte del bimbo che portava in grembo. Mancavano solo due settimane al parto e Roscoe sarebbe diventato padre. A distanza di tempo Lorna necessitava ancora di cure mediche e aveva problemi di deambulazione.

"Sono contento per voi e del fatto che sia stata ricordata nel testamento." Damian aveva imparato a conoscere Jack, era affidabile e onesto, suo fratello non poteva trovare un amico migliore. "Tienimi al corrente di tutto e in bocca al lupo per la nuova miniera. A presto." Chiuse il telefono con una strana sensazione nel cuore. Non era stato un incidente. Le parole di Jack gli rimbombavano nelle orecchie. Che accidenti voleva significare.

9. Blantyre.

Alle sei e trenta del pomeriggio Damian aveva chiuso il cellulare e decretato la fine di una giornata di lavoro davvero strana e pesante. Dopo la mattinata passata con gli avvocati per la lettura del testamento di Roscoe era tornato nel suo ufficio immergendosi nel lavoro che nel periodo della sua assenza si era accumulato. Trov la casella elettronica piena di promemoria che non poteva pi rimandare, e anche se si fidava delle capacit organizzative della sorella, c'erano compiti che solo l'amministratore delegato poteva svolgere. Nel giro di tre ore aveva sottoscritto contratti per un totale di due milioni di sterline e risposto alle missive dei soci e dei partner internazionali. Poteva considerarsi soddisfatto. Il pomeriggio era stato dedicato a rilasciare interviste, firmare documenti, concludere le trattative in stallo e intavolarne di nuove che avrebbe analizzato al suo ritorno da Roma. Il viaggio in Italia era gi previsto, certo, anche se non pensava di intraprenderlo a breve scadenza.
Ma Chiara doveva essere messa al corrente della parte di eredit che le spettava.
Appoggi i gomiti sul piano della scrivania e la testa sulle mani; per un momento sper di poter staccare la spina. Il cervello aveva bisogno di riposo. L'orologio da tavolo scandiva inesorabile il passare del tempo e il ticchettio, amplificato dal legno della scrivania, rendeva opprimente il silenzio nella stanza. Per fortuna l'interfono squill richiamandolo alla realt. "S, Meredith?" Le parole gli uscirono di bocca

quasi strascicate.

"Damian, volevo solo dirti che ho finito per oggi. Ti ho inviato la bozza del contratto con gli spagnoli, cambiando i punti che mi hai evidenziato. Se non c' altro,
me ne andrei."

"Ti ringrazio, vai pure. Al resto penseremo domani. Buona serata." Damian allarg le braccia e tese i muscoli, pieg il collo da un lato e lo sguardo punt la lettera di Roscoe per Chiara sul piano della scrivania. Una fitta lo colp sopra l'occhio sinistro, non pot non imprecare. Si abbandon sulla poltrona, ormai esausto.
Avvicin il bicchiere di vodka gelata alla tempia sperando di placare il dolore. Il "ding" inconfondibile annunci l'arrivo di un messaggio. Prese il cellulare e lesse: Gladys lo avvertiva che si sarebbe trattenuta a cena da Matthew. Ottimo, pens cestinando il testo, aveva il castello tutto per s. L'idea di trascorrere qualche ora con Brian, o magari tutta la notte, prese forma nella sua mente. A pensarci bene, non lo aveva ancora avvisato del suo ritorno e, anche se il giorno prima gli aveva comunicato l'orario del volo, vista la frenesia della giornata, non aveva avuto il tempo di chiamarlo. Era arrivato il momento di andare; si alz, raccolse le sue cose e, prima di spegnere la lampada, entr in bagno. Davanti allo specchio, mentre si lavava, sogn una doccia ristoratrice e il proprio letto perch non ci sarebbe stato nient'altro da fare, se non dormire, per cancellare i segni della stanchezza. Le occhiaie erano evidenti e gettavano un'ombra sul suo volto. Malgrado tutto, per, desiderava ritrovare le braccia di Brian e assaggiare la sua bocca. Al solo pensiero l'uccello prese vita gonfiandosi dietro la patta. Aveva deciso, e niente al mondo gli avrebbe impedito di fare sesso con il suo compagno quella sera. Riavvi per bene i

capelli e li strinse nel laccio, indoss la giacca di fresco lana grigio chiaro ed usc.

Mezz'ora dopo era al parcheggio del "The Castle". A giudicare dalle macchine parcheggiate, il locale doveva essere pieno e Brian aveva il suo bel da fare. Si mise l'animo in pace, la cena che aveva in mente sarebbe dovuta slittare un po'. Scese dall'auto incamminandosi verso l'entrata, ma qualcosa cattur la sua attenzione. Alz lo sguardo oltre la grata della finestra del magazzino, quella con il vetro offuscato.
Non riusc a distinguere chi fossero le due persone all'interno. Una, quella alta e robusta, era senz'altro Brian, ma l'altra? Not solo che era pi bassa e magra. Un sospiro lussurioso lo scosse quando pos gli occhi sul corpo statuario e forte dell'amico. Finalmente poteva affermare di essere a casa. Spost la testa per rubare un altro squarcio di quella visione immaginando il volto sorridente del suo Brian. Non vedeva l'ora di catturare le sue labbra vellutate e carnose, di sentirle bollenti attorno al suo cazzo, perch no? Peccato che ci che intravide contribu a spegnere il sorriso alla velocit di un soffio sulla fiammella di una candela. L'ombra, quella pi bassa, si protese verso Brian e, in punta di piedi lo baci. Cazzo! Cerc di deglutire senza riuscirci, la saliva bruci come acido lungo l'esofago e a nulla valse vedere Brian balzare all'indietro e protendere le braccia per fermare l'assalto. L'ombra era decisamente caparbia. Damian si spost quando li vide uscire dalla stanza; li sent ridere e riconobbe la voce femminile: Connie! Chiuse gli occhi appoggiandosi al muro dove rimase per riprendere fiato. Non era possibile, doveva esserci un motivo plausibile, qualcosa che giustificasse un comportamento del genere. Magari a lui in quel momento sfuggiva, ma doveva esserci per forza. Varc la soglia del locale.
Doveva avere una spiegazione che, ne era certo, sarebbe stata esaustiva. Il pub era davvero affollato quella sera. Damian si avvicin al bancone superando tavoli pieni

di clienti, per lo pi giovani e molto intraprendenti. Non pot non ascoltare un paio di commenti piccanti che tre donzelle avevano espresso sulla sua eleganza. Una si preoccup di fargli arrivare forte e chiaro il messaggio che avrebbe voluto strappargli di dosso la camicia, lo disse ad alta voce cos come l'altra che aggiunse che prima di scoparselo, avrebbe ripiegato per bene i pantaloni su una sedia, per non rovinarli. Da quello che si vedeva, erano pezzi di sartoria molto costosa. In altre circostanze Damian avrebbe indirizzato loro un sorriso di ringraziamento, ma era troppo sconvolto per cortesie simili.

"Allora sei tornato!" Brian aggir il bancone senza nascondere la voglia di abbracciarlo. Fu una stretta veloce, come sempre quando erano in pubblico. "Ti
aspettavo. Vieni che ti preparo il solito."

Damian si sedette al suo posto e osserv il compagno mentre gli preparava il bicchiere con il suo bourbon preferito. Da come si muoveva e gli parlava sembrava che nulla fosse cambiato tra loro, eppure la scena cui aveva assistito dalla finestra, non gli permetteva ancora di godersi fino in fondo il piacere dell'incontro.

"Ehi, ma allora  stasera il raduno dei fighi di Blantyre!"

Damian aveva riconosciuto la voce. Chiuse gli occhi e si volt per salutare la piccola Connie, la quale non perse tempo n aspett l'invito per fiondarglisi in braccio. "Questa poi... e tu, che ci fai qui?" esclam Damian stringendola a s. In verit avrebbe voluto stringerla fino a farle confessare cosa accidenti stava combinando con il suo uomo pochi minuti prima. Ma ci sarebbe stato tempo. "Con il grembiule, per giunta, ma che succede?" Stavolta la domanda coinvolse anche Brian, e Connie fu felice di bruciarlo sul tempo: "Che ne dici, ti piace?  quasi una

settimana che lavoro qui, e mi diverto da matti."

"Cos' questa storia? Sono curioso proprio di ascoltarla. Chi comincia?"

Connie non perse tempo e dopo aver azzittito il suo capo premendogli un dito sulle labbra, inizi la sua breve spiegazione: "Amore mio, il nostro comune amico qui presente una sera, rimasto senza il secondo al timone, Daisy  malata, per inciso... abbass il tono della voce e mise una mano al lato della bocca per dargli la notizia ...
perso com'era nel marasma generale, e messo alle corde dalla sottoscritta, -tu mi conosci, giusto Dam? -Insomma, mi ha reclutata ed eccomi qui."

"Come potevi dirgli di no, eh?" Fu il commento di Damian che forse cominciava un po' a rilassarsi. Poteva essere stato tutto un equivoco.

"L'hai detto, bello." Connie puntualizz il concetto, stampandogli l'indice sul petto. "Adesso, anche se pentito, non gli resta altro che accettare il fatto che per i prossimi tre giorni sar il suo tormento. Sapessi quanto  noioso alle volte."

"Noioso? Chi, lui? E da quando?" Damian rivolse uno sguardo strafottente al suo compagno che scosse il capo ridendo.

"Non darle retta, Dam, la richiamo solo all'ordine due volte su tre perch mi travia i clienti. Per il resto,  perfetta" si giustific Brian prima di tornare al suo lavoro. Mise i cocktail appena confezionati sul vassoio che Ernest port al tavolo vicino ai divanetti.

"Oh grazie, capo" cinguett l'allegra rossa e, per tutto il tempo di quella esilarante diatriba, continu ad agitare la chioma fluente. Come si poteva resistere a tanta vitalit? Quella ragazza aveva l'argento vivo addosso.

"A guardarlo per, Brian non mi sembra un tipo difficile. Non dovresti trovarti male." Damian la prese in giro bonariamente.

"Se fosse meno ingessato... dargli un bacio  come scalare una montagna. Che dici, non sono il suo tipo?" L'innocenza paventata da Connie lo lasci senza parole, ma stette al gioco.

" un orso, non farci caso. Posso solo consigliarti di provarci pi spesso. Magari alla fine ci star." Non era impazzito, solo che la conosceva da anni e sapeva come prenderla in giro. Peccato che Brian non fosse dello stesso avviso. Lo sguardo che gli lanci lo impensier e la risposta enigmatica della donna gli fece alzare le antenne.
"Lo so, ed  piacevole quando succede, proprio come ieri sera..." Connie gli fece l'occhietto e vol a prendere le ordinazioni degli ultimi arrivati.

Damian ingoi qualcosa che era simile a un boccone di fiele e not una strana luce negli occhi dell'amico, una di quelle che ti avvertono di non abbassare la guardia e di cominciare a indagare. Decise per di ignorare la strana sensazione per il
momento. "Ceniamo da me?"

"Non vedo l'ora" gli rispose Brian, indaffarato come sempre. Damian scelse di rimanere ancora un po' perch, anche se stanco, aveva bisogno della sua compagnia per non pensare alle parole di Connie. Salut i fedelissimi, sedendosi al tavolo e scambi quattro chiacchiere con Sean e Kline.

In citt non si parlava altro che dell'apertura del nuovo padiglione e anche gli amici non persero l'occasione di dire la loro. Si congratularono, inoltre, per l'ennesimo successo della famiglia Mac Talbot: "Blantyre deve a voi il suo sviluppo" ripetevano convinti. Damian ringrazi, anche se nel cervello continuavano a

martellare incessantemente le parole di Connie. Ogni tanto Brian si univa a loro, intervenendo nei vari discorsi, di sport, politica o donne, e si allontanava quando Connie era nei paraggi. Tra una battuta e un'alzata di calici, a Damian non sfuggirono i loro continui siparietti dietro il bancone, gli sguardi provocanti di lei e le risate continue del suo amico. Non vedeva Brian cos felice da molto tempo. Era il momento di andare a casa: aggir il bancone ed entr nello spazio vietato ai non addetti ai lavori. Fu allora che cap molte cose.

"Tieni Connie, ecco il vassoio per il tavolo cinque. Occhio a non versarti addosso la tequila." Brian us un tono canzonatorio e si protrasse in avanti per aggiungere qualcosa a bassa voce che Damian non riusc a captare. La risposta di Connie per, oh quella la sent bene, forte e chiara. "Capo, ti far pagare questa mancanza di fiducia. Attento, o pi tardi dovrai supplicarmi come ieri notte per
avermi."

Damian rimase interdetto. Una lama immaginaria e affilata gli perfor il cuore scendendo inesorabile fino allo stomaco. Di che stavano parlando? Connie si accorse della sua presenza e senza scomporsi, con la solita euforia, lo salut superandolo con il vassoio in mano. Brian, al contrario, si irrigid, non riuscendo a nascondere il suo disagio. Lo aveva visto bene, fiut il suo desiderio pulsare sotto la pelle quando lei and via.

"Dam, che fai, te ne vai?" gli chiese sforzandosi di apparire normale.

Damian lo squadr e in quel momento ebbe la certezza di aver perso qualcosa di importante. "Ci vediamo pi tardi." Non aggiunse altro ma si volt e a passo svelto lasci il "The Castle".

...
.
...

La cena fu servita nella saletta della biblioteca. Brian ricordava le volte in cui, da adolescente, si attardava in compagnia di Gladys a passare le ore in quella stanza immerso nella lettura del manuale di armi medievali che il nonno di Damian gli aveva permesso di leggere. Da sempre appassionato di spade, aveva considerato quel gesto come un regalo prezioso, una specie di attestato di stima da parte del vecchio Owen.
In pratica si sentiva accettato al castello.

Dopo aver chiuso il locale, si era precipitato a casa per cambiarsi; sapeva bene cosa volesse dire una cena al castello e per quanto Damian non avesse mai fatto caso con lui alla formalit, ci teneva a presentarsi almeno senza l'odore di fritto addosso e con un paio di jeans e una maglia fresca di bucato. Damian lo accolse personalmente scortandolo nella saletta privata. Sebbene si comportasse come sempre, Brian era riuscito a percepire qualcosa nella postura rigida dell'amico che lo fece pensare. Il sorriso, per, e la sua gentilezza non erano diverse dal solito; lo sguardo invece s, e gli sembr distante. Ma dopo una giornata come quella appena trascorsa, era pi che plausibile. L'importante, si disse Brian, era averlo di nuovo a casa, e nel momento stesso in cui lo pens, non pot fare a meno di pensare a quanto gli fossero mancati i suoi baci. Ma non era il momento.

La cena fu straordinaria. Rudolph, il maggiordomo, si era raccomandato che le portate fossero calde e tutto si era svolto secondo la migliore tradizione della casa.
Anche il caff non trad le aspettative, tanto che Damian, alla fine, si congratul personalmente con la cuoca.

"Non mi hai detto nulla del tuo viaggio. Chiara come sta?" Brian si schiar la

voce deciso a rompere cos il silenzio che aleggiava tra loro e ad abbattere la cappa gelida che la tensione aveva creato. Non si erano scambiati che poche parole fino a quel momento, e per la verit era sempre stato Brian a cercare il dialogo, ottenendo per risposte brevi o monosillabi, a seconda dei casi. Persino quando gli aveva chiesto della lettura del testamento, Damian si era dimostrato distante, aveva raccontato la mattinata passata con gli avvocati, come se fosse stata la solita routine, guardandosi bene dal rivelargli, invece, quali fossero state le sue sensazioni. Era sicuramente un comportamento strano. Il campanello d'allarme, per, suon forte e chiaro nel suo cervello quando lo vide alzarsi da tavola, dopo aver congedato i domestici, e raggiungere il mobile bar. Damian riemp un solo bicchiere di scotch, il suo. "Chiara sta bene, dopotutto. Tra un paio di giorni dovr tornare da lei per portarle i documenti da firmare e te la saluter, se vuoi."

Dio quanto avrebbe voluto essere quella porzione di cristallo che stava poggiando sulle labbra; lui ancora non aveva avuto il privilegio di baciarlo. Gi, perch mai? Senza rivolgergli lo sguardo, Damian ingurgit quasi tutto d'un fiato il contenuto del bicchiere con una tale eleganza che il suo cuore ribad, in quel preciso momento, quanto amasse quel gigante biondo.

"Non me l'avevi detto, e stavolta quanto tempo starai fuori?" gli chiese sforzandosi di restare fermo al suo posto. Aveva un'erezione bella e pulsante nascosta sotto il tovagliolo e una voglia di affondarla dentro di lui. Damian era uno schianto, con i capelli raccolti nella solita coda sulla nuca, il viso da fotomodello, il torace muscoloso coperto da una camicia di seta grigio perla e le lunghe gambe avvolte nei pantaloni di cotone antracite. Era l'uomo che aveva imparato ad amare ma lo sguardo

che gli rivolse, intriso di una luce sinistra, lo sciocc, e la risposta che gli diede non fu da meno.

"Il tempo necessario per chiarirmi le idee."

"Damian che succede?  tutta la sera che sei sfuggente e dici frasi che non capisco, come questa. Perch non mi spieghi?" Brian cerc di rimanere calmo, ma era evidente che non ci sarebbe pi riuscito.

Damian si avvicin, non prima di aver riempito di nuovo il bicchiere, con un sorrisetto strano sul viso che lo gel. "Dimmelo tu, cosa succede, Brian. Vi siete
trattenuti al pub dopo la chiusura?"

"Cosa?" Finalmente cap. "Cazzo!" La risata di Damian lo demol peggio di una scossa di terremoto. Lo vide bere e guardarlo con gli occhi scintillanti di qualcosa che non riusc a definire subito. Ci volle poco a capirlo: era amareggiato. Constatarlo lo fer al pari di una lama conficcata nel petto. "Sai com' fatta Connie, si diverte a mettere in imbarazzo le persone e con noi, poi,  particolarmente spigliata, ma la conosci. Non so che cosa tu abbia sentito, ma ti assicuro..."

"Cosa mi assicuri?" lo interruppe Damian alzando il tono della voce, rimanendo fermo dov'era. La sua faccia era una maschera di ghiaccio, fredda e meravigliosa, irraggiungibile e bella, dannatamente bella. "Vuoi dirmi che la piccola Connie non ci ha provato ancora con te? Mi assicuri forse che non ti ha divertito avere le sue attenzioni e i suoi baci? Perch ti ha baciato, vero?"

Il tono incalzante e minaccioso con cui Damian lo stava aggredendo gli fece capire che lo aveva gi condannato. Era nei guai.

"Non c' nulla di cui preoccuparsi, non  successo niente." Brian strinse le labbra e gli occhi, maledicendosi: gli stava costando caro mentire all'uomo che amava.

"Vi ho visto quando lei ti ha baciato nel magazzino, avevo appena parcheggiato.
Mi conosci, non mi fregherebbe nulla, se non mi fossi reso conto poi dell'intesa che c' tra voi. Mi chiedo quanto siate stati vicini durante la mia assenza." Parlava con la stessa facilit con cui ingurgitava alcol. "Te lo chieder una sola volta e ti prego di pensare bene alla risposta: non mentirmi. Brian, immagino quanto possa essere
difficile resistere, per uno come te..."

"Questo che cazzo vorrebbe dire?" Fu come ricevere un pugno alla bocca dello stomaco. Brian scatt in piedi lasciando cadere, per lo slancio, la sedia.

"Non c' bisogno che ti scaldi, lo sappiamo perfettamente che se non stessi con me, te la saresti gi fatta da un pezzo.  nella tua natura e non lo puoi negare."

Erano intrise di sarcasmo o cattiveria le parole che uscivano dalla sua bocca?
Brian era spaesato, ma per la miseria, doveva fare qualcosa. Apr la bocca per ribattere, senza per riuscire a dire niente. Che cazzo gli stava succedendo? Sarebbe stato cos facile negare e gridare che amava solo lui, e allora perch se ne stava zitto?
L'espressione delusa del compagno gli fece capire che Damian aveva intuito la triste verit. Il suo sguardo perse ogni traccia di divertimento e ora lo stava trapassando come un laser di smeraldo.

"Cristo,  gi accaduto. Te la sei fatta, non  vero?"

"Dam, ascolta..."

"S o no?" Il tempo sembr dilatarsi e i pochi attimi che trascorsero nel silenzio sembrarono un'eternit. Fermi, l'uno di fronte all'altro, in un duello pericoloso, si studiarono entrambi alla ricerca di una scappatoia che alla fine trov Damian.
Continuando a trangugiare whisky, fu lui a parlare per primo, sorprendendolo.

"Non fa niente, so cosa vuol dire sopportare Connie cos da vicino. Neanche un santo resisterebbe davanti ai suoi capelli rossi e a quegli occhi di giada." Sollev il bicchiere e gli sorrise.

Brian sent sgretolarsi il masso formatosi al posto dello stomaco e torn a respirare.

"Daisy torner presto e Connie sparir dal "The Castle". Non preoccuparti." Superato il momento critico, Brian aveva bisogno di sancire la tregua nell'unico modo che voleva cos prese Damian stringendolo per le spalle, e cal la bocca sulla sua. Le lingue si fusero insieme e il bacio divenne ben presto caldo e travolgente. Il sapore dell'alcol, seppur forte, non riusc a coprire quello del suo compagno e Brian fu felice di gustarlo fino in fondo. Meno male, pens, tutto era tornato normale. Ma la tranquillit venne meno quando Damian si stacc e lo ferm prendendogli la testa tra le mani.

"Ti  piaciuto?" gli chiese a bruciapelo lasciandolo attonito.

"Certo che mi  piaciuto. Adoro baciarti." Che non fosse quello ci che Damian

volesse sapere, lo cap bene subito dopo.

"Intendo se ti  piaciuto scopare con lei."

Un altro colpo basso, ma che cazzo stava succedendo? Si affrett a scoprirlo.

"Damian, perch lo fai? Scopare con lei non ha significato nulla per me. Ho solo voglia di fare l'amore con te, sento che lo vuoi anche tu. Lascia che mi prenda cura di te." Gli pos le mani sul petto e cominci a sbottonargli la camicia. Damian continuava a guardarlo, e la sua faccia non lasciava trapelare alcun sentimento. Invece di scoraggiarsi, Brian scese a sbottonargli la cintura dei pantaloni e proprio in quel momento sent le mani del compagno bloccargli i polsi in una stretta forte.

"Quante volte lo avete fatto?"

Non stava succedendo davvero. "Smettila Damian!" Stavolta grid esasperato, senza per rinunciare a spogliarlo, e quando riusc a liberare l'erezione sibil tra i denti, soddisfatto: Damian era eccitato. La vista del suo membro eretto e arrossato, gli procur uno spasmo all'inguine tanto da non riuscire a fermarsi: doveva prenderglielo in bocca o sarebbe morto. Si inginocchi davanti al glande scuro, apr la bocca e lo ingoi. La sensazione celestiale lo fece gemere, quanto gli era mancato! Alz lo sguardo ed incroci quello dell'amico, continuava ad avere quell'espressione dura sul volto ma il corpo lo stava tradendo. Anche Damian lo voleva, e il respiro accelerato glielo conferm. Tuttavia, c'era qualcosa nel suo volto che lo preoccupava.
Avrebbe chiesto dopo le spiegazioni, il gioco stava durando troppo. Aggrappato ai suoi fianchi, Brian si mosse sull'asta bagnandola a dovere, i gemiti strozzati del compagno gli confermarono che non ci sarebbe voluto molto per farlo rilassare.
S'impegn e allo stesso tempo si slacci i jeans. L'erezione salt fuori, appena abbass i boxer e il pensiero che da l a poco l'avrebbe affondata in lui, gli procur un brivido che lo fece fremere tutto. Vide Damian tenersi con una mano al bordo del tavolo, e spingergli la nuca con l'altra, invitandolo a prenderlo tutto. Brian chiuse gli

occhi perso nel piacere pi puro, ma il pensiero di Connie e il profumo della sua pelle, gli fece perdere la concentrazione e allent la presa.

L'altro sembr leggergli la mente e inesorabile, cal la mannaia: "Com' il suo
sapore?"

Brian si sent gelare il sangue. Rivolse lo sguardo in alto e scorse il tormento, lo sdegno e la passione alternarsi sul volto di Damian. Si sent morire.

"Che gusto ha il sapore del tradimento Brian?" Anche se la voce non era ben ferma, il messaggio gli arriv preciso: lo stava punendo.
...
.
...

Damian dovette appoggiarsi al bordo del tavolo per non scivolare. La bocca di Brian se lo stava lavorando alla grande, proprio come aveva sognato per tutto il tempo trascorso lontano. Non passava giorno o notte in cui non immaginasse ci che in quel momento stava accadendo. Peccato per che non potesse gustarselo come al solito. Ce la stava mettendo tutta per superare il tradimento. Non era mai stato un tipo geloso, o forse non si era mai trovato in quella situazione. Era arrabbiato, s, pi che altro con se stesso: credere, infatti, che un tipo come Brian, amante delle donne alla pari di Roscoe, abbandonasse con tanta facilit la sua natura, nascondendola dietro una parvenza di omosessualit che non gli apparteneva, fu il suo sbaglio. Ma come aveva potuto essere tanto ingenuo? Dopo anni passati a desiderarlo, il sogno si era avverato. Brian gli aveva fatto delle promesse assicurandolo di aver accettato il loro rapporto. Era tranquillo, aveva dato per scontate troppe cose e le aveva sottovalutate.
Vederlo in ginocchio davanti a lui, gli rivel quanto fosse disperato. Brian chiedeva il suo perdono, e lui voleva concederglielo, oh Dio solo sapeva quanto, ma le cose

erano sfuggite loro di mano. Non era pi possibile giustificare la sua indole altalenante, no, non gliel'avrebbe pi permesso. Gli vennero in mente le immagini di Connie e Brian insieme; si figur quest'ultimo pompare dentro di lei con ardore, lo vide madido di sudore muovere il bacino e succhiarle i capezzoli. Inquadr per bene il viso della donna, accaldato e bello nel momento dell'estasi. Maledizione! Vicino all'orgasmo, sent aumentare la rabbia.

"Com' il suo sapore? Che gusto ha il tradimento?" Domand impietoso, imponendosi di non tremare. Lo sguardo perso di Brian lo indusse a picchiare duro.
"Alzati!" Stavolta il tono risult come doveva essere: autoritario e duro. Brian, sempre pi spaesato, obbed come tirato da una molla. Cerc di replicare, ma Damian non gliene dette il tempo. Strinse la presa sulla spalla costringendolo a voltarsi verso il tavolo e lo fece piegare in avanti.

"Damian che stai facendo?" gli chiese allarmato Brian, senza per opporre resistenza.

"A te che sembra?" Scorse una rapida occhiata sulla schiena del compagno e sul culo sodo. Era quello che voleva! Gli allarg le natiche e infil un dito per preparare l'entrata. Le proteste di Brian non fecero altro che aumentare la sua ira. Avvicin la punta del membro, prese un bel respiro e lo penetr. L'uccello perfettamente lubrificato scivol nel canale stretto che pian piano si adatt. Brian trattenne il respiro, ma non a lungo e quando espir, allent i muscoli facilitando cos il suo ingresso. Damian per poco non impazz, era la prima volta e non avrebbe mai pensato fosse cos inebriante. Come un intenditore di fronte ad un bicchiere di buon vino francese, anche lui assapor il gusto di quell'atto, e il corpo si mosse autonomamente.

Cominci a sbattere i fianchi contro le natiche pompando come un forsennato. Ci vollero pochi minuti per arrivare alla fine e Damian, poco prima di venire usc da lui e gli eiacul sulla schiena. Nella stanza il silenzio fu rotto soltanto dai respiri affannosi. Non c'era posto per le parole. Damian raccolse da terra il tovagliolo e lo us per ripulirsi. Vide lo sguardo addolorato e voglioso del compagno che nel frattempo si era voltato; il suo viso colpevole aspettava una spiegazione o una parola che non aveva nessuna voglia di concedergli. Richiuse i pantaloni, lasciandolo senza soddisfarlo. Prima di allontanarsi gli gett addosso il pezzo di stoffa e lo sbeffeggi: "Ti servir, se vorrai finire il lavoro." Sulla porta si ferm con la mano sulla maniglia. "La serata si  conclusa, vado a letto. Se vuoi restare o no, non mi interessa." Si conged senza guardarlo in faccia, non c'era pi niente che lo trattenesse.

Fermo dietro la tenda del balcone della camera da letto, Damian vide i fari del SUV di Brian illuminare il viale e sparire oltre il cancello.

10. Roma, Italia.

Chiara sapeva bene di non avere speranze, il lavoro in ospedale glielo aveva insegnato. Erano poche le volte in cui poteva dire di aver concluso il turno in orario, e quel giorno non si presentava certo diverso. Il tonfo metallico dell'armadietto fu come il fischio finale, almeno per quel giorno. Erano le tre e mezzo del pomeriggio quando prese la borsa e la giacca bianca di cotone e si diresse all'uscita. Sulla porta della saletta delle infermiere incroci le colleghe arrivate per il cambio e quelle che auspicavano almeno cinque minuti di riposo. Il tempo di salutarle velocemente e si ritrov oltre la porta a vetri dell'entrata. Il sole era alto, splendente in un cielo luminoso, Chiara rovist nella borsa e trov i suoi Ray Ban. Pronta ad affrontare il tragitto fino alla fermata del bus, s'incammin per nulla spaventata dalla calura; una volta a casa si sarebbe gettata vestita sotto la doccia. Doveva solo pazientare una mezz'ora ancora.

Uscita dal parcheggio dell'ospedale, raggiunse il marciapiede opposto senza aspettare il verde del semaforo, come al solito soprappensiero e, proprio in quel
momento, un'auto l'affianc. "Signorina Frantoni!"

Chiara riconobbe dal sorriso il padrone di quella voce calda. "Saverio, che ci fai

qui?" Lo sportello dell'Audi si apr dal suo lato: chiaro invito a salire. "D un po', sbaglio o da un qualche giorno hai iniziato a seguirmi?" Chiara chiuse lo sportello. Si volt quel tanto che le consentiva la cintura e gli rivolse un sorriso. Era passata una settimana dalla cena e da allora non c'era giorno che non si sentissero anche solo per un saluto. Saverio si dimostr una piacevole sorpresa, si era proposto fin da subito di fargli da autista, almeno nei giorni in cui gli impegni di lavoro lo lasciavano libero.
Tante volte gli aveva chiesto se fosse la sua coscienza a spingerlo a comportarsi cos; in fondo non aveva alcun obbligo nei suoi confronti. Ma tutte le volte Saverio le rispondeva di amare la sua compagnia. Era sempre sorridente, mai invadente, e si preoccupava che stesse bene. Alla fine Chiara non pot far altro che accettare la sua presenza, anzi, ormai lo considerava un amico. In pi, aveva scoperto di avere molte affinit con l'angelo biondo: entrambi amavano il teatro, il cinema e il mare. In una settimana Chiara aveva assistito a tre commedie inedite al teatro di Villa Borghese, era stata a due vernissage di pittori importanti, aveva incontrato da vicino persone fino a quel momento viste solo in televisione e aveva mangiato nei migliori ristoranti di Roma. Inoltre, parlare con Saverio si era rivelato, gi dalla prima sera, davvero stimolante. Doveva ammettere che c'erano volte che non vedeva l'ora di incontrarlo.

Il sorriso furbetto dell'uomo le conferm la sensazione. Chiara finse un' improvviso stupore. "Oh, non mi dire! Quanto sei prevedibile!"

"Va bene, lo confesso, ho fatto un giro qui intorno in attesa che uscissi. Per la verit, ti aspetto da pi di un'ora. Problemi al lavoro?" Saverio s'immerse nel traffico del Lungotevere, poi volt a destra e rientr verso il centro.

"Non sempre riusciamo a rispettare gli orari. Oggi poi abbiamo avuto due casi

gravi in pronto soccorso, proprio dopo mezzogiorno. Il solito incidente stradale tra scooter e auto. L'uomo alla guida della moto ha riportato un trauma cranico, perdita di coscienza e fratture al braccio e alla gamba. Normale amministrazione." Ancora una volta gli rivolse un sorriso che sperava tanto riuscisse a nascondere i segni della stanchezza che ormai, di sicuro, facevano capolino sul suo viso.

"Capisco. Sai cosa ci vuole in questi casi per tirarsi su e gettarsi alle spalle la giornata di lavoro?" La domanda di Saverio nascondeva senz'altro un secondo fine.

"Farsi una corroborante doccia? Buttarsi sul letto e aspettare la frescura serale sognando qualche posto esotico?" lo prese in giro Chiara.

Saverio sospir poco prima di parcheggiare l'Audi. Si tolse gli occhiali da sole e le rivolse un'occhiata tanto innocente quanto sfacciata. "Un bel gelato e un caff per tirarti su." Chiara fece per protestare ma non ne ebbe il tempo, lui era gi sceso e aveva aperto lo sportello. Le stava porgendo la mano e a lei non rimase altro che scuotere la testa e seguirlo.

All'interno del bar, Saverio la indirizz verso un tavolo e, dopo aver richiamato l'attenzione del barman, la fece accomodare, come al solito. Chiara cominciava ad apprezzare la sua intraprendenza e la sua compagnia. Non c'era niente da fare, alla fine l'aveva sempre vinta lui.

"Ora veniamo a noi. Ti piace il gelato?" le chiese indicando con il cucchiaino la coppa che stava razziando con tanta voracit. "Qui lo fanno buono,  uno dei posti
migliori della citt."

"In effetti devo ammettere che questa nocciola  una delle migliori mai assaggiate

finora. Se credi, per, che mi muova a compassione e te la faccia assaggiare, sei fuori strada." Il ghigno impertinente che gli rivolse fu tutto un programma, le bast incrociare il suo sguardo per capire di averlo scioccato. L'espressione sul volto di Saverio, un misto di confusione e divertimento, risult talmente buffa che non pot non ridere.

"Il messaggio  arrivato" rispose l'uomo fingendosi contrariato. Abbass la mano con il cucchiaino, sconfitto. "L'ho sempre detto, sei tanto dolce quanto crudele.
Donna senza cuore!" L'intonazione melodrammatica la fece sorridere di nuovo.

" cos bello vederti ridere. Non lo fai spesso, o meglio, mi sto trasformando in un giullare per te, e lo faccio volentieri, perch il tuo viso  raggiante quando  felice.
Ma i tuoi occhi, mia cara... la luce che c' dentro  triste. Mi chiedo quale sia la
ragione e, credimi, mi piacerebbe aiutarti."

Il sorriso di poco prima si affievol sul viso di Chiara che abbass gli occhi, quasi per difesa e si concentr a demolire l'ultima pallina di gelato con il cucchiaio.
"Sono solo stanca" tagli corto per chiudere l'argomento. Proseguire per quella strada non avrebbe portato a nulla di buono, ne era convinta. La cameriera port i caff e Chiara approfitt per cambiare discorso. "Saverio,  tanto che volevo
chiedertelo, che farai in ospedale?"

Il volto dell'uomo s'illumin e Chiara cap quanto fosse orgoglioso del suo lavoro. "Presto detto: metto a disposizione dell'ospedale la mia competenza e una delle mie ditte per il lavoro di manutenzione dei locali e dell'edificio intero. Io e il dott. Leonardi avevamo un accordo verbale da circa un anno e da poco lo abbiamo ratificato, nero su bianco. Penso fosse una questione di soldi. Lui ha aspettato di poter

contare sui fondi necessari per sobbarcarsi il lavoro e io gli ho dato la possibilit di riceverlo rassicurandolo sulle scadenze dei pagamenti. Tutto qui. Leonardi  un vecchio amico di famiglia, non potevo non andargli incontro."

Chiara annu. "Quel giorno, quindi, quando mi hai sfondato la macchina, stavi
andando a firmare il contratto?"

"Esatto. Giornata fortunata, non trovi? Ho incontrato te e l'ho fatto in un modo del
tutto originale, ma ne  valsa la pena."

"Dici? Anche se ti  costato pagarmi la riparazione dell'auto?"

"Lo faccio con piacere, primo, e secondo..." alz le dita per contare "...superato il momento in cui avresti voluto uccidermi, ti sei rivelata una donna splendida e divertente. Mi piace passare del tempo con te." La mano di Saverio cal su quella di Chiara stringendola con dolcezza. Il contatto bast a farle capire che era arrivato il momento di interrompere quell'idillio un po' troppo sfacciato. "Scusami, ma ho proprio bisogno di una doccia e di riposarmi. Ti dispiace?"

"Andiamo, bella signora." Saverio scans la sedia e attese al suo fianco che si alzasse, poi, dopo aver pagato il conto, la prese sottobraccio scortandola fino alla macchina. "Mi piacerebbe uscire con te stasera." La sua voce le sfior l'orecchio scaldandola. "C' una festa a casa di amici e vorrei andarci con a fianco la mia...
ehm, amica. Dimmi di s, ti prego."

La supplica inaspettata la stup. Chiara si ferm con la mano sulla maniglia della
portiera. "Non hai amiche che ti accompagnino?"

"Sicuramente s, ma nessuna mi attira quanto te in questo momento" le rispose

prendendole la mano e sfiorandola con un bacio. Che galante! Chiara non pot far a meno di sorridere, anche se l'imbarazzo che le color le guance non fu facile da nascondere. Saverio lo not ma, da vero gentleman, continu il discorso per spiegarle di che si trattava. Chiara apprezz tantissimo la sua disinvoltura ed ebbe tutto il tempo di riprendere il suo aspetto usuale. "Se ti stai chiedendo che sar una noia perch non conosci nessuno, ti rincuoro dicendoti che siamo pi o meno nelle stesse condizioni."

Chiara lo guard perplessa: "Allora perch vorresti andarci?"

"Perch per il mio lavoro  utile ampliare le conoscenze, e poi perch la padrona di casa, un'amica fidata, mi ha chiesto di farlo. Ti prometto che appena la noia sar insopportabile, ce ne andremo, anche se dovesse capitare all'inizio della festa."

Lo sguardo che le rivolse la convinse. "Va bene, ci sto, ma conoscendo il tuo mondo, presumo che per quanto mi sforzi, non avr mai un abbigliamento adeguato.
Sar meglio rimandare." La scusa le sembr buona, una di quelle cui non c' nulla da obiettare.

Saverio, per, non fu dello stesso avviso. Parcheggi sotto casa e le riserv l'espressione pi dolce che gli avesse mai visto in faccia.

"Chiara, ascoltami bene: credi davvero che se non ti trovassi adeguata ad introdurti nel mio ambiente, lo farei? Sei perfetta e bellissima. Non importa cosa indosserai, offuscherai tutte le donne presenti, ma se vuoi un consiglio, metti qualcosa di non troppo formale, n casual. Scommetto che sarai affascinante come sempre." Davanti al cancello, le baci di nuovo la mano dandole appuntamento a pi tardi.

...
.
...

Chiara entr al braccio di Saverio nell'appartamento pi bello che avesse mai visto. Dopo essere stata presentata alla padrona di casa, segu il suo cavaliere in un tour mozzafiato della casa. Ovunque guardasse, non poteva fare a meno di ammirare capolavori, oggetti scelti con gusto che abbellivano ogni angolo dell'appartamento. Il ricordo del castello di Blantyre e di uno dei proprietari, il suo Highlander, gli rimbalz in mente e il dolore irruppe nel cuore come un uragano, travolgendolo. Si accorse tardi di aver stretto la mano di Saverio che, guardandola, corrucci la fronte.
Doveva ammetterlo, quell'uomo si stava dimostrando un vero amico e anche discreto.
Le stava concedendo lo spazio di cui aveva bisogno senza chiederle nulla, come se avesse capito il suo tormento. Chiara si ferm davanti al quadro di un paesaggio, attirata dai colori.

"Che pace, vero? Non ti senti rilassato a guardarlo?" Chiese quasi sussurrando.

Saverio, fermo alle sue spalle, le tocc la spalla con delicatezza. " uno dei miei preferiti, infatti. Hai ragione, l'allegria dei colori pastello e l'alternanza dei chiaroscuri inducono alla calma. Se vuoi vederne un altro, ti porto in biblioteca.
Andiamo, lo troverai ancora pi interessante." Senza aspettare, Saverio le prese la mano. La padrona di casa e i suoi ospiti si avvicinarono a loro e l'incanto della scoperta spar. Era arrivato il momento delle presentazioni.

La ricca amica di Saverio, Giovanna Carli, le sorrise e la salut avvicinandosi alla guancia. "Finalmente ci conosciamo. Spero gradirai la mia ospitalit e la compagnia dei miei ospiti, tutte persone di gran classe e con un biglietto da visita che si commenta da solo." Lo sguardo che le rivolse la signora la fece mettere sulla difensiva. La stava squadrando dall'alto in basso nel chiaro intento di analizzare se

fosse o meno adatta a frequentare la sua casa. Chiara si sent come violata e, presa alla sprovvista, abbass gli occhi sul vestito. Era in ordine, non c'era nulla da dire.
Aveva indossato per l'occasione un abitino in seta lavata color cipria, stretto in vita e morbido sui fianchi, e un paio di sandali gioiello abbinati. Non poteva sfigurare e anche Saverio le aveva ripetuto pi volte il suo gradimento. Non c'era niente da temere, eppure, man mano che le venivano presentati gli ospiti e stringeva mani, si rendeva conto di essere anni luce lontano da quel mondo in cui Saverio, al contrario, era di casa. Tent due o tre volte di interessarsi ai discorsi, senza riuscirci. Gli ospiti di Giovanna, era come non la vedessero. Le sorridevano e si presentavano, ma subito dopo tornavano alle loro discussioni dalle quali la escludevano con classe. A Chiara importava poco, a dir la verit, anche perch c'era sempre Saverio al suo fianco.
Doveva aver notato anche lui qualcosa di strano, perch ogni volta che qualcuno si avvicinava per poi andarsene velocemente, non perdeva occasione di domandarle qualcosa a proposito dei quadri, della cena o dei suoi gusti in fatto di musica.
Premuroso, ma non efficace! Alla lunga Chiara comprese di non essere nel suo mondo. Cominci a mancarle l'aria, aveva voglia di tornare a casa. Espresse il suo disagio a Saverio, il quale rimedi subito. "Andiamo a salutare Giovanna. Mi scuser con lei e domani le telefoner." Chiara ringrazi e s'incammin verso l'altro salone.

"Eccovi qui, finalmente! Dove vi eravate cacciati? Venite, voglio presentarvi un amico. Saverio, potrebbe farti comodo, ha agganci importanti in tutto il mondo oltre che a Roma." Giovanna lo prese sotto braccio e si allontan lasciandola indietro.
Chiara not il lungo vestito color melanzana ondeggiare e poi sparire oltre la tenda ocra che li separava dalla sala da pranzo. Ebbe bisogno di un lungo sospiro prima di muoversi; aveva gi capito che non sarebbe andata via tanto presto. Li raggiunse e

prima che se ne rendesse conto, Saverio le cinse i fianchi facendola avvicinare al gruppetto di invitati.

"Le presento la mia amica, la signorina Chiara Frantoni. Chi pi di lei potrebbe
esserle utile nella sua ricerca?"

Chiara sollev lo sguardo perplesso, di sicuro aveva perso qualcosa del discorso. Il sorriso di Saverio la confuse ancora di pi. Aspett che continuasse.

"Enchant!" Il timbro baritonale della voce la incurios. L'uomo che aveva davanti si affrett a farle il baciamano. I suoi occhi erano chiari e limpidi come il ghiaccio, espressivi e grandi, incorniciati da lunghe ciglia nere, tanto che Chiara ne rimase quasi ipnotizzata. Il naso importante e dritto non nascondeva una bocca carnosa, davvero bella per un uomo, leggermente distorta in un sorriso di quelli capaci di far perdere la testa a qualsiasi donna e forse anche a pi di un uomo, e una dentatura talmente bianca da far pensare di indossare gli occhiali da sole. Il volto era affascinante e la pelle luminosa e olivastra, resa ancora pi lucida dal riverbero delle lampade. La sua era una bellezza strana, pens Chiara, quasi perfetta, come quella di una statua di marmo scuro. "Mi perdoni, non le ho ancora detto il mio nome: Alex Bonnet, per servirla." Quando rialz la schiena, Chiara not la sua altezza; superava di poco Saverio ed era evidente che fosse un atleta o comunque gli piacesse andare in palestra perch aveva un corpo tonico e longilineo.

Passarono alcuni secondi prima che Chiara si rese conto di non aver detto neanche una parola in risposta. Rimedi prima con un sorriso timido e poi chiese spiegazioni sulla frase che aveva sentito quando si era avvicinata. Fu Saverio a risolvere il mistero.

"Alex ci stava raccontando del suo ultimo viaggio.  appena tornato dalla Scozia." Lo vide sollevare le sopracciglia. "Chi meglio di te la conosce?" Chiara lo guard continuando a sorridere, anche se le stava costando molto. Non avrebbe mai pensato che Saverio ricordasse quel piccolo particolare che solo in un'occasione si era lasciata sfuggire, quando gli aveva detto che aveva parenti a Blantyre ed era da tanto che non andava a passare le vacanze l come faceva prima. Dover parlare della Scozia l'avrebbe turbata; non aveva nessuna voglia di ripensare ai paesaggi riposanti e al clima fresco e corroborante e soprattutto, non desiderava tornare con la mente all'unico uomo che mai avesse amato.

Alex corrucci la fronte, quasi preoccupato, come se le avesse letto dentro il malumore o semplicemente si fosse accorto dell'ombra pericolosa che le oscur lo sguardo. "Spero di non aver causato problemi o rivangato ricordi spiacevoli, Je suis dsol" si affrett a scusarsi.

"Oh, mi scusi lei, sono una maleducata. Non si preoccupi, non c' nulla che non va. Solo che non capisco cosa potrei dirle che gi non sappia." Rimediata la situazione, Chiara si avvicin al buffet affiancata dai due uomini, sperava che davanti ad una porzione di millefoglie di mozzarella di bufala e verdure e una di fagottini di pasta filo con vitello, potessero dimenticare il discorso. Non fu cos, per, perch proprio in quel momento, la padrona di casa chiese all'ultimo arrivato che posti avesse visitato in Scozia. "Oh, solo le citt pi importanti, Edimburgo, Glasgow... il suo entroterra  pazzesco, bellissimo, cattura e lascia senza fiato. Sembra davvero un
luogo di favola."

Il cuore di Chiara rallent quando un triste presentimento le fece scattare dentro il

campanello d'allarme. No, Dio fa che non sia cos.

"C' per esempio la zona intorno al Castello di Bothwell, sapete, che merita di essere conosciuta. La guida ci ha raccontato di una leggenda... la conoscerai di sicuro, Chiara, non  cos? Ci sei stata a Bothwell?" Alex le sorrise, ignaro dell'effetto devastante che la sua innocente domanda stava producendo.

Chiara raddrizz il piatto prima che il contenuto si rovesciasse sul pavimento, Aveva le mani e le gambe molli come gelatina e sentiva le gocce di sudore addensarsi sulla fronte e dietro la schiena. Di tutti gli incubi peggiori, questo era proprio ci che non avrebbe mai voluto rivivere. Sper in un miracolo, un incendio improvviso, un bicchiere infranto, il cameriere che avvertiva la padrona di casa di una telefonata urgente, qualsiasi cosa pur di allontanare l'attenzione dal discorso che sembrava affascinare pi del dovuto i presenti.

"Anche tu hai sentito parlare della pozza degli innamorati?" Alex incalz, ignaro dell'arma che aveva in mano e che stava usando sul suo povero cuore straziandolo senza piet. A Chiara manc l'aria. "Sapete? Si racconta che dai tempi dei clan, un fulmine sia caduto ai piedi di una coppia, spaccando la pietra e formando una specie di pozzo dal quale usc un rivolo d'acqua che schizz loro addosso. I due s'innamorarono perdutamente. Ancora oggi pare, infatti, che chi ha la fortuna di essere bagnato anche da una sola goccia, possa avere un amore indissolubile, eterno."

"Dimmi Alex..." chiese Giovanna, sollevando un flte
di champagne, "... hai
avuto la fortuna di costatarlo di persona?"

"Oh, mio Dio, no! A dir la verit ho pregato che non si presentasse il fenomeno.
Il tipo che avevo vicino non era proprio il massimo dell'avvenenza: un anziano

signore di Lugano, felicemente sposato, tra l'altro." Tutti risero e continuarono a chiedere e a fare battute. Sembrava si fossero dimenticati di lei, per fortuna.

Chiara, al limite della sopportazione e in preda ad una forte emicrania, ne approfitt per allontanarsi. Aveva bisogno di aria e possibilmente di un bagno, ma la ricerca si rivel pi ardua del previsto. Ferma di fronte a un lungo corridoio, alz la testa e not gli affreschi del soffitto: scene di caccia per lo pi. S'immagin al posto del cervo che correva nel bosco, in cerca di un nascondiglio. Dov'era il suo? Apr la prima porta a destra e trov uno studio. Entr e si lasci avvolgere dalla penombra della stanza. Dalle pesanti tende s'intravvedeva una sottile linea chiara provenire dall'esterno. Chiara la segu. Raggiunse una terrazza poco sopra Trinit dei Monti. Il cielo era stellato e di lontano arrivava l'eco del vociare dei turisti assiepati sui gradoni sopra la piazza; Chiara asciug una lacrima e poi altre ancora, imprecando
verso la luna: "Mi manchi!"

"Stai bene?" La voce preoccupata di Saverio la fece voltare di scatto. Il viso turbato dell'uomo rivel che la stava cercando. Quando le si avvicin strinse gli occhi e si affrett a farla sedere con lui sul divanetto di bamb. "Cos' successo?
Non ti senti bene?"

La dolcezza del tono le scald il cuore. "Scusami, avrei dovuto avvertirti. Volevo solo un po' d'aria." Lo sforzo di dimostrarsi tranquilla fall quando Saverio le spost una ciocca ribelle dalla fronte e con il pollice le asciug lo sbavo del mascara sotto l'occhio sinistro.

"Chiara, conosco il tuo sguardo,  sempre triste anche quando ridi. Sono sicuro della mia sensazione. Mi piace studiare le persone che mi interessano. Sono un bravo

ascoltatore, se vuoi, puoi tirare fuori quello che ti angustia. Penso sia qualcosa legato alla Scozia; il discorso di Alex ti ha turbato, non  cos?"

Chiara si alz, fece due passi in avanti verso la balaustra e respir a pieni polmoni. Guard con un senso di invidia la gente in basso. Aveva voglia di uscire da quella casa e correre per le scale, lontano da tutti, dal falso perbenismo, dall'eleganza ostentata, dai discorsi dolorosi. Perch mai si era fatta convincere a seguirlo? Quella non era la sua gente, non lo sarebbe mai stata. Avvert alle spalle la presenza di Saverio, la vampata di colonia la avvolse meglio di un paio di braccia forti. "Ora mi
spaventi."

Senza voltarsi, cominci a parlare ritenendo non fosse pi possibile rimandare oltre. Pens che solo rispondendo avrebbe accelerato la fine di una serata assurda.
"Conosco bene la leggenda di cui parla Alex, anche se non credo funzioni realmente.
Manco dalla Scozia ormai da un anno. Non passa giorno che non senta la nostalgia dei paesaggi e delle persone, di mio cugino e degli amici pi cari." Il pensiero and dritto a Gladys; aveva cominciato a conoscerla e le piaceva, la considerava come sua sorella, sempre pronta a darle consigli e ad aiutarla nel suo non sempre semplice rapporto con Roscoe. Si fece forza e continu: "Sono stata sul punto di sposarmi a Blantyre, con un uomo che ho imparato ad amare e ad apprezzare, conoscendolo, un uomo forte, vulcanico, dal temperamento focoso. Roscoe faceva parte di una famiglia come quelle di cui parlava Alex prima, con tradizioni da rispettare anche a distanza di secoli. Nel giro di due mesi, dopo aver superato ostacoli e problemi di ogni sorta, ci siamo ritrovati davanti ad un sacerdote per sposarci. L'intervento della sua segretaria incinta interruppe l'inizio della cerimonia: il figlio che aspettava era di Roscoe.

Nonostante l'amore che provava per me, il primo figlio era una faccenda molto importante, e doveva essere portata avanti secondo la tradizione di famiglia. Dopo circa tre mesi, ci rivedemmo a Blantyre. Ricordo ancora la gioia nei suoi occhi quando mi annunci di aver raggiunto l'accordo con la madre di suo figlio:

"Chiara, spero che non avrai nulla in contrario quando il piccolo verr da noi nei tempi stabiliti. Lorna ed io abbiamo deciso che dovr avere il meglio e sar un Mac Talbot a tutti gli effetti. Lei non si opporr al nostro matrimonio, non ne ha motivo. Quello che chiede  un occhio di riguardo per il piccolo. Non ci sono pi ostacoli tra noi, come vedi. Che ne dici? Ci sposiamo stavolta?"

S'inginocchi davanti a lei con in mano il diamante pi accecante che avesse mai visto, il secondo. Rispose di s, non voleva altro.

"Dimmi quando e dove, e ci sar. Stavolta mi preoccuper di portare l'occorrente per sigillare la porta della chiesa e legarti a me per sempre."

"Non sar necessario, piccola. Comunque ti chiedo solo di aspettare il mio ritorno dall'Africa. L'acquisto del nuovo giacimento richiede la mia presenza
prima dell'avvio dello sfruttamento."

L'entusiasmo e la felicit sul volto di Chiara sfumarono via come percossi dalla brezza primaverile. Roscoe lo cap e prendendole il viso tra le mani, si preoccup di tranquillizzarla. "Fissiamo la data gi adesso. Che ne dici di settembre prossimo? Mancano pochi mesi e poi nessuno ci separer. Dimmi una
data."

"Quindici settembre? Suona bene, non trovi?"

"Andata! Per quel giorno sar gi qui e avr organizzato la migliore cerimonia
possibile, te lo prometto."

Chiara si ferm, senza fiato, travolta dal peso doloroso dei ricordi. Chiuse gli occhi senza per riuscire a rallentare il flusso delle lacrime. Saverio le pass il fazzoletto e attese in silenzio che si calmasse. Gliene fu grata. Dopo poco, infatti, riprese il racconto. La voce, ridotta a un sospiro, non tentenn: "Non ci fu alcuna cerimonia. In realt era tutto pronto gi da settimane, ma Roscoe fu costretto a rimandare il ritorno e, proprio alla vigilia del suo volo, la miniera in cui stava
lavorando salt in aria."

"Oh santo cielo, Chiara, mi dispiace..." Saverio la strinse tra le braccia e lei grad il conforto, quindi fin il racconto. Le immagini si succedettero impietose davanti agli occhi e le parole concitate di quelle ore di angoscia riaprirono il solco nel cuore. "Morirono tutti e di Roscoe non si trov mai il corpo. Si pens a un regolamento di conti tra le lobby locali, una mossa politica o una semplice fatalit.
Fatto sta che in quella miniera sono naufragati i miei sogni." Chiara si abbandon contro il petto di Saverio, in silenzio, con un'immensa voragine aperta a posto del cuore e la voglia di tornare a casa, tra le sue cose, per sentirsi protetta.

"Mi sarebbe piaciuto conoscere Roscoe, sono convinto che se era innamorato di te, non poteva non essere che una persona speciale." Saverio le sollev il mento sorridendole.

"Hai conosciuto il suo gemello, Damian, anche lui  una persona meravigliosa" rispose Chiara, affascinata dalla dolcezza del suo sguardo. L'altro si avvicin quel tanto da avere le labbra quasi sulle sue.

"Abbiamo avuto la stessa idea. Si sta bene fuori, vero? Dentro comincia a fare caldo. Oh, ma scusatemi. Non volevo interrompere..." La voce bassa e sensuale di Alex ebbe su di loro lo stesso effetto di un getto d'acqua gelata. I due si separarono voltandosi verso il nuovo arrivato.

Saverio fece un passo avanti per coprirla dietro di s; quando parl, us un tono allegro, come se fino a quel momento avesse ascoltato racconti divertenti invece di una tragedia. "Non ti preoccupare, ci stavamo godendo la brezza. Hanno bisogno di
noi?"

"Giovanna ti cercava, in effetti, temeva foste andati via senza salutarla."

"Andiamo subito, allora."
...
.
...
Finalmente Saverio parcheggi e scese dall'auto per scortarla al cancello della sua palazzina. Chiara tir fuori dalla tasca interna della pochette le chiavi ed entr nel giardino. Davanti al portone si ferm, senza sapere cosa dire. Un ringraziamento sentito ci stava bene; non era certo colpa di Saverio se i suoi amici snob avevano fatto a gara a rendere la serata un vero disastro. Aveva solo voglia di una doccia veloce e del letto. Anche se l'idea di un'altra notte in balia del suo subconscio la spaventava, sperava, per, che la stanchezza avrebbe finito per averla vinta. Con una buona tisana avrebbe anche dormito. "Grazie di tutto, Sav..." La frase le mor sulle labbra quando la bocca di Saverio se ne impossess senza preavviso. Gli occhi spalancati per la sorpresa si chiusero e lei, inconsapevole, rispose al bacio.
L'uomo la lasci senza forzarla. "Scusami. Lo volevo da tutta la sera. Dormi bene

mia cara. Ci vedremo domani." Le lasci un altro tocco soave sulla bocca e se ne and.

Chiara dette le tre mandate al portone e si sedette sul primo gradino, una volta all'interno. Le dita sfiorarono le labbra: che stava succedendo? La dolcezza di quel bacio l'aveva sconvolta e Saverio si era dimostrato un gentiluomo fino in fondo.
Meritava qualcosa di pi, ne era convinta, ma era disposta a concederglielo? L'arrivo silenzioso di Amleto la distrasse. Si alz e sal al piano superiore. Non ci fu tempo per trovare la risposta, o forse non era ancora pronta.

11. Sierra Leone, Distretto di Bo.

"La vita continua, la vita continua, la vita continua...". La frase gli rimbalz nel cervello come una pallina di ping-pong sul tavolo alla stessa velocit del respiro dopo una corsa. Jack era appena risalito in superficie e, come sempre, aveva rivolto la sua personale preghiera al cielo. Per un altro giorno si sent un sopravvissuto. Gi, perch dopo la morte del suo socio, qualcosa era scattato in lui, aveva paura che ogni discesa sottoterra potesse rivelarsi come la sua degna sepoltura. Il sole accecante si mostr in tutta la sua potenza costringendolo a calcarsi ancora di pi il cappello di paglia a falde larghe. Aveva trascorso due ore a otto metri di profondit nella nuova miniera, scovata grazie al fidato Abdul, il suo aggancio sul posto. Aveva finito il sopralluogo trovando anche una faglia d'oro. Nei mesi precedenti al suo ritorno a Freetown, Jack aveva studiato il sottosuolo riscontrando quanto fosse ricca d'oro la parte del distretto che insieme a Roscoe stavano scandagliando da anni. Dopo l'ultimo viaggio, era riuscito a trovare, con l'auto di una squadra di uomini assoldati in loco, il punto esatto dove scavare sotto il loro nuovo giacimento di diamanti. Aveva convinto Roscoe a impiegare altri fondi per sfruttare al massimo quella possibilit e insieme avevano progettato l'inizio dei lavori. Purtroppo per il crollo del giacimento e la morte dell'amico avevano rallentato la realizzazione del suo sogno. Rimasto solo, infatti, alla guida della Mac Talbot Diamonds, infatti, Jack aveva deciso di portare

avanti la ricerca e, una volta trovata la vena, l'avrebbe dedicata al suo fraterno amico.

"La vita continua..."

Il caldo e la polvere divennero il suo vestito quando la jeep prese vita con un ruggito sulla strada sterrata a sud ovest di Freetown. "Mr. Jack, quello che ha trovato l sotto le frutter milioni di dollari. Dovr stare attento che non si sappia in giro troppo presto, o il governo le boicotter il lavoro." Abdul conosceva bene la mentalit del posto. "Lo fanno spesso qui, anche solo per rendere la vita difficile agli stranieri. Dovr trovare uomini in gamba, fidati, se non vuole perdere l'esclusiva." Non era un mistero per nessuno quanto fossero invisi gli stranieri e, anche se con il loro intervento favorivano la crescita di posti di lavoro, la loro presenza non era sempre gradita. I soldi, soprattutto quelli americani, valevano molto da quelle parti, ma il governo era attento; bastava un minimo sbaglio per cancellare il permesso di soggiorno e rendere vano l'impegno di mesi. I controlli erano diventati ancora pi capillari dopo l'incidente dell'anno prima e solo grazie all'aiuto del capo dei ribelli Jasir Wambua, Jack aveva potuto continuare il suo lavoro nella zona.

"Dovrei avere le spalle coperte come sempre. Se si metter male, mi verr in mente qualcosa." Gli scossoni della jeep sul terreno stavano mettendo a dura prova gli ammortizzatori della macchina. Jack si afferr saldo allo sportello quando Abdul prese una buca pi profonda delle altre. "Credo, comunque, nella volont del presidente Koroma di continuare ad appoggiarci. In fin dei conti, con i nostri dollari stanno provvedendo a rendere pi sicuri i confini." Jack, pur preoccupato delle ripercussioni che il malcontento delle popolazioni della Costa D'avorio e della Guinea potevano avere sui civili, si fidava del lavoro e della volont del presidente

per garantire la pace e la stabilit politica in Sierra Leone. Il lavoro certosino di Koroma cominciava a sortire gli effetti sperati, cos che le tre nazioni stavano vivendo un periodo tranquillo, anche se l'equilibrio tra le popolazioni era appeso a un debole filo. Per il momento per, la pace garantiva a lui e agli altri di proseguire l gli affari. ..."la vita continua!". Era proprio il caso di ricominciare a pregare.

Arrivato al Country Lodge, dopo tre ore buone di viaggio, Jack salut il suo amico dandogli appuntamento per la mattina successiva. Si ferm al banco della reception dell'albergo, (sempre lo stesso, quello che aveva scelto Roscoe all'inizio della loro avventura e che li aveva ospitati ogni volta che tornavano in Africa). E aspett che Tobias, il receptionist, terminasse di parlare con la coppia di turisti inglesi. La donna era giovane e aveva lo sguardo rapito dalla bellezza del posto. La luce che i suoi occhi emanavano era inconfondibile. Aveva da poco finito il giro panoramico della hall, scandagliando fin nei minimi particolari le ampie scalinate di marmo ai lati della reception, e dall'espressione del suo viso si capiva quanto fosse soddisfatta. Jack not la stretta al braccio dell'uomo accanto a lei, forse suo marito, e la tradusse come un segnale inequivocabile per ritirarsi in camera. Soddisfatti, i due si allontanarono a braccetto verso l'ascensore. Dalla loro impazienza Jack intu quale fosse il programma che li aspettava una volta soli. Di sicuro non avrebbero perso tempo a disfare le valige.

"Ecco a lei, Mr. Darril, la sua chiave e un messaggio."

Jack prese la carta magnetica e il foglio: "Vorrei l'auto pronta per le otto di stasera, solita e grazie.", disse con un sorriso allontanandosi. In ascensore lesse il biglietto vergato a mano.

"Dobbiamo vederci al pi presto. Jasir"

Quella frase lo preoccup. L'istinto gli fece arrestare la salita dell'ascensore e tornare a terra. Aveva solo tre ore prima della cena di gala all'ambasciata, e un tragitto di un'ora almeno, andata e ritorno, per recarsi al luogo dove sapeva di incontrare Jasir. Se c'era una cosa che la sua permanenza in quei posti gli aveva insegnato, era quella di non far mai aspettare il capo dei ribelli. Considerati i vari modi per morire, quello sarebbe stato uno dei pi cruenti e non poteva permettere che accadesse. Decise di prendere in anticipo la vettura, usc dalla citt e si diresse a nord verso l'interno. La pianura costiera ben presto lasci il posto a una serie di altipiani e all'orizzonte apparvero i primi rilievi. A quasi due chilometri dei monti Loma, Jack individu una caverna in cui nascondere la jeep. L'ultima cosa che voleva era farsi individuare dai gruppi di guerriglieri che solitamente battevano la zona. Il peggio che gli sarebbe potuto capitare, se lo avessero lasciato in vita, era di dover sottostare ad un ricatto che nel tempo si sarebbe trasformato in un importante esborso di denaro. Jack non aveva alcuna voglia di sovvenzionare le guerre locali e macchiarsi la coscienza con sangue innocente. Aveva combattuto a lungo per i diritti delle popolazioni africane, prima come giornalista e poi insieme a Roscoe, offrendo a chi lavorava per loro una buona retribuzione nelle miniere e una protezione militare per tutto il tempo degli scavi. Con un bel respiro cerc di incamerare quanta pi aria possibile sperando di poterla trasformare in sangue freddo. Alz lo sguardo e all'orizzonte, sotto un cielo diventato nuvoloso all'improvviso, scorse delle sagome.
Lo avevano gi individuato.

Ben presto tre uomini armati di mitra, vestiti solo con dei pantaloni mimetici le

cinture dei caricatori incrociate sui toraci e anfibi, lo affiancarono. Senza una parola, dopo averlo perquisito dalla testa ai piedi, lo scortarono fin dentro una specie di stanza ricavata nelle viscere della collina. Non c'era molto da dire quando si aveva a che fare con spietati assassini come quelli, uomini poco avvezzi ai convenevoli e senza mezze misure. Jack non pot far altro che seguirli attraverso un lungo corridoio umido e polveroso, pregando che il capo fosse di luna buona. Eccolo l, infatti, Jasir, seduto su uno scranno al centro della caverna, vicino ad una pozza stagnante, come un re di una trib in attesa di ricevere il suo sacrificio. Gli fece cenno di avvicinarsi. I tre uomini rimasero indietro e Jack, una volta raggiunto il trono, parl per primo senza aspettare l'invito.

"Che succede? Perch tutta quest'urgenza? Si tratta delle indagini? C' qualcosa di nuovo?" Jack non aveva certo tempo da perdere con quella gente. L'uomo era un gigante con ampie spalle e un torace asciutto e muscoloso, una vera macchina da guerra. La quantit di cicatrici sparse sul torace gli frastagliava la pelle nera facendola sembrare ruvida e allo stesso tempo terrificante, dando l'idea esatta della violenza dei combattimenti sostenuti negli anni. Il volto, invece, era stato risparmiato ed era liscio e fiero, quasi bello, quanto crudele. Sul capo rasato portava un cappellino rosso con il simbolo del loro credo: la morte. Jasir era il terrore fatto persona, con la mascella tesa e gli occhi neri seri e profondi, un pozzo oscuro senza via d'uscita che lo fissarono a lungo. Jack cap che stava valutando quanto rivelargli.
"Chi ha commissionato il crollo, non  di queste parti. Aveva solo uno scopo e l'ha
mancato."

Jack salt come una molla. "Che significa, tu sai qual..." Si ritrov la canna

fredda di un mitra premuto contro il petto, un chiaro invito a sedersi di nuovo. Lo sguardo minaccioso di Wambua lo convinse che quella era la cosa giusta da fare.
Torn al suo posto con il fiato grosso e la salivazione azzerata, ma doveva sapere.
Decise di riformulare la domanda. "All'ambasciata mi  stato riferito che il governo sta proseguendo le indagini. Sembra che gli avvocati americani credano ci siano motivi validi per pensare al dolo. Ti chiedo, in nome del cielo, di comunicarmi quante
pi informazioni hai e cosa sta succedendo."

Il colonnello rimase immobile per un interminabile minuto. Non aveva fretta e quel silenzio prolungato era solo un modo per affermare la propria forza. Sapeva come sfiancare l'avversario, chiunque fosse. Alla fine parl. "Girano strane voci, americano. Ti posso dire solo di stare attento e di aprire gli occhi. La prossima volta non sbaglieranno. Concentrati su quello che vedrai stasera in ambasciata, non lasciartelo sfuggire. La caccia non  ancora finita."

Jack si meravigli. Come faceva Jasir a sapere della cena? Presto detto: i soldati erano ovunque, si mescolavano tra la gente comune e alcuni, i pi fortunati, almeno fino a quando non erano scoperti, ricoprivano addirittura posti importanti in seno alle istituzioni. Solo cos potevano agire nell'ombra anche quando combattevano in pieno
giorno. "Sii pi chiaro, non capisco."

"Stanno arrivando troppi europei, come il nuovo capo della societ che vi
affiancava un tempo."

"Lo conosci?"

" un italo francese, sembra spuntato dal nulla e con un mucchio di sonanti bigliettoni che hanno fatto ripartire la societ caduta in disgrazia. La MMI  rinata

dalle sue ceneri da un giorno all'altro. Da informazioni verificate so per certo che ha ottenuto l'appoggio del governo senza mai farsi vedere. Nonostante il mistero intorno alla sua persona, non si sa come, ma  riuscito ad avere crediti sufficienti per potersi muovere qui gi. Se sei fortunato, forse lo incontrerai alla cena stasera." Jasir parl con calma come suo solito, circondato da uomini armati fino ai denti.

Jack conosceva bene quel tono, gliel'aveva sentito usare poco prima di un'esecuzione, tanti anni prima, e sebbene sapesse di non correre un rischio del genere, il modo di fare e la freddezza dello sguardo di Wambua, lo misero in allarme.
"Stai cercando di dirmi qualcosa?" L'espressione annoiata del ribelle non lo tranquillizz. Drizz le antenne. Non vedeva l'ora di uscire da l.

"Solo di stare attento. Non lo conosco e non l'ho mai visto." Jasir si sporse in avanti. "Il suo nome  Vincent Muriel e secondo me puzza di guai come un cadavere sotto il sole. I miei soldati continueranno le ricerche, tu guardati le spalle."

Dal movimento degli uomini dietro di s, Jack cap che il colloquio con il colonnello era finito. Pur avendo altre domande da porgli, non avrebbe ottenuto di pi. Annu e a passo svelto guadagn l'uscita, stavolta da solo.

...
.
...
Il parco intorno alla sede dell'ambasciata era illuminato a giorno. Sul portone l'addetto all'ingresso, in tenuta di gala, accoglieva gli ospiti ritirando personalmente gli inviti. Una delle invitate al braccio del proprio cavaliere si volt per rivolgere a Jack uno sguardo pieno di allusioni. L'uomo era perfettamente consapevole della

propria immagine, sapeva che le donne smaniavano per il suo viso magro e spigoloso, le palpebre leggermente abbassate su uno sguardo scuro e appena un po' stanco e la barbetta perfettamente curata. E sapeva anche che desideravano il suo corpo. Quella sera era chiuso in un impeccabile smoking nero e una camicia immacolata che metteva in risalto la sua abbronzatura, sapeva dove andare e, una volta individuato l'ambasciatore, punt verso di lui. Erano presenti i politici che aveva conosciuto negli anni, tutta gente dalla quale aveva ricevuto insieme a Roscoe favori e che li aveva appoggiati finanziariamente agevolando la loro ascesa al potere. I dollari erano sempre apprezzati, specialmente quando servivano a sostenere la pace della nazione.
Le strette di mano, gli sguardi cordiali e le parole d'incoraggiamento, non mancarono neppure nel momento in cui era rimasto solo. Ricordava benissimo quanto era stata dura per lui subito dopo la morte di Roscoe. Superato il primo momento di smarrimento, Jack aveva comunque deciso di portare avanti il progetto in Africa, era il suo modo per ricordare e onorare l'amico, suo fratello.

"Mr. Darril, sono felice di rivederla." L'ambasciatore americano indugi nell'abbraccio, visibilmente emozionato. La sua permanenza in quelle terre era stata garantita dall'appoggio della Mac Talbot Diamonds i cui fondi erano stati un biglietto da visita importante che il presidente Koroma non aveva potuto ignorare. "Ho saputo del nuovo giacimento. Se  preoccupato per la firma del contratto, le posso assicurare che non ci sono pi ostacoli. Il presidente ha dato personalmente il suo assenso affinch tutto si svolga secondo gli accordi stabiliti." Jack annu e l'ambasciatore continu: "Dopotutto si aspettava solo l'arrivo del nuovo acquirente della MMI, il vostro socio, presumo. Mi perdoner se non ho velocizzato la transazione. Sa, dopo l'arresto del proprietario precedente e il congelamento dei fondi, il governo ha voluto

approfondire la situazione per capire se ci fossero garanzie per tutti. Una volta conosciuto il nuovo amministratore, il problema si  risolto all'istante."

Seduto alla sua destra durante la cena, Jack ascolt tutto il discorso senza interrompere. Anche se era diventato un uomo d'affari, aveva ancora ben sviluppata l'indole dell'investigatore e, da bravo giornalista qual era stato, sent i suoi radar vibrare. Ci che aveva appena ascoltato non combaciava con le parole del capo dei ribelli. C'era qualcosa di strano. Aspett che il cameriere riempisse i loro calici e si allontanasse, e dopo aver rassicurato la moglie del ministro degli affari esteri, alla sua sinistra, riguardo le nuove tendenze del mercato dei preziosi, torn sul discorso con l'ambasciatore. Volle giocare d'astuzia.

"Non ho avuto ancora il piacere di conoscere il nuovo capo della MMI, pensavo fosse presente. Non  qui?" Continu a mangiare senza alzare lo sguardo. D'altronde, apparire ansioso non sarebbe stata una mossa furba e avrebbe soltanto contribuito ad aumentare i sospetti che, era evidente, gi esistevano. Come mai era l'unico a non sapere che volto avesse l'enigmatico Muriel? L'istinto di Jack gli disse di non fidarsi.

"Che strano... " l'ambasciatore alz lo sguardo sugli invitati seduti al tavolo.
"Ha ragione, non lo vedo. Monsieur Muriel avr avuto sicuramente un buon motivo per disattendere la serata, oppure arriver per assistere all'asta. Mi hanno detto che ci saranno degli oggetti esclusivi. Sono curioso, lei no?"

La cena fin con dolci e brindisi e tutti gli ospiti si spostarono nell'elegante salone delle conferenze. Le sedie, poste a ferro di cavallo sul pavimento di marmo bianco, erano state foderate dello stesso broccato blu dei tendoni che adornavano le quattro ampie porte finestra de salone. Al centro svettava un baldacchino di legno

scuro, intagliato sul davanti. Riproduceva figure stilizzate di indigeni in assetto da guerra simili ai geroglifici rinvenuti sulle pareti delle caverne. Il tocco del martelletto sul legno richiam tutti all'ordine e il silenzio cal nella sala quando il banditore, un'affascinante donna di colore, spieg in un perfetto accento inglese l'importanza della manifestazione. I fondi raccolti sarebbero serviti in buona parte per le migliorie sanitarie e militari ideate dal governo. L'asta inizi con un tavolinetto di legno di ebano, con decorazioni floreali in rilievo.

Nonostante l'alta valutazione, la maggior parte dei pezzi presentati trov il giusto estimatore tra i centocinquanta ospiti della cena.

"Interessante, non trova?" L'ambasciatore accett il bicchiere di gin offerto dal cameriere.

Jack lo imit annuendo. "Senza dubbio. Tutta roba di gran valore, lo devo ammettere. Peccato che non si addicano all'arredamento di casa mia."

"Di sicuro trover i prossimi oggetti pi vicini al suo interesse. C', infatti, una collezione ben fornita di gioielli che credo le piacer."

Jack not lo strano luccichio nel suo sguardo. Si capiva benissimo quanto l'ambasciatore amasse stupire i suoi ospiti, non c'era nulla di sospetto o machiavellico nei suoi modi di fare, solo un sano e sincero entusiasmo. Jack lo
conosceva bene. "Non vedo l'ora."

"Man mano che i pezzi verranno presentati, la bella e preparata Ayala fornir descrizioni, luogo o casato di appartenenza e dar anche un minimo di nozioni
storiche a riguardo. Ah, ecco che ci siamo."

Jack accavall le gambe e si concentr sui tavolinetti posti vicino al podio del banditore. Appena i valletti sollevarono lo strato di velluto, i bagliori colorati delle pietre preziose lo attirarono come una falena vicino a un lampione. I gioielli erano opere d'arte, alcuni provenienti da collezioni private, altri erano pezzi ritrovati con gli scavi di nuove miniere e altri ancora provenivano da tesori naufragati con i vascelli, e seppelliti in mare per tanti secoli. I sospiri e i gridolini di apprezzamento delle signore presenti rendevano il giusto tributo a ci che passava sotto i loro occhi.
Anche Jack rimase sbalordito davanti a un diadema di oro giallo sul quale gli smeraldi e i diamanti si alternavano in volute preziose, tipiche del secolo precedente.
La luce era perfetta e la fattura superba. Con un'occhiata pi accurata si sarebbe capita anche la provenienza della manifattura e Jack avrebbe pagato chiss quanto per poter analizzare il pezzo nel suo laboratorio di Manhattan. Le offerte rimbalzarono da ogni parte dell'ampio salone e il pezzo fu aggiudicato da una coppia americana alla cifra di cinquecentomila dollari.

Furono presentati bracciali di regine di trib ormai scomparse, in oro e di grande valore, collane di ogni tipo e anelli, moderni e antichi. "Quest'anello, in oro giallo  molto antico e proviene dal periodo pi florido dei clan scozzesi." La voce ferma e professionale di Ayala stava descrivendo con dovizia di particolari un anello che a Jack parve subito familiare. Senza accorgersene si alz dalla sedia, voleva vederlo meglio. C'era qualcosa in quel piccolo oggetto che lo attirava, e lo avrebbe capito soltanto avvicinandosi.

Il banditore continu nella presentazione. "L'anello ha un motivo floreale intagliato sopra il piano. Come potrete constatare, le foglie sono di erica e la fattura

risale al milleduecento sessanta, anno pi anno meno. Sembra sia appartenuto a un clan importante della Scozia delle Lowlands. Come  finito nelle nostre mani?  presto detto:  stato ritrovato nella zona a est del paese, sepolto sotto uno strato di ghiaia che l'ha protetto dall'esplosione di un anno fa della miniera nel distretto di
Bo."

Jack sent il sangue gelarsi nelle vene. Senza aspettare che fosse decretato il prezzo di partenza, alz il braccio nel momento in cui apr la bocca per rendere chiara la sua volont di accaparrarsi l'anello. "Un milione di dollari!" dichiar e l'offerta sort l'effetto di una granata appena lanciata al centro della sala. Tutti tacquero e si voltarono verso di lui. L'ambasciatore lo guard a bocca aperta e il banditore rimase come freddato con la bacchetta a mezz'aria e gli occhi scuri spalancati. Jack si avvicin al podio e con molta calma, quella che non sapeva neanche di avere, ripet l'offerta e nello stesso istante pos l'assegno in bianco sul piano. Stavolta il tono fu fermo e convincente. Nessuno l'avrebbe preso per matto: "Un milione di dollari per l'anello." I pochi istanti di silenzio sembrarono eterni, Jack fronteggi il banditore, sovrastandolo: "Batti quel dannato martelletto sul piano e decreta l'acquisto. ORA!"

La minaccia fu compresa nel giusto verso e l'urlo finale fece scattare Ayala. Il martello tremava nella sua mano ma il colpo sul dischetto di legno fu impresso con autorit. "Aggiudicato per un milione di dollari a Mr. Darril. Ecco, glielo faccio
prepara..."

"No, lo prendo cos, non si preoccupi." Jack non le dette il tempo di intervenire, sapeva di andare contro il protocollo, ma non gliene import. Strinse l'anello tra le dita e si allontan prima che gli uomini della sicurezza gli imponessero di lasciare

l'oggetto per la catalogazione. L'ambasciatore lo raggiunse: "Gliel'avevo detto che i gioielli l'avrebbero interessato: Ma non pensavo che quest'anello valesse per lei cos tanto. Sembra al pari di un gioiello di famiglia, o sbaglio?"

"Quando  stato ritrovato?  importante per me saperlo." Jack gli agit l'anello sotto il naso, era come invasato, doveva sapere.

L'altro lo accompagn dal banditore. "Ora che ha un po' di tempo per la pausa, chieda pure alla signorina Ayala. Le fornir tutte le informazioni che cerca."

Jack si scus per il suo comportamento poco ortodosso e lei rispose di buon grado. "Tutto ci che sappiamo dell'anello l'ho detto alla platea in sede di
presentazione."

"S, ma quando  stato rinvenuto?" la incalz Jack, spaventandola. Poi imprec tra i denti e le chiese scusa di nuovo. Solo allora la donna rispose, ma ci che disse non gli fu di alcun aiuto. "Non so niente di pi di quello che ho detto."

Dopo aver salutato l'ambasciatore e gli altri ospiti, Jack si conged. L'idea che Roscoe non fosse nella miniera al momento dell'esplosione voleva dire solo una cosa: il suo amico era vivo, disperso da qualche parte, ma vivo. Non poteva essere altrimenti, in caso contrario non avrebbero potuto trovare l'anello. La notizia riaccese la speranza. Preso da mille pensieri Jack, entr in macchina e mise in moto. Una volta allontanatosi dalla zona sorvegliata, prese la strada a destra verso l'hotel. Spalanc gli occhi quando avvert la fredda canna di una pistola premuta contro la nuca.

"Non frenare ma prosegui, e al prossimo incrocio gira a destra e procedi fuori citt. Non fare scherzi, il capo vuole parlarti subito."

Jack dette una rapida occhiata allo specchietto retrovisore: l'uomo di colore dietro di lui aveva una cicatrice frastagliata e spessa sotto l'occhio sinistro che attraversava il viso fino al mento e un paio di occhi neri e minacciosi che lo fissavano. Non disse nulla per tutto il viaggio, preoccupato di non prendere buche o scossoni che, con la pistola ben piantata dietro la testa, gli sarebbero stati fatali.

"Fermati qui e spegni i fari."

Jack ubbid e quando sent la portiera aprirsi e la tensione alle spalle diminuire, rilasci il fiato trattenuto per tutto il viaggio. Cerc di slacciarsi il papillon e di sbottonare il colletto della camicia, ma le mani tremavano e il sudore cominciava a colargli lungo il collo. Salt quando l'uomo batt la pistola sul finestrino intimandogli di scendere. Una volta in piedi, si lasci guidare verso l'entroterra.

Jasir lo stava aspettando nel retro del camion fermo poco distante. "Amico mio, hai avuto la tua sorpresa? Ti avevo detto di stare all'erta."

Jack ripens al dialogo avuto nel pomeriggio con il colonnello e cap. "Tu lo sapevi. Tu sai che fine ha fatto il mio socio. Non stava l sotto, vero? Non  possibile, altrimenti questo non l'avrebbero mai trovato, non  cos?" Tir fuori l'anello tenendolo tra il pollice e l'indice. Sent di nuovo la canna della pistola premere alle sue spalle.

"Calmati, americano, non vorrai comportarti da stupido proprio a un passo dalla
verit?"

Jack abbass la testa. Aveva il fiato corto e l'adrenalina a mille. Aspett di recuperare la calma e fece cenno che tutto andava bene. Quando rialz la testa, era

talmente disperato che non gli importava ci che l'altro potesse vedere nei suoi occhi, voleva solo informazioni e se fosse stato utile, si sarebbe anche messo in ginocchio per ottenerle. Al diavolo la dignit. "Ti prego, per tutto quello che abbiamo condiviso
in questi anni, dimmi ci che sai su Roscoe."

Il colonnello si tocc il sopracciglio, fece un cenno al suo soldato di spostarsi e con la calma tipica di chi comanda, ebbe piet di lui. "Dopo pochi giorni dall'esplosione, a cinquecento metri dalla miniera, i miei uomini trovarono l'anello e me lo portarono. Avrei potuto venderlo e impiegare il ricavato per la nostra causa, ma lo riconobbi, sapevo perfettamente a chi apparteneva. Per rispetto del nostro comune amico, ho ritenuto pi giusto che lo riavesse la famiglia. Cos, ho incaricato un noto mercante cittadino di valutare l'oggetto e di scoprirne la storia. Qualcuno l'ha notato e l'ha comprato e, a distanza di mesi, ho saputo che sarebbe stato incluso nei pezzi
pregiati che hai trovato all'asta stasera."

Il cervello di Jack elabor ci che stava ascoltando ma sembr bloccarsi su un punto: come poteva l'anello trovarsi fuori dalla miniera? Non poteva essere schizzato fuori da solo. C'era solo una spiegazione: "Non c'era il suo corpo? Nessuno ha
trovato il corpo di Roscoe?"

"Apri bene gli occhi e le orecchie, americano. Se il corpo non  stato trovato n dentro n fuori, ci sar un motivo. Se non arrivi prima tu alla verit, lo faranno loro."

"Loro chi?" L'agitazione torn e Jack fu fermato ancora una volta. Il sopracciglio nero del capo dei ribelli scatt in alto e il suo scagnozzo si tir indietro di nuovo lasciando loro pi spazio. "Stai attento, mi dispiacerebbe non dover pi fare affari
con te."

Jack respir adagio e chiese di nuovo: "Loro chi? Chi lo sta cercando?"

"Quelli che lo hanno mancato la prima volta. Si sta nascondendo bene, ma alla fine lo troveranno. Non so a chi abbia pestato i piedi, ma Roscoe Mac Talbot, se  ancora vivo, deve stare all'erta, se ci tiene alla pelle." Con un cenno della mano il colonnello decret la fine della chiacchierata. L'uomo con la pistola afferr per un braccio Jack per farlo scendere dal camion. Quest'ultimo tent di ribellarsi: "Che mi nascondi? Tu sai molto pi di quello che dici, Jasir, cazzo. Dov' Roscoe? Tu devi dir..." Il colpo dietro la nuca lo zitt una volta per tutte.

...
.
...

Jack si svegli con un furioso dolore alla testa. Si trovava nella sua camera d'albergo, sul letto, ancora vestito. Prov ad alzarsi, ma il dolore e la nausea lo fecero desistere. Il solo guardare l'orologio gli diede il voltastomaco. Si tocc la base della testa e imprec, il colpo era stato tanto forte da fargli perdere i sensi.
Com'era tornato in citt? Prov a pensare, ma le fitte alle tempie gli suggerirono di lasciar perdere. Sarebbe rimasto sdraiato in attesa del giorno. Chiuse gli occhi, aveva bisogno di ritrovare le forze e di una buona dose di fortuna per cominciare a cercare il suo socio.

12. Italia.

La strada, da poco asfaltata, cominciava a inerpicarsi. Ancora un centinaio di metri li separavano dalla meta. L'uomo alla guida del fuoristrada ridusse la marcia e si prepar ad affrontare l'ultimo tornante oltre il quale si estendeva la radura. La vista da lass era spettacolare. La valle si allargava in basso in tutta la sua interezza e l'aria, frizzante a quell'ora della mattina, rendeva quel luogo un posto di sogno. La vegetazione spontanea brillava sotto i primi raggi del sole e il colore delle foglie dei faggi sembrava pi intenso in contrasto con il grigio delle rocce. Di l a poco gli alberi avrebbero proiettato macchie d'ombra lungo tutto il tragitto e relativa frescura.
"Eccoci arrivati, Sean. Come vedi, questo  il posto ideale per nascondere qualcosa di prezioso. Che te ne pare? Non  come ti avevo detto?" Il tono cadenzato dell'autista lo distolse dai suoi pensieri. Logan si guard attorno e ci che vide lo esalt. Per quanto poco avvezzo alla vita di campagna, lui che amava vestire costosi abiti di sartoria e frequentare le stanze del potere, non pot che rimanere senza fiato davanti alla meraviglia della natura. "Antonio,  indescrivibile." L'immenso prato verde si estendeva fin oltre l'orizzonte ed era difficile per l'occhio umano seguire i contorni dell'enorme cratere ricoperto nei secoli da detriti e sassi portati gi dal vento. La valle dei Preti distava solo due ore e mezzo dal piccolo paese arroccato sulla collina sottostante ed era meta di escursioni turistiche. La cosa non sfugg all'ex

senatore che storse la bocca: "Bello, non c' che dire, ma non sono venuto qui in veste di turista. Non  il posto che ti ho chiesto. Non lo sceglierei mai come nascondiglio. Mi troverebbero nel giro di un paio d'ore." Logan alz gli occhi al cielo; l'immenso mare azzurro e sereno fu attraversato dalla scia bianca di un aereo.
Si asciug il sudore dalla fronte con un fazzoletto e lo ripieg con molta cura prima di rimetterlo nella tasca dei pantaloni larghi. Ora portava un abbigliamento sicuramente comodo ma molto diverso da ci a cui era abituato. Chiunque lo avesse visto in quel momento, con addosso una camicia a quadri e il cappello di paglia, avrebbe pensato ad un signorotto di campagna, non certo ad un ricco e scaltro ex uomo politico.

"Chi potrebbe riconoscerti?  un anno che bazzichi nel paese e a nessuno  venuto in mente di farsi domande. Stai tranquillo, come diciamo da queste parti: in mezzo alla gente, non ti vede nessuno." Antonio, il fido tuttofare, l'uomo che aveva scelto come suo aiutante, scoppi a ridere.

La mano di Logan scatt veloce stringendosi attorno al colletto della camicia.
All'improvviso ci fu silenzio, interrotto solo dal canto allegro delle cicale. "Non c' nulla di divertente" sibil stringendo di pi. La faccia dell'autista cambi colore. Ma Logan non se ne preoccup: "Ho bisogno di un luogo appartato, chiuso, inavvicinabile, sicuro e soprattutto confortevole quel tanto che basti per tenerci dentro il prigioniero." Pronunci le ultime parole talmente piano da essere udibili a fatica.
"Stavolta niente deve andare storto, se voglio godere della mia vendetta. Trovami un nascondiglio decente altrimenti  inutile che continuiamo a parlare. Non mi servi, e nulla m'impedisce di ucciderti subito. Ci penseranno i cinghiali a far sparire il tuo
corpo."

I due uomini si guardarono a lungo negli occhi fino a quando il povero Antonio, ormai cianotico, mosse la testa per annuire. Logan fece un passo indietro e lo lasci andare. L'uomo, piegato in due, cominci a tossire massaggiandosi la gola. Il suo aggressore s'incammin verso l'auto e risal sbattendo la portiera; Antonio si appoggi al telaio per arrivare il prima possibile al posto di guida. Mise in moto e prosegu su un sentiero non ancora asfaltato, largo a sufficienza per il transito dei mezzi su un lato. Un'ora dopo si ritrovarono in montagna, a centocinquanta metri dalla vetta, ma il fuori strada non continu la sua corsa lungo la discesa ripida. "Volevi un posto nascosto e sicuro? Ce l'hai. Neanche i pastori lo conoscono." Antonio parl con astio.

Logan scese dalla macchina ferma di fronte ad un muro di abeti secolari ed entr nella foresta. A venti metri all'interno scorse un piccolo casolare, un tempo doveva essere stato un rifugio di briganti. Il sorriso gli illumin il volto reso irriconoscibile dalla barba grigia che da un anno aveva lasciato crescere. Entr in casa: c'erano due stanze grandi abbastanza per poterci vivere. La prima era dotata di un cucinino vecchio, una bombola del gas, un tavolo e quattro sgabelli di legno con la seduta di paglia intrecciata. Su una parete c'erano un armadietto e un ripostiglio dal quale s'intravvedevano quattro coperte lise che non venivano lavate da parecchio. Richiuse per quanto possibile l'anta e usc di corsa, aveva bisogno di aria pulita per placare i conati. Pronto a rientrare, si avventur nella seconda stanza. Vide le pareti annerite dal fumo dal vecchio camino che troneggiava dalla parte opposta alla porta. Sean Logan ringrazi il cielo, non avrebbe sopportato altri olezzi. Quando si volt, ci che Antonio vide sulla sua faccia fu tanta soddisfazione. "Ora ci siamo. Baster fornirlo di qualche branda, lenzuola e coperte pulite, stoviglie, quelle che servono, e tanto

caff." Il suo accompagnatore, ormai tranquillizzato, annu. "Sfido chiunque a scovare la casa. Neanche a me sembrava possibile che ci fosse qualcosa oltre quegli alberi.
Dalla strada non si vede."

"Neanche dal cielo, se  per questo" proclam con orgoglio il suo aiutante, indicando verso l'alto.

Logan si rese conto, alzando lo sguardo, che le cime sempre verdi formavano un arco naturale e impedivano persino il passaggio dei raggi del sole. Perfetto! "Bene, possiamo tornare in paese e cominciare subito a predisporre per il trasferimento. D ai ragazzi di pulire a dovere qui, non so per quanto tempo ci fermeremo. Andiamo." Risalirono in macchina diretti verso il paese.

Una volta arrivati nella zona coperta dal segnale, il cellulare di Logan lampeggi come un albero di natale. "Maledizione, mi hanno cercato tutti. Accosta, devo fare una telefonata urgente." Salt fuori ancor prima che il fuoristrada si fermasse del tutto e, senza aspettare oltre, si allontan di qualche passo. "Che succede? Non dirmi che te lo sei perso. Se penso a quanto sono stato stupido a circondarmi di persone
incompetenti..."

La donna all'altro capo del filo lo interruppe alzando la voce e l'inatteso tono autoritario bast per ricevere la dovuta attenzione. "Scusami Sean, ma non mi sembra il caso di fare una scenata isterica. Non  dipeso da me se il tuo obiettivo ha pi di un santo in paradiso. Ad ogni modo, lui  al lavoro, come sempre e ancora non ricorda
nulla. Puoi stare tranquillo."

Logan la sent tremare alla fine del discorso, probabilmente perch sapeva bene quanto avrebbe pagato caro la sua avventatezza. Gliel'avrebbe ricordato non appena

l'avesse vista. Sapeva come rimettere al proprio posto un dipendente e se si trattava di lei, la punizione alla fine avrebbe soddisfatto entrambi. Si schiar la voce e riprese il controllo: "Non riesci a soddisfarlo come si deve a letto, altrimenti non saresti cos acida. Non azzardarti mai pi ad azzittirmi, capito? Mai pi."

"Ricevuto capo."

"Ora dimmi perch mi hai cercato, c' qualcosa che non va?" Logan tenne la voce bassa e l'attenzione alle stelle. Il suo piano, anche se con estrema lentezza e con molti contrattempi, si stava alla fine concretizzando. Mancava poco all'epilogo e il gusto dolce amaro della vendetta diventava sempre pi tangibile. Non vedeva l'ora di tornare in pista e di prendersi quello che, secondo il suo modo di pensare, gli spettava di diritto.

La donna rispose con pi dolcezza stavolta, sciorinando doti ammaliatrici che erano servite per sedurre il suo protetto. In fondo, sapeva bene come prendere all'amo un uomo e Sean non era diverso dagli altri: "Sai bene che sono brava, ma se ti interessa tanto, ti dir che con uno come lui ci si diverte molto a letto."

"Vai al sodo" abbai l'uomo.

"Spero di non aver offeso il tuo amor proprio, anche se devo ammettere che nonostante l'et, ti sai far valere. Non ti ho telefonato per per decantare le tue doti tra le lenzuola e neanche le sue. Ti avviso che  tutto pronto per la seconda fase.
Aspettiamo un tuo cenno per agire e questa volta non sbaglieremo."

"Bene. Tra un paio di giorni sar tutto concluso. Ora aspetto solo che il nostro amico ti raggiunga e che dalla Scozia arrivino buone nuove. Poi, mia cara, quando

tornerai da me, saremo liberi di riprendere il discorso interrotto ormai da troppo tempo." Quella donna era una delle sue fissazioni: bella, alta e giovane e con la pelle scura e profumata.

"Stai dicendo che ti manco? Lo sai che amo solo te, Sean, ma come dici tu, il lavoro  tutto, e con l'europeo  davvero bello lavorare."

"Puttana, ti stai divertendo, eh?"

"Mi paghi per questo, e io faccio bene il mio lavoro. Ci sentiamo appena il nostro contatto sar arrivato." La risata calda della donna fu l'ultima cosa che Logan sent prima che s'interrompesse la telefonata. Era arrivato il momento di tornare a casa. "Andiamo Antonio. Ho un lavoro da portare a termine."

...
.
...
Roma
Erano da poco passate le nove quando Chiara decise di alzarsi dal letto. Le campane della chiesa di Via Gallia avevano fatto da colonna sonora all'ultimo strascico del sogno mattutino. A dire il vero, non le pes aprire gli occhi, anzi, non vedeva l'ora. Non si poteva dire che avesse dormito bene. Per fortuna la notte era passata e, come quelle che l'avevano preceduta, anche questa aveva lasciato il segno.
Stavolta non erano stati gli incubi a tormentarla, forse il bacio scambiato con Saverio l'aveva sconvolta pi del previsto. Che cosa le stava succedendo?

Non posso permetterlo, non ancora, non voglio.

Possibile che si stesse innamorando di nuovo? Con uno scatto della mano spost il lenzuolo, infastidita: doveva alzarsi. Amleto scatt in piedi e si sgranch le zampette prima di scendere a terra. Si volt a fissarla. "Buona domenica anche a te. Ho capito, andiamo a mangiare." Prima di uscire, Chiara apr le persiane e un raggio di sole la invest costringendola a stringere le palpebre. La sua ombra danzava sul pavimento della stanza illuminata. Scese in cucina seguita dal fedele felino e, dopo aver preparato la colazione a entrambi, rimase seduta a pensare davanti ad una tazza di t.
Il trillo del cellulare pose fine alla meditazione, ma quando lesse il nome sul display, fu presa di nuovo dal panico. "Saverio, buongiorno.", disse tutto d'un fiato. Aveva il cuore a mille. Doveva calmarsi.

"Buongiorno, mia signora. Spero di non disturbare."

"No, nessun disturbo..."

"Non posso pi aspettare e dopo averci pensato tutta la notte, sono arrivato alla conclusione, l'unica, per la verit." Il tono serio di Saverio non fece altro che aumentare la sua ansia.

"Di che parli? Che conclusione?"

"Del mio comportamento di ieri sera."

"Che cosa..."

"Aspetta, lascia che mi spieghi,  importante." Chiara rimase in silenzio. "Non  un mistero che mi piaci, Chiara. Dalla prima volta, forse non proprio da quella, poich saresti stata in grado di uccidermi allora. Ma ora che ti conosco meglio, voglio solo averti vicina, e cos ieri sera, dopo che tu hai aperto il tuo cuore alla festa

raccontandomi tutto, mi sono sentito autorizzato a comportarmi come ho fatto e non me ne vergogno. Ti ho baciato perch lo volevo da tanto tempo, e spero di non averti offeso, per cui ti chiedo scusa." Lo disse tutto d'un fiato.

"No, non devi scusarti. Va tutto bene" tagli corto Chiara.

"Va bene? Allora, devo dedurre che te l'aspettavi."

Dal tono gli sembr fiducioso. "Co... cosa? S, cio... no... insomma..." La risata dall'altra parte interruppe il suo goffo tentativo di rimediare a qualcosa che, era evidente, le stava sfuggendo di mano. Chiara chiuse gli occhi e si abbandon sulla sedia, come senza forze. Non pot fare altro che unirsi a lui e ridere di quella situazione davvero strana.

"Chiara, ti va di fare una passeggiata con me al mare, magari? Vorrei portarti a pranzo fuori, sulla spiaggia, in uno dei posti pi incantevoli del Lazio, vuoi?"

Ci che l'attirava di pi in quell'uomo, oltre all'aspetto, ovvio, era il suo modo di fare: riusciva sempre a convincerla. Guard fuori dalla finestra, sarebbe stata un'altra giornata calda. D'un tratto, la prospettiva di rimanere a casa le sembr sacrilega. Dio aveva creato il mare, chi era lei per rinunciare a una giornata di ozio e lasciarsi accarezzare dalla brezza marina?

"Grazie. Allora direi di trovarci tra un'ora sotto casa tua. Passo volentieri a
prenderti. Ah, metti il costume."

Chiara pos sul tavolo il cellulare, ancora frastornata; Amleto salt su per annusarlo e una volta stabilito che non lo interessava, le rivolse il suo sguardo caldo.
"Che c' di male se faccio una passeggiata al mare? Vado a mangiare fuori e torno,

giusto?" Chiara gli accarezz il testone in cerca di un appoggio. Una domenica all'aria aperta non avrebbe cambiato i suoi sentimenti; Saverio cominciava a piacerle, era vero, e lei era rimasta sola da qualche tempo ormai. L'amore che nutriva per Roscoe era ancora troppo vivo nel suo cuore da farle mancare l'aria al solo pensiero, ma lui non c'era pi e allora cos'era quella punta dolorosa che ancora la straziava dentro?
Chiara si alz di scatto spaventando di nuovo il gatto che, miagolando, usc dalla cucina. Aveva preso una decisione: sarebbe andata con Saverio e al momento opportuno, qualora se ne fosse presentata l'occasione, avrebbe pensato a come risolvere i dubbi.

...
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...
Il ristorante era gremito come ogni domenica ma Rocco, il proprietario, aveva riservato loro il tavolo migliore. A pochi metri dal mare, coccolati dalla brezza, al riparo dal sole, sotto un pergolato di canne e viti, Chiara gust il piatto di paccheri allo scoglio, specialit della casa. Aveva passato tutto il viaggio ad ascoltare Saverio che decantava le bellezze naturali della zona a sud del Lazio, dimostrando doti eccellenti di guida. Le erano piaciute le spiegazioni arricchite con citazioni di Cicerone e Catullo e la visita al museo archeologico che l'aveva lasciata incantata, specialmente davanti al gruppo marmoreo dell'assalto al Ciclope. Saverio aveva dato il meglio di s ingaggiando una gara di cultura con la guida che alla fine era stata costretta a cedergli il posto. Sempre meglio riconoscere la bravura altrui che fare la figura dell'incompetente! Il gruppo di turisti in visita era rimasto soddisfatto a tal punto che alla fine del giro nelle varie stanze, aveva elargito una lauta mancia a Saverio. Lui con molta classe l'aveva offerta al povero ragazzo, insieme all'indirizzo

di un suo amico, un noto professore di storia antica.

"Se ripenso alla faccia della guida del museo... poverino, non sapeva se essere costernato o se ringraziarti. Sei stato grande, non l'hai neanche fatto sentire un inetto, e a mio avviso, lo era eccome!" Chiara rise scuotendo la testa. Quello cui aveva assistito, aveva a dir poco dell'incredibile. " la prima volta che mi capita di partecipare a una cosa cos. Mi congratulo con te, sei una fonte di notizie."

Saverio sollev un sopracciglio, si asciug con classe la bocca con il tovagliolo, alz il bicchiere e lo agit rimanendo a fissare il contenuto che disegnava onde bionde sulle pareti. Rispose con un tono falsamente piccato: "Signorina Frantoni, stai mettendo forse in dubbio la mia sapienza? Ti ho fatto conoscere aspetti della mitologia che non immaginavi nemmeno lontanamente. Ora ti sveler un segreto che forse solo mia madre ha la fortuna di condividere: il mio sogno da ragazzo era di diventare uno storico, mi sarei anche accontentato di insegnare al liceo."

"Davvero? Sarebbe stato bello, ma spiegami cosa ti ha fatto desistere e cambiare rotta?" Chiara vide una strana luce brillare nei suoi occhi, qualcosa che non seppe decifrare. "Conobbi mio padre e il suo mondo mi affascin." Il bagliore risult pi intenso quando avvicin il bicchiere alle labbra. Ne rimase colpita e, per non sembrare troppo curiosa, si volt a guardare il mare: era calmo e il fruscio sulla battigia riusc a indebolire per un attimo le sue perplessit.

"Tornando per alla storia del posto, ti sei accorta che stiamo mangiando proprio vicino alla villa di Tiberio? L'abbiamo visitata prima, ricordi?"

"Certo, mi hai raccontato nei minimi particolari come si viveva a quel tempo.
L'aneddoto sull'imperatore che amava farsi pettinare i capelli ondulati dal suo servo,

seguendo il movimento dell'acqua del mare,  stato qualcosa di fantastico."

"Ottimo, sei stata un'allieva attenta, me ne compiaccio." Saverio le strizz l'occhio poi continu: "Sai che nelle stanze delle cucine c'era un passaggio segreto che portava direttamente a questo ristorante? Certo, allora era una taberna, e il
proprietario era un avo di Rocco..."

Chiara strabuzz gli occhi. "Davvero?" Vide l'altro annuire mentre accostava il bicchiere alla bocca. Poi trem, le spalle cominciarono a muoversi verso l'alto fino a che non esplose in una risata sonora. I clienti seduti ai tavoli vicini lo guardarono incuriositi. "Che scemo, ed io che ci credo anche..." Ben presto anche lei si lasci andare a una risata liberatrice. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che aveva riso cos di cuore e la sensazione fu meravigliosa. Quando si calmarono, Chiara sorseggi il suo vino, non riusc a distogliere lo sguardo da quegli occhi nocciola irriverenti che ancora si stavano burlando di lei. "Ho l'impressione che tra un po' sparerai qualche altra sciocchezza per prendermi in giro. A quanto pare ti piace fare il buffone." Strinse le labbra fingendosi imbronciata.

Saverio lo not. "Ebbene mia cara,  vero, mi sono lasciato prendere la mano, ma ti prego di credere a quanto sto per dirti:  cos bello vederti cos. Non hai idea dell'effetto che fai a chi ti  davanti. Il tuo viso  raggiante, gli occhi hanno una luce accattivante, difficile resistere alla tentazione di accarezzarti."

Chiara non si tir indietro quando Saverio la sfior con le dita e non le import di arrossire, in fondo lui aveva ragione: quanto tempo era passato dall'ultima volta che si era sentita tranquilla e leggera? S, pens, le piaceva la compagnia di Saverio.
"Merito tuo, comunque grazie per tutto."

"Che succede, cos' quell'ombra che offusca il tuo bel volto, mia signora? Oggi non sono ammessi brutti pensieri." Saverio le prese le mani preoccupato.

Chiara si affrett a fornirgli la spiegazione, se lo meritava in fondo: "Stai tranquillo, va tutto bene. Stavo solo pensando ai timori di questa mattina." L'uomo socchiuse le palpebre nel tentativo di capire. "Dopo la tua telefonata, ero tentata di chiamarti per cancellare l'appuntamento. Non mi sentivo pronta ad affrontare un'altra giornata insieme, dopo quello che  successo ieri sera. Non sto parlando del bacio ma
della mia confessione."

"Non ti ho forzato ma ti sono grato lo stesso. Mi hai permesso di conoscerti meglio. Non devi preoccuparti." Il sorriso che le rivolse fu dolce a tal punto da indurla a rivelare ci che tratteneva dentro da un paio d'ore, ormai. "Saverio, mi piace stare con te, sei divertente, intelligente, conosci la storia antica e la mitologia..." Tocc a lei farle l'occhiolino, stavolta. "Scherzi a parte, quello che voglio dire  che non avrei mai creduto di potermi sentire nuovamente a mio agio con
un uomo in cos poco tempo, e te ne sono grata."

Saverio riemp i bicchieri di vino: "Questa ammissione necessita di un brindisi.
A te, mia dolce signora! Sappi che da oggi in poi mi impegner a renderti felice come meriti." Il tintinnio dei vetri fu tale che un po' di liquido si rovesci sulla tovaglia.
Saverio appoggi l'indice sul tavolo e si sporse per toccarla con il polpastrello bagnato dietro le orecchie: "Porta fortuna, godiamocela finch possiamo. A noi!" Risero e scherzarono ancora e, dopo aver salutato Rocco, ripartirono alla volta di Roma.

Quando arrivarono a casa il crepuscolo aveva gi velato la luce del giorno.

Davanti al portone, Saverio l'abbracci cingendole i fianchi e la baci. Non ebbe certo bisogno dell'invito. Lei si lasci andare e lo accolse reagendo come la terra arida con l'acqua. Quando le lingue si unirono, qualcosa scatt: la stretta al basso ventre la fece sussultare tra le braccia dell'uomo dandogli cos il diritto di proseguire. Il bacio divenne subito caldo, al punto che Chiara pens di entrare in casa per evitare di dare spettacolo sul pianerottolo. Sent sulla schiena il calore delle mani forti che la accarezzavano e la spingevano ancor pi contro di lui. I corpi sembrarono fondersi e Chiara sent l'erezione dell'uomo premerle sul fianco. La sua esitazione fu avvertita da Saverio che subito allent la presa e dopo un altro bacio leggero, fece un passo indietro. Entrambi in affanno si guardarono in silenzio. Saverio le prese le mani e le baci con tenerezza. "Non voglio affrettare le cose, ma dimmi solo una parola ed io entrer con te." L'intensit del suo sguardo sort un doppio effetto: la spavent ed eccit al contempo. Chiara deglut spostandosi, aveva bisogno di mettere pi distanza tra loro. " stato bello ma domani sono di turno presto. Magari..."

"Va bene, sar per la prossima volta." Saverio termin il discorso per entrambi.
Si avvicin di nuovo per un ultimo bacio. Arrivato al cancello, si ferm. "Quasi dimenticavo: ho un viaggio di lavoro cui non posso sottrarmi."

Ecco di nuovo la scintilla ambigua nel suo sguardo. Chiara la colse e un brivido la scosse. "Lavoro?" si affrett a chiedere senza preoccuparsi di apparire troppo curiosa, in fondo non sapeva molto della sua vita.

"Certo. Vado all'estero per due giorni ma appena torner, ho intenzione di riprendere il discorso interrotto stasera. Ho un affare di vitale importanza che si concluder nel miglior modo possibile, ne sono certo. Al mio rientro sar dell'umore

giusto per festeggiare. Ti vorr vicina e non ti deluder."

Chiara si rifugi all'ombra oltre il portone. Stava avvampando. Lo salut in tutta fretta con mille domande in testa, ma non gli chiese altro, aveva solo voglia di chiuderlo fuori dalla sua vita almeno per quella sera. Una volta arrivata in camera, si attard davanti allo specchio. Non era tranquilla e quando l'immagine riflessa le riport alla mente il primo bacio con Roscoe, le sembr di impazzire. "No, per favore no!" Allung la mano ma non riusc neanche a sfiorare il fiero profilo del suo Highlander. Le dita si chiusero a pugno sulla fredda superficie. Lo squillo del cellulare la costrinse a scostarsi per raggiungere il telefono. "Che c'?" grid esasperata.

"Sono Damian. Ho scelto un brutto momento?"

Chiara fece un sospiro profondo, doveva calmarsi. "Scusami, sono solo stanca.
Tutto bene?" Sapeva di non averlo convinto e cerc di rimediare con un secondo tentativo: "Damian, sono a pezzi, credo di aver bisogno di te." Trattenne a stento le lacrime.

Dall'altra parte la voce si addolc. "Ti ho chiamato appunto per metterti al corrente che domani nel primo pomeriggio sar in Italia. Ho i documenti che devi firmare..." Damian esit.

"Lo so" rispose Chiara. "Ti lascer la chiave al solito posto. Se dovessi arrivare prima che io stacchi dal lavoro, la troverai dietro al vaso di rododendri."
"D'accordo. A domani allora."
...
.
...

Ci siamo, pens Damian, un'altra bega da affrontare e nessuna voglia di farlo.
Aveva il cuore a pezzi ed era stanco, forse quel viaggio era arrivato al momento giusto.

"La macchina  pronta, signore." Rudolph si avvicin al letto per prendere la
valigia ma Damian lo ferm. "Mia sorella?"

"La signora mi ha pregato di porgerle i suoi saluti.  gi uscita" rispose il maggiordomo.

Damian dette l'ultima occhiata alla stanza, aveva preso tutto tranne la giacca che ancora giaceva sul letto. Recuperata anche quella, usc. "Assicurati di dare a Gladys tutto l'aiuto possibile domani. Se potessi, rimanderei volentieri il viaggio. Mi pesa non partecipare all'inaugurazione. Veglia su di lei, mi raccomando."

"Far del mio meglio, signore. Per quanto riguarda il signor Brian? Ieri ha chiamato per ben cinque volte in due ore. Che cosa devo dire quando passer nel
pomeriggio?"

Damian non aveva n tempo, n voglia di pensare a Brian. Dopo la loro cena, lo aveva evitato per tre giorni, arrivando anche a farsi negare al telefono. Qualcosa di prezioso si era rotto e, anche se sentiva di amarlo ancora, non era pi sicuro di niente.
Magari la lontananza gli avrebbe schiarito le idee. Il taxi era pronto a portarlo in aeroporto. Prese posto sul sedile posteriore, pensando ad una risposta appropriata, ma non la trov: "Digli la verit. Se posso, lo chiamer." Il maggiordomo accenn un inchino e il taxi part. Ogni cosa a suo tempo pens Damian, ogni cosa a suo tempo...

13. Africa, Freetown.

"Ecco a lei." Il ragazzo al bancone gli mise davanti una bicchiere di cappuccino fumante e un tovagliolino. Grattandosi la barba, si volt verso il vassoio dei dolci.
Chiss perch si ostinava a commettere sempre lo stesso errore e come al solito ci che vide non lo entusiasm. I pochi pezzi rimasti non avevano un'aria invitante, se non per le mosche che di tanto in tanto, posandosi sulle briciole, banchettavano a gruppi.
Almeno qualcuno sembrava gradire. Disgustato, indic il pacchetto con due anelli di klouikloui, il solito, come ogni mattina. "Messaggi per me?"

"Niente signore." Annu in direzione del ragazzo; in fondo non sapeva neanche lui cosa stesse aspettando, magari una soffiata o forse il suo era solo un modo per scambiare due chiacchiere prima di andare a lavoro. Pos il denaro sul bancone e salut. C'era pochissima gente a quell'ora in giro e ancor di meno in quel bar. Fece forza sul bastone per mettersi in piedi. "A domani, e se senti qualcosa..."

"L'avvertir, lo so. Buona giornata."

Gi, sperava proprio che succedesse qualcosa degno di nota. Dopo mesi le indagini sulla miniera si erano arenate lasciando molte domande senza risposta. Tutto troppo strano, pens. Erano giorni che vagava in cerca di notizie, ma invano. I contatti brancolavano nel buio cos come le autorit, almeno quelle non corrotte, che in

risposta ad ogni domanda si rifugiavano dietro il muro dei "non so". Tutto troppo strano! Aveva cominciato a considerare che l'ipotesi di un complotto non fosse poi cos lontana dalla realt, ma erano solo supposizioni e a lui servivano i fatti. Era arrivato il momento di prendere il toro per le corna e muoversi di testa sua. Fece per afferrare il cellulare dalla giacca color kaki e si ritrov sbattuto indietro sulla porta con una bella ragazza tra le braccia. "Oh cavolo, che sbadata! Si  fatto male?" La voce cristallina della donna lo incurios. Di certo lo calm, bloccandogli sulla lingua un'imprecazione pesante. Alz la testa per conoscere il volto della donna che nel frattempo aveva raccolto il bastone per renderglielo. Quando incroci il suo sguardo, vide le pupille dilatarsi. Allora le sorrise senza preoccuparsi delle conseguenze e, da gran bastardo qual era, notando l'effetto su di lei, le prese le misure sollevando un sopracciglio. Gli piacque ci che vide. Se avesse avuto tempo, forse si sarebbe concesso di flirtare con lei, sicuro del fatto suo. Nel giro di un'ora, non di pi, se la sarebbe fatta, magari portandosela in macchina fuori citt. Ahim, a malincuore dovette rinunciare, aveva un lavoro ad attenderlo. "Io sto bene e anche lei, a quanto vedo e sento..." La ragazza rimase a fissarlo, rapita.

"Ha degli occhi profondi, lo sa? Un mare scuro..."

Con l'aria trionfante, l'aiut a rimettersi in piedi, ma non la lasci. Not con piacere i piccoli seni color ebano spingersi contro di lui, che sembravano forzare il lino della camicia. "Come ti chiami?" le chiese senza preamboli.

"Maisha" rispose imbambolata.

"Mi perderei volentieri dentro di te, Maisha... sai cosa intendo." Era riuscito a farla imbarazzare; la donna, snella, con i capelli lunghi e mossi oltre le spalle e le

gambe da gazzella, abbass gli occhi. Gli sarebbe piaciuto rimanere a lavorarsela a dovere, ma era ora di andare. Riprese il bastone, si aggiust il cappello dopo averlo sollevato in segno di saluto e si accinse a uscire.

"Il suo nome?"

Si ferm sulla porta e la guad di sopra la spalla: "Jack, mi chiamo Jack Darril."

...
.
...
Jack lasci il fido Abdul a guardia della jeep parcheggiata in una traversa a cento metri dal centro. Sentiva le gambe fremere e i nervi dietro le spalle pronti a scattare alla minima sollecitazione. Non ne poteva pi della pavimentazione sconnessa della strada, ogni sbalzo della macchina corrispondeva a una fitta lancinante alle tempie.
Giornata del cazzo! Quella mattina si era svegliato di scatto con l'eco dei battiti del cuore nelle orecchie e un indolenzimento dietro la nuca, ricordo della sera prima. Per fortuna era riuscito ad alzarsi senza rovinare a terra o vomitare anche l'anima. Non c'era dubbio, la sua era una vera e propria commozione cerebrale. L'intenzione era di andare in ospedale e farsi prescrivere degli antidolorifici, ma quando sollev la giacca dello smoking dalla sedia per riporla nell'apposito sacchetto per la lavanderia, frug nelle tasche e trov l'anello di Roscoe. Lo strinse nella mano sinistra mentre con la destra componeva il numero di Abdul: aveva cambiato idea: "Fai il pieno.
Oggi staremo fuori tutta la giornata."
Cominciarono a scandagliare tutta la zona est della citt senza successo. "Avete visto quest'uomo?" Era entrato e uscito dai negozi, dai bar e persino dalla banca mostrando la foto di Roscoe, ma nessuno lo aveva riconosciuto n visto. A pochi metri dal mare decise di proseguire a piedi, magari avrebbe placato quel maledetto

dolore che continuava imperterrito a fottergli il cervello. Attravers la strada proprio di fronte all'entrata di un bar. L'idea di stordirsi con qualcosa di forte non gli sembr tanto malvagia, quindi si avvicin alla vetrina, ma la porta si apr prima che potesse posare la mano sulla maniglia. Si spost per lasciar passare una bellissima ragazza, sul cui di dietro rischi di lasciare gli occhi e il suo proposito di continuare le ricerche. Meritava davvero! Una serie di colpi sulla gamba lo distolse dai pensieri peccaminosi. Abbass lo sguardo su un bastone da passeggio che un tale continuava a sbattergli contro la tibia. "Mi scusi, non l'avevo vista." Si affrett a dire spostandosi per lasciar passare l'uomo dalla giacca kaky il quale, nascosto sotto il cappello, prosegu a testa bassa per la sua strada senza degnarlo di uno sguardo. "Che stronzo, ed io che mi preoccupo pure..." pens Jack girandosi a guardarlo allontanarsi claudicante. Nel locale mostr la foto ai presenti e come sempre ricevette la stessa risposta: nessuno lo aveva visto. Si sedette al bancone e ordin un caff. "Hai visto
quest'uomo per caso?"

Il barista, dopo aver posato la tazzina con la bustina dello zucchero, prese in
mano la foto. "Mai visto. Aspetta..."

Il corpo di Jack fu percorso da un brivido che lo risvegli. "Che c'? Lo hai
incontrato per caso?"

Il ragazzo gel il suo entusiasmo quando scosse, la testa con decisione. "No, no, mi sembrava, ma a guardarlo meglio, mi sa proprio di no. Mi dispiace di non esserti
utile."

Jack annu afflosciandosi di nuovo sullo sgabello. Che cazzo! Pag la consumazione e usc. Raggiunse Abdul pronto a setacciare la periferia a nord della

citt e al diavolo l'emicrania. Appoggi la testa al sedile della jeep e chiuse gli occhi. "Per la miseria, qualcuno dovr pur averlo visto! Hai domandato in giro?" chiese esasperato.

"S, ma senza fortuna. Che si fa?" Abdul prese la strada per il porto.

"Continuiamo. Un'idea mi verr in mente."

Tornarono in albergo verso le cinque del pomeriggio senza novit. Jack traball dopo essere sceso dalla jeep. Aveva trascorso l'ultima mezz'ora a rovesciare anche l'anima sul bordo della nazionale, e a litigare con Abdul il quale tentava di convincerlo ad andare in ospedale. "Mi basta una doccia e qualche ora di sonno, poi star bene." Gli aveva risposto imponendogli subito dopo di riportarlo in albergo. In qualche modo arriv in camera e sul letto prima di perdere i sensi.

Fuori era ancora chiaro quando si svegli. Pieg il braccio per vedere l'ora spostandosi sulla schiena. "Merda!" Erano da poco passate le otto e trenta della mattina, aveva dormito per tutta la notte. Si alz imprecando pesantemente, la testa gli rimbombava come la carcassa di un tamburo il giorno della festa.

Apri bene gli occhi e le orecchie, americano. Se il corpo non  stato trovato n dentro n fuori, ci sar un motivo. Se non arrivi prima tu alla verit, lo faranno
loro."

"Quelli che lo hanno mancato la prima volta. Si sta nascondendo bene, ma alla fine lo troveranno. Non so a chi abbia pestato i piedi, ma Roscoe Mac Talbot, se  ancora vivo e tiene alla sua pelle, deve stare all'erta."

Cap cosa fare. Prese il cellulare e digit il numero che non doveva usare se non

in caso di emergenza, e la situazione che stava vivendo, per lui, lo era eccome. Gli squilli si susseguirono a cadenza regolare. Il silenzio fu eloquente; non gli avrebbero risposto e forse era meglio cos. Gett il telefono sul letto per andare in bagno.
Davanti allo specchio stent a riconoscersi: la barba lunga di un giorno e gli occhi infossati non gli appartenevano. Era arrivato il momento di rimettersi in sesto. Dopo un quarto d'ora, tornato in stanza, Jack not una busta sul letto che poco prima non c'era. Intorno, la camera non presentava cambiamenti, il copriletto era spiegazzato come lo aveva lasciato e i cestini della carta non erano stati svuotati. Qualcosa non quadrava. Apr la busta e cap.

"Americano, hai alzato un polverone in citt, lo avranno notato anche i tuoi nemici. Ringrazia la tua buona stella se oggi stai ancora godendo della luce del sole. Sai qual  il tuo guaio? Non dai retta a ci che ti si dice. Avresti dovuto seguire il consiglio del tuo autista e andare in ospedale. Per ogni domanda c' sempre una risposta da quelle parti... Devi per aprire le orecchie. Ah, a proposito, gi che ci sei, fatti controllare la vista. Non vorrei che il colpo alla nuca fosse stato pi pesante del previsto. Hai la verit sotto mano e non la vedi...

Ps. Non azzardarti pi a cercarmi. I telefoni sono controllati e se vuoi vivere tanto da ritrovare il tuo amico, attieniti alle regole. J"

Jack fiss il biglietto, incredulo e qualunque cosa stesse pensando fu spazzata via dal trillo del telefono in stanza. "S?" rispose guardingo.

"Mr. Darril, buongiorno, non voglio disturbarla ma sono preoccupato, va tutto
bene?"

Era solo il portiere, torn a respirare. "S, certo, perch?"

"Ieri sera non aveva una buona cera quando  rientrato. Sono comunque contento
di sentirla in forma."

"Grazie, ma potrebbe chiamare Abdul e farmi preparare la macchina? Devo uscire subito, il tempo di scendere." Jack non aveva certo voglia di passare la mattinata in conversazioni inutili. Prese la giacca e la tessera magnetica, pronto a riagganciare.

"Certo, Mr. Darril. C' un plico per lei. L'hanno consegnato stamattina al mio
collega prima che arrivassi."

Jack avrebbe voluto chiedere informazioni sul biglietto, ma desistette. Meglio tenerlo per s. Dopo aver riagganciato, usc dalla stanza e scese nella hall. Tobias gli rivolse il suo sorriso di circostanza, quello riservato a un ospite di prestigio qual era e gli consegn la grande busta. "Abdul l'aspetta davanti all'entrata. Buona giornata." Jack ringrazi alzando la mano e usc.

...
.
...
Abdul raggiunse il parcheggio del Choitram Hospital e si ferm davanti all'ingresso laterale. Jack gli disse di aspettarlo l.
"Prego Mr. Darril, si faccia dare un'occhiata." Un giovane dottore gli si avvicin. Aveva in mano lo stetoscopio e una lampada stilo. Sul cartellino appuntato al taschino del camice c'era il suo nome scritto in blu. Dottor Yohaness. Dopo aver ascoltato i sintomi del paziente, il medico cominci una serie di esami relativi a una commozione cerebrale, iniziando da quello alla vista. Sollecit l'infermiere a preparare il macchinario per la tac. Jack rimase fermo per tutto il periodo dell'esame

e, solo quando gli fu accordato il permesso, scese dal lettino. Era preoccupato ma non per le sue condizioni; il mal di testa era gi diminuito. Ci che gli premeva era avere notizie su Roscoe; era evidente, infatti, cosa intendesse il messaggio di Jasir.
Qualcuno l dentro sapeva la verit, non c'era altro da fare che scoprirlo. Una volta tornati nell'ambulatorio, Il dottore lo fece accomodare in attesa dell'esito della tac.
Jack tir fuori dalla tasca la foto e la pos sulla scrivania. La reazione del medico lo sorprese.

Intento a compilare la cartella, appena vide il volto dell'uomo, pos la penna e prese in mano la foto. "Questo viso non mi  nuovo... Se non ricordo male,  stato ricoverato qui giusto un anno fa. Non potrei scordarlo, era ridotto piuttosto male."

Jack sobbalz dalla sedia, la certezza che Roscoe fosse scampato all'esplosione stava lentamente riprendendo piede nella sua mente. "Quando? Quando l'ha visto e ora dov'?" Il dottore rimase a fissare la foto pensieroso. Jack gli lasci tutto il tempo necessario ma dentro sentiva il cuore scandire inesorabile i secondi. Se non si fosse deciso, lo avrebbe preso per le spalle e scosso fino a che non avesse aperto bocca ed espresso un suono qualsiasi. Come se fosse stato in grado di ascoltare il suo pensiero, il dottore rialz la testa annuendo. "Sar stato una settimana dopo l'esplosione della miniera a nord. S, proprio cos. Fui chiamato al pronto soccorso, mi dissero che sarebbe arrivato un ferito privo di conoscenza trovato poco distante
dal luogo del crollo."

"C'era qualcuno che lo accompagnava?" Jack appoggi i gomiti sulla scrivania, infervorato dalla notizia.

"Arriv l'ambulanza. Mi dissero che il centralino aveva ricevuto una telefonata

anonima, una voce maschile che con tono concitato aveva fornito tutto il necessario per il ritrovamento dell'uomo. Quando lo portarono in ospedale, non c'era nessuno con lui, a parte i paramedici. Scusi, ma perch vuole saperlo?"

"Lo cerco da allora,  un mio amico. Lavoravamo insieme da anni. Mi dica, dottore, che  successo dopo?" Jack trattenne il fiato in attesa della risposta. Vide il medico alzarsi, aprire lo schedario ed estrarre una cartella. Quando torn alla scrivania, l'aveva gi aperta su una pagina precisa, quella che gli interessava: "Ecco, ora ricordo di preciso. Aveva i polmoni compromessi e tre costole fratturate. Uno zigomo rotto, la milza spappolata e il femore destro ridotto praticamente in briciole.
Aveva perso molto sangue e le sue condizioni non erano affatto delle migliori. Lo portammo in sala operatoria in tutta fretta e, dopo quattro ore buone di operazione e due arresti cardiaci, lo salvammo." Jack chiuse gli occhi e appoggi la testa tra le mani. Dopo anni torn a pregare e a ringraziare il cielo per il miracolo. Roscoe era vivo! Gi, ma che fine aveva fatto?

"Si sente bene?" Il medico gli rivolse un'occhiata preoccupata.

"S, grazie." Lo blocc Jack perentorio. Non avrebbe aspettato ancora per avere le risposte che cercava. "Mi dica che  successo dopo. Dov' andato quando l'avete
dimesso?"

"Il suo amico  rimasto ricoverato quattro mesi, date le sue condizioni. Quello che mi preoccupava di pi, una volta escluse complicazioni cerebrali, era la gamba.
Dopo aver ricostruito il femore, mi sono dovuto occupare del ginocchio.  stato necessario ricostruirgli la sacca rotulea e i legamenti che per erano gi stati curati in
precedenza."

I dubbi iniziali svanirono con la descrizione della cicatrice sul ginocchio destro.
Si trattava proprio di Roscoe, Jack non poteva avere pi dubbi. "Poi cos'altro 
successo?"

"Dopo un periodo di riabilitazione e fisioterapia, durato all'incirca tre mesi, il suo amico ha ricominciato a muoversi autonomamente, anche se con l'aiuto del bastone e quindi  stato dimesso, o meglio  uscito contro il parere dei medici."

"L'indirizzo... Sa dov' andato, dove abita?" Jack si agit sulla sedia in preda alla paura di averlo perso di nuovo. Se nessuno lo aveva riconosciuto in citt, era probabile che non si fosse fermato a Freetown. Se aveva ragione, allora, come poteva trovarlo? Al diavolo le raccomandazioni del colonnello. Se Roscoe voleva nascondersi, lo avrebbe fatto una volta tornato in patria. Lui aveva ormai deciso, doveva parlarne all'ambasciatore. Solo in quel modo avrebbe potuto contare su un aiuto massiccio.

"Questo non glielo so dire. Venne una signora a penderlo: disse che era il suo
compagno."

Jack non cap. "Se lo avete lasciato andare con lei, vuol dire che si
conoscevano."

"Per la verit, no. Il suo amico non ricordava molto di ci che gli era capitato, ma diede segno di conoscerla." Jack chiese una dettagliata descrizione della ragazza e scopr che oltre ad essere molto bella e di colore, era alta e aveva anche i capelli lunghi e ondulati fino alle spalle e un paio di occhi verdi davvero inusuali per quei posti. "Difficile che passasse inosservata" termin il dottore sorridendo. Era evidente quanto tutti l'avessero notata in ospedale.

"Le avr fornito il nome allora, giusto? Roscoe Mac Talbot, ricorda?" Jack aveva bisogno solo di quella conferma.

Il dottore scosse la testa con decisione: "Non ricordo... Aspetti, ho qui la copia del foglio di dimissione... anzi no, mi dispiace - disse dopo aver girato pi volte le
pagine nella cartella - non c'."

"Come mai? Qualcun altro pu averlo preso? Nell'archivio forse..." La firma era illeggibile, uno scarabocchio nero sul rigo al lato della data. "Grazie lo stesso. Mi basta sapere che  ancora vivo, per il resto, me la caver."

L'esito della tac fu negativa. Jack salut il dottore promettendo che avrebbe seguito per almeno tre giorni la terapia. Una volta fuori, si appoggi alla jeep e rimase fermo a testa bassa.

"Non si sente bene? La accompagno di nuovo dentro?" Abdul si avvicin per sorreggerlo ma la violenta risata dell'altro lo annichil. Jack non riusc a trattenersi, la gioia per la notizia inaspettata lo aveva reso quasi folle. Rise liberandosi di tutta la rabbia, l'angoscia e il dolore che gli avevano straziato il cuore per un anno intero.
Ormai non c'erano pi dubbi, Roscoe era sopravvissuto. Non gli restava che trovarlo e riportarlo a casa. Si asciug gli occhi con il dorso della mano e mont in macchina con un saltello. Di colpo anche il mal di testa era scomparso. Si sporse di lato e apr la portiera dalla parte del guidatore: "Coraggio, amico, i miracoli accadono.
Andiamo, abbiamo una ricerca da fare."

...
.
...

La tenda si mosse, sollevata dalla brezza mattutina e l'odore salmastro s'insinu

nella camera da letto. Apr gli occhi e rimase a fissare il movimento lento delle pale sul soffitto. Coperto da un lembo di lenzuolo, si ritrov intrappolato dietro la schiena della sua compagna. Tent di muovere la gamba senza riuscirci. Il muscolo sembrava atrofizzato sotto il peso dolce della donna. Aveva trascorso la notte in quella posizione, quasi in catalessi. Non ricordava molto della sera precedente, a parte che entrambi avevano alzato il gomito e si erano persi l'uno nel corpo dell'altra in una serie di amplessi, come tutte le sere. Almeno cos credeva; la prova lampante era il bruciore dei graffi sulle braccia e dietro la schiena e il succhiotto al lato del collo della sua bella. Chiunque al suo posto si sarebbe considerato beato, ma non lui che invece continuava a sentirsi inquieto senza motivo. In effetti, non gli mancava nulla: possedeva una casa, un lavoro, una donna... Ma non gli bastava. Si considerava un bastardo, incapace di amare e di essere fedele e lo dimostrava ad ogni occasione.
Non erano poche le volte, infatti, in cui si ritrovava tra le cosce della ragazza di turno.
Da mesi non era pi lo stesso, l'ansia lo stava divorando. Il vuoto che sentiva dentro doveva essere colmato o non si sarebbe sentito in pace. Allung la mano sul comodino e prese l'orologio. Era ora di alzarsi. Con un leggero movimento si stacc dalla donna che si gir verso di lui senza svegliarsi. Prima di tirarsi su le accarezz il seno florido che ora aveva davanti agli occhi, indugiando sul piccolo livido vicino al capezzolo sinistro. Lei si lament piano. Un ghigno gli apparve sul volto coperto dalla barba folta. Quanto avrebbe voluto farla godere ancora! Non c'era tempo, ci avrebbe pensato al suo ritorno. Doveva andare. Raccolse il bastone da terra e si alz. Aveva un viaggio da affrontare e un lavoro da portare a termine.

14. Blantyre.

Matt sarebbe impazzito se non avesse visto la porta dell'ufficio aprirsi entro trenta secondi. Da tre giorni in centrale aspettavano notizie dall'Italia. L'identikit di Sean Logan e le sue fotografie recenti erano stati diramati in tutti i distretti e i commissariati di Europa e dopo quello che era stato scoperto a Milano, ci si attendeva da un momento all'altro l'annuncio della sua cattura. "Che cazzo costringe Mitch a stare lontano dalla mia stanza?" Il detective ringhi all'interfono. Sembrava stesse seduto su un braciere acceso e il calore cominciasse a lambirgli i gioielli di famiglia. Non lasci che l'agente di turno gli rispondesse e interruppe la comunicazione imprecando. Il cellulare vibr sul piano della scrivania. Lo prese continuando a smoccolare: "S!" Url la risposta prima di accorgersi chi era l'interlocutore.

"Spero che tu stia da solo, perch non mi andrebbe di essere ancora una volta la protagonista di una altro spettacolino hard." La voce di Gladys risuon autoritaria come sempre.

Matthew si lasci andare ad un'altra bestemmia, questa volta tra s. "Sono solo.
Stai andando?" Sapeva bene di non averla rassicurata e che il tono freddo della sua voce l'avrebbe portata su di giri. In quel momento, per, non era nella condizione di pensare al modo migliore per evitare la sua ira. Il sospiro dall'altro lato gli fece

capire in ritardo l'errore. Doveva rimediare e subito anche: "Scusami Gladys, sono sotto pressione da qualche giorno, ma pensiamo ad altro. Non ti ho neanche chiesto come stai." Il silenzio dall'altra parte lo convinse a riprovare e a essere pi convincente. "Non mi hai voluto tu ieri sera, ricordi? Avrei benissimo contribuito a farti rilassare, ma hai incaricato Rudolph di avvisarmi che dovevi riposare."

" vero, ma non ti sei preoccupato di telefonarmi pi tardi per accertarti delle
mie condizioni."

Non riusciva a crederci. Lo stava facendo sentire in colpa del fatto che le avesse lasciato il suo spazio? Part all'attacco: "Stai scherzando vero?"

"Io? No, sto solo ribadendo un concetto." Il tono della donna risult pi distaccato del solito. Cominci a preoccuparsi: "Che sarebbe a dire?"

"Matt, non provarci. Sai cosa rappresenta questo giorno per me e per le Industrie Mac Talbot, quindi, per favore, non venirmi a dire che non hai pensato di sentire come
stavo."

Matt sgran gli occhi e dopo aver inspirato ed espirato con molta lentezza per un paio di volte, cerc in qualche posto recondito del proprio corpo, quella minima dose di calma necessaria per affrontare una tale discussione in un momento cos critico.
Doveva averla da qualche parte, ne era sicuro... Una volta pronto, si preoccup di trovare le parole giuste e anche il tono che us, fu il pi tranquillo possibile. "Amore, speravo di passare da te la notte. Immagino come tu possa stare oggi..."

"Lascia perdere. Non hai la minima idea di quello che mi aspetta. Il fatto di doverlo affrontare da sola... Se almeno ci fosse Damian."

Non era aria, Matt lo avrebbe dovuto capire subito. Eppure, reag nell'unico modo che pi tardi, lo temeva, gli si sarebbe rigirato contro: la affront. "Non ti sembra di esagerare? Quante volte devono ripeterti che sei brava? Smettila di lamentarti. Avrai una sfilza di tirapiedi scodinzolanti, pronti a farsi in quattro per te."

"Dovevo immaginarlo!" Sent Gladys sbuffare, l'aveva esasperata, era evidente.
Si apprest a subire la risposta che immaginava piccata. Stava prendendo la rincorsa, lo cap dal respiro. "Fammi una cortesia, occupati dei tuoi affari, sempre che ci
riesca."

Trasudava di sarcasmo quell'affermazione? Gleason perse la pazienza. "Con questo che vorresti dire?" Sent il sangue fluirgli velocemente al cervello e la vena battere sulla tempia, brutto segno!

"Novit su Logan? Lo avete rintracciato?"

"Non ancora." Lo sbuffo dall'altro lato lo fece incazzare. "Cosa c'? Stai cercando un capro espiatorio per redimerti la coscienza?" Mitch scelse il momento giusto per entrare nella stanza. Lo sguardo ammonitore del collega gli smorz l'imprecazione gi pronta sulla punta della lingua. Non gli rest che morderla. Annu per tranquillizzarlo. Gli indic di avanzare e di chiudere la porta.

"Io? No, mio caro. Dico solo che  passato troppo tempo e voi non siete ancora

riusciti a venire a capo di niente. Preoccupati del tuo lavoro invece di sfottere me."

"Gladys, per l'amor del cielo..."

"Cosa? Vuoi forse negare la vostra negligenza?" La lady di ghiaccio era tornata

alla carica in tutto il suo splendore.

Matt batt un pugno sul piano della scrivania mentre Mitch gli metteva davanti una cartella. Cap al volo e tagli corto. "Non ho tempo ora. Ne riparleremo stasera."

"Non preoccuparti, non fa niente."

"Va bene, buona for..." Matt non riusc a terminare la frase, lei non c'era pi.
"Cazzo! Quella donna  peggio di una cavalla imbizzarrita."

"Benvenuto nel club! Sei ancora alle prime armi, caro mio, e ti sei scelto la meno tenera tra le femmine. Se non stai attento, finirai per camminargli sempre un passo indietro. Ora non guardarmi cos. Lo so, tu la ami. Quindi, appena ti passer, avrai tempo e modo di spiegarti e lei far lo stesso con te. Non devi preoccuparti."

Il sorriso di Mitch lo avvil. Pos il cellulare e si copr il viso. Che strano, pens, da quando conosceva Gladys, quella era stata la loro prima discussione seria.
Si concentr per capire come ci fossero arrivati e l'unica risposta che trov fu che era colpa della tensione. "Veniamo a noi. Che hai scoperto su Logan?" Si spost sulla sedia in attesa di riacquistare un minimo di lucidit.

Mitch gli blocc le mani allontanandogliele dalla faccia. "Se non la pianti, ti scorticherai la pelle. Passer, dammi retta. Dopo anni di matrimonio, un po' di
esperienza me la sono fatta."

Matthew annu anche se poco convinto. Non riusciva ancora a catalogare il suo rapporto con Gladys: stavano insieme, era vero, ma ognuno viveva per conto proprio e nessuno dei due aveva mai considerato il fatto di cambiare lo stato delle cose. Si alz e prese un bicchiere d'acqua direttamente dal distributore nell'ufficio. "Che ti
hanno detto dall'Italia?"

"L'uomo che ha usato la carta di credito non  Logan."

"Che cazzo significa?"

"Che qualcuno ha usato la sua carta. Forse gliel'hanno rubata o, nella migliore
delle ipotesi, usata al posto suo."

Ottimo! Pens Gleason. Di bene in meglio. Si gratt la testa in attesa di un'illuminazione, un'idea, qualsiasi cosa che riuscisse a raddrizzare una giornata "no" sotto tutti i punti di vista. "Va bene, non  stato lui, comunque dovremmo avere la foto di chi l'ha usata: un uomo o una donna, giusto?" Il collega annu e, aperta la cartellina, gli mostr la foto. Il detective torn al suo posto. Si ritrov tra le mani una diapositiva ricavata dal filmato di sicurezza. L'uomo raffigurato non corrispondeva all'ex senatore, ma neanche ad altri che conoscevano. Si poteva intuire che fosse alto, magro, con i capelli scuri e corti. Come migliaia di uomini al mondo. Matt si appoggi alla sedia incrociando lo sguardo con quello di Mitch. Era come guardarsi allo specchio.

"Vedo che la pensiamo allo stesso modo. Fatti dare qualche altra informazione e dirama la foto in tutte le questure italiane. Cercami il suo nome al pi presto. Non voglio far passare altro tempo. Torna qui con una risposta, l'unica che mi aspetto." Mitch raccolse il materiale e usc lasciandolo solo con i suoi pensieri.

...
.
...
Ai cantieri Mac Talbot l'attivit era frenetica: tutti avevano qualcosa da fare e sembravano muoversi all'unisono come ingranaggi di una macchina ben oleata. Dopo una mattina passata a rivedere il discorso del fratello e a puntualizzare i passi salienti

che sarebbero serviti per convincere ancora di pi gli Americani, per Gladys era ormai arrivato il momento di prepararsi. Sbirci l'ora e davanti allo specchio del bagno personale, dette gli ultimi ritocchi al trucco. Ripose il rossetto nella pochette assieme al blush e al fondotinta. Fece un passo indietro: il tailleur Tiffany
le cadeva a
pennello: il colore chiaro e la linea elegante e solenne del capo le conferivano proprio un'aria da regina dei ghiacci. Un colpo alla porta e la ventata di Poison precedettero l'ingresso di Sophie. Bast un'occhiata. Gladys si preoccup di prendere la sua borsa lasciando alla segretaria il compito di raccogliere i fogli numerati, sparsi sul piano della scrivania, inserirli nell'apposita cartellina e riporli nella ventiquattrore rossa. In ascensore si ricord del cellulare e del messaggio vocale che Damian le aveva lasciato quella mattina prima di partire. Lo ascolt. "Non devo dirti niente e non lo far. Se non fossi sicuro del successo, non ti lascerei da sola. Ti chiamo stasera per il resoconto. Sii te stessa, e in bocca al lupo." Senza scomporsi rimise il telefono in borsa e si prepar ad affrontare i giornalisti.

Il lungo corridoio dagli ascensori all'ingresso sembr il percorso del condannato. Che strano paragone! L'autista le apr lo sportello della Rover e dopo un paio di minuti si ritrov davanti al padiglione gi affollato. Rispose ai giornalisti con la maestosit di una sovrana e rimand le interviste alla fine della cerimonia. Che fosse un evento particolare, lo si evinceva dall'eleganza sfoggiata dagli invitati e dalla cilindrata delle auto ferme nell'ampio parcheggio antistante. Gladys era soddisfatta; ogni cosa era al proprio posto, o quasi. Il ritardo del volo da New York avrebbe fatto slittare l'inizio di un'ora.

Un odore acre satur l'aria; Gladys arricci il naso guardando la segretaria e poi

il cielo. La sensazione di essere chiusa in un acquario divenne palpabile quando il respiro cominci a rallentare. Un bagliore improvviso la accec costringendola a schermarsi gli occhi. Fece un passo in avanti e si sent risucchiata oltre l'ingresso. Il boato scosse l'intero edificio fin dalle fondamenta e le grida di terrore si confusero ben presto con le sirene del cantiere. Sotto una coltre di fumo denso, prima che toccasse terra e si preparasse al crudo impatto, sent due mani forti che la sollevavano strattonandola e si ritrov tra le braccia di un vigile del fuoco prontamente accorso per portarla in salvo. Alz lo sguardo: l'uomo le stava parlando, vide le labbra muoversi ma era come assistere a un film muto. Il panico la travolse e allora url con quanto fiato aveva in corpo. Un viso sconosciuto entr nel suo campo visivo, lo vide piegarsi su di lei prima che il buio la inghiottisse. Silenzio...
...
.
...
La notizia si propag in tutta la citt coma macchia d'olio. Al distretto il centralino fu preso d'assalto. Mitch si ferm sulla porta della stanza di Matthew. Era a corto di fiato quando parl. "Al cantiere, presto!"

A Gleason bast alzare lo sguardo e inquadrarlo. L'espressione del collega lo fece scattare dalla sedia. Afferrare la giacca e catapultarsi fuori per raggiungere l'auto di servizio, fu un tutt'uno. A tutta velocit percorse l'Hamilton Road che mai come in quella serata sembr interminabile. Ai cantieri Mac Talbot, Matt rimase attonito davanti alla scena che sembrava tratta dal film "The day after": il piazzale era pieno di ambulanze e feriti in attesa di essere curati, le auto della polizia erano sopraggiunte a sirene spiegate, militari che correvano per portare soccorso e pompieri che si prodigavano a spegnere l'incendio non ancora domato. Colonne di fumo denso

si alzavano ai lati del padiglione nuovo che dallo squarcio frontale lasciava intravvedere le macerie di ci che rimaneva del palco e della platea. Il terrore gli attanagli il cuore in una morsa che lo lasci senza fiato.

"Mi lasci stare. Non vengo da nessuna parte. Mi tolga subito le mani di dosso, le ho detto che sto bene..." La voce concitata di Gladys gli arriv forte scaldandogli il cuore. Si diresse nella direzione giusta; lei era seduta su una barella presa dalla discussione concitata con un paramedico. Si avvicin di corsa e infischiandosene della folla, la raggiunse e la abbracci forte. "Dio sia ringraziato!" Le prese la testa tra le mani e la guard negli occhi. Doveva assicurarsi che stesse bene.

"Mandali via, per favore. Non voglio andare in ospedale."

Matt ascolt il paramedico e la sua versione non lo confort. Gladys era sotto shock e anche se i graffi riportati non destavano preoccupazione, aveva comunque bisogno di ulteriori esami. Baci sulle labbra la sua donna e una volta sicuro della sua attenzione, le parl con voce ferma guardandola dritta negli occhi. " importante che tu vada... ascoltami ora, qui non c' altro da fare per il momento, quindi vai in ospedale. L ti cureranno e ti prometto che pi tardi verr a prenderti e ti porter a
casa. Fallo per me!"

"Non voglio andare da sola. Vieni con me."

"Ora non posso. Devo capire cosa  successo. Ti raggiungo appena ho finito."

Non c'era verso di calmarla. Una mano sulla spalla lo fece voltare.

"Andr io con lei, non preoccuparti."

"Brian, ci sei anche tu?" Gleason fu sorpreso di vederlo.

"Appena ho saputo, ho lasciato il pub in mano a Daisy e ai ragazzi e mi sono precipitato. Cazzo, non immaginavo... In ogni caso, Matt, le rester vicino fino a
quando non arriverai."

"Grazie." Quelle parole, infatti, sortirono l'effetto sperato e Gladys si calm tra le sue braccia lasciandosi convincere. Una volta sull'ambulanza, Matt con un colpo sullo sportello, ordin di andare. Si avvicin alla struttura distrutta. "Che diamine  successo?" Chiese ai due artificieri accovacciati a terra. Il pi giovane aveva in mano un ammasso di qualcosa che identific subito come un pezzo di un ordigno. Trattenne il fiato, il solo pensiero di trovarsi di fronte ad un attentato lo mise in allarme. "Mi state dicendo che qualcuno ha progettato di boicottare l'evento?"

"S, non ci sono dubbi. Questo  ci che rimane di un congegno a orologeria.
Qualcuno aveva calcolato alla perfezione l'intera cerimonia, tanto che la bomba avrebbe dovuto esplodere proprio nel bel mezzo dei discorsi ufficiali."

"Ma non ha considerato l'intoppo che ha fatto slittare l'inizio della manifestazione di un'ora.  stata la fortuna e la salvezza per tutti i presenti. Se fosse andato come previsto, in questo momento staremmo contando le vittime" disse uno dei due militari.

Matt riflett sull'accaduto e lo spettro di un complotto prese corpo nella sua mente. Perch boicottare l'inaugurazione? A chi avrebbe giovato? Prima di dar voce ai sospetti, doveva essere sicuro. "So che non sar possibile, ma devo chiederlo: avete trovato impronte digitali?" Nel frattempo Mitch lo aveva affiancato. "Per quelle ci vorr un po', per dall'orologio, stranamente intatto, si pu risalire al momento esatto in cui la bomba  esplosa." L'artificiere si allontan per ritornare dopo pochi

minuti. Stringeva in mano una specie di targhetta bruciacchiata e un foglio. "Come sospettavo! L'ordigno, posto sotto il palco, si sarebbe attivato grazie agli impulsi provenienti dal microfono: onde magnetiche che a lungo andare avrebbero innescato una scintilla e fatto saltare in aria l'intero edificio e a quello che vedo dal programma, l'ora corrisponde al momento del discorso del Presidente..." Matt avvert per la seconda volta nella serata il senso di paura.

Il militare mostr la scritta sulla targhetta, almeno quello che si riusciva ancora a leggere.

"Di che si tratta?" Matthew analizz la scritta intagliata. Doveva essere quello che rimaneva di una linguetta. " solo riportata la sigla del Paese di provenienza:
Italia."

Gleason guard Mitch in cerca di una conferma. Non ci fu bisogno di parole, la risposta sembr superflua. "Voglio Logan, a costo di scovarlo personalmente.
Dobbiamo fermare quel bastardo!"

15. Italia, Roma.

"Cos stasera mi dai buca. Peccato, pensavo di poterti salutare prima della
partenza."

"Dai Saverio! Hai detto che rimarrai all'estero soltanto un paio di giorni. Ora non farmi sentire in colpa." Chiara guard l'orologio. Dopo il messaggio di Damian, si era affrettata nelle consegne. Aveva salutato i colleghi ma non era scampata al racconto della solita Loredana. Sgattaiol prima che arrivasse alla fine, tanto da stupirsi di essere uscita in perfetto orario.

"Aspetta, fammici pensare... uhm! Forse non sarebbe male se ti sentissi in colpa giusto un pochino." Saverio si stava divertendo a prenderla in giro con quella risatina subdola e inconfondibile. Chiara scoppi a ridere.

"Perch non vuoi uscire con me? Avevo gi progettato la serata. Dimmi che te ne pare: cena a lume di candela in terrazza davanti al panorama pi bello che tu conosca: Roma. Sto parlando del ristorante di un mio carissimo amico. Ne rimarrai stupita. Poi il dopo cena a casa mia... o da te, se preferisci."

Chiara sospir. Che diavolo tentatore! Conoscendolo avrebbe di sicuro organizzato tutto nei minimi dettagli e alla fine si sarebbe ritrovata tra le sue braccia e nel suo letto. Scosse la testa ben cosciente del pericolo cui andava incontro e, anche

se una parte di lei era pronta alla nuova esperienza, il cuore le imponeva di pensarci ancora.

"Capisco, ma non preoccuparti. Posso aspettare..."

"No, non  questo.  solo che non sar sola per qualche giorno." Cos'era tutta quella fretta di giustificarsi? Una vocina le sugger di ritrovare al pi presto il contegno. In fondo non gli doveva nessuna spiegazione. Saverio non si poteva definire ancora il suo uomo... La sola idea le fece aumentare i battiti. Doveva farla finita in fretta. Prese fiato ma quando volt l'angolo, si rasseren. "Damian!" Eccolo l, appoggiato con il gomito piegato sul muretto e la aspettava. Affrett il passo per raggiungerlo con il telefono ancora incollato all'orecchio.

"Chi?"

Per un momento si era dimenticata di Saverio. "Scusami, non ti ho detto che Damian  il motivo per cui stasera non possiamo vederci.  arrivato dalla Scozia e ora  qui davanti a me." Chiara gli si butt tra le braccia; per quanto le facesse male ricordare, il periodo passato con i Mac Talbot restava il pi bello e intenso di tutta la sua vita. L'abbraccio le tolse quasi il respiro, era accogliente, familiare, un porto sicuro. Stretta al suo ex cognato dimentic persino che la comunicazione fosse ancora
aperta. "Saverio, ci sei ancora?"

"Certo. Allora Damian  tornato... Meno male, mi sento pi tranquillo a non saperti sola. Ci vediamo al mio ritorno. Ciao." Chiara non fece in tempo a rispondere al saluto che lui interruppe la chiamata. Il sorriso disarmante di Damian le allontan dalla mente ogni perplessit.

"Mi sono ricordato l'indirizzo del tuo posto di lavoro ed eccomi qua. Non avrei resistito a casa ad aspettarti, spero di non averti disturbato." Le indic il cellulare che stringeva in mano.

Chiara scosse la testa mentre lo riponeva in borsa. "Assolutamente.  una bellissima sorpresa. Come stai?" Attraversarono ponte Fabricio in un andirivieni di turisti per sboccare sul Lungotevere dei Pierleoni e continuare in direzione di Torre Argentina. Alle sette di sera Roma si apprestava a salutare gli ultimi bagliori del sole per lasciarsi abbracciare dal fresco manto della sera.

"Prendiamo il taxi."

Non glielo stava chiedendo. La gioia di poco prima si affievol e una strana sensazione s'impossess di lei. Che fosse stanchezza o dolore quello che gli tendeva il volto, Chiara non lo sapeva, per ravvisava in lui qualcosa di diverso. "Che ne dici di una pizza? La ordiniamo appena arriviamo a casa. Scommetto che ti piacer."

"A patto che ci sia anche una buona birra. Non fate cos voi italiani?" Ecco di nuovo quella luce fosca nello sguardo. Chiara si incup quando lo vide annullare una chiamata in arrivo e rimettersi in tasca il cellulare. Sotto casa, Damian pag la corsa e la scort dentro senza una parola.

Mezz'ora dopo erano in terrazza davanti a un'ortolana senza mozzarella per lei e una fiori di zucca per lui. La luce delle candele alla citronella rischiarava la cena, anche se era la luna piena, al centro della torre, a offrire lo spettacolo luminoso.

"Uhm, avevi ragione. Questi fiori... di zucca, giusto? Sono squisiti." Damian sembr apprezzare la cena. Era un piacere guardarlo mangiare: accompagnava ogni

boccone con una serie di versi di approvazione ed era impossibile non sorridere.
"Ripeti un po', come si prepara?"

"Sono contenta che la pizza italiana ti abbia stregato. Vediamo: farina, acqua, lievito, un pizzico di sale e olio. Dopo aver preparato l'impasto, lo fai riposare e poi stendi il composto sul piano e lo ricopri con ogni ben di Dio. In forno per pochi
minuti e il gioco  fatto."

"E i fiori? Cavolo, li trovo gustosi. Siete cos nave
voi mediterranei. Avete gusti
strani." Stava ridendo ed era la prima volta da quando si erano incontrati.

"Beh, ci sono altri modi per cucinarli. La prossima volta te li preparer fritti. Te
ne innamorerai."

Damian si offr di preparare il caff e Chiara si oppose, ritenendolo un affronto.
"Che ne sai tu di come si prepara un buon caff?" Gli rivolse un'occhiata di sfida che ebbe il solo risultato di renderlo pi caparbio. Ma alla fine fu lei a vincere. Quando torn su con il vassoio, Chiara si accorse che la sua postura era cambiata. Il momento temuto, quello che continuava a rimandare e sperava di evitare per sempre, ormai era arrivato. Il buonumore scomparve e il cuore sembr gonfiarsi nel petto. Damian si sedette sul dondolo senza toglierle gli occhi di dosso. Anche lui doveva sentirsi a disagio, non riusciva a tener ferme le mani. Sciolse la coda scuotendo la chioma bionda per poi legarla di nuovo con l'elastico sottile. "Nello studio ho lasciato i documenti degli avvocati di Roscoe e una lettera per te." Subito dopo si alz dandole le spalle.

" stata un'esperienza terribile, una di quelle che ti segna nel profondo lasciandoti inerme, senza altre certezze se non quella che tutto pu finire in un battito

di ciglia."

Chiara sent le lacrime pungerle gli occhi. Prov a stringere le palpebre, ma inutilmente. Damian appoggi le mani al muretto merlato e continu. " davvero una brutta sensazione quella che si prova quando ti accorgi che tutto ci che possiedi non ti scalda il cuore n ti aiuta a superare la solitudine e il dolore di una perdita tanto grande. Hai poche certezze nella vita e una di queste, la pi importante,  la famiglia." Si volt. Il suo viso, dolce e bellissimo come sempre, era velato di una nobile tristezza tipica degli aristocratici d'altri tempi. Chiara ascolt in silenzio, aveva intuito quanto fosse importante per lui sfogarsi e parlare per la prima volta dei suoi sentimenti.

"La vita, dopo che Roscoe and via anni fa, non fu pi la stessa per me.
Nonostante dovessi fingere a casa, ogni volta che affrontavo i miei genitori, mi meravigliavo di quanto fosse stato facile per loro dimenticare il figlio. Lo sguardo di mia madre diventava ogni giorno pi triste,  vero, ma riusciva a celare bene il dolore. Erano bastate una vacanza e una crociera intorno al mondo per ritornare a sorridere. Mio padre invece..." Di nuovo le mani salirono a tormentare i capelli.
Damian proruppe in una risata amara che la gel. "... Ah, lui s che ci dette l'esempio. Arthur Mac Talbot fu in grado di dimenticare Roscoe nel momento esatto in cui mio fratello lasci il castello. Ricordo ancora quando il taxi part, richiuse il portone e abbracci mia madre, le asciug le lacrime, la baci sulle labbra e le disse di andarsi a preparare. L'assessore e sua moglie li avevano invitati a cena quella sera.
Quando mi vide in cima alle scale, si assicur che sentissi anche il resto della frase: "Dobbiamo festeggiare la riconquistata serenit, mia cara." Lo odiai, forse tanto

quanto Roscoe aveva fatto negli ultimi anni."

Chiara non riusciva a crederci. Sentiva lo stomaco contrarsi.

"Una sera a cena, qualche anno pi tardi, Gladys arriv sventolando il Financial Times. Non vedevo mia sorella cos eccitata da molto tempo. Lo sguardo di Damian si perse nei ricordi.

"Avete letto la novit?"

"Di che parli mia cara e dove sono finite le buone maniere? Non ho di certo messo al mondo una maleducata! Sar l'influenza negativa di tuo padre al lavoro a renderti cos sfacciata." Chrystel la guard come faceva sempre, ma non pot nulla contro l'entusiasmo della figlia. Sembrava davvero al settimo cielo.

"Mamma, ti chiedo scusa, ma sono sicura che la notizia ti spiegher molte
cose."

"Gladys avanti, parla! Tutto in te sta morendo dalla voglia di svelarci qualche strano mistero. Di che si tratta?" Damian pos il tovagliolo sul tavolo, pronto ad alzarsi. La mano del padre lo blocc sul posto. Come tutti i mercoled sera, la famiglia Mac Talbot si apprestava a gustare l'haggis in purea di rape e patate, e le aringhe grigliate in farina di avena, accompagnate da una salsa di uvaspina.

Arthur adorava la cena del mercoled e la viveva come un rito, con devozione assoluta. L'entusiasmo della figlia stava rischiando di rovinare la sacralit del momento. Senza guardarla, le rivolse la parola con lo stesso distacco usato a lavoro con i dipendenti. "Ne parleremo dopo. Ora siediti al tuo posto. La cena, come tutte le sere,  alle sette e trenta, e sono le otto. Sei in ritardo."

"Ma pap,  una notizia meravigliosa! Non posso resistere, devo leggervela." Gladys raggiunse il suo posto e, prima di sedersi, distese il giornale tra le mani e cominci la lettura di un articolo sul mercato di pietre preziose. Si esaltava il presidente e fondatore di una nuova azienda americana. Il giornalista decantava le doti imprenditoriali del giovane rampante, salito agli onori della fama in pochissimo tempo. "Nel giro di due anni, il panorama della scena industriale americana e mondiale si  arricchito di un drago della finanza, anzi, dello squalo che ha fatto suo il mercato dei diamanti. Roscoe Mac Talbot, questo  il suo nome,  riuscito a catalizzare l'attenzione mondiale e, siamo certi, sar dura per chiunque
reggere il suo passo..."

Arthur lasci cadere le posate sul piatto. Il suono sulla finissima ceramica sanc la fine della discussione. "Ti ringrazio, Gladys, per aver contribuito a rovinarmi la cena con queste stupidaggini. Pazienza, vorr dire che continuer il pasto in camera." Tese la mano alla moglie che raccolse il tacito invito e, senza tradire alcuna emozione, lo segu fuori dalla sala.

Chiara punt i piedi a terra e il dondolo smise di cullarla. Rimase esterrefatta, ferma al suo posto. Non si cur delle lacrime che ormai le stavano bagnando le guance. Damian non si scompose. "Mia sorella reag con rabbia. Sollev il piatto di porcellana di Boemia e lo scaravent a terra, restando a guardare il pavimento che si
macchiava di salsa come se stesse sanguinando."

"Sei sempre la solita! Sai che ti dico? Ha ragione tuo padre. Quando parli di Roscoe diventi isterica.  meglio che sia andato via, per il bene di tutti." Hector, suo marito, le rivolse uno sguardo pietoso. Gladys gli si scagli contro come faceva

da qualche tempo. Il loro rapporto cominciava a deteriorarsi e ogni occasione era buona per litigare. Ormai non lo sopportava pi e, se davanti al padre doveva mantenere un contegno adeguato al suo rango, in sua assenza non perdeva occasione di sbattergli in faccia la sua inettitudine.

"Non azzardarti a nominare mio fratello davanti a noi. Se credi di avere occupato il suo posto in azienda, sei fuori strada. Tu, serpente schifoso! Lecca pure il culo a mio padre, ma non ti azzardare a rivolgerti a me con questo tono."

"Io sono tuo marito ed esigo rispetto!" La risata sprezzante della donna fu l'unica risposta che ricevette. Hector se ne and minacciando che gliel'avrebbe fatta pagare.

"Solo noi abbiamo sentito la mancanza di Roscoe a tal punto da decidere di raggiungerlo pi di una volta. Purtroppo non lo abbiamo mai fatto e, nonostante fossimo contrari all'atteggiamento di Arthur, alla fine ci siamo comportati proprio
come lui: lo abbiamo allontanato."

"Mi dispiace, Damian. So per che gli volevi bene, l'ho capito la prima volta
che vi ho visto insieme."

"Te l'ho detto, ho ritrovato la famiglia solo quando lui  tornato." Imponente come un guerriero vichingo, Damian continu a fissare un punto imprecisato, perso nell'orizzonte oscurato dalla calda notte romana, forse una stella lontana. Le spalle si sollevarono in un sospiro tremante e profondo. "Non mi rassegno all'idea di averlo perso di nuovo. Non posso. Eppure, durante la lettura del testamento, per un piccolissimo momento, ho percepito ancora la sua presenza..."

Il cuore di Chiara perse un battito. Il suono del cellulare, per, blocc ogni reazione. Damian non si mosse.

"Che fai, non rispondi?  Brian." Pronunci le parole stupendosi di riuscire ancora a respirare. Guard il telefono sul tavolo e rest al suo posto. Strano! "Che succede, Dam? Perch non vuoi parlargli?" Stavolta il suo ex cognato cambi posizione e sciolse la coda definitivamente. I capelli si erano allungati fin oltre le ampie spalle. Mossi dalla brezza leggera della sera, non riuscirono a nascondere la durezza dei lineamenti gi tesi per l'ondata dei ricordi che l'aveva travolto. Chiara non distolse lo sguardo, voleva sapere, e ogni situazione era buona per allontanare l'attenzione da Roscoe. Troppo doloroso!

Damian, vinto dalla sua insistenza, si sedette accanto a lei. "Mi ha tradito."

"Brian? Oh mio Dio!"
"Avrei dovuto aspettarmelo da un momento all'altro. In fondo  un etero un po' confuso. Me lo aveva promesso, aveva assicurato di amarmi e mi bastava, ma quando ho capito cosa stesse accadendo, ho reagito male." Sospir affondando le mani nei capelli. "Mi sono preso quello che ritengo mio e ho fatto in modo che si sentisse come me: indesiderato." Il silenzio pes su di loro come un cielo di pietre aguzze e il dolore delle ferite sui loro corpi fu atroce. Damian scatt in piedi mettendo fine alla discussione. "Se non ti dispiace, vado a farmi una doccia. Si  fatto tardi e domani mi
aspetta una riunione importante. Buonanotte."
...
.
...
Lasciati in cucina i piatti e quel che rimaneva della pizza, Chiara si fece forza ed

entr nello studio. Sulla scrivania, accanto al computer, giaceva l'enorme busta gialla.

"Signora Chiara Frantoni"

Rimase a fissarla per un tempo indefinito, incapace di decidere se aprirla o fuggire via e chiudersi nella stanza da letto. La seconda opzione le parve di gran lunga la migliore. Si volt e torn indietro, non avrebbe fatto differenza se avesse firmato i documenti quella sera o l'indomani, ma arrivata sulla porta, si ferm sospirando, non poteva pi tergiversare. Per quanto doloroso, lo doveva a Roscoe e cos torn sui suoi passi. Finalmente apr la busta e tutto ci che le sarebbe spettato fu l davanti ai suoi occhi, nero su bianco: il sessanta per cento della Mac Talbot Diamond, una sostanziosa quota nei giacimenti in Africa e il dieci per cento del patrimonio destinato al figlio mai nato. Era ricca? Le cifre e le percentuali riportate sugli incartamenti erano solo vuoti e sterili numeri che certo non le avrebbero scaldato il cuore.
Allontan i fogli maledicendo il mondo. Una piccola busta bianca salt da sotto il plico di carte notarili. La prese e riconobbe la grafia. Croll seduta sul divano.

"Sono qui davanti al foglio bianco, indeciso su cosa scrivere. Credimi quando dico che non  stata una mia idea, ma gli avvocati mi hanno consigliato di "premunirmi" per fronteggiare al meglio ogni evenienza. Ancora oggi, anche se ti sto scrivendo, non ne conosco la ragione. Sono talmente sicuro che non leggerai mai queste righe, che adesso non mi pesa seguire il loro consiglio. Dovresti vedermi: sono chiuso nel mio ufficio, seduto alla scrivania con la penna in mano e tante idee per la testa. Eppure devo fermarmi e pensare e organizzare il mio futuro,

o meglio, quello di chi mi circonda. Che strano scherzo del destino! Sono vivo e mi devo immaginare morto. Chiara, tesoro, vedo gi la punta del tuo nasino arrossata.

Non provare a piangere! Questo  soltanto uno scherzo. La mia intenzione di rimanere in vita e al tuo fianco non cambier mai, per loro mi dicono che  necessario e allora, eccomi qui a scrivere pochi pensieri, quelli che ti ripeter poi a voce, magari sull'altare. S, ci sono: ti vedo accanto a me, meravigliosa e raggiante come quel giorno al castello. Sto immaginando di stringere le tue mani nelle mie.

Chiara, ti ringrazio per aver lottato per me, mi hai creduto fin da subito. Sei riuscita a riportarmi alla vita che credevo dimenticata, dopo aver lasciato la mia casa e i miei fratelli, tanto tempo fa. Tu hai risvegliato la mia anima salvandola dall'oblio in cui era sprofondata. Grazie, perch con te al mio fianco sono pronto a cambiare il mondo. Se solo torno a un anno e mezzo fa, mi accorgo di non riconoscermi pi nella persona che ero allora. Tu hai smontato il cinismo e l'arroganza che definivano il mio carattere, hai creduto in me, mi hai incoraggiato e ce l'ho fatta. Se adesso penso a quello che sar, non posso fare a meno di affermare che passer la vita insieme alla donna che amo. T'immagino seduta accanto a me: mi stai puntando addosso il tuo sguardo caldo e profondo, come al solito ti affanni nel tentativo di conoscere i miei pensieri. Non temere, amore, sono tutti rivolti a te, a quanto sei bella e dolce quando mi sorridi, a quello che provo stringendoti tra le braccia, a come mi sento quando facciamo l'amore e guardo il tuo viso delicato. Chiudo gli occhi e ascolto la tua voce, le tue risa e gli incoraggiamenti. Adoro sentirti gemere e impazzisco quando riesco a farti gridare il mio nome. Muoio dalla voglia di entrare in te ogni volta che ti ho vicino e fremo perch voglio coccolarti e amarti come meriti. Prima di conoscerti non avrei mai pensato al matrimonio, eppure eccomi qui a organizzarne uno, e dal profondo del

cuore ti posso assicurare che stavolta nessuno ci impedir di arrivare alla fine della cerimonia.

Immagino te e Gladys indaffaratissime. Damian mi ha gi accennato cosa succede al castello tra parate di sarti e di cuochi e sono felice. Mia sorella ti adora ma ama comandare, quindi se ti sembrer alle volte dispotica, tu bloccala. Non lasciarle carta bianca, altrimenti ti trasformer a suo piacimento. Approver le tue idee e sono sicuro che il prossimo quindici settembre sarai deliziosa e pronta per me. Chiara, ti render felice, ti onorer e ti sar fedele per sempre. Di questo puoi stare tranquilla. Oh, al diavolo la lettera! Quello che voglio pi di tutto  tornare tra due settimane a Blantyre e di questo foglio non rester altro che una pallottola stropicciata in fondo al secchio della carta straccia. Ad ogni modo, continuo a scrivere per scaramanzia. Abbiamo troppo ancora da condividere. Lo sai che da quando sono tornato a New York, non faccio altro che aspettare che il mio cellulare squilli e che tu mi dica che finalmente diventer pap? Ora non ridere, non sono impazzito e nemmeno rammollito. Dico solo che, dopo l'ultima notte insieme e la tua danza del ventre molto sensuale, magari mi hai dato la carica opportuna. Da quel che ricordo,  stata una notte favolosa, una di quelle da incorniciare... Va bene, la smetto. Se solo leggessi, sbufferesti e mi daresti del pervertito. Pu essere, ma so che ti piace quando mi comporto da cattivo ragazzo. Non passer notte in cui non ti amer fino a sfinirti,  una promessa!

Se per dovessi davvero leggere ci che sto scrivendo, vorr dire solo una cosa...

Non maledirmi, per, per favore. Ti amer per sempre e ti vorr ad ogni costo,

anche in un altro mondo. Sorridi Chiara, non ho intenzione di lasciarti e sar pronto a morire solo se mi allontanerai tu. Sar in quel momento che non avr pi voglia di andare avanti. Come vedi, alla fine dipender da te, amor mio. Se rimarrai con me, non mi potr accadere nulla di male, mai. Sei il mio portafortuna!
Aspettami, torner presto.

Per sempre tuo, Roscoe. Manhattan, 23 Aprile 2013

Chiara rimase a fissare i fogli ancora stretti in mano senza capire. Cos'era quella? Una lettera d'addio o uno scherzo bizzarro e crudele di un destino ancora pi infame? "Dipender da me? Che cosa, eh? Roscoe, dove sei ora?" grid mentre le lacrime scendevano implacabili, offuscando le ultime parole. Rest a fissare la lettera ancora stretta in mano. Se il mondo fosse saltato in aria, non lo avrebbe sentito, tanto il suo cuore si era gi sgretolato ancora una volta. Tent di alzarsi ma si accorse di non esserne capace. Un dolore pungente come una stilettata la colp allo stomaco.
Cadde in ginocchio singhiozzando. "Roscoe..." Il pianto dirotto spavent anche il gatto che corse via. Fiss attonita le pagine della lettera che si sparpagliarono a terra: le parole non furono altro che inutili segni neri su un mare bianco e accecante. Con rabbia strapp i fogli e si alz. Sal di corsa la scala e arriv davanti alla stanza di Damian. Non buss. Entr proprio nel momento in cui suo cognato usciva dalla doccia ancora bagnato e con l'asciugamano stretto intorno alla vita. Chiara rimase senza fiato; tremando fiss gli occhi del cobra che si allungava sul suo cuore rimanendone ammaliata. L'intera stanza scomparve. Si mosse verso di lui e senza una parola gli accarezz i contorni del tatuaggio sul torace nudo. Il serpente sembr vibrare sotto le

dita. Il tocco sulla pelle umida la riscosse, cos alz gli occhi offuscati dal pianto verso quelli di smeraldo di Damian restandone affascinata. Sotto il riflesso giallastro della lampada accesa sul comodino, non aspett l'invito. Le labbra si avvicinarono alla bocca di Damian: l'odore della sua pelle la invest riportandola con la mente alla sera in cui aveva fatto l'amore con Roscoe per l'ultima volta, cos lo baci. Aveva bisogno di conforto e lo trov in quelle braccia che salde si chiusero intorno a lei. Le mani giocarono tra i suoi capelli umidi e a occhi chiusi le sembrarono scuri. Il corpo statuario, stretto contro il suo, la fece gemere e vibrare nella sua bocca. Pian piano lo sent assecondarla e rispondere com'era giusto.

Roscoe, non lasciarmi. Resta con me!

Si avvinghi alle sue spalle perch solo cos, lo sapeva, avrebbe continuato a vivere. Si rese conto in quel momento che era Roscoe che voleva pi di ogni altro al mondo.

...
.
...
Il cellulare squill. Mai tempismo fu cos perfetto. Damian si stacc da lei, incerto. Con il corpo intorpidito come dopo una scarica di mille volt e la mente annebbiata, non fece altri movimenti. Il telefono impietoso continu a disturbare il suo pensiero. Batt le ciglia e lo afferr. "Mac Talbot!" pronunci come un automa con lo sguardo agganciato a quello di Chiara che continuava a fissarlo. Not il suo respiro

accelerato, cos come le labbra rosse e gonfie e si sent un verme.

"Dam, non ti ho svegliato, vero?"

"Gladys... no, affatto. Mi hai solo anticipato. Sono appena uscito dalla doccia

e... e stavo appunto per chiamarti." Un colpo di tosse gli permise di schiarirsi la voce e di renderla pi salda mentre la testa continuava a incanalare informazioni contrastanti, utili per capire cosa fosse successo pochi attimi prima. Doveva essere impazzito, non c'era altra spiegazione, eppure negli occhi della cognata non riusciva a leggere l'orrore, anche se quella punta flebile di desiderio, presente per un istante, si era affievolita fino a scomparire del tutto. Si erano baciati e la sensazione che le labbra di lei gli avevano lasciato sulla bocca, lo stava confondendo. Si sforz di rimanere concentrato. Nessuno avrebbe saputo, mai. Strinse l'asciugamano attorno ai fianchi con mano tremante. "Ti sento strana, che succede?"

"L'inaugurazione  saltata."

"Cosa? E perch?" Nonostante sospettasse la gravit della situazione, non stacc gli occhi da Chiara, come se bastasse il contatto a evitare che entrambi si sgretolassero sotto il peso dei sensi di colpa.

Gladys lo inform di quanto accaduto e dell'ipotesi di attentato, ventilato dalla polizia. "Non so ancora niente di preciso. Aspetto Matt da un momento all'altro.  tornato al distretto dopo avermi accompagnato a casa dall'ospedale."

"Oh mio Dio! Gladys, come stai? Sei ferita?"

Chiara sussult a quelle parole, ma non si mosse.

"No, a parte qualche graffio. Mi ritengo fortunata, anche perch grazie al ritardo

sull'inizio della cerimonia, non ero ancora entrata nel capannone. Se solo avessimo rispettato gli orari, ora io..." Gladys si blocc.

Damian la sent sospirare come mai prima e comprese quanto fosse sconvolta. Si

apprest a rincuorarla sentendo un forte senso di colpa sommergerlo per non essere stato presente al suo fianco. Il suo posto era accanto a sua sorella, perch invece si trovava mezzo nudo dall'altra parte dell'Europa, davanti ad una donna che lo stava turbando pi del necessario? "Domani torno, non preoccuparti. Dio, se penso che hai
dovuto affrontare tutto da sola, io..."

"C' Brian con me e tra poco, appena avr finito in centrale, anche Matt arriver per passare qui la notte. Non rimarr da sola e tu domani avrai un importante incontro.
Non puoi mancare. Dopo il trambusto al cantiere, abbiamo bisogno di concludere
bene almeno quel contratto."

"Sei sicura?" Sentire che Brian fosse a casa sua gli provoc un'altra pugnalata al cuore; gli aveva reso la pariglia, e da vigliacco non si era preoccupato di chiedere sue notizie. Che figlio di puttana!

"S, certo, te l'ho detto. Ho bisogno solo di riposare. Dopodomani ci sar anche il CdA che non posso e non voglio rimandare. Ho voluto informarti, anzi, a dir la verit, ha insistito Brian affinch ti chiamassi a quest'ora. Immagino tu sia gi a letto." La voce di Gladys aveva riacquistato il solito tono.

"Stavo per andarci, in effetti. Sar un problema dormire adesso. Appena saprai qualcosa sull'esplosione, chiama. Cerca di riposare, ci sentiamo presto." Damian lanci il cellulare sul letto. Per tutto il tempo della conversazione non aveva fatto altro che guardare Chiara e, se l'argomento dell'interruzione non fosse stato importante, non ne avrebbe afferrato neanche una parola.

"Scusami, io non avrei dovuto..." esordirono insieme bloccandosi nello stesso momento, per poi ricominciare.

"Non so cosa mi sia preso..." Sembravano attori in un ridicolo programma, ma nessuno di loro aveva voglia di ridere.

Chiara trov il coraggio per prima. "Dico sul serio, non so cosa mi sia successo, ma dopo aver letto la lettera di Roscoe, ho perso la testa. In te ho trovato il rifugio che mi dava lui. Scusami, non succeder pi." Abbass la testa e l'incanto fra loro scomparve.

Damian, ormai libero, fece un passo in avanti, ma si ferm lasciando cadere le braccia che gi aveva proteso verso di lei. "Avrei potuto fermarti, evitando l'imbarazzo successivo, ma non l'ho fatto. Se solo fossi come lui, se avessi la sua stessa inclinazione, ti direi che  stato bello e che sarei disposto a continuare pur di non perderti." Non riuscendo a stare fermo, si port indietro i capelli bagnati passando pi volte le mani sulla testa. "Chiara, mi conosci, sai come sono fatto e per quanto abbia apprezzato baciarti, non sono in grado di cambiare la mia natura, mi dispiace." Chiara annu, imbarazzata quanto lui. Non pot fare a meno di scusarsi ancora una volta. Damian stavolta le prese le mani.

"Considerami sempre il tuo rifugio, forse ne ho bisogno anche io. Ogni volta che vorrai, mi troverai qui. Sar tuo amico sempre, ma non chiedermi di pi, non potrei mai accontentarti." L'abbraccio fu fraterno e veloce, un tacito accordo sulla volont di entrambi di non tornare pi sull'argomento. Chiara lasci la stanza meno turbata di quanto vi fosse entrata e Damian si volt di spalle affacciandosi alla finestra. Una stella era riuscita a superare la barriera delle luci sulla strada. Brillava esultando per la vittoria nel buio del cielo. Si perse nel suo bagliore dimenticando tutto, almeno per una notte.

16. Blantyre.

Gladys inspir l'odore del suo uomo. Apr gli occhi e si trov intrappolata tra le braccia di Matt, disteso alle sue spalle. Si mosse fino ad avvertire l'erezione mattutina premuta contro le natiche, allora si ferm in attesa di un cenno, ma non accadde nulla. Matthew stava dormendo, per fortuna! Non aveva certo intenzione di svegliarlo, n di ricominciare a discutere su come avrebbe dovuto vivere fino a quando non fosse stato catturato il colpevole dell'attentato ai cantieri. Erano passati due giorni dall'incidente e gi le mancava l'aria. Non era piacevole sentirsi una reclusa agli arresti domiciliari.

" per il tuo bene, lo capisci? Non intendo perderti di vista neanche per un attimo, e se non potr farlo io, allora ti mander una scorta. Quello che  accaduto  sufficiente e non voglio correre altri rischi." Matthew era stato chiaro e a nulla erano valse le sue rimostranze: lui semplicemente non aveva sentito ragioni. Damian gli aveva chiesto di non lasciarla sola durante il suo soggiorno in Italia e cos si era trasferito al castello, prendendo alla lettera la richiesta. Gladys non ne poteva pi! La convivenza non faceva per lei e, sebbene non mancassero i risvolti positivi, tuttavia non vedeva l'ora di uscire da quella prigione dorata per tornare al lavoro.

Al cantiere le attivit erano proseguite gi dal giorno dopo l'attentato, ma Gladys, su ordine di Gleason, si era dovuta accontentare di svolgere le sue mansioni di

presidente da casa. Era stato un motivo valido per non rivolgergli la parola per tutto il giorno, capitolando, ahim, la sera in cui lo aveva visto irrompere come una furia in camera per ritrovarselo addosso in un secondo. Era stata sufficiente una bollente notte di sesso per appianare qualsiasi divergenza. Ma Gladys aveva sottovalutato la situazione: non erano tornati quelli di sempre, e se ne era accorta ben presto poich, quando aveva dichiarato di voler tornare al lavoro, tutto era precipitato di nuovo.
Dopo due, invece, si era guadagnata la libera uscita, almeno lo sperava. Di l a poche ore avrebbe presieduto un importante consiglio di amministrazione e non ci sarebbe stata bomba o altro a impedirle di raggiungere le Mac Talbot Industries. Trattenne il fiato mentre tentava di sollevare il caldo braccio di Matt e liberarsi dalla sua morsa.
Strinse le labbra ingabbiando il gemito tra i denti appena avvert la punta del suo pene insinuarsi tra le cosce. Come era potuto succedere? Aveva soltanto sollevato i fianchi ed eccola rivivere la sensazione celestiale della notte da poco trascorsa. Se solo non ci fosse stata quell'urgenza, nulla le avrebbe impedito di godersi il suo uomo ancora per qualche ora; se era vero che Matt era testardo, era altrettanto comprovato che, se si parlava di sesso, il detective sapeva il fatto suo. Sospirando si alz.

"Uhm... dove credi di andare?" Il braccio robusto di Matthew le arpion la gamba costringendola a sedersi di nuovo. Il calore sulla pelle le incendi l'inguine.

"Matt, andiamo,  tardi. Sai cosa mi aspetta oggi. Ti prego non ricominciamo." Niente da fare, la mano le stava fondendo la coscia. Tent la carta della seduzione: volt la testa e lo salut sfoggiando il suo sorriso migliore. Conosceva bene il suo "pollo" e se avesse potuto, avrebbe scommesso sulla sua vittoria. Matt, infatti, rimase quasi abbagliato, con un'espressione che era un misto di sofferenza e peccato, ma non

allent la presa: c'era un pegno da pagare e lo sapeva. Lo vide sollevare il lenzuolo di seta color lavanda. Il ghigno sul suo viso preannunci cosa stesse per accadere.
Fingendo un'esasperazione che non provava affatto, ammicc salendogli sopra, pronta a cavalcarlo; se avesse giocato bene le sue carte, sarebbe uscita di casa in tempo.

"Piccola, sei calda come la bocca di un vulcano." Amava sentirlo parlare cos, per lei era come un preliminare importante; il tono della voce diventava pi basso e intimo e la eccitava, rendendola sua schiava. Gli press la mano sulla spalla, inarc la schiena e lo sent entrare profondo dentro di lei. Butt indietro la testa e mosse i fianchi prendendo tutto quello che poteva, fino all'ultima goccia. Stretta a lui, quando il cervello fu in grado di elaborare di nuovo un pensiero logico, ammise tra s che in fin dei conti averlo nel letto non era poi cos male. Poteva definirsi perversa?

Gladys usc dal bagno un'ora dopo, fresca e truccata, con indosso un tubino nocciola impunturato beige, dello stesso colore del giacchino corto. Aveva raccolto i capelli in uno chignon tenuto stretto da un pettinino impreziosito da pietre color ambra, come la Birkin e le Manolo Blahnik. Trov l'approvazione del detective che l'accolse con un indelicato fischio d'ammirazione.

"Non ti avvicinare! Copriti, depravato. Il tuo tempo  finito e io ho un lavoro da portare avanti, e se credi che basti ostentare quei muscoli guizzanti e sodi e tutto il ben di Dio che ti porti dietro per farmi desistere dal lasciare la stanza, ti assicuro che stai sbagliando. Non mi incanti, detective." Gli lanci uno sguardo di fuoco e inforc la porta. Era infuriata con se stessa: avrebbe voluto che ogni singola parola appena pronunciata fosse vera. Invece, la sola parte reale era quella riguardante il lavoro da portare avanti. Per il resto, il suo corpo ragionava in maniera del tutto autonoma

rispetto al suo cervello. E questo bastava a mandarla in escandescenza.

"Aspetta Gladys, ascoltami."

"Non voglio pi farlo. I patti erano questi." Si affrett a scendere la scalinata, sicura del fatto suo. Se voleva fermarla, Matt aveva bisogno di vestirsi e questo le avrebbe dato un notevole vantaggio. Rudolph l'aspettava nel foyer. Aveva in mano la ventiquattrore rossa e le teneva aperto il portone.

"Gladys fermati! Da sola non andrai da nessuna parte!" Sent gridare Matt dal ballatoio.

"Ah, lo vedremo!" L'esasperazione lasci ben presto il posto all'incredulit quando riconobbe la figura vicina alla sua auto. "Brian?" Torn come una furia in casa. Matthew era sceso e si stava avvicinando, con indosso l'accappatoio, per fortuna.

"Che significa?"

"Quello che ho detto: non andrai da sola."

"Vuoi che Brian mi scorti al cantiere e magari aspetti l fino a stasera? Dico, sei impazzito?" Gli si par davanti come una furia con tutta l'intenzione di non dargliela vinta.

Gleason non volle sentire ragioni, lo spavento era stato sufficiente per renderlo iperprotettivo. A nulla valsero le sue lamentele, il mastino ebbe la meglio e lei non pot far altro che soccombere, ma prima di voltargli le spalle si preoccup di rendere chiaro cosa pensasse di lui.

"Ti odio, detective!" Quello che non si aspettava fu la risposta sussurrata che la

spiazz. "Ripetimelo stasera, mentre ti leccher la tua bella passera!" Gladys assottigli le palpebre e incass, consapevole del colorito che le stava imporporando le guance. Se avesse avuto una lama in mano, si sarebbe divertita a ficcargliela nel petto innumerevoli volte, ma ahim, se l'era cercata. Mai mettersi contro un poliziotto, seminudo e dannatamente sexy per giunta! Accompagnata dal suono della risata di Matt, super Brian senza rispondere al suo saluto e sal in macchina.

...
.
...

"Ora basta!" Gladys grid esasperata. Era gi umiliante farsi scarrozzare, ma avere l'autista abbattuto come un cagnolino abbandonato davanti al portone della chiesa, era davvero insopportabile.

"Sono due giorni che ti osservo, che diavolo ti  successo? Problemi al locale?" La preoccupazione che gli fosse accaduto qualcosa, la distolse dal suo pensiero primario: uccidere Matt. Brian continuava a tacere. Meglio cambiare tattica, se voleva carpire sul serio qualche informazione. Era indubbio che si trattasse di qualcosa di grave e voleva scoprirlo.

"Brian, tra noi c' sempre stata una forte intesa. Ci conosciamo da anni e non ti ho mai visto cos depresso, neanche quando..." Si volt quasi completamente verso di lui. Trattenne il fiato ma ormai la luce si era accesa e la risposta alla sua domanda brillava come un insegna al neon. Il silenzio di Brian bast a confermare quel che temeva.

"Non ti ha pi chiamato l'altra sera, non  cos?"

"Non sento tuo fratello da quasi una settimana, ma me lo merito. Sono un coglione fatto e finito e non cerco giustificazioni. Adesso per, cambiamo discorso,  meglio." Brian non distolse lo sguardo dalla strada, eppure non le sfugg che fosse teso e preoccupato. Le sue mani avrebbero spezzato il volante, se solo fosse stato possibile.

Gladys not la vena gonfia sul collo e la mascella tesa. Avrebbe potuto assecondarlo e lasciar correre? No, era di suo fratello che si stava parlando e della sua felicit. Col cavolo che avrebbe soprasseduto! "Che cosa hai fatto, Brian? C' solo un modo per fare incazzare Damian cos, e spero che tu non sia stato tanto sciocco da caderci." Lui non rispose.

"Cazzo! Con chi e, per amor del cielo, perch?" Non riusc a frenarsi e non prov piet, n compassione. Conosceva da vicino il dolore pungente del tradimento, lo aveva vissuto sulla propria pelle.

"Ho sbagliato, lo riconosco, ma gliel'avrei detto. Invece, l'ha scoperto per caso
ed  stato terribile."

"Che ti aspettavi? Una pacca sulla spalla ed essere, magari, rincuorato? Allora sei davvero stupido." Il tono brusco ebbe l'effetto di uno schiaffo. Quando la guard, l'espressione di Brian parlava da sola: era pi che distrutto.

"La conosco?" Brian annu e quando le disse il nome per poco non si strozz.

"S, sei proprio un idiota. Come ti  venuto in mente di scoparti quella troietta?
No, non dirlo. Lo capisco da sola."

"Lo so da me che non posso giustificarmi e non lo far, ma sto male perch Damian non mi d la possibilit di parlare. Ogni volta che lo chiamo, non risponde."

"Se hai rovinato tutto,  solo colpa tua. Smettila di piagnucolare. Sei patetico!
Cos', Connie ti ha succhiato via la dignit, oltre all'uccello?" Era davvero troppo.
Gladys volt la testa verso il finestrino, disgustata. Il solo guardarlo le procurava un travaso di bile. Perch tutti gli uomini che la circondavano avevano deciso di renderle quel giorno infernale? Sospir amareggiata, ne aveva avuto abbastanza. Brian pass il resto del viaggio a raccontarle la sua versione prendendosi tutti gli insulti con cui Gladys lo apostrofava di tanto in tanto. Quando si ferm davanti all'entrata degli uffici Mac Talbot, spense il motore, sganci la cintura di sicurezza e le prese la mano chiedendole di aiutarlo. Gladys lo fiss a lungo, consapevole che la situazione non sarebbe cambiata tanto presto. "Aspettati il peggio. Noi Mac Talbot reagiamo male ai
tradimenti, peggio di chiunque altro."

"Parlagli tu. Convincilo almeno a rispondere alle mie chiamate. Vorrei solo dirgli
che ho capito di amarlo sopra ogni cosa."

Gladys scese dall'auto scuotendo la testa. Si allontan senza rispondergli, non c'era altro da dire.

...
.
...
Sophie, stretta al petto la cartellina con l'elenco delle presenze, si ferm a guardare oltre la vetrata. Gladys le si avvicin, era curiosa di conoscere cosa fosse cambiato nel panorama da interessarla in quel modo. La giornata si presentava uggiosa: le nuvole avevano coperto gran parte del cielo e il parcheggio cominciava ad affollarsi come sempre a quell'ora. Un momento! Brian era ancora fermo dove l'aveva lasciato. Se ne stava appoggiato alla sua Mercedes con le braccia conserte,

con l'aria di chi stesse aspettando una sentenza di morte da un momento all'altro.
Gladys sospir e solo un attimo dopo si accorse di non essere stata la sola. Ecco, tutto era chiaro!

"Sophie! Che diavolo stai facendo?"

"Gladys... oddio! Mi scusi, io non mi ero accorta..." Pose fine a quella ridicola pantomima allungando verso di lei la mano. Niente, la segretaria inebetita non afferr il concetto se non dopo che, esasperata, batt il piede a terra.

"I documenti, Sophie!" La segretaria si scosse dal torpore. Era arrossita al punto che Gladys rote gli occhi infastidita. Che razza di pensieri sconci stava formulando quella sua testolina? Tutti con Brian come protagonista, tra l'altro! Gladys sollev il sopracciglio e la squadr da capo a piedi.

"Spero di non dovermi preoccupare personalmente della sala riunioni. Vogliamo andare?" Il tono brusco sort l'effetto sperato. La segretaria l'affianc, camminando a passo svelto verso l'ascensore e poi al quarto piano. Quando le porte di ferro si aprirono, Gladys attravers il lungo corridoio a testa alta e con apprensione. Non c'era nulla da temere, lo sapeva. Allora perch sentiva il cuore battere forte come se si trovasse l a presiedere una riunione dei soci per la prima volta? Era pur sempre il Presidente e, anche se da sola, aveva tutte le carte in regola e la grinta giusta per farsi rispettare. Ma quel giorno doveva fare i conti con il passato: pur essendo lontano, Sean Logan era comunque rientrato nelle industrie Mac Talbot, anche se non personalmente. Sembrava, infatti, che qualcuno avesse rilevato le sue azioni e per questa ragione questo qualcuno reclamasse un posto nel consiglio. Gladys non conosceva ancora l'identit del socio misterioso, l'avrebbe scoperta assieme agli altri

che gi erano arrivati. Il brusio oltre la porta ne era conferma. Sperava solo di non incorrere in qualche brutta sorpresa. Al solo pensiero sent lo stomaco contrarsi e un brivido la scosse minando la sua sicurezza. Pos la mano sulla maniglia della porta cercando di celare il tremolio. Fall miseramente. "Coraggio, sai prendere gli uomini come desiderano, chiunque essi siano. Che lo spettacolo abbia inizio", pens appena varcata la soglia.

Il brusio si interruppe di colpo e Gladys seppe in quel momento di aver calamitato tutti gli sguardi dei presenti. I soci, amici di suo padre, lasciarono le loro discussioni per salutarla. Mr. Milner e il vice sindaco Moore furono i primi ad avvicinarsi. Sui loro volti erano impressi ancora i segni dell'attentato di due giorni prima: anche loro erano risultati tra i feriti dell'esplosione, per fortuna senza troppe conseguenze.

" gi arrivato, Gladys." Milner si preoccup di metterla al corrente sul nuovo socio. Lei alz la testa e lo inquadr. Lo vide appoggiato con un gomito alla poltrona davanti al suo posto, le dava le spalle e da quello che poteva vedere, sembrava giovane, forse sui trentacinque anni e non aveva poi tanto l'aria di un noioso uomo d'affari, visto l'abito che indossava: uno Zegna grigio chiaro la cui giacca metteva bene in risalto le sue spalle. Era alto, atletico, con i capelli castano chiaro. Le dava le spalle, il maleducato, forse non si era accorto della sua presenza, impegnato com'era a parlare con un altro uomo che non conosceva. Inclin la testa verso il socio e chiese spiegazioni.

"S  lui, mentre l'altro  l'artefice del suo ingresso alla MTI, Vincent Murriel."

"Ah ecco, francese?" Gladys indugi ad osservarlo: anche lui era alto, con i

capelli neri corti e la carnagione olivastra. Almeno quando la vide si avvicin portandosi dietro il suo socio. Le strinse la mano e si present accennando un sorriso.
Gladys sollev il sopracciglio e annot mentalmente quanto fossero seducenti i suoi occhi, due giade chiare risplendenti. Milner, nel frattempo, le pass la scheda dei dati anagrafici che lesse prima di prendere posto. Aspett che tutti si accomodassero e finalmente dette inizio alla seduta.

...
.
...
Dopo un paio d'ore, a riunione finita, la Mac Talbot Industries registr un aumento considerevole di capitale grazie all'entrata dei nuovi soci. Gladys poteva considerarsi soddisfatta, tutto si era svolto secondo i piani e le sue linee di condotta erano state accettate senza grandi discussioni. Da sola nella grande sala, seduta ancora sulla sua poltrona, guard oltre la grande vetrata lasciandosi andare ad un lungo e rilassante sospiro. Sollev le gambe sul bracciolo della poltroncina vicina, infischiandosene, per una volta, dell'etichetta. Dopo tutto quello che aveva passato negli ultimi giorni, si sentiva in diritto di infrangere le regole almeno per un momento.
Erano finiti i tempi passati a guardarsi le spalle dalle macchinazioni ordite da Logan; per la prima volta aveva ottenuto la maggioranza assoluta e il voto favorevole su ogni punto riportato sull'ordine del giorno. Neanche la presenza dei nuovi l'aveva messa in soggezione, al contrario, le loro idee innovatrici e la capacit imprenditoriale di ultima generazione l'avevano colpita positivamente. La MTI aveva bisogno di forze fresche e nuovi capitali utili per finanziare le proposte che sia lei che il fratello avevano messo sul piatto delle trattative. Vincent Murriel, poi, poteva considerarsi una piacevole sorpresa. Aveva gradito la sua onest nel rendere nota la volont di

portare avanti con la MMI, ormai legalizzata a tutti gli effetti, il lavoro di sfruttamento dei giacimenti di diamanti.

"... e anche se non l'ho conosciuto, posso solo immaginare quanto sia stata importante per voi tutti e soprattutto per il Presidente, la figura di Roscoe Mac Talbot. A questo proposito, mi impegno, con l'aiuto del suo socio con il quale ho da poco stipulato un accordo, a far s che il suo lavoro continui.  un dovere per me e
lo dedico alla sua memoria."

Murriel aveva giocato la carta pi alta per farsi accettare da tutti e, sebbene Gladys non fosse per natura accomodante, aveva dovuto riconoscere che il suo discorso l'aveva colpita. Prima per di esprimere il giudizio definitivo, aveva bisogno di confrontarsi con il fratello. Guard l'ora al suo Cartier, erano da poco passate le dodici e trenta e in Italia ci si apprestava alla pausa pranzo. Apr quindi il pc e entr su Skype. Damian, infatti, era gi in linea.

"Sorellina, allora, come  andata?"

"Prima che ti risponda vorrei chiederti io una cosa: spero tu sia gi a casa. In caso contrario, comincer a preoccuparmi sul serio, sappilo. Che ne  stato della tua cravatta? Sei in uno stato pietoso, Dam, lascia che te lo dica. A quanto pare il tuo
incontro  stato faticoso."

"Per favore, ho passato una serata strana ieri. Anche se finora tutto sta andando per il verso giusto, non nego che mi piacerebbe trovarmi da tutt'altra parte."

Gladys non nascose le sue perplessit. Vedere il fratello con la camicia sbottonata sul collo e le maniche arrotolate fino ai gomiti ad una riunione importante,

seppur in pausa, le fece drizzare le antenne. "Problemi? Parlami, per favore e non provare a nasconde nulla... Posso immaginare. Ho fatto due chiacchiere con Brian questa mattina." Vide il fratello quasi saltare dalla sedia e cominciare a tormentare i capelli. Non era solito comportarsi cos, se non in casi particolarmente difficili, la cosa la preoccup pi del dovuto. Il pensiero di soprassedere era lontano dal suo modo di affrontare i problemi, quindi continu come un treno in corsa. Non erano affari suoi? E allora?

"Vedi che succede ad innamorarsi? Si affida il proprio cuore nelle mani di un'altra persona che alla prima opportunit ti ferisce senza pensarci. Ah, aspetta... le sue parole sono state: "Ho rovinato tutto e non posso giustificarmi, ma gliel'avrei voluto dire io. Invece, l'ha scoperto da solo ed  stato terribile..." Gladys sospir di nuovo scuotendo la testa. Ridere sarebbe stato troppo, ne era ben cosciente, ma non pot trattenersi. Sapeva che se ne sarebbe pentita da l a poco.

"Non ho voglia di parlarne. Non sono nella condizione di sopportare il tuo spirito. In altre circostanze, devo ammetterlo, vederti ridere mi scalderebbe il cuore e
Dio solo sa se ne ho bisogno!"

"Scusami, ma cosa vuoi? Trovo divertenti gli uomini con problemi di cuore. Ogni volta che ne vedo uno soffrire, mi prendo la mia piccola vendetta contro l'intera categoria. Fratello escluso, ovvio." Da dove era spuntato fuori di nuovo tutto quel cinismo? Eppure la mattinata si stava concludendo nel miglior modo possibile. Come mai allora sentiva l'urgenza di prendersi la rivincita? Si rese conto presto che Damian non meritava il suo sarcasmo, l'espressione spenta del suo viso la preoccup. Che soffrisse molto, poteva capirlo, ma non era da lui lasciar trapelare i suoi sentimenti in

quel modo. "Se ti fa cos male, perch non rispondi alle sue chiamate e ne parlate?
Diamine, Reagisci! Vuoi lasciarlo? Fallo. Vuoi stare con lui? Allora comportati da uomo e affrontalo, ma per favore, togliti dalla faccia quell'aria da vittima." Gli aveva dato una bella tirata d'orecchie. "Come sta Chiara?" Domand tanto per cambiare argomento. Damian abbass la testa e borbott qualcosa a bassa voce. Non riuscendo a comprendere, lo incalz.

"Cosa?"

"Se vuoi sentire come sta, allora chiamala. Per favore, vogliamo parlare della
maledettissima riunione? Come  andata?"

Gladys rest immobile; di tutte le possibili reazioni, di certo non si aspettava che il fratello l'aggredisse senza motivo. O meglio, forse una ragione c'era e aveva un pizzetto biondo e un paio di cubetti di ghiaccio al posto degli occhi, ma questo non giustificava la sua maleducazione. Avrebbe avuto tutto il tempo per scoprire la verit in seguito, per il momento era meglio assecondarlo.

"D'accordo. Il capitale sociale  stato aumentato senza problemi. L'ingresso nel CdA del nuovo socio italiano e del suo patrocinatore ha portato nuova linfa, anche se non sono mancati momenti di attrito. Alcuni dei vecchi soci erano poco inclini a dividere le azioni con un estraneo. Sai come sono fatti. Per fortuna alla fine ha prevalso il buon senso, specialmente quando si sono accorti che non ci sarebbero stati cloni del serpente. Se non fossi sicura, non avrei certo permesso il suo ingresso in
azienda."

"Spiegami bene la storia: da dove  uscito questo tizio? Non ne sapevamo nulla fino a pochi giorni fa. Tu ti fidi?" Damian aveva indossato di nuovo l'abito

dell'imprenditore, cambi aspetto senza battere ciglio. Ora s che lo riconosceva!
Gladys appoggi la matita alle labbra, aveva bisogno di riflettere. Si era fidata senza problemi, aveva dato retta al proprio istinto. Diede voce ai suoi pensieri. "All'inizio, sar sincera, ho avuto molti dubbi. Gi il fatto che qualcuno maneggiasse le azioni appartenute a Logan mi ha fatto accapponare la pelle. Stamattina ero preoccupata, ma poi sentendolo parlare mi sono ricreduta e con me anche gli altri soci."

"Detto da te sembra strano. Cos' che ti ha fatto cambiare idea?"

"Il suo aspetto" rispose d'impulso senza riflettere.

"Gladys, i discorsi da donnicciola non ti si addicono. Preferisco pensare che il suddetto signore abbia tre occhi e la gobba, e non che sia aitante come tu vuoi farmi credere." La battuta piccata di Damian fece da contraltare alla risata della sorella.
"Felice che almeno uno di noi due sia contento oggi."

Lei sospir sempre pi convinta che il fratello le stesse nascondendo qualcosa di importante. Per quanto tentata, non gli chiese nulla ma lo pungol ancora un poco. "Il mondo deve essersi rovesciato, non sembra anche a te? Stiamo qui a conversare e di punto in bianco accade una magia e tu prendi il mio posto."

"Di che diavolo stai parlando? Non ho tempo per i tuoi giochi. Apprezzerei di sicuro il tuo sarcasmo in un altro momento ma non adesso. Tra poco gli arabi faranno ritorno e allora dovr sedermi di nuovo al tavolo delle trattative, pertanto ti invito a toglierti la maschera da giullare e a dirmi una volta per tutte le novit della riunione." Non c'era niente da fare, il nervosismo di Damian rischiava di arrivare a picchi mai raggiunti, almeno negli ultimi anni. Anzi, a pensarci bene non l'aveva mai visto cos irascibile. Decise, alla fine, di raccontare tutto senza pi tergiversare.

"Va bene, ascolta, quello che volevo dire  che il nuovo socio non ha niente a che fare con Logan, non gli somiglia, non  viscido come lui, sembra tranquillo e con le idee chiare. Il lavoro della polizia e dei legali ha portato a riscontri positivi: non ha precedenti penali n parentele strane. Ha voluto impossessarsi delle azioni che il nuovo proprietario della MMI, un certo Vincent Murriel, gli ha venduto, ritenendole un vero colpo di fortuna per uno come lui con un interesse nel settore nautico, tutto
qui."

"C'era anche Murriel oggi? Ne ho sentito parlare. Jack lo nomin quando ci sentimmo tempo fa. Disse di avere contratto da sottoscrivere con lui."

"S certo." Stavolta tenne per s le considerazioni sull'aspetto del francese, optando per una conversazione seria e pi tecnica. "Ha fornito un chiaro prospetto delle sue attivit intraprese da quando ha rilevato l'industria del "serpente". Dopo una radicale operazione chirurgica, come l'ha definita lui stesso,  riuscito a rendere la societ stabile e credibile sul piano internazionale inanellando una serie di successi nel mondo dei preziosi, e non solo. Sembra aver diversificato gli interessi in vari campi." Gladys illustr uno schema particolareggiato del lavoro di Murriel e come era venuto in possesso delle azioni di Logan.

"Ha iniziato come broker, interessato ai movimenti della borsa di tutti i mercati europei. Quasi due anni fa ha saputo dell'arresto di Logan, o almeno cos doveva essere..." Si ferm scuotendo la testa, non riusciva a credere che quel bastardo fosse ancora a piede libero e nascosto in chiss quale parte del mondo. Sebbene Matt le avesse riferito che era stato rintracciato in Italia, nessuno lo aveva ancora arrestato.
Pensare a quell'uomo le causava uno sconvolgimento interiore che, con il passare del

tempo, non diminuiva. Solo la notizia della sua morte l'avrebbe calmata, ne era certa.
Appoggi il mento sulle dita intrecciate e sospir. Damian le venne in soccorso.

"Non pensarci. Non si avviciner pi a noi, te lo prometto. Stavi dicendo che Murriel ha scoperto che Logan stava per perdere tutto e si  precipitato a rilevare le
azioni?"

Gladys, superato il momento di crisi, riprese il discorso. "Pi o meno  andata cos: ha comprato le azioni in calo, facendo un ottimo affare e le ha rivendute al
nostro nuovo socio."

"Che dici, possiamo fidarci?"

"Ho controllato, te l'ho detto. Le operazioni sono tutte regolari e registrate. Ad ogni modo, essendo nuovo, non pu spaccare il consiglio e noi abbiamo la maggioranza assoluta. Tranquillo fratello." Damian annu, sembrava convinto. Gladys lo vide abbottonarsi la camicia, doveva essere vicino all'orario della ripresa delle trattative.

"Ah, dimenticavo, il giovanotto era curioso di conoscere anche te. Non tutto  perduto, mio caro. Entrare in contatto con persone nuove  terapeutico, pensaci." Damian le rivolse un'occhiata velenosa che si addolc quasi subito. Era evidente che

l'idea non gli dispiacesse.

"Perch no?"

Gladys vide dallo schermo la porta alle spalle del fratello aprirsi e tre uomini
entrare, uno dei quali indossava il kefiah
rosso e bianco. Aspett che Damian li
salutasse prima di chiudere il collegamento.

"Ti faccio inviare subito i file dei resoconti e le nuove quote concordate oggi.
Buon lavoro, ci sentiamo presto. Ah, telefona a Brian, per favore. Non insisterei se
non lo credessi necessario. Ciao fratellone."

17. Italia.

Le luci sulla strada furono la sua unica compagnia in quella serata strana.
Abbandonati gli ultimi strascichi di caldo, sembrava essere entrati, senza preavviso, nel mese pi umido dell'anno. Sean Logan chiuse la lampo del giubbotto e prosegu lungo la salita. Alle nove di sera il paese era deserto e per lui andava bene cos. Non voleva scambiare chiacchiere con conoscenti curiosi. Aveva fretta di tornare a casa poich attendeva notizie che sperava fossero interessanti e, dopo mesi di latitanza, sognava il momento di rientrare in pista da vincitore. Se tutto fosse andato come da programma, non avrebbe avuto piet per i nemici: dovevano essere distrutti. Era questo il suo sogno. Il solo pensarci lo esalt a tal punto da non accorgersi di aver accelerato l'andatura fin quasi a correre. Appoggi la mano sul portone di casa; era senza fiato. Tir fuori dalla tasca la chiave ed entr. Il buio del tinello lo accolse, ma il silenzio ben presto fu rotto dal trillo continuo del suo cellulare. Il corpo si tese sotto la giacca. "Ci siamo", pens e per un attimo, prima di rispondere, fu avvolto dalla

meravigliosa sensazione di felicit che gli scald il cuore.

"Pronto?"

"Sono io." La voce all'altro capo attese un attimo di troppo prima di

proseguire. Si mise in allerta non considerandolo un buon segno.
"Lo so che sei tu, ti aspettavo. Avanti, cos'hai da dirmi? Non tralasciare

neanche il pi piccolo particolare." Logan spost i cuscini ricamati e prese posto sul divano.

"L'inaugurazione  saltata come previsto..."

"Era ora!", grid l'ex senatore sottolineando l'entusiasmo con un pugno sul bracciolo. "Devo forse tirarti fuori le parole da quella cazzo di bocca? Che aspetti?" Il sospetto che non tutto fosse andato come previsto si insinu nella testa. Logan, innervosito, si alz di scatto.

"Se avete fallito, tu me la pagherai, lo sai? Ti do un consiglio che faresti bene a seguire: se vuoi vivere a lungo, non sbagliare mai quello che ti ordino di fare, Mai!" Lasci che le ultime parole andassero a segno, minacciose. Apr la finestra in modo che l'aria fresca abbassasse la temperatura della stanza.

"Ti sto solo dicendo che tutto  andato secondo i piani e, all'ora stabilita, la bomba inserita sotto il palco  esplosa mandando all'aria tutto..."

"E allora?  morto o no?" Logan si sporse oltre la ringhiera del balcone.
Preso dalla foga, non si era accorto di parlare ad alta voce. Dopo aver constatato di on aver avuto pubblico, si rilass. Tuttavia, per evitare sorprese, pens bene di rientrare, Nonostante gli accorgimenti, fatic a rimanere calmo; non era cos che aveva progettato di trascorrere la serata. Da troppo tempo sognava di mettere a segno un punto fondamentale che gli avrebbe permesso di tornare in patria e riprendersi quello che da sempre desiderava. La notizia dell'attentato alle industrie Mac Talbot avrebbe fatto il giro del mondo in poco tempo. Messi da parte i gemelli, non gli restava altro che occuparsi di Gladys, ma per lei aveva escogitato un piano ben diverso. Purtroppo, l'inefficienza dei suoi collaboratori acerbi, a quanto sembrava,

aveva fatto perdere l'ultima opportunit di ritrovarsi capo assoluto della MTI. Se avesse potuto, in quel momento avrebbe fatto a pezzi la testa del suo interlocutore abbattendo sul suo cranio il pesante posacenere di lava vulcanica che qualcuno aveva lasciato sul mobile della saletta vicina.

"No, Damian  ancora vivo, ma solo perch non era presente alla cerimonia.
Non  neanche in Scozia, per la verit."

"Sai cosa trovo buffo? Il fatto che ti vanti tanto di essere il migliore nel tuo campo e invece ti sfuggono dei piccoli dettagli come questo. Perch non sono stato avvertito prima?" La pazienza, a breve, avrebbe seguito la stessa sorte del suo buon umore; sentiva il corpo tendersi di nuovo. Ci nonostante si sforz di mantenere il controllo della voce, perch se era vero che il paese in cui viveva poteva considerarsi tra i pi tranquilli, era altrettanto palese quanto fosse pronto a incamerare nuovi pettegolezzi. La gente non si sarebbe lasciata sfuggire la ghiotta occasione di infarcire storie pi o meno veritiere su di lui, lo scozzese, come lo chiamavano in paese, tanto per passare il tempo. L'ultima cosa che gli mancava era proprio una visitina da parte dei carabinieri dalla vicina caserma. Rabbrivid solo al pensiero. Che ne sarebbe stato del lavoro portato avanti con tanta cura? Sarebbe andato tutto a puttane, un intero anno di strategie perduto e il sogno di una vita sfumato per sempre. Tanto valeva accendere un'insegna al neon sulla testa con su scritto: "Venitemi a prendere, che aspettate?" .

"Non potevo immaginare che quello stronzetto figlio di pap se ne tornasse a Roma proprio alla vigilia di un evento tanto importante per la sua azienda. Avevamo
calcolato tutto al millesimo..."

" evidente che i vostri calcoli non siano stati sufficienti." Logan si muoveva per la stanza a grandi passi, misurandola in lungo e in largo. Altro che calcoli!
Gliel'avrebbe fatto vedere lui, se solo avesse potuto, a quei due incapaci. Come aveva fatto a fidarsi di due sbarbatelli che ancora puzzavano di latte? Nonostante gli agganci con l'unico impiegato rimastogli fedele all'interno del cantiere e le notizie fornite loro per muoversi liberamente, i due compari non erano riusciti a prevedere il viaggio della loro vittima in tempo? Non riusciva crederci!

"Come  potuto sfuggirvi un dettaglio cos importante? Non ci vuole un genio del male per capire che se l'obiettivo della missione viene a mancare, tutto il resto salta." Il cellulare cominci a scottargli tra le dita. Si guard attorno e individuato il pacchetto di Camel lasciato da Antonio sul mobile, lo raggiunse. Senza pensarci si ritrov ad aspirare, disgustato, il fumo della sigaretta che subito gli and di traverso.
Prese a tossire e a imprecare: si volt di scatto quando vide un braccio coperto da una camicia bianca, offrirgli dell'acqua.

"Prendi, e lascia stare sta roba. Non sei abituato." Antonio schiacci la sigaretta nel posacenere non prima di avergli agitato sotto gli occhi il mazzo di chiavi usato per entrare in casa. Logan prese un respiro profondo e con un gesto imperioso della mano, gli intim di sedersi. Pos il cellulare sul tavolo e prosegu la telefonata in viva voce. "Vi rendete conto di aver perso un'occasione irripetibile? Pensate forse che la prossima volta vi lasceranno entrare ? Magari srotolando un tappeto rosso!
Idioti!"

"Aspetta un attimo. Non puoi prendertela con noi per le variazioni al programma.  probabile che neanche il nostro aggancio lo sapesse. In secondo luogo,

per poco avremmo fatto centro lo stesso, se solo la guardia del corpo non si fosse
intromessa..."

"Cosa?" Il terrore attravers il corpo di Logan bruciando come una frustata , e il sospetto di ci che stava per sentire s'insinu nella mente rendendolo pazzo.

"Non vorrai dirmi che avete fatto del male a Gladys Mac Talbot! Lei non si tocca!" Doveva aver urlato troppo, perch Antonio scatt con la mano sulla sua spalla. I due si scambiarono un'occhiata d'intesa prima che l'ex senatore si allontanasse.

"Ha riportato solo poche ferite, niente di serio. Non capisco, per, che differenza avrebbe fatto se la bionda si fosse trovata al posto del fratello?  sempre di un Mac Talbot che stiamo parlando e hai detto che avresti voluto disfarti dell'intera famiglia. Che cosa  cambiato da allora?" La risposta non tard ad arrivare, gelida come una stalattite in pieno petto.

"Per lei ho in mente un trattamento particolare. Quella donna pagher per tutte le volte in cui mi ha umiliato, rifiutandomi. Stavolta non ci saranno n il padre n i fratelli a impedirmelo, ma devo farlo io." La voce si abbass diventando un sibilo.
"Voi dovete togliermi di mezzo il finocchio!"

"Andiamo avanti con il piano B. Non devi preoccuparti." Logan si lasci andare a una risata poco convinta. Quando l'ex senatore torn a parlare, non si preoccup di usare parole forti, l'importante era che il messaggio arrivasse a destinazione forte e chiaro.

"Il tempo stringe e qui tutto  pronto per l'ultima fase del piano. Non posso

per metterlo in pratica, se voi non fate ci che vi si ordina. Ho chiesto di togliermi di mezzo il ribelle e avete fallito, dovevate far fuori il moccioso, e non siete riusciti neanche in questo. Se me la fossi vista da solo, a quest'ora avrei raggiunto di certo l'obiettivo: voglio lei.  la mia assicurazione sulla vita, la mia vendetta. Uccidi il biondino e non deludermi o mi prender cura io di te. E posso assicurarti che neanche
tua madre ti riconoscer quando tornerai da lei."

"Va bene, appena arrivati in Italia lo contatteremo. Stavolta non ci sfuggir."

Logan lanci il cellulare come se si trovasse su un campo di baseball, Antonio lo afferr al volo prima che si schiantasse contro il muro.

"Sei sicuro di poterti fidare di quei due?" Il suo secondo era preoccupato pi per la sua reazione che per l'esito finale della missione.

"Me lo domando anche io, ma sono bloccato in questo fottuto buco e non posso far altro che affidarmi a loro. Domani mattina presto torneremo al rifugio. Deve essere tutto pronto per la prossima settimana. Il cappio si sta stringendo, ma non sar
il mio collo, stavolta, a restare incastrato."

...
.
...
Sierra Leone, Freetown

"Cosa si pu pensare di un governo che non
riesce ancora a dare una risposta alle famiglie che
esattamente un anno fa, nel distretto di Bo, hanno
perso i loro cari? Cinquanta uomini, padri di

famiglia, mariti, fratelli e figli , sono morti sotto la miniera al centro della Provincia del Sud senza una ragione. Cosa si  fatto per rendere giustizia alla
popolazione che da troppo tempo ormai piange i
propri morti? Niente, assolutamente niente. Molte
sono le domande rimaste ancora senza risposte..."

Le dita volavano sulla tastiera del pc. L'articolo doveva andare in stampa di l a poco e, sebbene non ci fossero state novit sull'incidente dell'anno prima, Jack non poteva rimanere a guardare in silenzio. Da qualche tempo sentiva una morsa alla bocca dello stomaco, non ne capiva la ragione n era ancora riuscito a darsi una spiegazione. Sapeva solo che doveva muoversi e far qualcosa di concreto. Quella mattina era uscito da casa come sospinto da braccia invisibili. Aveva raggiunto la propria postazione con un unico pensiero martellante in testa: riprendere gli articoli riguardanti il crollo della miniera. Non sapendo bene il perch, si era attaccato al telefono e per tutta la mattinata aveva preso contatto con i suoi informatori per tornare sul discorso da dove era stato interrotto dalle autorit, in attesa di una novit o uno spunto da cui partire di nuovo con l'inchiesta. La cosa strana era che pi continuava a informarsi, pi si sentiva coinvolto nella storia, come se l'avesse vissuta. "Davvero strano! Io neanche ero qui...", ma una volta davanti al pc avvert di nuovo la spinta interiore e le mani si mossero autonome. Ci che gli apparve di fronte alla fine, fu un resoconto dettagliato di quel giorno sventurato, una foto precisa su cui era impressa la disgrazia pi grande avvenuta nella zona negli ultimi anni. Poteva considerarsi soddisfatto, eppure il tarlo nel cervello non accennava a diminuire. Perch?

Lasci andare la tastiera per un paio di minuti, aveva bisogno di alzarsi e di allontanarsi per riflettere. Cos'era quella morsa costante allo stomaco e il peso sul petto che gli impediva di respirare? Non si considerava certo un tipo impressionabile, tuttavia era indubbio che qualcosa d'inconsueto gli stesse capitando. E quelle continue emicranie? No, non era normale. Si avvicin alla caraffa del caff; solo l'odore gli fece venire la nausea. Forse sarebbe stato meglio una bella bottiglia di scotch, quella s che se la sarebbe scolata senza problemi! Un momento: da quando aveva cominciato a pensare a bere di mattina? Sconcertato, torn al suo tavolo e riprese a
scrivere:

"... da quanto riportato dalle fonti, il crollo 
avvenuto intorno alle tre e trentacinque del
pomeriggio, quando tutti i minatori si apprestavano a risalire in superficie. Un'altra giornata di lavoro
era conclusa e nessuno di loro avrebbe potuto
immaginare di non rivedere pi la luce. Le pareti di
terra e pietre si accartocciarono su se stesse
lasciando che un esteso muro di polvere s'innalzasse per inghiottire l'ultimo sogno di una vita. Quanti di
loro si nascosero dietro ad un braccio innalzato
nella speranza vana di fermare l'inevitabile..."

Apr la bocca cercando aria... "Che cazzo sta succedendo?"La mano scatt sul colletto allentandolo. Sulla lingua il gusto allappante della polvere sembrava reale , cos come l'ombra che all'improvviso gli oscur la vista.

"Jack, tutto bene?" La voce gli arriv attutita. Volt la testa verso sinistra e annu. L'immagine sfocata di una donna riemp il suo campo visivo, sempre la stessa con i capelli neri e il volto atterrito dal dolore. Nei suoi pensieri lei non aveva un nome e il solo rimuginare per capire chi fosse lo sfiniva a tal punto da non ricordare pi neanche il proprio.

"Jack? Jack, mi senti?" Il collega lo scosse stringendogli la spalla.

"Eh? S, certo. Che c'?" A stento distinse la sua voce.

"Non hai sentito il capo? Ti ha gi chiamato due volte. Che hai? Sei pallido.
Non ti starai ammalando, spero."

"Ma no, che dici? Ho solo sete." Si alz di scatto e per poco non pag caro lo sproposito. Dovette appoggiarsi al tavolo imprecando; Il dolore alla gamba fu tale che, per la prima volta, l'idea di tornare in ospedale per un controllo non gli parve del tutto assurda. La vita sfrenata condotta negli ultimi tempi aveva segnato il fisico pi del dovuto. Tutto era iniziato con la riapertura delle indagini di quella maledetta miniera. Appena gli occhi tornarono a registrare la luce, si rese conto della preoccupazione del collega. La smorfia sul suo volto parlava da sola.

"Ho detto che sto bene e ora vado dal capo. Tu non sai cosa vuole?" Prese il bastone e raddrizz la schiena. Di nuovo sicuro, si preoccup di riacquistare il suo portamento solito. Buss alla porta del direttore entrando appena sent l'invito.

"Ah, eccoti. Pensavo te ne fossi gi andato." Il tono roco di John Killan risuon nella stanza. Amava parlare ad alta voce, diceva che solo in quel modo godeva di pi credito, ripeteva infatti in continuazione: "Se quando parli riesci a far

tacere i pensieri degli altri, allora tutti ti ascolteranno."

"Ero preso dall'articolo. Sai, quello di cui ti ho parlato." Si affrett a spiegare. Come avrebbe potuto giustificare il suo stato confusionario di poco prima?
Era un mistero anche per lui.

"Lo so, immaginavo, ed  per questo che ti ho chiamato. Ho qui una busta
arrivata in redazione poco fa."

Jack allung la mano. L'involucro era piuttosto pesante. Un libro? Incuriosito, sollev il sopracciglio quando lesse il nome del destinatario: "Per l'uomo dalla barba
scura." "Che scherzo  questo? Chi lo manda?"

"Questa  bella! Ed io che credevo che si trattasse di una trovata goliardica di qualche tuo amico buontempone. Non sai chi  il mittente? Scoprilo, a quanto pare la missiva  per te." Killan pos l'immancabile sigaro cubano sul posacenere gi pieno.

Jack apr la busta. Tir fuori una serie di fogli dattiloscritti, pi di dieci, e ancora interdetto, cominci a scorrere le pagine. Ben presto si accorse di avere in mano un dossier particolareggiato delle indagini sul crollo. Ma non era niente di ufficiale. C'erano riferimenti e piste mai battute dagli investigatori, almeno fino a quel momento. Tutto ci che stava cercando da giorni, era l tra le sue mani. Non riusc a credere a tanta fortuna. Quasi sgomento, alz lo sguardo. Il direttore inarc le sopracciglia.

"Cazzo, c' tutto quello che stavo cercando. Qui dice che qualcuno ha sabotato la miniera. Hanno visto dei movimenti sospetti nella zona e una jeep sparire un quarto d'ora prima dell'esplosione. Ed  riportata perfino la targa... Oh porca t... qui 

riportata la targa!" Sembrava intontito, incapace di reagire. La gola gli si secc di nuovo, ma non per la polvere.

"Mi stai dicendo che potremmo risalire agli esecutori del massacro? Sai che
significherebbe?"

"S, che il governo c' dentro fino al collo o che qualcuno ha di proposito occultato delle prove evidenti. La domanda : a chi ha fatto comodo nascondere la verit?" Jack lesse con avidit fino all'ultima parola e quando sollev di nuovo la testa era convinto di avere in mano uno scoop di proporzioni grandiose. La richiesta gli scivol di bocca e rotol sulla scrivania del capo illuminata da una cornice al neon: non poteva essere ignorata.

"Qui  scritto che trover le risposte sul posto. Io vado, parto subito." "Va bene, vai, ma prima mandami un articolo che prepari allo scoop successivo. Se queste notizie racchiudono qualcosa di vero, allora stiamo pronti a tutto." Non serv altro per convincerlo a correre a finire il suo articolo. Dopo circa venti minuti, aveva messo la parola fine e la firma a quello che poteva considerarsi il pezzo pi spinoso del secolo. Jack lasci la redazione con un unico dubbio: chi gli aveva inviato quelle rivelazioni e perch proprio adesso? Si mise in testa di scoprirlo non appena tornato in sede. Per il momento, la cosa pi importante era raggiungere il sud Il prima possibile. Dopo aver inviato un messaggio alla sua donna, part. Al suo ritorno niente sarebbe stato pi come prima.
...
.
...
Jack si alz per salutare l'elegante signora, ospite dell'albergo, la quale si

sedette al suo tavolo come ogni giorno. Alle sette di mattina fu servita la colazione ai turisti mattinieri del Country Lodge e, come sempre, trov la copia del giornale locale sulla sua sedia. Fece cenno al cameriere di riempire la tazza di caff.

"Com' il tempo fuori? Stanotte i tuoni ci hanno tenuti svegli." La signora non perse occasione, anche quella mattina, di cercare di intavolare una conversazione civile. Jack le sorrise, gust il suo caff e le rispose cercando di non sembrare troppo brusco. Qualcosa aveva attirato la sua attenzione sulla prima pagina del giornale.

"Ora non piove.  il tempo ideale per una passeggiata in citt." Il resto della discussione non lo riguard; il titolo in prima pagina gli fece gelare il sangue:

"Cosa si nasconde dietro l'occultamento delle prove
del crollo della miniera? Chi sono i mandanti e
perch il governo non si  mosso per arrestare i
colpevoli?"

Divor tutto l'articolo restando sconvolto. Non aveva letto male, si stava proprio parlando di un complotto e si ventilava l'idea che il massacro della miniera fosse stato opera di sicari venuti dall'Europa.

"Oh , porca puttana!" La donna sbianc, ma lui non se ne cur, preso com'era a ripensare alla conversazione con il capo dei ribelli di due giorni prima. Tutto quello che aveva ascoltato in quel momento, ora lo stava leggendo. L'idea di una soffiata al giornale non lo sconvolse pi di tanto; Jasir poteva arrivare anche in parlamento, se solo avesse voluto, vista la quantit di potere di cui disponeva. Quanto avrebbe voluto parlargli di nuovo! L'idea non gli parve per attuabile. Dopo il suo ultimo tentativo, infatti, aveva capito di non essere pi il benvenuto alla sua corte. Decise

quindi di aspettare. Lette le ultime parole, rimase a bocca aperta davanti alla firma del giornalista.

"Che scherzo  mai questo?" La signora lo stava guardando inorridita. Si scus in tutta fretta allontanandosi dalla sala. Non era quella la mattina per sfoggiare le buone maniere, n voleva essere la causa di un suo malore per mancanza di bon ton.
Si precipit alla reception e chiese il numero del giornale, poi chiam in redazione ed ebbe la conferma.

"S signore, Jack Darril lavora qui. Chi lo cerca?"

18. Africa, Freetown.

"Che cosa?" Eppure Jack aveva sentito bene le parole dell'addetto al centralino.
Quelle stesse parole ballarono nel suo cervello una danza spericolata, una specie di tip tap folle sui neuroni, sconvolgendoli. Era tutto un errore, non c'era altra spiegazione. Se lo fece ripetere un'altra volta. La verit gli si stagli in faccia, chiara e inequivocabile: s, aveva sentito bene. Non poteva crederci. Che gli omonimi esistessero, lo sapeva bene, ma trovarsene uno nella propria citt, in quella parte sperduta del mondo e che svolgesse, per giunta, quello che un tempo era stato il suo impiego, beh, doveva ammetterlo, suonava un tantino bizzarro, se non addirittura

incredibile. Eppure...

"Signore, signore, mi sente? C' ancora? Posso fare altro per lei?"

"Eh? No, no grazie. Va bene cos. Buona giornata." Jack riagganci ma non si mosse dal bancone della hall, almeno non prima di aver provato a digerire la notizia.
Ci sarebbe mai riuscito? No, ovvio. Nessun uomo sano di mente avrebbe accettato una tale scoperta senza almeno porsi delle domande. Il difficile sarebbe stato avere le risposte.

"Mr. Darril, ha bisogno di qualcosa?" Thomas mise nell'apposita casella la tessera magnetica della sua stanza.

"S, le chiavi della Jeep, per favore, e l'indirizzo della redazione dell'Afri News." Evviva la prontezza di spirito! Una delle prime regole per un buon giornalista

era di sincerarsi della veridicit della notizia. Jack non l'aveva certo dimenticato.

"Ecco qui. Abdul  gi fuori che l'attende. Buona giornata."

Jack rispose al saluto della dolce signora che nel frattempo si era avvicinata al bancone con fare civettuolo, sfiorandolo con la sua sciarpa di seta. Il sorriso che gli rivolse, per, non lo tocc pi di tanto. Poverina, se sperava in qualcosa di pi di quello, avrebbe aspettato invano. Il pensiero corse a New York e alla sua Lorna. Gli bast immaginare quel dolce viso per non lasciarsi distrarre.

Abdul aveva gi acceso il motore, pronto a partire. Una delle migliori qualit del fido compagno di avventure era senz'altro la velocit di esecuzione. Non sapeva bene come definirla, era indeciso tra la sua attitudine di leggergli la mente o forse, pi semplicemente, il fatto che lo conosceva troppo bene. In ogni caso, con lui non c'era bisogno di spendere molte parole, il che aveva il suo risvolto positivo specialmente quando c'era poco tempo a disposizione per fornire qualunque spiegazione. Gli bast passargli soltanto il foglietto con l'indirizzo.

Ci vollero una ventina di minuti per raggiungere la George Brook Road e percorrerla fino alla piazza. Una volta arrivati alla sede del giornale, Jack lasci Abdul ad attenderlo in strada. Ancora con la mente in subbuglio e non sapendo bene cosa aspettarsi, si tuff nel traffico. Che il semaforo fosse rosso non gli import molto e tanto meno si cur delle reazioni degli automobilisti. Pi simile a uno sciocco kamikaze che a un semplice passante, fece la gimcana tra le auto, obbligandole a interrompere la loro corsa. Di traffico ce n'era molto a quell'ora, ma un paio di clacson, lo stridore dei freni e le imprecazioni piuttosto colorite degli autisti, non bastarono a rallentare la sua corsa. La sede dell'Afri News era ubicata in un

palazzetto in stile vittoriano, uno dei pochi edifici scampati alle incursioni dei ribelli avvenute alla fine del secolo precedente. Le violenze della guerriglia, che avevano messo a ferro e fuoco la citt durante gli anni della rivoluzione, non avevano coinvolto il quartiere che proprio per quel motivo aveva mantenuto intatta l'originalit delle proprie strutture.

Jack vol lungo le scale fino al secondo piano. Un misto di frenesia e di curiosit rese il suo corpo reattivo al punto che, quando scatt la serratura e la porta della redazione si apr, si trov catapultato all'interno senza accorgersene. La postazione dell'addetto alla reception arrest la sua corsa.

"Vorrei parlare con il direttore, per favore.  importante."

L'uomo, seminascosto dietro un bancone azzurro, sulla sessantina, con la montatura degli occhiali tondi, dorata, unica nota di colore sul suo viso nero, lo soppes squadrandolo da capo a piedi. Ci che vide in Jack dovette convincerlo perch non chiese altro. Gli indic l'entrata alle sue spalle. La stanza che cercava era proprio in fondo al corridoio.

Appena Jack si avvicin, la porta scomparve nella parete rivelandogli qualcosa che amava ancora, un mondo da cui non si era allontanato completamente. Gli sembr di essere tornato indietro nel tempo. Quanti anni erano passati dall'ultima volta in cui aveva varcato la soglia di un giornale? Cinque, troppi. Anche se ormai poteva definirsi un uomo d'affari, l'odore dell'inchiostro delle rotative e il ticchettio veloce sui tasti risvegliarono in lui una grande nostalgia, riportando in superficie tanti piacevoli ricordi di una vita ormai trascorsa ma mai dimenticata. Gli occhi girarono in tondo mettendo a fuoco ogni particolare della grande stanza dalle pareti color

giallo pallido. Guard estasiato la ventina di box, separati da pannelli di compensato, che si snodavano sinuosi e Il ricordo di quel periodo passato in "trincea", come lui stesso pi volte l'aveva definito, gli procur una punta di rimpianto. Non c'era tempo per la nostalgia, ne era consapevole. Il viaggio nelle rimembranze termin quando individu la stanza del direttore. Buss. Una voce profonda gli diede il permesso di entrare.

"Che cosa posso fare per lei, Mr...."

"Andrews, John Andrews" rispose d'istinto, pregando la sua buona stella di non essere invitato a esibire il documento. Aveva avuto fortuna prima all'entrata, e sperava con tutte le sue forze di continuare il trend. Vide l'uomo fissarlo con attenzione per un tempo interminabile. Non avendo alcuna intenzione di perdere la sua unica possibilit di ricevere delle risposte, sostenne lo sguardo e al momento opportuno lasci cadere sulla scrivania la copia del giornale preso in albergo.

"Non capisco." Il direttore fu il primo a muoversi.

Jack tir un respiro di sollievo. "Vede, ho seguito la vicenda della miniera e mi sono documentato sul crollo e tutto quello che ne  conseguito. Non se n' parlato pi per mesi; il governo non ha ritenuto necessario proseguire le indagini, se non nell'ultimo periodo. Converr con me che la cosa  fin troppo affascinante e al contempo strana. Ammetto di aver formulato delle ipotesi a cui vorrei dare delle conferme, ma da solo non ci riesco. Credo che lei potr risolvere il mistero. Vorrei conoscere il giornalista che si occupa della ricerca per parlargli. Lavora qui da molto
tempo?"

"Lei chi , un poliziotto? Non sono autorizzato a divulgare informazioni sui miei

dipendenti a chicchessia senza una valida ragione, non le pare?" Il direttore appoggi i gomiti sul tavolo e un le mani incrociando le dita tra loro. Continuava a fissarlo, non si fidava.

"Non si allarmi. Un tempo sono stato giornalista anch'io. Ecco guardi... questa  la tessera, la conservo ancora." Esib con orgoglio l'oggetto tenendola a distanza, attento a coprire con due dita il suo nome. Gliela mostr solo per pochi attimi e poi la inser di nuovo nel portafoglio. Il direttore annu sorpreso. I lineamenti del volto cominciarono a distendersi.

Buon segno!

"Converr con me che  abbastanza inconsueto da queste parti rilanciare la denuncia. Questo signor Darril deve avere le "palle", se capisce cosa intendo. Vorrei incontrare il suo collaboratore. Lo chiami, per favore, non chiedo altro." Poich l'uomo non si muoveva, decise di superare lo stallo mostrandogli la foto che aveva portato con s e giocare d'astuzia. "Sar sincero con lei. Conosco John Darril di fama. Seguo il suo lavoro da anni. So che ha collaborato con i maggiori quotidiani americani prima di lasciare quel porto sicuro per buttarsi a capofitto nell'avventura, scegliendo terre e situazioni assai critiche." Jack stava parlando di quella che un tempo era stata la propria carriera. L'istinto gli sugger che era la cosa migliore da fare poich nessuno poteva smentirlo. Con la mano leggermente tremante, estrasse dalla tasca della giacca la foto di Roscoe. Doveva tentare.

"Sto cercando quest'uomo,  molto importante. Mi dica,  lui Jack Darril, non 
vero?"

Il direttore prese in mano la foto. La guard con attenzione; a Jack sembr

un'eternit. "S,  lui, anche se ora ha la barba lunga, ma quando venne da me, aveva
quest'aspetto."

Il cuore di Jack si ferm dolorosamente per un istante prima di riprendere con due battiti forti e ravvicinati. "Ne  sicuro?  proprio lui?"

Quando il direttore conferm, il petto gli si allegger. Jack pos la testa sulla scrivania in preda a una specie di vertigine e ringrazi il cielo. Se non avesse bevuto all'istante qualcosa di forte, si sarebbe accasciato sulla sedia, incapace di riprendersi.

"Si sente bene? Le faccio portare un caff." Il direttore chiam al telefono qualcuno. Dopo pochi minuti la porta si apr. Un uomo di colore sulla cinquantina, con i capelli radi e la camicia rossa a quadri, si present portando con s una fumante tazza di caff nero e un bicchiere d'acqua frizzante. Jack ringrazi.

" venuto a cercare lavoro quattro mesi fa. Sapeva il fatto suo, cos riusc a strapparmi un contratto per una serie di articoli sui giacimenti di diamanti. Disse che gli interessavano molto. Mi piacquero i suoi articoli, erano molto dettagliati e precisi, come solo una persona ferrata nel campo poteva scrivere."

"Ora dov'? Potrei parlargli?" Jack si sporse in avanti quasi supplicandolo.

"Perch lo sta cercando? Si  messo in qualche guaio?" Il direttore era di nuovo sulla difensiva. Jack doveva giocare bene le sue carte per convincerlo in modo definitivo. Si trattava davvero di un osso duro. Doveva pensare a una risposta esaustiva.

"Gliel'ho detto, mi piacerebbe conoscerlo di persona e congratularmi con lui.

Per me sarebbe un vero onore stringere la mano a chi considero un maestro."

" fuori per lavoro, mi dispiace.  partito e torner soltanto tra un paio di
giorni."

"Partito, per dove?" Gli era sfuggito di nuovo!

...
.
...
Quando usc dalla redazione, Jack aveva strappato al direttore la promessa di essere avvertito quando il suo omonimo sarebbe tornato in sede. Si sentiva un uomo diverso, era felice. Aveva davvero ritrovato il suo socio. La giornata non poteva essere migliore, nonostante gli innumerevoli quesiti insoluti. Perch Roscoe stava usando il suo nome e come mai non si era ancora messo in contatto con la famiglia in Scozia? Qual era la ragione che lo induceva a farsi credere ancora morto? Forse aveva scoperto di essere braccato e stava cercando un modo per tenersi stretta la vita? Jack usc dalla palazzina con la testa piena d'interrogativi cui solo Roscoe era in grado di rispondere. Doveva trovarlo, ma da dove incominciare? Google bastava, tanto per iniziare. Attravers la strada e si precipit da Abdul.

"Coraggio, metti in moto. Torniamo in albergo."

"Ha trovato quello che cercava?" Abdul fece manovra per immettersi nel traffico. Era un drago al volante, non c'era ingorgo che potesse rallentare la sua corsa quando gli si dava un'indicazione.

Jake allacci la cintura di sicurezza e annu. "L'ho trovato! Amico, non puoi immaginare cosa stia provando in questo momento. Dio deve essersi voltato da questa parte, dopotutto." D'istinto alz la testa; l'azzurro del cielo cominciava lentamente a

sparire dietro il grigio delle nuvole. L'odore di pioggia era nell'aria, ma ci non gli imped di indirizzare un ringraziamento.

"Davvero? Allora non  morto. E dov'? Lo ha visto?" Sembrava davvero su di giri anche lui. Conosceva Roscoe da tempo, adorava il suo temperamento deciso e si era messo a disposizione completa sin dal primo giorno. Alla notizia della presunta morte, era come se avesse perso un fratello.

Jack lo guard con affetto. "Purtroppo non c'. Sembra sia fuori per un lavoro."

"Non capisco. Perch  andato a cercare Mr. Roscoe all'Afri News e perch lui
lavorerebbe l?"

Si scambiarono lo sguardo per pochi istanti, il tempo necessario affinch il suo cervello elaborasse una spiegazione credibile da condividere. Alla fine Jack prefer la verit. Gi, ma qual era poi la verit? "Muoio dalla voglia di chiederglielo appena lo incontrer. Ho una strana sensazione, Abdul. Forse mi sbaglier ma credo che siano successe molte cose di cui non siamo a conoscenza. Per questo torniamo in
albergo. Devo fare delle ricerche."

"Saranno contenti a casa sua visto che lo credevano morto. Quando li avvertir?" "Presto, stasera stessa. S, saranno tutti contenti."
...
.
...
Rientrato in camera, Jack si mise al lavoro. Accese il portatile e dette inizio alla sua ricerca digitando il nome "Mac Talbot". Il primo link della serie lo interess pi degli altri.

"Attentato dinamitardo alla Mac Talbot Industries"

"Che cosa?!" Si trattava di un articolo dell'Ansa del giorno prima. Lo lesse. Le poche righe riportavano la scarna descrizione dello svolgimento dei fatti. Non c'erano state vittime, ma il numero dei feriti era rilevante. Per fortuna nessuno versava in condizioni gravi. Jack scorse la lista dei nomi mentre la fronte gli si imperlava di sudore e, quando lesse quello di Gladys, afferr il cellulare d'istinto e chiam Damian. Il suo telefono era spento. Prov quindi con il numero del castello e attese.

"Residenza Mac Talbot, prego." La voce maschile doveva essere quella del maggiordomo.

"Salve, sono Jack Darril. Ho urgenza di parlare con Damian, per favore. 
possibile?"

"Milord al momento non  in casa, mi spiace."

Jack sorrise, quel tono austero lo divertiva, anche se lo considerava cos demod.
La formalit nella famiglia di Roscoe era all'ordine del giorno, proprio come gli aveva sempre raccontato il suo socio. "Allora forse sar pi fortunato con Gladys. La signora c'? Sapeva di non aver azzeccato il bon ton, ma almeno ci aveva provato.

"S, Milady  in casa. Attenda in linea, mi accerto della sua disponibilit."

Jack aspett, sperando che la bellissima padrona di casa si ricordasse di lui e accettasse di parlargli. Quello che aveva da dirle aveva dell'incredibile, lo sapeva, ma prima voleva accertarsi che stesse bene. L'eco dei passi cadenzati gli anticip il ritorno del maggiordomo.

"Mr. Darril, la signora la prega di attendere. Sta arrivando." Di nuovo passi, ma stavolta il rumore sul pavimento si fece sempre pi leggero fino a sparire

completamente. Jack prese una bottiglia di birra dal frigo.

"Pronto!"

Sebbene decisa, la voce di Gladys non gli sembr seccata. "Buonasera, sono

Jack. Ti ricorderai di me, spero."

"Certo, il socio di mio fratello e ora il mio. Che posso fare per te? Se mi stai chiamando per affari, ti blocco subito. Non  il momento. Lasciami controllare prima l'agenda in ufficio. La mia segretaria ti contatter per fissare un incontro."

Uhm, sempre diretta e concisa, la sorellina! Jack ingoll una buona sorsata di birra prima di rispondere. "Va bene, perfetto. Non  per questo, per, che ti ho chiamato. Ho una notizia da darti, ma prima dimmi come stai. Ho letto dell'attentato ai cantieri. Che  successo?" Sent un lungo sospiro dall'altra parte e poi lo scatto di una serratura. Gladys aveva di sicuro chiuso la porta della stanza.

"Ti ringrazio per l'interessamento, ma non ho riportato che pochi graffi. Per fortuna nessuno dei presenti si  fatto davvero male. Solo la cerimonia  stata rovinata. Settimane di duro lavoro bruciate, o meglio, saltate per aria insieme al palco e al locale del nuovo padiglione. Ci rifaremo al pi presto."

"Di sicuro vi riprenderete, ne sono convinto. La tenacia  un elemento importante della vostra famiglia e se sei come tuo fratello, sono sicuro che non ti fermerai davanti a una misera bomba. Almeno si sa chi  stato?" La risata che ascolt gli parve sincera ma, in ogni caso, lo stup. Non cap subito cosa l'avesse scatenata, ma era abbastanza sicuro che le fosse piaciuto l'accostamento con Roscoe. Non tard la conferma.

"Sai,  la prima volta che qualcuno mi definisce simile a... lui." Smise di parlare. Ricordare suo fratello le procurava dolore, era evidente. Jack capt un singulto in lontananza: aveva allontanato il telefono per lasciarle un istante d'intimit.
A quel punto pens che fosse arrivato il momento di renderla partecipe dell'inaspettata notizia. Guard la bottiglia ben stretta in mano; aveva bisogno di coraggio, cos ingurgit quanta pi birra pot prima di riprendere la parola.

"Gladys, so cosa stai provando. Anch'io amo quella testa di cazzo e non vedo l'ora di dirglielo in faccia appena ne avr l'occasione."

"Che cosa stai dicendo? Jack, ti ha dato di volta il cervello? Come ti permetti..."

"Gladys, ascoltami..." si affrett a interromperla "... quello che sto per dirti ha dell'incredibile, lo so, ma  pi vero di quanto nessuno di noi abbia mai potuto sperare. Roscoe  vivo, l'ho trovato. Vive qui in un sobborgo di Freetown. Devo ancora incontrarlo di persona ma lui  qui." Ce l'aveva fatta. Di getto e senza darle la possibilit di bloccarlo, era riuscito a lanciare la notizia lasciandola rimbalzare come una palla da bowling a migliaia di chilometri.

"Jack, per amor di Dio, non prenderti gioco di me. Che cosa vuol dire che vive a
Freetown?"

"Vuol dire che Roscoe abita qui. Non so perch non si sia ancora messo in contatto con voi, lo voglio scoprire, ma la cosa importante  che lui non  morto come tutti pensavamo." La reazione della donna lo sconcert. Di certo si sarebbe aspettato urla di gioia o lacrime. Persino un insulto. Invece sent solo silenzio.

"Gladys, sei ancora l? Hai sentito cosa ho detto?"

Finalmente un sospiro. "Non so quali siano le tue abitudini, ma qualunque porcheria tu stia fumando, ti invito cortesemente a smetterla. Non  divertente e in pi
nuoce alla tua salute."

Jack strinse le labbra. Moriva dalla voglia di ridere ma si trattenne. Non era abbastanza in confidenza per risponderle per le rime. D'altro canto, non poteva biasimarla. Chi avrebbe potuto credere a una storia simile? "Ascoltami, non ho nessuna voglia di scherzare. Roscoe  vivo ma non usa il suo vero nome e io voglio scoprire il perch. Forse si sta nascondendo, oppure, come dice il medico che l'ha curato quando  stato ricoverato dopo l'esplosione, ha perso la memoria. Non so, l'unica cosa certa  che appena possibile lo incontrer e allora capir."

"Quello che dici non ha senso. Oh mio Dio! Mio fratello ... al diavolo! Se  davvero cos come dici, riportalo qui, dalla sua famiglia." La sua voce tradiva euforia. Jack le raccont tutto ci che aveva scoperto fino a quel momento e la rassicur sulla veridicit delle informazioni raccolte. Avrebbe aspettato soltanto il tempo necessario per convincerlo a lasciare l'Africa, poi sarebbero volati in Scozia.
Sent Gladys sospirare e ci che disse subito dopo lo lasci senza parole.

"Vi aspettiamo. Ah, Jack, appena lo incontri spaccagli quella faccia da stronzo che si ritrova. Un solo pugno bene assestato. Fallo per me, anzi, diglielo pure che  da parte mia e aggiungi che appena lo avr sotto tiro... ah! Riportalo a casa, sano e salvo." Quello che sent aveva tutta l'aria di un ordine.

"Non dubitare, lo far. A presto." Chiusa la telefonata, si sent pi leggero, come se il solo condividere la notizia l'avesse resa pi vera. A quel punto non rimaneva altro che aspettare e nell'attesa continuare la ricerca.

Gli sembr davvero strano digitare il proprio nome sulla tastiera, e ancora pi incredibile constatare quanto la sua carriera fosse stata oggetto di ricerche. On line erano riportati tutti i link dei suoi articoli pi famosi, da quelli riguardanti la Guerra del Golfo agli ultimi, datati 1999, sulle invasioni a Freetown. Scorrendo le pagine, arriv ai pezzi pi recenti, quelli che per erano stati scritti da Roscoe. L'argomento era uno solo, sempre lo stesso: la sicurezza delle miniere nella zona. Agli occhi di estranei poteva suonare come un'ossessione ma per lui che lo conosceva bene, apparve per ci che era davvero: l'appello di un uomo disperato, forse l'unico modo possibile per farsi trovare. Perch cos? Lesse il primo articolo, "Il diamante rosso sangue", un'accusa evidente alle vendite clandestine dei diamanti. Con parole crude e pungenti si denunciava, nero su bianco quello che sia il governo sia le autorit internazionali, pur avendone coscienza, nascondevano o, al peggio, avallavano. Era chiaro a tutti quale fosse lo scopo finale dello sfruttamento del sottosuolo: il denaro della vendita favoriva il traffico d'armi e il finanziamento dell'insurrezione.
Sull'articolo venivano menzionati politici corrotti e le multinazionali dietro le quali essi agivano. Una vera bomba! Alla fine della pagina Jack scorse una foto: la didascalia parlava dell'inviato americano Darril insieme ad alcuni amici. Roscoe purtroppo era di spalle, piegato in avanti, pronto a entrare in auto. Indossava un cappello bianco, e con la mano sembrava richiamare l'attenzione di qualcuno, forse delle tre persone che si trovavano sulla sinistra, mentre con l'altra reggeva un bastone

o almeno cos sembrava. Aguzz la vista e si sofferm sulla figura alla sua destra, una donna. Allarg al massimo l'immagine: era di colore, alta, con i capelli corvini lunghi e mossi e quel sorriso... qualcosa in lei gli rievoc un non so che di familiare. La guard attentamente e... alla fine la riconobbe.

"Kayla Labaan? Che ci fa lei vicino a Roscoe?" La rivelazione lo lasci basito.
Tra tutte le stranezze della storia, quella era la pi inaspettata. Di sicuro non avrebbe mai immaginato che la donna che per cinque anni era stata la sua compagna, ora stesse accanto a Roscoe. Un lampo di luce gli si accese nel cervello, forse aveva trovato la risposta. Si ricord, infatti, della descrizione fornitagli dal medico che aveva curato il suo amico; tutto sembrava ricondurlo a Kayla, non c'erano pi dubbi. Era dunque lei la donna che aveva riconosciuto il paziente in ospedale? S, assurdo ma vero. Una miriade di domande gli si affoll in testa. Perch, giacch conosceva il vero Jack Darril, aveva detto che quello era il nome di Roscoe? Che cosa poteva spingere una donna da sempre amante della bella vita a mentire? Non sarebbe stato pi semplice se avesse dichiarato la verit? Lo avrebbe scoperto presto. Prese l'agendina dalla tasca della giacca. Sapeva di aver conservato il numero della sua ex tra quelli che definiva "inutili": Sperava solo che a distanza di anni non lo avesse cambiato. Fece per chiamarla ma si ferm. Se voleva scoprire a che gioco stesse giocando, aveva bisogno di escogitare qualcosa di nuovo. Non si erano pi sentiti dopo la fine della loro storia avvenuta cinque anni prima e inoltre, se davvero era diventata la donna di Roscoe, o se stava imbastendo un gioco sporco, uscire allo scoperto non sarebbe stata una mossa intelligente per lui. Doveva giocare d'astuzia e capire cosa stava succedendo. Prima di tutto, per, era necessario trovarla e l'impresa non si presentava di certo facile. Da dove cominciare? Gli torn in mente il bar lungo il litorale a nord, dove erano soliti rifugiarsi e aspettare l'alba ogni notte, quando la raggiungeva dopo essere uscito dal giornale. Decise di provare. Se fosse stato fortunato, qualcuno lo avrebbe riconosciuto e magari gli avrebbe parlato di lei e del suo nuovo compagno.

...
.
...

Percorse le strade della costa con la strana consapevolezza di non aver mai abbandonato quella zona. Mancava da anni, eppure, ricordava ogni vicolo, ogni angolo e soprattutto i locali che amava frequentare quando viveva da quelle parti.
Quello scorcio dell'Africa gli era entrato nel cuore e neanche il passare inesorabile del tempo sarebbe mai riuscito a scalfire il fascino che quei posti esercitavano su di lui. A bordo della jeep Jack raggiunse la piazza principale. Prefer andare da solo, senza Abdul: era pi giusto affrontare il proprio passato senza testimoni. Prosegu verso il lungo viale principale. Le case, tutte a un piano, piccoli parallelepipedi dalle facciate colorate, ognuna con il patio e il recinto di legno bianco, accompagnavano il viaggio abbellendo entrambi i lati della carreggiata che dolcemente scendeva verso il mare, come un fiume di cemento che costeggiava quello vero, raggiungendolo all'estuario. L'odore di salsedine e quello della pioggia si mescolavano man mano che si avvicinava all'oceano. Jack continu con un'andatura cauta per non perdersi neanche un piccolo sprazzo di ricordo. Come sospinto da una strana forza, si ritrov a parcheggiare proprio davanti alla porta dello Yamboo.
Era un bar di prestigio,
conosciuto in tutta la regione: se si voleva assaggiare qualcosa di tipico, allora era proprio quello il posto giusto. Jack alz lo sguardo; l'insegna al neon brillava come allora, lanciando strali di luce colorata nel cielo plumbeo. S, pur non sapendosi spiegare il perch, da quelle parti si sentiva ancora a casa. Varc la soglia. Tutto era come ricordava, con l'unica eccezione del piano in fondo alla sala. Arrivato al bancone, attese che il barman si accorgesse di lui.

"Ma che mi venga un colpo! Tomer, sei proprio tu?"

L'uomo lo squadr preso alla sprovvista. In un primo momento sulla difensiva, lo vide assottigliare le palpebre e infine sgranare gli occhi e volare oltre il bancone. Lo aveva riconosciuto.

"Padron Jack, non ci posso credere." Lo aveva sempre chiamato cos fin dalla prima volta e a distanza di tempo non aveva perso l'abitudine. Si abbracciarono come due vecchi amici e in fondo lo erano. Tomer era stato molto utile per il suo lavoro. Lo considerava la sua banca dati in carne e ossa.

"Ti trovo bene. Non pensavo fossi qui. Quando sei tornato?"

"Sono qui per lavoro e mi sono detto: qual  il posto migliore in tutta la Sierra Leone in cui si pu trovare del poyo di qualit? Ce l'hai la solita riserva, vero?" S, l'aveva e con grande entusiasmo gli vers un paio di dita di vino di palma in un bicchiere di vetro smerigliato. Jack assapor quella delizia lasciando che il forte gusto alcolico gli bruciasse la gola. "Che mi dici allora? Da quello che ho notato, arrivando dalla citt, ci sono stati pochi cambiamenti. Scommetto che anche gli amici di un tempo sono rimasti tutti uguali. Ci sono novit?" Aveva gettato l'amo. L'altro si avvicin e gli raccont le ultime notizie del paese. Si guard bene dal tralasciare qualche pettegolezzo raccontando anche degli amici di un tempo e quindi anche di Kayla.

"Si vede poco da queste parti. So che frequenta un giornalista, uno nuovo, ma niente di pi. Quella l ha un debole per chi odora d'inchiostro. Comunque, lui non l'ho mai visto. Lo tiene nascosto." Interessante! Jack chiese anche degli altri, quelli a lui pi vicini. La risposta di Tomer, stavolta, non gli piacque.

"La guerra ha portato via Babukar e i suoi fratelli, mentre gli altri sono ancora

qui, vivi e vegeti. Saranno felici di salutarti."

"Mi farebbe piacere rivederli, ma non ho molto tempo. Dovrei tornare tra due mesi e allora organizzeremo una bella festa qui al locale. Inviteremo tutti, che ne
dici?"

"Certo,  una bellissima idea." La serata continu tra bevute e ricordi. Gli era sempre piaciuto vivere l, a ridosso del mare, con il rumore delle onde ad accompagnare le nottate e i risvegli, nella sua casetta poco lontano da dove si trovava. Il tempo trascorse velocemente e dopo un'ora di piacevoli chiacchiere, Jack lasci lo Yamboo proprio quando i ragazzi cominciavano a riempirlo.

A bordo della jeep, arriv all'incrocio all'uscita del paese. Si ferm al semaforo vicino al cinema in attesa del via libera. Guard dallo specchietto retrovisore la gente che usciva dal locale. Che quello fosse un sobborgo residenziale si evinceva dalla qualit delle auto parcheggiate, tutte marche d'importazione e alcune anche importanti.
Rimase affascinato da un'auto cabrio, un maggiolino bianco. Non fu l'automobile in s a interessarlo, quanto la meravigliosa creatura che aveva appena sbattuto lo sportello, una venere nera, alta e sinuosa, le cui grazie, pur nascoste sotto un abito azzurro cielo stretto in vita da una fusciacca arancio, non passavano inosservate. La donna si pieg all'interno dell'abitacolo per recuperare il grande cappello dello stesso colore della fascia e si volt mentre lo indossava. Jack rimase a bocca aperta. "Kayla!"

L'aveva trovata.

19. Scozia, Blantyre.

Gladys pos la cornetta al suo posto quasi senza accorgersene. Non mosse lo sguardo dal pavimento, l dove il marmo chiaro e pregiato si colorava di nero prendendo la forma di una macchia d'inchiostro. Il dito picchiett ritmicamente sulla tempia mentre la mente rielaborava a fatica la notizia bomba. Quanto di pi folle e assurdo poteva mai accadere al mondo, era successo: Roscoe, suo fratello che tutti credevano morto, in realt era ancora vivo.

"Ho pianto per te come non mi  mai successo in tutta la mia vita; mi sono sentita un verme per averti lasciato andare anni fa senza impedirlo. Ho combattuto contro me stessa e i sentimenti contrastanti che ho provato da quando sei tornato. Ti ho voluto bene da sempre e una parte di me ti ha seguito nel buio della miniera; sto lottando ogni giorno, convincendomi che non  vero che siamo maledetti e che tutto quello che ha colpito la nostra famiglia ha ben poco a che vedere con il fato. L'imponderabile, purtroppo, ti aspetta dietro l'angolo sorridendoti, beffardo. Mi sto lentamente riprendendo dall'ultima batosta che, a dirla tutta, mi ha segnato pi della morte dei nostri vecchi e ora..." Gladys si allontan dalla scrivania avvicinandosi alla macchia scura. Nella sua mente prese forma il volto di suo fratello, paonazzo, terrorizzato e stravolto, e lei che con la sua mano perfettamente curata gli stringeva il collo. Un piacere sadico le disegn un ghigno sul viso che per scomparve presto lasciando il

posto alla tensione delle labbra. Ma la furia omicida no, quella non la abbandon, tanto che arrivata a destinazione, batt il decollet nero tacco 12 sul pavimento, immaginando fosse l'occhio scuro di Roscoe.

"Tu, brutto idiota egoista e bastardo, spero tanto di ritrovarti in forze perch, quando sarai davanti a me, ti toglier a suon di ceffoni quell'aria strafottente dalla faccia!" Una lacrima le bagn la guancia destra mentre alzava lo sguardo verso il soffitto ringraziando il cielo per quel dono inaspettato. Gladys sorrise, finalmente libera dall'angoscia, e si sciolse in un pianto liberatorio accovacciandosi a terra e accarezzando con la mano la macchia scura sul pavimento.

La voce di Matthew fuori al foyer la scosse. Subito si alz sforzandosi di tornare quella di sempre. Bella impresa! Recuper il fazzoletto dalla Birkin che aveva adagiato sul divano e si deterse con cura le guance e gli occhi, attenta a non pasticciare ancora di pi ci che rimaneva del trucco. In fondo non era quella la cosa importante, ci che le interessava era uscire dallo studio e correre incontro al suo uomo per renderlo partecipe della notizia sensazionale. Lui stava parlottando con Rudolph vicino al portone.

"Buonasera, detective Gleason."

"Buonasera, Rudolph. La signora  tornata?"

"Sissignore.  nello studio in questo momento."

Matthew alz lo sguardo verso di lei che stava ritta sulla porta e per Gladys fu come essere investita da un raggio di sole. Ogni cellula del corpo si scald, tornando a nuova vita. Gli corse incontro senza dargli il tempo di capire e lo travolse,

buttandoglisi addosso. Il bacio che gli scocc sulle labbra la lasci senza fiato. Due forti mani la bloccarono per le spalle allontanandola quel tanto da dar modo a un paio di occhi indagatori e stupiti di scrutarla con attenzione. Lui la stava soppesando, cercando di individuare chiss quale strano motivo avesse scatenato quell'assurda accoglienza. Gladys si godette il momento, dopotutto non le sembr cos spiacevole abbandonare il solito freddo comportamento, anzi. Ma cosa stava succedendo?
Matthew, dopo aver rivolto un'occhiata incredula a Rudolph, l'aveva piantata in asso per uscire dal portone. Ma che diavolo? Non pass molto ed eccolo di nuovo rientrare e avvicinarsi a lei con circospezione. Nonostante sembrasse ce la stesse mettendo tutta per rovinarle il momento, c'era ben poco da fare. Ferma al centro del foyer, a braccia conserte e con un sopracciglio sollevato, attese che Matt finisse la sua pantomima.

Gleason annu guardandosi intorno. "Eh gi, questo  il castello Mac Talbot, non ci sono dubbi cos come oggi  venerd, quindi non ho sbagliato casa. Allora dimmi, Rudolph, sono forse impazzito o stasera c' qualcosa di diverso qui dentro?"

"Se posso permettermi, Signore, lei ha ragione. Purtroppo per non ne conosco le motivazioni per cui non le chieda a me, non saprei dargliele." Lo sguardo dei due uomini si pos su di lei. Gladys cominciava ad averne abbastanza. Era quasi tentata di non rivelare la novit, ma la gioia che le stava facendo esplodere il cuore era tanta da far passare in secondo piano, o forse rimandare, il proposito di ucciderli entrambi.

"Siete due idioti e tu..." punt il dito sul petto del suo uomo con tanta forza da farlo arretrare, "... tu sei anche peggio. "Eh, gi! Questo  il castello Mac Talbot!" ...
ma falla finita! Sapete che vi dico? Restate pure qui a prendermi in giro. Io vado a

cenare." Gir sui tacchi a testa alta ma non si mosse. Cont fino a tre, confidando nella prevedibilit di Matt. Come previsto, la mano forte e callosa le afferr il braccio. Si ritrov cos faccia a faccia con il suo bellissimo e sexy detective, tanto vicino da farle desiderare di rubargli un altro bacio. Doveva ammetterlo, le espressioni dei due uomini avevano un so che di divertente. Se non fosse stato per l'importanza della notizia, si sarebbe presa dell'altro tempo per ridere alle loro spalle, ma ebbe piet. Non stava pi nella pelle. Prese per mano Matthew proprio quando questi prese a parlare.

"Tesoro, non posso negare di aver gradito la tua accoglienza inaspettata, non devi prendertela per la mia reazione. Inoltre ti devo parlare di alcune novit sull'attentato
al cantiere. Siamo infatti riusciti a risali..."

Gladys cominci ad agitarsi. Non aveva voglia di perdersi dietro alle chiacchiere che in quel momento non erano di nessun interesse. Lo stratton con forza interrompendolo. "Zitto e ascoltami. Quello che ho da dire io  molto pi importante di qualsiasi indagine di cui tu mi voglia parlare." Aveva ottenuto la sua attenzione.
Matt, ancora a bocca aperta, rimase attonito.

Il maggiordomo accenn un piccolo inchino, ma quando fece per allontanarsi, Gladys lo invit a restare. "La notizia che devo darvi, sono convinta, render tutti pi
felici."

"Va bene, ho capito. Muori dalla voglia di raccontarci qualcosa di importante ma, per favore, ti decidi una buona volta a vuotare il sacco o dobbiamo indovinare?" Matthew la tenne di nuovo a distanza. "Gladys, che cosa succede? Giuro, comincio a dubitare delle tue condizioni. Hai la febbre, per caso?"

Le stava scrutando il viso in cerca di chiss cosa. Doveva riconoscerlo, era divertente tenerli sulle spine. A un tratto per qualcosa nel viso del suo uomo cambi.
Cos'era quello, terrore? Tocc a lei preoccuparsi. "Matt, ti senti male?" Si affrett a chiedere. L'altro aveva la fronte imperlata di sudore. La strinse per le braccia e si avvicin con fare circospetto.

"Sei incinta?" Ancora un poco e gli occhi gli sarebbero schizzati fuori dalle orbite. Gladys strinse la mano a pugno e gliene assest uno sulla spalla.

"Non essere sciocco, Matt!" Era un sospiro quello che sent? No, erano ben due, infatti, sia lui che Rudolph erano tornati a respirare. Matthew si gratt la nuca, visibilmente sollevato.

"Allora, per favore, vuoi dirmi cosa c'? Sto diventando nervoso."

"Se mi fai la cortesia di tacere e di non guardarmi come se non mi conoscessi, te lo dir ben volentieri." Tutti tacquero. Gladys prese tempo e si accert che reggesse l'acconciatura: i suoi capelli erano ancora ben stretti sotto il prezioso pettinino di giada. Fece due passi indietro e finalmente si decise a svelare l'arcano. Non si cur di cercare le parole giuste n le frasi altisonanti per prepararli alla notizia. Fece un bel respiro e spar la novit come un colpo di cannone a mezzogiorno.

"Roscoe  vivo!" Lo sguardo che ebbe in risposta fu eloquente. I due uomini, statue di cera immobili, dall'espressione interdetta, la stavano fissando con occhi sbarrati.

"Mi avete sentito? Roscoe  vivo! Mi ha telefonato poco fa Jack Darril. Lo ha trovato. Vive a Freetown, anzi,  stato l per tutto questo tempo..." Gladys raccont

tutto quello che aveva saputo. Ricordava ogni singola parola ascoltata al telefono e la rifer senza quasi prendere fiato.

"Non vedo l'ora che quel bastardo attraversi il portone di casa. Mi assicurer che non lo lasci pi, se non prima di avermi giurato di non farmi pi uno scherzo simile. Capite cosa vuol dire?" Se avesse parlato a due manichini avrebbe ricevuto maggiore considerazione. "Non dite niente? Avete ascoltato ci che vi ho appena
detto?"

"Aspetta un momento, Roscoe  vivo? Vuoi dire che in tutto questo tempo ha
lasciato che lo credessimo morto?"

"Oh mio Dio! Milord  vivo? E quando torna a casa? Vado a riferire la notizia agli altri. Con permesso!" Evviva! Almeno era riuscita a scuoterli. Rudolph si prodig in una serie di inchini pi o meno goffi mentre si allontanava lungo il corridoio. Erano piuttosto evidenti lo stupore e la gioia che quasi la sua andatura sembrava pi simile ad una danza. Era tenero mentre, impaziente, si affrettava a raggiungere la cucina per avvertire l'intera servit.

Matthew, invece, continuava ad avere un'espressione strana, quella tipica da poliziotto con le antenne in allerta.

"Se credi ci sia qualcosa sotto, credo tu abbia ragione. Anche a me  parso davvero strano, ma presumo che solo mio fratello sia in grado di fornirci le risposte.
Non ci resta che aspettare il suo ritorno."

"Non vedo l'ora" sentenzi laconico Matt. Il fatto che non le chiedesse altro, alla fine, la sconcert tanto da non potersi pi trattenere.

"Matt, vorrei che mi mettessi al corrente di ci a cui stai pensando. Non puoi certo continuare ad annuire in silenzio. Ti conosco bene, detective, e riconosco quello
sguardo."

Lo vide aprire e chiudere le labbra come se stesse cercando di soppesare le parole. L'ombra che gli offusc il viso non le piacque. Gladys lo afferr per un braccio, lo trascin nello studio e una volta chiusa la porta, lo affront. "Parla, per favore. So che il tuo cervello sta formulando strane teorie. Vorrei conoscerle, se non ti dispiace. Ora." A braccia conserte lo sfid con uno sguardo che non aveva nulla di amichevole.

Matthew capitol, non avrebbe potuto fare altrimenti. "Amore, non conosco tutti i fatti e, come hai detto tu poco fa, dobbiamo aspettare che tuo fratello torni e ci
spieghi."

"Non cominciare a fare il poliziotto con me, so che c' un "ma"." Gladys lo incit a continuare.

"Oh andiamo, che vuoi che ti dica? Se ha perso la memoria non c' alcun "ma" che tenga. Sono contento. Finalmente una buona notizia. Sono solo prudente, voglio avere certezze prima di sperare troppo. Piuttosto, tu come stai?" Le si era avvicinato per abbracciarla. Gladys cominci a rilassarsi.

"Sono felice come non mi capitava da anni." Lo guard abbassarsi su di lei e raggiungere le sue labbra. Non poteva chiedere di meglio, ma l'attimo di calma dur poco. Matthew si stacc tornando in modalit detective e Gladys si mise sulla difensiva. "Che c'? Scommetto che hai qualcosa da dirmi."

"Volevo parlarti delle ultime novit sull'attentato, almeno prima che tu mi spiazzassi con questa bomba." Gladys annu prendendo posto dietro la scrivania. Matt si sedette di fronte a lei. "Ormai  tutto chiaro: qualcuno si  adoperato affinch la cerimonia al cantiere venisse boicottata. Non ci sono pi dubbi. Abbiamo raccolto prove sufficienti per affermarlo. La cosa preoccupante, per, quella che non mi d pace,  il pensiero che mi assilla da qualche giorno."

"Di che si tratta?"

Matt si umett le labbra, si pieg sulla scrivania e appoggi i gomiti sul piano.
Ci che aveva da dire richiedeva concentrazione. Gladys si tese guardandolo; la sua faccia non lasciava presagire nulla di buono.

"Non voglio girarci troppo intorno, la situazione  questa: l'ordigno ha una matrice italiana, il che in s non rappresenterebbe nulla di strano. Visto per che siamo sicuri che anche Logan si nasconda da qualche parte in Italia..."

Gladys quasi salt dalla sedia per la capriola che il cuore le fece in mezzo al petto. Quando sarebbe finito quell'incubo? Si alz tanto velocemente per tuffarsi tra le braccia di Matthew da costringerlo a spostare la sedia per rimanere nel suo campo visivo. Ancora una volta il caldo abbraccio l'avvolse senza per calmarla del tutto.
La voce roca del detective, alle sue spalle, la blocc.

"So cosa stai pensando. Ti assicuro che quel maiale non si avviciner pi a te.
Non glielo permetter." La fece voltare per guardarla negli occhi. "Sei al sicuro."

Gladys appoggi la testa sulla sua spalla; voleva credergli. "Va bene, ma se affermi che sia Logan l'artefice dell'attentato, cosa ti fa pensare che non provi a

escogitare qualche altra cosa? Dovete prenderlo, altrimenti non si fermer."

"Ci stiamo muovendo, siamo in attesa di notizie dall'Italia da un momento all'altro." Proprio in quel momento il cellulare di Matt vibr. Il detective la lasci
per rispondere alla chiamata. "Gleason."

Gladys torn alla scrivania in attesa che Matt finisse di parlare. Lo vide allontanarsi e tornare verso di lei dopo pochi minuti. Il suo viso sembrava pi
rilassato. "Novit?"

"Era Mitch dalla centrale. Sono state rese note le date del processo contro Rose
Pridwin e il tuo ex marito, Hector Affleck."

Gladys chiuse gli occhi appoggiandosi alla spalliera della poltroncina. Di bene in
meglio, pens. "Alla buon'ora!"

"Il giudice ha aspettato solo la ratificazione della morte di Roscoe da parte dei suoi avvocati, prima di procedere." Gladys raddrizz la schiena. Un tenue sorriso comparve sul suo viso. "Cosa succeder quando invece mio fratello si presenter in
aula?"

"Oh, di sicuro si accorceranno di gran lunga i tempi del processo con il beneplacito di tutti, ma non solo: la sua testimonianza gli servir ad avere giustizia.
Lo stato dovr risarcire i suoi sette anni di sofferenza."

"Bene, mio fratello se lo merita. Ha pagato troppo, anche se non so a cosa gli
servir oramai."

Matthew annu pensieroso. "Damian sa la bella notizia?", le chiese poco dopo.

"Non ancora. Contavo di telefonargli subito." Gladys guard l'ora. Era probabile

che suo fratello si fosse liberato dagli impegni della giornata e magari stesse uscendo per cenare. Poco male, era sicura che dopo aver ascoltato ci che aveva da dirgli, sarebbe stata perdonata. Strizz l'occhio guardando Matt e chiam.

20. Blantyre.

Brian si affrett a preparare i cocktail ordinati, due Black Russian e un Abbey.
Doveva riparare per la seconda volta agli errori, aggiustando le dosi. Il lavandino sotto il bancone aveva l'aspetto di un campo di battaglia con bucce e pezzi di frutta macerati nella vodka e rovesciati maldestramente. Non era certo da lui!

Che non fosse la sua giornata buona, Brian lo aveva capito fin dalla mattina. Si era svegliato con un forte mal di testa: non poteva aspettarsi niente di diverso dopo che la serata precedente si era fermato al locale, come sua abitudine ormai da una settimana, con i soliti amici a giocare a poker fino all'alba. Tra un tris e una scala si era scolato almeno tre bottiglie di scotch. Appena si era svegliato, alle tre del pomeriggio, era rimasto senza fiato. Al primo tentativo di sollevare la testa dal cuscino ne erano seguiti altri due prima di poter scendere dal letto e arrancare, non con poco sforzo, verso il bagno. La situazione non era migliorata con il passare delle ore; a nulla erano serviti il paio di analgesici e la corsa in auto verso il lago. Il pensiero di aver perso Damian lo stava facendo impazzire. Non lo sentiva da una settimana ed era abbastanza. Lo aveva ferito andando con Connie, lo sapeva bene, lo aveva capito. Cos come comprendeva alla perfezione la punizione subita al castello la sera del loro ultimo incontro. Ci che non riusciva ad accettare era il silenzio e il distacco completo da parte dell'ex amante. Continuava a chiamarlo ogni giorno, ogni

ora, senza ricevere risposta. Si era confidato con Gladys, l'aveva pregata di intervenire. Solo lei, che conosceva bene entrambi, poteva convincere il fratello. Il silenzio e il sentirsi cancellato, dimenticato e messo da parte, rappresentavano per lui una punizione ancora pi grave. Era evidente il suo fallimento e, sebbene in colpa, Brian sperava di avere l'occasione di spiegarsi, di dirgli quanto lo amava. Ma Damian sembrava sparito nel nulla.

"Ehi... mi hai sentito?" la voce di Joe lacer come una lama la cortina dei pensieri che avvolgeva la sua mente. Brian sbatt le palpebre e grattandosi il pizzetto, oltremodo in imbarazzo, fece una smorfia. Il ragazzo cap quanto il capo si fosse perso del discorso. Tutto! Joe scosse la testa prima di ripetere la domanda. Ormai ci si era abituato. "Siamo alle solite!  la terza volta che te lo chiedo: vuoi che ti dia il cambio al banco, cos ne approfitti per andare a mettere in ordine le fatture? Tra poco dovrebbe arrivare una nuova fornitura di whiskey, ci pensi tu?"

"S, certo, come al solito", tagli corto Brian assestandogli una pacca sulla spalla prima di spostarsi dal bancone. La pausa capitava a fagiolo. Erano passate solo due ore e mezza dall'ultima volta che aveva provato a chiamare Damian. Era arrivato il momento per riprovarci. Chiuse la porta del magazzino a chiave, non voleva essere disturbato per nessun motivo e se mai avesse ricevuto una risposta, voleva prendersi tutto il tempo e lo spazio per esternare i propri sentimenti e soprattutto per chiedere scusa. Da giorni provava il discorso e, anche se trovare le parole adatte gli era costata molta fatica e tre notti insonni, Brian si sentiva pronto a dare la sua spiegazione e ad affrontare persino le conseguenze inevitabili. Sorrise sconsolato.
Cos'altro poteva accadergli? Dopo un bel respiro lungo prese in mano il cellulare e

lasci che il dito si muovesse da solo sul tasto di chiamata rapida. Suonava libero.
Aspett con il fiato sospeso che quel fastidioso rumore venisse sostituito dalla voce meravigliosa e calda di Damian. Niente, nessuna risposta! Non c'era verso di salvarlo dall'agonia lenta cui era stato condannato. Imprec pesantemente e torn ad occuparsi delle fatture.

"... Conosco la strada. Lo vado a cercare."

"No, cazzo, no!" Brian scatt dalla sedia e aggir il tavolo. Apr la porta prima che Connie lo raggiungesse. Aveva captato la parte finale del discorso ed era saltato in piedi, pronto a bloccare la donna. I due non si erano pi concessi altri momenti di intimit, ma nonostante tutto, avevano passato molto tempo insieme a parlare. A Brian piaceva la sua compagnia, la considerava un'ottima ascoltatrice, anche se non poteva rivelarle niente della sua tormentata relazione. Tuttavia i suoi consigli sembravano ogni volta preziosi. In quel momento non era in vena di ascoltarla, per; pi passavano i giorni e pi si sentiva meno propenso a rivolgere la parola a chicchessia, figuriamoci a Connie. Apr la porta e se la ritrov davanti con il pugno alzato nell'atto di calarlo sul pannello di legno.

"Allora ci sei! Mi hanno detto che non sapevano dove fossi finito." Senza aspettare la risposta, Connie sgattaiol sotto il suo braccio teso per entrare nella stanza.

Chiuse gli occhi e sbuff prima di voltarsi per affrontarla. Quando lo fece, il sorriso disarmante e caldo della donna per poco annient la corazza che, con molta fatica, era riuscito a cucirsi addosso. Si fece forza per accoglierla al meglio. "Mi cercavi?" La sua disinvoltura non dur molto e, per non rischiare di sciogliersi

davanti a lei, decise che era arrivato il momento di occuparsi di quelle benedette fatture. Avrebbe escogitato di tutto, pur di allontanarsi dal suo profumo.

"Certo, mio caro. Vorrei prenotare un tavolo, quello nell'angolo della lettura. Ho
bisogno di privacy stasera."

"Ah, va bene, nessun problema. Vieni con Guy? Una ricorrenza particolare?" Che cazzo stava chiedendo? Si mand a fanculo da solo per la sua stupidit. Ma che gli era passato per la testa? Conoscendo chi aveva davanti, era sicuro di aver innescato una miccia che sarebbe rimasta accesa per molto tempo. Connie sollev il sopracciglio perfettamente disegnato. "Porca puttana!" pens mentre le prime gocce di sudore prendevano forma sulle tempie inumidendole. Quando la vide stringere le labbra per mascherare la sorpresa che quelle parole avevano suscitato, abbass la testa, ormai vinto. Preg affinch la ragazza gli risparmiasse almeno il sangue. Illuso! La risposta arriv precisa come lui se l'aspettava. Ben fatto coglione!

"Oh, aspetta un attimo! Mi  parso di avvertire una punta di gelosia nelle tue parole." A quel punto Connie allarg il sorriso e per lui non ci fu scampo. "Allora mi
ami! Ecco spiegato tutto."

"Spiegato cosa?" Ora s che era allarmato. La donna si avvicin ancheggiando pi del solito, lo stava provocando. "Calma", continuava a ripetersi Brian che ritenne opportuno fare qualche passo indietro per tenerla a distanza il pi possibile. "Che c', Connie? Non ho molto tempo per intrattenermi in chiacchiere. Devo lavorare e tornare di l." Alz la mano piena di scartoffie tanto per renderle pi chiaro il concetto, ma gi sapeva di non poterla fermare.

"Brian, sei davvero una fonte continua di sorprese. Tesoro, sono qui e tu conosci

benissimo il mio numero di telefono. Se vuoi che ti aiuti di l e... di qua..." Lo sguardo che gli rivolse fu assai esplicativo. Brian si tese al limite della sopportazione; come erano arrivati a quel punto? Corse ai ripari e al diavolo le conseguenze. L'importante era liberarsi al pi presto di quella sirena.

"Ti ringrazio. Se avr bisogno, te lo far sapere senz'altro, ma solo per il locale.
Quello che c' stato tra noi lo ricorderemo con piacere, ma ormai  passato. Tu sei impegnata e io...", "io amo Damian", "... non sono il tipo di persona che si diverte a stuzzicare le donne altrui." Stavolta s che le sorrise, orgoglioso di aver tenuto il punto. Connie annu e non sembr prendersela pi di tanto; si ferm nel mezzo della stanza guardandolo, sorniona. Brian si sent nudo. Un colpo di tosse riport le cose a posto.

"Guy non ci sar. Verr con tre mie amiche per una semplice serata tra ragazze.
Tanto lo so che alla fine i soliti del tavolo sette si uniranno a noi. Io conto su di te..." Gli lanci uno sguardo assassino. Il cane non aveva nessuna voglia di mollare l'osso.

"Connie, te l'ho gi detto una volta..."

"S, s ho capito. Stavo solo scherzando. Quello che c' stato tra di noi  stato bellissimo ma  finito. Ci tengo troppo alla tua amicizia, non far nulla per rovinarla.
Stai pure tranquillo." Si salutarono e lei usc richiudendosi la porta del magazzino alle spalle.

Era arrivato per Brian il momento di rilassarsi. Guard il mare di carte sparse sul tavolo e imprec. La voglia di buttare tutto nel secchio della spazzatura prese forma nella mente, ma lui resistette. Prese di nuovo il cellulare per telefonare a Damian. "Cazzo, per una volta, rispondi. Ti prego!" Dopo il decimo squillo ebbe la

chiara percezione di non poter far nulla di pi che aspettare ancora. Non avrebbe lasciato perdere per nessuna ragione. Voleva sentire la voce del suo compagno ma soprattutto doveva parlargli e chiarirsi una volta per tutte. A costo di raggiungere l'Italia a nuoto, era deciso a riprendersi Damian e a tenerselo stretto.

...
.
...
Roma

Seduto sul sedile posteriore del taxi che dallo Sheraton lo stava riportando nella zona di San Giovanni, Damian si abbandon contro il sedile. La notizia bomba che sua sorella aveva sganciato poco prima era qualcosa di incredibile, o forse no. In cuor suo aveva sempre coltivato la speranza che Roscoe fosse ancora vivo e non serviva la fede per pensarlo, la sua era quella certezza che solo i gemelli avvertivano.
Il loro legame non era mai stato reciso, in caso contrario il vuoto e il dolore della perdita lo avrebbero travolto. Eppure, quella sicurezza non gli rese meno scioccante la rivelazione di Gladys.

"Ne sei sicura? Jack lo ha gi incontrato?"

"Non ancora. Sembra che il grande Roscoe adesso si trovi fuori per lavoro. Lo avresti mai creduto? Nostro fratello lavora in Africa occidentale da qualche mese ma non si ricorda di noi, n sa il suo nome. Pazzesco e tipico di lui, e della sua mania di stupire il mondo con effetti speciali." Segu uno sbuffo e poi una risata.

"Parto subito appena c' un volo disponibile per Freetown."

"No! Tu rimani l e concentrati su Chiara. Qualcuno dovr pur metterla al corrente, non ti pare?" Gladys non aveva tutti i torti.

"Va bene, ma rimarr fino a quando Jack non ci assicurer che si tratti di lui.
Poi niente e nessuno mi terr lontano da mio fratello." Il tono della voce fu chiaro e perentorio, uno di quelli "contro" cui non si poteva ribattere, e lei lo sapeva, quindi non ci prov nemmeno.

Damian rivolse lo sguardo fuori dal finestrino: il lungo viale a doppia corsia della Cristoforo Colombo sfrecciava veloce sotto le ruote del taxi che, nonostante l'orario di punta, viaggiava spedito verso il centro della citt.

Torn a tormentare i capelli sciogliendo la coda. Aveva bisogno di giocherellare con l'elastico. Non si poteva definire nervosismo il suo, no. La sensazione che stava provando era tutt'altra. Non ci voleva un genio per capire che si sentiva su di giri.
Roscoe era vivo! E pi ci pensava, pi provava un calore strano irradiarsi dallo stomaco verso l'alto per scaldargli ogni fibra e ogni cellula del corpo. Suo fratello non era morto e lui lo aveva sempre saputo. Di colpo qualcosa gli si sciolse dentro, il groviglio di tensione e ansia svan come vapore sotto i raggi del sole e allora si lasci andare: butt la testa indietro e scoppi a ridere.

"Scusi, non sono matto, ma felice come non mi capitava da tanto." Si affrett a spiegare all'autista che nel frattempo aveva alzato la testa per studiarlo con apprensione dallo specchietto retrovisore. Il tassista non lo perse d'occhio un momento, neanche quando Damian riacquist un aplomb quasi perfetto. Era inutile restare fermo nello stretto abitacolo, non poteva considerarsi l'opzione migliore in quel frangente. Doveva muoversi per non rischiare di esplodere, cos, prima di impazzire, decise che era arrivato il momento di proseguire a piedi. Aspett che il taxi fiancheggiasse le mura e arrivasse davanti a Porta S. Sebastiano per chiedere di

accostare appena possibile. Ormai conosceva quel tragitto a memoria e, contando sul suo senso di orientamento, non avrebbe impiegato pi di un quarto d'ora a raggiungere casa di Chiara.

Sulla strada, nascosta dietro un giardino lussureggiante, scorse una piccola chiesa, la cui porta aperta sembr risucchiarlo. Spinto da una forza misteriosa, Damian varc la soglia. Si sedette sull'ultima poltroncina imbottita e ricoperta di seta damascata rossa e oro. Da dove gli venisse quel bisogno quasi doloroso, non lo capiva, tuttavia l'urgenza di ringraziare qualcuno per la notizia ricevuta ruppe ogni indugio. Rimase qualche minuto ad ammirare la bellezza sacra degli affreschi sull'altare e le colonne in muratura che adornavano l'abside semicircolare. La luce che entrava dalle vetrate modulava la penombra rendendo calda e rilassante l'atmosfera. Damian chiuse gli occhi lasciandosi sopraffare dai ricordi.

"Dov' finito tuo fratello? Possibile che non riesca mai a parlargli quando torno a casa? Dove si  nascosto?" Suo padre sembrava un miccia accesa ormai prossima alla detonazione. Che aveva combinato Roscoe? Erano giorni che Arthur si aggirava per il castello come un diavolo in cerca dell'anima prescelta da torturare.

"Pap, ti avviso io quando arriva." Dam si preoccup ancora di pi quando guard l'ora: mancavano quindici minuti alle tre del mattino e suo fratello non era ancora rientrato. In verit, erano giorni che Roscoe non si presentava a cena preferendo trascorrere tutto il tempo con la sua Rose piuttosto che affrontare le chiacchiere della famiglia. Non poteva biasimarlo, quante volte si era scoperto a desiderare le stesse cose! Certo, magari non era proprio con una donna che

avrebbe sognato di passare il tempo, per tutto poteva andare bene pur di uscire dalla casa degli orrori. Aveva promesso di non rivelare al vecchio il segreto che condivideva con il fratelli. Insieme a Gladys aveva dato la sua parola d'onore a Roscoe che i suoi genitori non avrebbero mai saputo della sua scappatella con la moglie dell'ispettore, ma c'era qualcosa nello sguardo del padre che lo terrorizzava.

Quando l'anta del pesante portone si apr e Roscoe apparve come un fantasma, non ci fu tempo per fermarsi a riflettere sul perch la sua faccia fosse cos pallida.
Damian doveva metterlo in guardia: Arthur era sul piede di guerra. Fece un passo verso di lui proprio nel momento in cui una porta al piano superiore sbatt. Damian imprec ma non arrest la sua avanzata.

"Svelto, esci di nuovo e passa dalla cucina. Da l ti sar pi facile salire in
camera."

"Sono stanco, Dam. Non ho tempo per i tuoi giochetti." Roscoe continu verso la scalinata, incurante dell'avvertimento del gemello. Damian lo affianc preoccupato.

"Il vecchio stasera  ancora sveglio e ti sta aspettando. Non  saggio sfidarlo.
Dammi retta, Ros. Fai come ti dico." Lo afferr per un braccio costringendolo a fermarsi. Roscoe abbass lo sguardo sulla mano e sospir. Quanta sofferenza in quel respiro! "Vieni con me. Non  il caso che pap ti veda in questo stato. Che ti  successo?" La risposta non arriv mai. Arthur Mac Talbot sembr volare sull'enorme scalone e, prima che i due gemelli si accorgessero della sua presenza, si materializz sbarrando loro il cammino. Non ci fu tempo per pensare, la mano

scatt, ma il colpo fu schivato con agilit. Damian balz in avanti placcando il fratello con una presa che avrebbe potuto fare invidia al grande campione di rugby, Ian Mac Geechan. Gli bast vedere la faccia stravolta di Roscoe per capire che suo fratello non avrebbe offerto l'altra guancia. Il pugno serrato, gi a mezz'aria, non arriv per fortuna a destinazione e lo zigomo del padre evit di procurarsi una dolorosa frattura.

"Calmati Ros, sei impazzito? E tu pap, smettila. Che diavolo vi prende?"

"Lasciami stare, Dam. Togliti di mezzo." Roscoe cerc di scrollarselo di dosso.
La sua faccia parlava da sola. Il padre, inorridito e stupefatto, rimase sul posto di fronte al figlio per affrontarlo nel peggior modo possibile. Le sue parole riempirono il foyer avvelenandone l'aria, tanto suonarono perfide.

"Prima che tu possa rialzare di nuovo la tua mano contro di me, sarai morto, perch io non ti lascer in pace. Non ci sar un posto al mondo tanto sicuro per nasconderti. Ti trover e te la far pagare cara. Ti braccher come un cane e allora capirai il tuo errore. A quel punto preferirai farla finita, credimi..."

Il ricordo svan all'improvviso come una nuvola di vapore. Da chiunque Rosoce si stesse nascondendo, pens, non lo avrebbe fatto da solo. Lui lo avrebbe aiutato.
Damian alz gli occhi al soffitto, suggellando il patto che non avrebbe mai pi rotto.

Uscendo dalla chiesa lo stridore dei freni e il colpo del clacson lo fecero saltare.
Che stava succedendo? Ebbe appena il tempo di voltarsi e mettere a fuoco la scena. A pochi centimetri dalla sua gamba sinistra, il muso scuro di una Mercedes GLA reclamava, rombando, lo spazio necessario per andare avanti sulla strada. Il respiro gli si blocc in gola: aveva scampato il pericolo. L'odore pungente della gomma

surriscaldata degli pneumatici gli fece storcere il naso, ma il paio di occhi chiari che lo fissavano dall'abitacolo, incastonati in un viso ambrato e degno di essere notato, lo incant. Era lo stesso sguardo di Brian, ma il viso che lo racchiudeva non era il suo.
Damian si attard ad osservarlo, ne valeva la pena. Le labbra scolpite dell'uomo dalla pelle olivastra si mossero. Gli ci volle un po' per decodificare il significato delle parole.

"Ti senti bene? Non  un buon giorno per suicidarsi, questo. Il sole  alto e il clima mite, mon ami. Posso fare qualcosa per te?" La voce soave e quel leggero accento francese, nonch il suo tono gioviale, lo accarezzarono come la marea al tramonto.

"Cosa?" rispose in inglese. L'uomo della Mercedes si adegu senza batter ciglio, riformulando all'istante la domanda nel suo stesso idioma.

"Ah, no, no. Sto bene, ero solo sovrappensiero. Scusa." Damian fece per spostarsi ma la forza magnetica di quello sguardo gli rese difficile il movimento. Ci riprov e, dopo aver serrato le palpebre e interrotto cos il contatto, si volt e affrett il passo, questa volta verso il ciglio della strada. Prima di risalire verso il centro abitato, Damian non resistette all'impulso di sbirciare alle sue spalle: l'auto era ancora ferma dove l'aveva lasciata e l'uomo lo stava guardando. Sorrise compiaciuto ma continu a camminare. Per il momento aveva ben altro a cui pensare.

...
.
...
" stato un piacere, Mr. Mac Talbot. Ci sentiremo presto per gli ultimi dettagli.
Arrivederci." Il capo della delegazione araba della United Arab Shipping Company gli aveva appena comunicato che la proposta per un accordo di collaborazione,

stipulata tra loro in albergo, era stata accettata dai dirigenti in sede. A breve gli sarebbe arrivato un assegno con molti zeri, impossibile da rifiutare. L'offerta era da considerarsi una tra le migliori ricevute da quando era al comando della MTI. Damian ringrazi e concluse la telefonata. Quel maledetto cellulare non aveva fatto altro che vibrare, fin dalla mattina, ma lui aveva risposto solo dopo aver letto il nome di chi lo stava cercando, evitando con cura quasi chirurgica le molteplici chiamate di Brian.

Fermo davanti allo specchio, Damian aggiust il nodo della cravatta di seta color glicine, compiacendosi della perfezione del risultato finale. Ma non fu quello il suo unico pensiero. Fissando il proprio riflesso torn a concentrarsi sul fratello. Aveva voglia di condividere la notizia con Brian, lui ne sarebbe stato contento e in pi gli avrebbe suggerito le parole giuste da usare con Chiara al momento opportuno. Si convinse che era ormai arrivato il momento di sotterrare l'ascia di guerra e dare un'altra possibilit a quella testa calda. Prese in mano il cellulare, ma la voce della cognata gli imped di procedere.

"Sei pronto? Wow!" Il viso di Chiara arross mettendo in risalto la molteplicit di sentimenti che stava provando, primi fra tutti imbarazzo e timidezza. Il tutto mentre indietreggiava inesorabilmente con le gambe. "Oh scusa. Io non... scusami, Dam.
Sono una sciocca." La vide fare dietro front per uscire e si affrett a bloccarla.

"Aspetta!" Le si avvicin sorridendole. Aveva capito la ragione del suo disagio e si adoper, con tutta la calma di cui disponeva, a tranquillizzarla. "Noi due abbiamo bisogno di parlare." La prese per mano. "Lasciami dire prima di tutto che anche tu sei "wow", e questo colore ti valorizza." Chiara abbass la testa continuando ad arrossire. Damian le sollev il mento con un dito e, quando il contatto visivo tra loro

fu ripristinato, and avanti con dolcezza. "So cosa stai provando, ma non devi.
Consideriamo quello che c' stato tra di noi l'altra sera come un incidente di percorso, niente di pi. Non ho cambiato opinione su di te, credimi, e se pensi che mi abbia turbato baciarti, posso assicurarti che non  cos. Ne avevi bisogno e forse anche io, ma le cose non sono cambiate tra di noi e non lo saranno mai. Tu hai le tue inclinazioni, io le mie. Siamo buoni amici e si sa, tra amici ci si aiuta." La tensione sul viso di Chiara si dissolse e l'abbraccio che segu era la dimostrazione che ogni fraintendimento tra loro era da considerarsi superato. Il suono continuo del campanello non dette il tempo ad ulteriori spiegazioni.

"Deve essere arrivato Saverio." Chiara prese per mano Damian trascinandolo
fuori. "Andiamo, non voglio fare tardi stasera."
...
.
...

Il panorama da quell'altezza era mozzafiato. Sotto il Parco Mellini, in cima a Monte Mario, si stendeva languida e meravigliosa la citt eterna. Damian rest a bocca aperta di fronte allo scintillio delle luci che dal basso rischiaravano la serata romana, facendo a gara con la luna piena che risplendeva allegra nel cielo.

"Ti abbiamo stupito, eh Damian? Ti piace?" Saverio, d'accordo con Chiara, aveva scelto di proposito la meta e ora, osservando l'espressione rapita dello scozzese, sapeva di aver fatto centro portandolo l.

"Impressionante, sul serio. Da questa terrazza si gode una vista superba. Mi mancava."

"L a destra, in fondo, si scorge l'Altare della Patria. Se vieni avanti con lo sguardo potrai vedere San Pietro, la cupola  inconfondibile. E davanti ci sono l'Auditorium e il parco della Musica. Siamo a 139 metri di altezza, il punto pi alto di Roma. Da qui, come puoi constatare, si gode della vista pi sensazionale della citt che arriva fino ai Colli Albani." Chiara si rivel ottima come cicerone e continu a erudirlo attraverso le nozioni storiche. Nel giro di qualche minuto Damian era venuto a conoscenza della storia dell'oratorio di Santa Croce, fondato in quel punto nel 1350 d.C. e demolito in seguito.
"Vogliamo entrare?" chiese Saverio prendendo sottobraccio Chiara e precedendo Damian sulle scale del ristorante. Il loro tavolo, posto accanto alla vetrata che fungeva da parete, era stato preparato per quattro coperti con piatti piani in finissima porcellana. A decorare la tavola, sul lato sinistro, c'erano una piccola lampada in stile classico e al centro un vasetto di vetro soffiato con una rosa rossa. Damian fece per spostare la poltroncina porpora e permettere cos a Chiara di accomodarsi, ma fu preceduto da Saverio il quale, una volta preso posto, rispose alla tacita domanda della donna.
"Mi sono permesso di invitare Alex, te lo ricordi, vero? Lo abbiamo incontrato a casa di Giovanna. Spero non vi dispiaccia."
"No di certo. Per me non c' problema." Sorrise Chiara prendendo in mano il men. "Ah, eccolo. Ciao Alex, come va?"
La giornata era piena di sorprese, pens Damian quando si ritrov davanti il volto ambrato dell'uomo incontrato in mattinata. Not il leggero movimento del sopracciglio di Alex, anche lui stupito di ritrovarsi davanti il pazzo che aveva rischiato di investire.

"Ma che bella sorpresa! Come va stasera, mon ami? Hai sfidato ancora la fortuna?" Il suo sorriso lo stord pi dell'accento. Damian si accomod meglio sulla sedia prima di rispondere. Imbarazzato? No di certo. Incuriosito. Molto!

"Vi conoscete?", chiesero Chiara e Saverio in simultanea. Era il loro turno di manifestare lo stupore. Alex si accomod al posto libero accanto a Damian e, senza toglierli gli occhi di dosso, spieg ai presenti le modalit bizzarre del loro incontro.

"Quando si dice "com' piccolo il mondo"..." Alex strizz l'occhio a Damian e scoppi a ridere rivelando una dentatura immacolata e perfetta. C'era forse qualcosa di brutto in quel modello dal corpo scolpito, dalle spalle larghe, la vita sottile e le gambe slanciate, nascosto dietro una camicia di seta bianca ed un abito grigio, tagliato su misura? A parer suo, quell'uomo non aveva un difetto. E i suoi occhi... Il pensiero corse a Blantyre e il viso barbuto di Brian prese corpo nella mente. Damian, per non rendere troppo evidente il proprio disagio, prese il calice di cristallo che il solerte cameriere aveva appena finito di riempire con un Bolgheri Sassicaia rosso rubino.

"Se permettete, vi consiglierei per cominciare un tris di Tartare e come primo spaghetti al nero di seppia con calamaretti." Saverio conosceva bene il posto e da come ne parlava era evidente che ne apprezzasse la cucina. Tutti d'accordo assaggiarono le specialit della casa, compreso il dolce, il tris dello Zodiaco. Damian gust fino in fondo quei sapori, alcuni dei quali a lui sconosciuti. Gli piacque tutto, in particolar modo la compagnia. Nel corso della cena parlarono di lavoro ma anche di frivolezze.

"Dicono che gli Scozzesi siano un po' restii a stringere nuove amicizie. Il discorso vale anche per te?" Il sorriso di Alex era davvero disarmante, Damian

continu a bere perch ogni volta che il francese gli rivolgeva la parola, veniva assalito da una specie di disagio per nulla negativo, anzi. Pi i due parlavano, pi cresceva la sintonia tra loro, al punto di arrivare ad avere le stesse opinioni sugli argomenti di cui man mano si discuteva.

"Non  certo il mio caso. Sono un tipo discreto,  vero, ma amo circondarmi di
bella gente."

"Oh Dam, non credi di aver bevuto abbastanza? Quasi quasi non ti riconosco pi." Chiara rise come non faceva da tempo. Damian fu tentato di rivelargli il segreto che, ne era sicuro, avrebbe cambiato la sua vita, ma non lo fece, non poteva. Almeno non prima di essere sicuro delle condizioni del fratello.

"Domani devo ripartire. Meglio divertirsi stasera, non credi?"

"Di gi? Ci siamo appena conosciuti e gi perdo l'amico? Merde!
Quant'
ingiusta la vita!" Sembrava una frase senza senso, quella di Alex, ma lo sguardo che l'accompagn sembr nascondere significati pi profondi. Damian non era certo un novellino, eppure ebbe bisogno di alzarsi e di mettere una buona distanza tra loro. Gli venne in aiuto il cellulare che vibr nella tasca della giacca. "Brian!" pens quasi saltando dalla sedia.

"Mi assento un momento per rispondere. Con permesso." Usc senza voltarsi. Se lo avesse fatto, non si sarebbe pi mosso, ne era convinto.

"Finalmente Dam, per l'amore del cielo, stammi a sentire e non riattaccare." La voce gli giunse sofferente, quasi ansiosa. Cerc di rimanere calmo e attese un po' prima di rispondere. Il desiderio di farlo era grande, ma il tradimento subto bruciava

ancora come un tizzone ardente sul cuore.

"Che succede?" Si sforz di rimanere freddo e distaccato, ma fino a quando?

Brian tacque per un lungo istante. Poi parl, come se far uscire le parole dalla bocca gli provocasse una immensa sofferenza. "Ti chiedo scusa. Sono stato un idiota, un coglione, un emerito stronzo. L'ho capito ma ti prego, non tagliarmi fuori dalla tua vita. Ti amo, Damian, e ti voglio. Quando torni?"
"Domani."
Brian trattenne il fiato spiazzato dalla risposta. "Ah, bene. Spero di vederti. Ho bisogno di parlarti, di spiegarti che quella cazzata non ha significato nulla. Ho commesso un atto deplorevole che sto pagando caro."
"Brian, basta, non  il caso..."
"Invece s. I tuoi silenzi sono affilati come lame. Un pugnale affondato nella carne mi farebbe meno male. Ho bisogno di parlarti e di farti capire ci che provo per te."
"Lo so." Con questo lo zitt. "So che tieni a me e che mi ami. Lo so, cosa credi?  per questo che non riesco a perdonarti."
"Damian, non puoi..."
"Brian, basta!" Dovette alzare la voce per ricevere completa attenzione dall'altra parte. Sospir a fondo e prosegu. "Il tradimento ha aperto una ferita non ancora rimarginata, ma hai ragione quando dici che abbiamo bisogno di parlare, e lo faremo.
Dobbiamo farlo." Damian si disse pronto ad affrontare il problema per risolverlo una volta per tutte. Il distacco da Brian era durato fin troppo, al punto che ormai era diventato vulnerabile. Non lo poteva permettere. Si sarebbero rivisti il giorno dopo al castello; Damian gli anticip per sommi capi la meravigliosa novit, ma non ebbe il tempo di entrare nei particolari, non voleva rischiare di farsi sentire da Chiara, qualora fosse uscita dal ristorante.
"Ma dici davvero? Oh, cazzo..."
"Uh uh, capo, dove ti nascondi? Sei sempre il solito. Ami farti rincorrere dalle donne." La voce allegra di Connie lo gel. Come un sipario che interrompe la scena, cos l'ingresso della donna mise fine al ritrovato idillio. Damian sent qualcosa rompersi di nuovo dentro e stavolta non aspett le spiegazioni che Brian poteva fornirgli.
"Non cambierai mai,  inutile che ti sforzi, non puoi apparire quello che non sei. Divertiti e lasciami in pace." Imprec accanendosi sul cellulare per chiudere la comunicazione. Il grido di Brian che lo chiamava, non lo ferm. Stavolta aveva esagerato.

"Problemi, mon ami?"

Sent il fiato di Alex solleticargli il collo e una mano accarezzargli la spalla.
Chiuse gli occhi; il tocco lo scald oltre il lecito. La rabbia era come adrenalina nel corpo, pericolosa in quel frangente. Si volt. "Niente di cui preoccuparsi. Avete gi
pagato il conto?"

"Ci ha pensato Saverio. Mentre li aspettiamo, lascia che ti mostri un altro angolo
di Roma. Vieni, da questa parte."

Lo segu su un sentiero poco distante mentre una strana sensazione gli

rimescolava lo stomaco. "Lo chiamano il vialetto degli amanti e puoi ben capire il perch. Difficile non lasciarsi sedurre da questa citt, n'est-ce pas?" Alex si volt dalla sua parte e accorci la distanza fra i loro volti sfiorandogli le labbra quel tanto da farlo accendere. Damian rimase immobile, come folgorato dallo stupore. Una voce alle sue spalle spezz l'incantesimo. Era Chiara.

"Ah, siete qui. Alex ti ha trovato, alla fine. Bene, come ho gi detto a lui, preferisco tornare a casa. Domani ho il turno di mattina in sala operatoria. Saverio mi riaccompagna, ma voi potete andare a fare un giro." Damian stava per rispondere che anche lui avrebbe voluto dormire e prepararsi alla partenza, ma non lo fece. Fu Alex a parlare per entrambi.

"Non preoccupatevi, ci penso io a lui. Lo riporter a casa sano e salvo. Il giro che ho mente sar indimenticabile." Damian deglut. Quegli occhi dalla luce ferina svelavano tutte le intenzioni peccaminose che passavano per la testa del bel moro.
L'erezione puls dietro la patta in risposta. Cazzo!

Dopo un breve scambio di saluti, raggiunsero in macchina la casa che l'italofrancese occupava quando si trovava in citt. Mentre sfrecciavano attraverso la notte, il cuore di Damian entr in subbuglio. Cosa stava facendo? Dove stava andando? Si sentiva eccitato e colpevole allo stesso tempo. E quella sensazione di mistero e la voglia che gli mordevano le viscere? Che nome doveva dare a tutto quello scombussolamento?

Alex apr la porta del suo appartamento di lusso. Non ci fu tempo di notare l'arredamento n di accendere la luce. Damian avvert il calore della mano dell'uomo dietro la nuca e subito dopo la pressione della bocca sulla sua. Stavolta non ci

sarebbero state interruzioni. Prima di rispondere al bacio, si mosse lentamente invertendo le posizioni, facendo in modo che fossero le spalle dell'altro a trovarsi contro la parete. I due si guardarono negli occhi, ci che videro entrambi bast a far precipitare le cose. Il bacio che si scambiarono fu fuoco vivo che rischiava di bruciarli fino al midollo. Le mani si mossero veloci e ben presto delle camice rimase poco. Non una parola n un lamento, solo mugugni e gemiti sonori accompagnarono i loro gesti. Era solo un corpo da cui godere, solo un paio d'ore di sano e brutale sesso. Damian lo ripet a se stesso una, due, tre, quattro volte, mentre mordeva forte il labbro del compagno occasionale. Si ritrov di nuovo contro il muro e stavolta fu Alex a prendere il sopravvento. Afferrandogli i polsi, lo costrinse ad alzare le braccia sopra la testa, gli infil il ginocchio tra le cosce, spingendogli la lingua fin quasi in gola. Damian lo accolse e ricambi l'ardore mordendolo di nuovo. Se non lo avesse avuto subito, sarebbe esploso. Se non si fosse spogliato, sarebbe venuto nei boxer.
Alex sembr capirlo, tanto che si stacc e con un cenno della testa gli indic di seguirlo. Sarebbe andato in capo al mondo pur di scoparselo. In camera da letto finirono di spogliarsi. Prima di alzare lo sguardo, il ricordo della voce di Connie e le imprecazioni di Brian gli balenarono in mente riaprendo nel cuore una ferita sanguinante. Una notte, una sola. L'indomani sarebbe partito, ne aveva bisogno per scacciare l'ennesima illusione. Stava sbagliando? Probabile, ma poi lo vide, nudo, e a Damian non serv altro per decidere di andare fino in fondo.
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FINE Parte 1.